Bologna

domenica 11 ottobre 2009

   

 

                                   

 

                                   

 

 

 

Who is Obama? -

Passato, progetti e ombre

del Premio Nobel per

la Pace

 

                                   

 

                                   

 

 

 

di Elia Pirone

   

 

                                   

 

                                   

 

                                   

 

                                   

 

 

Obama un carismatico afroamericano che condurrà gli USA verso un

semi-autoritarismo "fascista"?

   

 

                                   

 

                                   

 

                                   

 

 

Quella che segue è la tragicomica

vicenda di un Presidente afroamericano

osannato dalla massa degli spiriti liberi

e in discontinuità col passato che lo

hanno arbitrariamente eletto quale

simbolo incorruttibile e indiscutibile

del dio Cambiamento, che arriva e, a

grandi falcate, ci illumina con un divino

messaggio progressista, aprendoci le

porte della Felicità.

   

 

                                   

 

                             

 

                                   

 

                         

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Nelle favole.

 

Perché la realtà è ben diversa, come sottolinea il

giornalista statunitense Webster Griffin Tarpley, che

si è occupato di terrorismo internazionale e dell'11

settembre, criticando Obama, Prescott Bush, Bush

padre e il narcotraffico, gestito - a sua detta - dalla

CIA.

 

 

Tarpley, grande critico di Obama, è colui che ha

pubblicato nel 2008 le opere Obama.

 

The Postmodern Coup e Obama: The Unauthorized

Biography.

 

 

Seguendo un metodo che lo conduce fino agli anni

della formazione del Presidente degli USA, il

giornalista americano ha scoperto che Obama si è

laureato con lo stratega "russofobo" Zbigniew

Brzezinski.

 

Quest'ultimo è stato consigliere militare del

Presidente Carter e si è vantato, in un'intervista al

"Nouvelle Observateur" del 15-21 gennaio 1998, di

aver creato, finanziando i militanti islamisti, la

"trappola afgana", un "Vietnam afgano" in funzione

antisovietica.

 

Obama ha espresso pubblicamente fiducia e stima

nei confronti di Brzezinski nel marzo 2008.

 

 

Proseguendo con la critica, l'implacabile Tarpley

accusa il nostro afroamericano di essere immerso in

ambienti politico-economici corrotti, nonché di

essere condizionato fortemente dalla Trilateral

Commission (Commissione Trilaterale),

un'organizzazione fondata il 23 giugno del 1973 per

iniziativa di David Rockefeller, Presidente della

Chase Manhattan Bank, e di altri dirigenti del

Gruppo Bilderberg e del Council on Foreign

Relations, tra cui Henry Kissinger e Zbigniew

Brzezinski.

 

Tarpley arriva a sostenere che vi siano nella

"obamania" giovanile e nell'impostazione retorica

(ricordate gli slogan "yes, we can" o "change"?) di

Obama forti analogie con la nascita del fascismo

italiano.

 

 

A supporto di questa tesi, il giornalista americano

pone l'accento sul disastrato contesto socio-

economico statunitense, già privato di libertà

fondamentali con il Patriot Act.

 

Una ipotesi, quella di Tarpley, che sembra

prospettare per gli USA il rischio di un semi-

autoritarismo "fascista" retto dal carisma

dell'afroamericano.

 

Tale situazione potrebbe poi gettare le basi di un

progetto volto a creare un conflitto militare tra Cina e

Russia.

 

 

Ciò si potrebbe verificare se Obama riuscisse a

estromettere i Cinesi dal progetto di egemonizzare le

risorse petrolifere africane.

 

Il che appare quantomeno probabile, se non altro per

via delle origini africane del Presidente degli Stati

Uniti.

 

 

A questo punto - prosegue Tarpley - i Cinesi

dovrebbero concentrare le loro attenzioni soprattutto

sulla Siberia, contribuendo ad accrescere la tensione

tra i due Paesi.

 

Forte del sostegno del già citato Brzezinski, Obama

potrebbe contare su di lui per "innescare" il conflitto

attraverso operazioni militari e insurrezionaliste

clandestine, peraltro già realizzate con successo

nella guerra URSS-Afghanistan degli anni Ottanta.

 

Guerra che, come sappiamo, ebbe un ruolo

determinante nel seguente crollo sovietico.

 

 

Ma non c'è soltanto Webster Tarpley a sconfessare

l'angelico volto di Obama, potente emissario della

divinità Cambiamento.

