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Il telefono e la rete telefonica

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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In questa pagina

 

Il "tele-fono"

 

Cosa significa e le sue origini

 

La secolare disputa

 

Il lento sviluppo dell'apparecchio

Gli incerti inizi per tentativi

I successivi miglioramenti

 

La rete "tele-fonica"

La rapida evoluzione della rete

La rete da fisica a virtuale

La rete molto più importante dell'apparecchio!

 

Gli ultimi sviluppi

 

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Il "tele-fono"

 

 

 

 

 

 

Cosa significa e le sue origini

 

 

 

 

 

 

 

La parola "telefono" deriva dal greco tele (τηλέ),  lontano, e fono (φωνή), voce.

 

Già in epoca greca e romana, nel Medioevo europeo e cinese, si parla a distanza attraverso dei tubi, sfruttando le variazioni di pressione dell'aria: anche i primi esperimenti nel 1800 usavano questo sistema (basta ricordare gli ordini impartiti alla sala macchine dal ponte di comando di vecchie navi o il nobile che chiama il cameriere personale dal suo studio o camera da letto!).

 

Il telefono "elettrico", oggi una delle macchine più comuni nel mondo, in tutti i continenti, è un apparecchio che permette di comunicare a distanza, finora soprattutto attraverso il suono, o meglio la voce umana, ma sempre più attraverso dati scambiati tra computer.

 

 

 

 

 

 

La secolare disputa

 

 

 

 

 

 

 

 

Chi abbia inventato il telefono elettrico è stato oggetto di dispute legali e rivendicazioni dai toni spesso nazionalistici, ma, come tutte le grandi invenzioni - la lampada elettrica, la radio, la televisione, il computer - rimane frutto del lavoro pionieristico di molti i cui contributi originali lo hanno migliorato fino a noi: tra questi Antonio Meucci (con il primo "telettrofono"), Johann Philipp Reis, Elisha Gray, Alexander Graham Bell (che ci guadagna sopra un sacco di soldi!), Thomas Edison...

 

Nel 2002 il Congresso degli Stati Uniti d'America riconosce storicamente Meucci come "padre" del telefono (pillola amara a livello di prestigio per gli americani, dopo aver per un secolo testardamente sostenuto la tesi di Bell quale inventore!).

 

In effetti chi primo fra tutti lo ipotizza sotto il nome di "telegrafo vocale" o télégraphe vocal ovvero télégraphe parlant già nel 1844 (mentre cerca di "dar voce umana" al suo per l'epoca davvero futuristico robot pneumatico, il suonatore a fiato di flauto) e poi lo documenta e sperimenta fino a mezzo chilometro di distanza già negli anni '50-'60 è Innocenzo Manzetti (Meucci e Reis 1860, Gray e Bell 1876).

 

Il vero inventore del telefono, nella foto sopra, il valdostano Innocenzo Manzetti, ha tutte le ragioni di essere fortemente incazzato (che sguardo!).

 

 

 

 

 

 

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Il lento sviluppo dell'apparecchio

 

 

 

 

 

 

Gli incerti inizi per tentativi
             

In effetti, a parte i miglioramenti immediati degli inizi, l'apparecchio telefonico fa pochi salti di qualità e a notevole distanza di tempo: ad esempio, i brevetti di Edison permettono, alla società americana Bell di mantenere una posizione di monopolio fino al XX secolo.

 

 

I primi telefoni sono alimentati individualmente ognuno dalla sua batteria locale.

 

Più tardi si passa ad una "batteria comune", con alimentazione centralizzata degli apparecchi attraverso il medesimo cavo di trasmissione del suono.

 

Negli anni '90 del 1800 il telefono è in pratica standardizzato in tre elementi: il cosiddetto "candelabro" o supporto del trasmettitore, con un gancio laterale, funzionante come interruttore di apertura e chiusura di trasmissione, quando il ricevitore venga sollevato o riappeso (questo modo di telefonare sopravvive nell'espressione "riagganciare" il telefono!).

 

Trasmettitore e ricevitore vengono quindi uniti in una cosiddetta "cornetta" (l'idea viene a un centralinista svedese per poter avere una mano libera) e il gancio diventa in pratica un bottone di collegamento e scollegamento e alloggio della cornetta nell'ormai dominante modello da tavolo (entrambe le soluzioni sono valide ancora oggi) .

 

Il telefono elettrico più duraturo è senz'altro il modello con il trasmettitore o microfono a membrana con granuli di carbone e con un cosiddetto "selettore a disco", una ruota di composizione del numero telefonico con le cifre da 1 a 10, introdotto agli inizi del 1900: questa soluzione viene modificata solo negli anni '30.

 

A fianco, dall'alto in basso:

 

- uno dei primi telefoni a batteria locale, un apparecchio molto

ingombrante, anche se ancora "prezioso" nel suo mobiletto di legno, col l'alloggio della batteria nella scatoletta "del sale", con debito coperchietto a cassapanca: la manovella a destra serve a dare il segnale di chiama al centralino;

 

- l'apparecchio ormai standardizzato, il classico telefono a

candelabro, con i tre tipici elementi del trasmettitore o microfono ancora separato dal ricevitore e qui "agganciato" sull'interruttore di linea;

 

- un altro classico, il famoso telefono da tavolo, un secondo e

duraturo livello di standardizzazione, che segna il rivoluzionario passaggio dalla selezione obbligata via centralino all'autoselezione diretta dell'utente, almeno per le chiamate locali ed interurbane - per quelle internazionali ci sarà da spettare ancora un po'.

