Il gruppo imprenditoriale svedese AlterEgo & PartnersLa Tuscia Romana ovvero Beni o Patrimonio di San PietroI progetti dell'Azione di Recupero Culturale di UnionTuscia UnionTuscia, l'Unione degli Imprenditori della Tuscia Romana

 

 

 

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In questa pagina

 

01-12-2007 – La Voce del Lago

 

"TusciaRomana.Info: un sito un progetto"

 

"TusciaRomana.info: un mondo nuovo dietro una pagina web"

 

"Dove è più l'anima sociale?"

 

10-11-2007 – La Voce del Lago

 

"Ancora un successo il Festival dell'Improvvisazione Contadina"

 

"Quando l'improvvisazione è cultura"

 

"L'anagrafe da forno coi mostaccioli dei Braccianesi"

 

"Imperial Airways sul lago"

 

10-12-2002 – La Voce del Lago

 

"Massimo Perugini custode di una Bracciano d'altri tempi"

 

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10-12-2007 – La Voce del Lago

Mensile di informazione e cultura del Lago di Bracciano, Anno IV, Numero 57, Dicembre 2007

 

 

 

 

 

 

"TusciaRomana.info: un sito un progetto"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"TusciaRomana.info: un mondo nuovo dietro una pagina web"

 

 

 

 

 

 

 

 

"Cittadini mobilitati per una Azione di recupero culturale per la crescita dell'impresa e del territorio.

Per riprogettare un'area geo-culturale vasta all'insegna di valori e imprenditorialità "responsabile". Intervista a Luciano Russo, promotore dell'Unione degli Imprenditori della Tuscia Romana.

 

È un work in progress attorno ad un’impresa ardua, sintetizzata tutta in quella “Azione di recupero culturale per la crescita dell'impresa e del territorio”, dicitura che compare in bell'evidenza nella home page di www.tusciaromana.info.

Non un semplice sito, ma un progetto, in un'area geo-culturale vasta, che interessa 90 Comuni, per ridare dignità e qualità di sviluppo al territorio.

 

“E tutto - commenta Luciano Russo che ne è uno degli ideatori - perchè “la conoscenza del proprio territorio da parte delle nuove generazioni è ormai pressoché inesistente e ai nuovi cittadini – nuovi nati o immigrati che siano – nessuno si cura di dire molto, anzi spesso proprio niente di niente, perchè imparino a conoscere, apprezzare, tutelare e valorizzare questo oggettivamente ineguagliabile patrimonio immateriale e materiale”.

 

Ed ancora, spiega Russo, “i testimoni di una vita locale orgogliosamente modesta e genuina sono ovunque in via di rapida estinzione, la famiglia e la scuola non trasmettono, perché la famiglia e la scuola non sanno più, e la 'paesanità' rischia di diventare una goffa sagra a miopi scopi ‘turistici’, dove sacro e profano, vero e falso diventano un tale misto di superficialità da far più danno che altro...”.

 

Estremamente qualificati sia i redattori interni – oltre allo stesso Russo, il bioarchitetto Birgitt Becker, Bruno Panunzi e Renzo Senatore, sia il gruppo di collaboratori esterni che si va formando – con la pedagoga e ricercatrice di storia locale Angela Carlino Bandinelli, Pietro Barlesi, Sandro Carradori, Germano Lucci, l'archivista Brigida Mantini Benedicti, Giuliano Perugini, lo studioso di tradizioni locali Massimo Perugini, il cultore di musica popolare Pino Pontuali.

 

redazione@tusciaromana.info

webmaster@tusciaromana.info

 

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Luciano Russo, un sito per la valorizzazione del territorio. Non è né un sito turistico, né di marketing in senso stretto, puoi spiegarci su quali linee vi muovete?

