Tradizione e Innovazione nella Tuscia Romana

Azione di Recupero Culturale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La cultura siamo noi Noi i giovani

La società siamo noi, noi la cultura e la nostra storia:  la cultura non ha comparti né livelli - o c'è o non c'è.

Proteggiamo la cultura popolare, madre di tutte le culture!

Il materiale originale in questa pagina è © Paola Russo: la Redazione ringrazia l'autrice per averne autorizzato la riproduzione, la rielaborazione, l'adattamento e la pubblicazione nel portale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"Rasenna Gens Etrusca dedita Religionibus" di Paola Gemma Francesca Russo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'identità ritrovata

3. Commenti e conclusione

”Etrusca sum”

 

Alla ricerca di radici lontane

Rasenna - Gens Etrusca dedita Religionibus

Le radici nascoste

1. Introduzione

La mia ipotesi

Il mondo ed il pensiero etrusco

2. Dimostrazione dell’ipotesi

L'identità ritrovata

3. Commenti e conclusioni

"Etrusca sum"

Un modus vivendi

La patina romana ed il tesoro etrusco

La comune identità italica

La modernità di un pensiero antico

[L'enigma etrusco]

Il concetto di giustizia come "armonia"

Gli Etruschi vivono

La mia conclusione

 

I Popoli del Mare

Roma città etrusca, eccome!

La fondazione di Roma rivisitata dai bambini

L'inascoltato monito della Tomba dei Saties a Vulci

 

Paola Gemma Francesca Russo - Una presentazione

 

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L'identità ritrovata

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

3. Commenti e conclusione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nella Civiltà Etrusca non si ebbe quella graduale separazione della vita religiosa o spirituale da quella secolare, tipica del mondo greco-romano.

 

 

Approfondendo la mia riflessione sulla disciplina etrusca, mi sembra di potervi vedere una coerente integrazione dei tre mondi che l’uomo si è creato:

 

- nel mondo celeste il nostro pensiero a guidarci nella vita

- nel mondo terrestre le nostre azioni

- nel mondo infero le loro conseguenze e la responsabilità di quello che lasciamo dopo di noi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“Etrusca sum”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ci si può chiedere se questa concezione della vita fosse diffusa nel popolo etrusco, oppure limitata alla classe sacerdotale, e in tal caso prodotto di colte speculazioni e raffinati ragionamenti filosofici.

 

Qualunque ne sia la risposta, il pensiero degli aruspici dominò di fatto la società etrusca ed, inoltre, la loro scienza teorica ed arte pratica furono considerate dai popoli contemporanei come la più diretta espressione di cultura etrusca.

 

 

La Disciplina etrusca, e la concezione dell’universo che la dominava, ispirarono grande rispetto tra filosofi e scrittori latini, i quali sempre si considerarono debitori a tutto ciò che fosse consacrato dalla tradizione.

 

È interessante osservare il netto contrasto fra il concetto cosmico etrusco ed il razionalismo filosofico romano.

 

Non è strano che una filosofia la quale cerchi, si costruisca e trovi un ordine sociale interamente controllato dalla legge degli uomini - jus romanus, abbia difficoltà ad accettare una concezione della vita fondata sul mistero dell’esistenza e l’incredibile arbitrarietà delle forze naturali, il cui significato simbolico e pratico abbia dirette conseguenze per l’uomo.

 

 

Seneca ha molto concisamente formulato la differenza fondamentale tra il pensiero romano e quello etrusco nelle sue Questiones Naturales:

 

“Noi (cioè i filosofi romani) pensiamo che le nuvole si scontrino e così nascano i lampi.

 

Gli Etruschi invece credono che le nuvole si scontrino con l’intenzione di provocare i lampi (quindi utili agli uomini come prodigi).

 

(Furuhagen 1985: 151)

 

Gli Etruschi, quindi, vedevano un’altra causalità nella vita e nella natura, l’habitat della vita: tutto ciò che avveniva aveva un fine, erano segni prodigiosi ed interpretabili, inviati dagli dei agli uomini.
 

 

L’opinione degli Etruschi non era meno logica di quella di Seneca, ma semplicemente diversa nei suoi punti di partenza.

 

Non credendo nelle potenze divine, queste forze naturali supreme ed indipendenti, i filosofi romani e greci erano costretti ad accettare il Caso, come ragione degli eventi - per gli Etruschi il Caso non esisteva.

 

 

Simili difficoltà di pensiero incontriamo noi, uomini moderni, immersi nel concetto assiomatico che, sia tempo cronologico sia tempo atmosferico, facciano parte di un ben definito sistema di leggi naturali, manifestazioni della funzione di forze meccaniche, regolate in modo razionale.

 

Se noi, come gli Etruschi, dovessimo invece fondare la nostra concezione mondiale sull’esperienza quotidiana ed immediata, allora potremmo già considerare il “perchè”, ad esempio, un temporale a volte si risolva in un semplice acquazzone, altre in lampi, tuoni e fulmini dalle traiettorie imprevedibili, come espressioni di una natura arbitraria e nelle sue manifestazioni riconoscere l’impulsività di una persona collerica.

 

 

Una delle possibili spiegazioni di questa differenza di fondo tra noi e gli Etruschi, è la nostra illusiva, presunta o reale capacità di saperci proteggere da certi ”capricci” della natura, mentre gli Etruschi dovevano in gran parte accettarla e ad essa conformarsi sia nella propria vita quotidiana che nel proprio modo di pensare.

 

In alcune occasioni, comunque - vedi ad esempio i recentissimi moti tellurici nell’Italia centrale e meridionale - istinti primordialmente “religiosi” si risvegliano in noi, quando la dimensione umana viene tragicamente riportata a proporzioni reali nel nostro confronto con le incredibili forze latenti della natura.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nota

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lucio Anneo Seneca (Cordova, Corduba, Spagna, ca. 4 aC - Roma 65 dC)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Filosofo e scrittore latino, brillante oratore.

 

Fu nel 41 relegato in Corsica, dove aderì allo stoicismo: tornato a Roma, fu tutore di Nerone e diresse la sua politica imperiale, ma fu costretto ben presto a lasciarla e, coinvolto nella congiura pisoniana, si suicidò.

 

Ricercò in se stesso la certezza di un mondo morale, ancorato ai precetti della saggezza e lasciò scritti filosofici, scientifici e satirici: le tragedie ebbero influsso nel teatro, sia per la forza drammatica delle passioni che per il gusto del violento e del macabro.

 

Al contesto della nota