 

 

 

 

 

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I successivi miglioramenti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I miglioramenti che iniziano dagli anni '30 sono considerevoli, ma sempre con lunghi intervalli di tempo, anche perchè ogni nuova invenzione deve servire a "mungere" il mercato, essere cioè commercializzata in grandissimi volumi prima di introdurre la prossima e "costringere" gli utenti ad un nuovo acquisto.

 

 

 

 

Prima di tutto la base dell'apparecchio diviene sempre più compatta e va ad includere, oltre al campanello di chiamata, tutti i vari accessori.

 

Poi negli anni '60 il selettore a disco viene sostituito da una tastiera basata sulla tecnologia Touch Tone® dei pulsantini, o DTMF, cioè Dual-Tone Multi-Frequency, ma in italiano di solito solamente "multifrequenza", sistema per chiamate via ponti a microonde o via satellite, che converte codici numerici in segnali sonori: tuttora in uso per trasmettere alla centrale i numeri digitati sulla tastiera e per controllare a distanza servizi di telefonia, come sistemi telematici integrati computer-telefono, segreterie telefoniche, carte di pagamento ecc.

 

Anche il microfono "a granuli di carbone" verrà, sostituito da uno "a condensatore" o cosiddetto electret, una capsula a due lamine sensibili alle variazioni di pressione del suono nell'aria.

 

Sotto, da sinistra a destra, l'evoluzione dagli anni '50 ad oggi: quando i telefoni erano tutti rigorosamente neri, il classico crema, uno dei moderni apparecchi VoiP a tastiera, un pratico (?) telefono da polso.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La rete "tele-fonica"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La rapida evoluzione della rete

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La prima telefonata attraverso l'Oceano Atlantico ha luogo nel 1927: Londra nel vecchio continente, l'Europa, e New York nel nuovo, l'America, si parlano attraverso un cavo di rame...

 

Oggi quella telefonica è una complessa rete sia fisica che virtuale a livello mondiale, con e senza cavi permette a quasi chiunque e dovunque sul pianeta di mettersi in diretto contatto con quasi chiunque e dovunque.

 

Ma non è stato sempre così...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La rete da fisica a virtuale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I primissimi telefoni sono collegati l'un l'altro singolarmente: due utenti si parlano cioè "faccia a faccia", come il citofono di oggi.

 

Ma l'alimentazione centralizzata degli apparecchi di utenza è il preludio di qualcosa di grande.

 

Ancora sia trasmissione che ricezione dei segnali avviene su un unico cavo, permettendo quindi solo o di parlare (strillare) o di ascoltare (a fatica) alternativamente.

 

E il collegamento tra due utenti viene fatto fisicamente, spostando a mano un cavo sul grande pannello di un "centralino".

 

Finché sulla rete telefonica non viene introdotto il cosiddetto "doppino", cioè una coppia di cavi (soluzione che ancora esiste).

 

Per le telefonate "a lunga distanza", al fine di assicurare una migliore qualità, i circuiti diventano addirittura a quattro cavi.

 

Uno dei primi centralini manuali della società telefonica americana Bell: ben visibili davanti alle operatrici o "centraliniste", tutte allineate una a fianco all'altra lungo le pareti (e questa è solo una piccola parte del locale!), i grandi pannelli con centinaia di prese per la connessione manuale via cavo tra due utenti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La rete molto più importante dell'apparecchio!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mentre l'apparecchio telefonico fa pochi salti di qualità e a notevole distanza di tempo, la rete telefonica si sviluppa continuamente: già agli inizi del secolo scorso la rete è più importante dello strumento.

 

Per quasi 50 anni la rete, invisibile all'utente, è alla base del miglioramento e dell'evoluzione dei servizi telefonici e, quindi, della rapidissima lievitazione del volume d'utenza e della crescente popolarità del mezzo: la rete telefonica ha uno sviluppo enorme, sia in capacità ed efficienza di collegamenti, sia in estensione geografica, sia in numero e qualità di servizi.

 

Sopra, un affollato palo delle storiche linee telefoniche statunitensi, già oggi esposto al Museo delle Telecomunicazioni di Seattle, città sede della Microsoft.

 

 

Il centralino manuale viene sostituito da centrali automatizzate, dapprima con  sistemi di commutazione elettromeccanici, come il cosiddetto "Pentaconta" (praticamente dagli anni '60 fino all'inizio di questo secolo), poi con sistemi digitali con tecnica PCM a modulazione d'impulso (Pulse-Code Modulation è un metodo di rappresentazione digitale di segnali analogici).

 

Nella foto il "mostruoso" numero di singoli fili all'interno di un moderno "cavo telefonico"...

 

 

 

 

 

 

 

 

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