 

A distruggere il falso mito dell'afroamericano ci

pensano i fatti e i documenti che attestano le

menzogne del Presidente degli USA.

 

Una di queste menzogne è senza dubbio quella che

riguarda il pericoloso (per la Casa Bianca, certo)

affare delle foto horror del Carcere iracheno di Abu

Ghraib che il nostro afroamericano aveva promesso

di pubblicare (lo aveva dichiarato in aprile) e che

invece ha in seguito categoricamente censurato.

 

 

Le foto, che sono riuscite a "emergere" grazie al

fondamentale contributo di internet, mostrano "un

soldato USA che stupra una detenuta, un interprete

che violenta un prigioniero, abusi sessuali sui

prigionieri realizzati con un manganello, del filo

metallico, un tubo fosforescente;

e ancora una donna a cui vengono strappati via gli

abiti perché mostri il seno" (fonte TGCOM).

 

Le foto fanno parte di un'inchiesta condotta dal

Generale americano Antonio Taguba, oggi in

congedo, che documentò le violenze all'interno del

carcere.

 

 

Pare evidente che Obama sia stato sottoposto alle

pressioni dei vertici militari, tanto da spingerlo a

cambiare idea circa l'opportunità di pubblicare le

foto in questione.

 

Alla faccia della pace, dell'onestà e della coerenza.

 

 

Ma le tegole destinate a colpire la testa di Obama

non finiscono certo qui:

l'articolo Wow, Obama è più bello che pacifico, a

firma di Christian Rocca, pubblicato il 10 ottobre su

Il Foglio di Giuliano Ferrara, è una vera e propria

rivelazione per coloro che considerano Obama un

eroe, ma semplicemente una conferma per gli

"addetti ai lavori" che vanno oltre il delirio mediatico

mistificatorio e buonista.

 

Nel pezzo di Rocca, si legge, nell'ordine, che il

nostro afroamericano ha "raddoppiato il contingente

militare in Afghanistan rispetto agli anni di Bush" e

che sta pensando di "mandare altri 40.000 uomini".

 

 

Del resto, è una "guerra giusta", come l'ha definita lui

stesso.

 

Ma non ci sono solo finanziamenti e aumenti di

truppe nel "palmares" obamiano;

sappiamo che il Presidente USA ha anche ordinato

42 bombardamenti sui villaggi tribali del Pakistan,

uccidendo 460 persone.

 

 

Dando poi uno sguardo al passato di Obama,

quando ancora era Senatore, Rocca ci informa che,

anche in questo contesto, l'erede di Bush non si è

comportato in modo conforme al pacifismo.

 

"Nel maggio 2005 ha votato a favore del

finanziamento da 82 miliardi di dollari per la guerra,

così come nel giugno 2006, quando ha approvato la

richiesta di Bush di 94 miliardi e mezzo di dollari".

 

 

"Stesso voto" - prosegue Rocca - "alla richiesta del

settembre 2006 di finanziare le attività del Pentagono

con 448 miliardi di dollari, compresi 70 per le

operazioni militari in Iraq e Afghanistan".

 

"Nell'aprile del 2007 ha dato l'OK ad altri 90 miliardi".

 

 

E ancora, impietosamente:

"Nel dicembre 2007 ha preferito astenersi dal voto.

 

Nel 2008, Obama ha detto ancora 'sì' alla guerra e alla

legge speciale del Senato che affidava ai militari altri

162 miliardi di dollari".

 

 

E Guantanamo?

 

"Ancora aperto".

 

 

E il Carcere di Bagram, in Afghanistan, dove

finiscono i terroristi?

 

"Apertissimo, anzi, Obama ne ha ordinato

l'ampliamento".

 

 

Obama interpreta a modo suo anche la "sicurezza":

"Il Patriot Act, che aveva fatto gridare allo stato di

polizia, è pronto per essere rinnovato, su esplicita

richiesta di Obama".

 

Lo stesso New York Times, il 24 settembre 2009,

arriva a dire che "la spina dorsale della politica

americana espressa da Obama resta simile a quella

dell'Amministrazione Bush".

 

 

Sempre a proposito di pace, "il Pentagono sta

intensificando la produzione delle speciali bombe

anti-bunker" destinate a essere usate contro i siti

nucleari iraniani.

 

E, "dulcis" in fundo, per non scontentare il colosso

cinese, Obama si è rifiutato di incontrare un suo

"collega" Nobel per la Pace, il Dalai Lama.

 

 

E Nobel sia!