Bologna

venerd́ 21 agosto 2009

   

 

                                   

 

                                   

 

 

 

Vademecum amaramente

satirico del cittadino

democratico

contemporaneo

 

                                   

 

                                   

 

 

 

di Elia Pirone

   

 

                                   

 

                                   

 

                                   

 

                                   

 

 

Il Nuovo Corriere della Sera: "È nata la Repubblica Italiana"

   

 

                                   

 

                                   

 

                                   

 

 

Primo e imprescindibile pilastro del

cittadino democratico contemporaneo è

la felicità:

il cittadino democratico che sia degno

di chiamarsi tale è felice e

imperturbabile in qualsiasi luogo e in

qualsiasi circostanza egli si venga a

trovare.

   

 

                                   

 

                             

 

                                   

 

                         

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Lo Stato, nella sua magnanimità, si occupa di fornire

al cittadino democratico tutto cị che concorre a

rendere quest'ultimo felice.

 

 

Lo Stato, infatti, esige che il cittadino sia felice e

questi, d'altra parte, gli deve  obbedienza, quale

segno della riconoscenza all'istituzione statale.

 

Felicità e obbedienza sono dunque le due colonne

sulle quali si regge il Sistema.

 

 

Al fine di evitare possibili fraintendimenti, si crede

necessario fornire alcuni esempi di questo fertile e

immortale connubio tra la felicità statale e

l'obbedienza popolare.

 

Poiché viviamo in tempi difficili in cui il nichilismo,

l'apatia morale, la codardia intellettuale hanno preso

inspiegabilmente il sopravvento nella vita di tutti i

giorni, lo Stato, nella sua magnanimità, si incarica

generosamente di tappare questi buchi morali che

non sono consoni al regime di felicità prospettato.

 

 

Lo Stato, dunque, con l'indispensabile apporto degli

Alleati (Banche, Multinazionali, Televisioni, Giornali

e molti altri che, per mancanza di tempo, non si

possono nominare), elargisce al cittadino

democratico tutto cị che lo renderà felice e

obbediente.

 

Giacché il cittadino, inspiegabilmente, non crede più

in niente, lo Stato gli mette a disposizione

un'enorme gamma di abiti eleganti con cui coprire la

sua nudità morale.

 

Giacché il cittadino non ha più nulla per cui lottare,

lo Stato lo informa dell'esistenza di automobili

potenti, alla moda e che gli garantiranno

sicuramente la stima dei suoi simili e, al contempo,

offriranno al cittadino lo spunto per stare in guardia

a non lasciarsi superare dall'improvvisato rivale nel

duello dell'auto più bella.

 

E se cị accadesse, l'auto costituirà anche lo spunto

per combattere col rivale a colpi di auto sempre più

potenti e invidiabili, appagando coś quel ritrovato e

puerile senso della competizione.

 

 

Ma poiché il cittadino dei nostri giorni è anche

terribilmente solo, lo Stato si premura, insieme alle

Emittenti Televisive, di imbottirlo di slogan

rassicuranti, reality show con cui passare piacevoli

ore in compagnia di persone a lui affini, telefoni

cellulari destinati a divenire "vecchi" dopo sei mesi,

pubblicità infinita con cui colmare le proprie lacune

materiali e permettergli di stare sempre sulla cresta

dell'onda, ricordandogli che ogni giorno un nuovo

prodotto viene messo sul mercato e che lui è tenuto

ad acquistare, pena l'esclusione dal Mondo

Civilizzato.

 

Ma poiché il cittadino si sente egli stesso un

prodotto del Sistema, lo Stato si preoccupa di

fornirgli sistematicamente uno spettacolo politico

nel quale alcuni emissari dello Stato medesimo si

scannano fra loro, facendo coś credere al cittadino

democratico di contare davvero qualcosa nella

società, di essere davvero un elemento che influenza

le sorti nazionali.

 

Nondimeno, bisogna stare in guardia:

queste premure da parte dello Stato non sembrano

essere sufficienti per tutti.

 

 

Alcuni cittadini riprovevoli, infatti, non paiono

accontentarsi e compiono atti che ledono il principio

di felicità popolare.

 

Questa manciata di cittadini perversi ragiona per

conto proprio, addirittura rifiuta cị che lo Stato le

offre coś generosamente.

 

E il loro ragionare autonomo li porta a informarsi in

modo non conforme;

e questo è un crimine che lo Stato non pụ tollerare.

 

 

Bisogna sapere che un cittadino è felice fino a

quando segue in tutto e per tutto cị che gli propone

(e gli impone) l'istituzione statale:

il sapere è fonte di felicità solo se regolato e

selezionato dallo Stato, che limita la conoscenza del

cittadino per il bene di quest'ultimo.

 

Quando avviene che un cittadino si informi da un

canale diverso da quello statale, tale cittadino,

proprio perché esce dal regime di felicità alimentato

dall'istituzione statale, si ribella e mette in dubbio

l'autorità, violando quello che è il principio di

obbedienza popolare e mettendo in pericolo la

felicità dei suoi concittadini.

 

 

È necessario, dunque, che questi sovversivi

vengano messi in condizione di non nuocere a sé e

agli altri.

 

Perché un cittadino felice è un cittadino obbediente.

 

E un cittadino obbediente è un cittadino

controllabile.

 

E uno Stato che controlla il popolo garantisce

l'esistenza sempiterna di un Sistema (onni)potente.