 

La storica “Tuscia Romana” è la vera protagonista: con le sue vicende millenarie, un'eredità culturale di rilevanza mondiale, riconosciuta anche dall’UNESCO che ne ha iscritto i più significativi siti archeologici etruschi Cerveteri e Tarquinia nella lista mondiale del patrimonio dell’umanità, con la varietà e le peculiarità dell'ambiente naturale che ancora riesce a difendere, che ne fanno uno scrigno di tesori inestimabili, conferendole una vocazione produttiva a carattere culturale-turistico come pochi altri territori – “Qualità per natura™”!

www.tusciaromana.ORG e www.tusciatromana.INFO sono due siti paralleli dell'associazione d'impresa UnionTuscia™ – l'Unione degli Imprenditori della Tuscia Romana™: il primo parla più strettamente dell’associazione, delle imprese associate, d'imprenditoria ed imprenditorialità, il secondo si propone di incastonare i fini e lo spirito associativi in necessari contesti di più ampio respiro, per lo più partendo da interessi, ricerche e materiali propri dei soci e di collaboratori esterni, con successivo lavoro redazionale a titolo gratuito.

www.tusciaromana.info vuole offrire spazio a scuole e giovani, genitori ed insegnanti, amatori e professionisti.

Si configura come un luogo di scambio dove prendere e dare a chiunque sappia e voglia contribuire a far meglio conoscere ed amare la nostra terra.

La finalità del sito è soprattutto di carattere divulgativo-promozionale del territorio, della sua potenzialità quale futuro emergente “distretto produttivo culturale-turistico” e del suo troppo spesso misconosciuto patrimonio di competenze e risorse.

I contenuti del sito, in continuo aggiornamento, si organizzano in aree di interesse come Impresa e sviluppo, Cultura e società, Natura e ambiente e Turismo e tempo libero.

 

A che idea di impresa risponde?

 

Ci proponiamo di sostenere gli imprenditori di oggi e contribuire a modellare quelli di domani, vogliamo lavorare per lo sviluppo di un'impresa che sappia generare profitto anche nel rispetto delle regole di mercato, produrre beni e servizi con sempre più significato per la qualità della vita, tutelare e valorizzare la persona umana e l'ambiente, diffondere e non concentrare il benessere, coniugando l’interesse dell’impresa con quello della comunità, e vogliamo essere laboratorio di idee e strategie per una imprenditoria di piccola scala, organizzata a livello locale e territoriale, in continuo rinnovamento e crescita, portatrice di una forte progettualità a lungo termine, al di là di risacche politiche e per questo garante di continuità d'azione.

Perché essere imprenditori significa per noi riconoscerci in valori quali responsabilità, rischio, merito ed etica professionale, applicandoli nella quotidianità aziendale, favorendo con idee e progetti l’affermazione di una cultura di collaborazione, solidarietà, efficienza e trasparenza, creatrice di opportunità e lavoro per tutti.

 

Da dove siete partiti?

 

“Sarà perché faccio proprio fatica a riconoscermi come “fatto periferico” di una bulimia metropolitana troppo brutta e invadente, ma mi sento piuttosto parte di quel “sano localismo” di cui scriveva l’amico Luciano Osbat, o sarà perché credo profondamente che da solo, per quanto bravo, nessuno riesca a far niente, ma che insieme tutto sia possibile e che nel nostro piccolo possiamo anche noi fare grandi cose.

 

Sarà perché con un bisnonno martire pontificio, un nonno anarchico ed un padre partigiano difendo con istinti di sopravvivenza la mia libertà di pensiero, di parola e d’azione, aperto ad ogni reciprocamente rispettosa collaborazione, ma sempre a debita distanza da qualsivoglia centro di “potere”, per intrinseca natura monopolizzante e manipolatore; sarà perché sono ancora, nonostante tutto, convinto che le cose buone crescano dal basso, dove tutti siamo attori e non spettatori di virtuose primedonne.

 

Ho sempre cercato e creato sinergie in progettualità di gruppo, bussola e timone fissi su qualità e tradizione innovativa.

UnionTuscia nasce come libera associazione intersettoriale di imprese produttrici di beni, servizi e conoscenza, al fine di organizzare e rappresentare l'impresa di piccolo scala – micro, piccola e media, esaltando le sue potenzialità, ma anche affrontando in modo propositivo le sue problematiche, in particolare quelle incontrate dall’imprenditoria innovativa, giovanile e femminile sul territorio della “Tuscia Romana” – il nord-ovest del Lazio, fra Toscana, Umbria, Valle del Tevere e Mar Tirreno, cioè i 60 Comuni della Provincia di Viterbo e 30 di quella di Roma, Roma compresa.

[Tuscia Alta, Tuscia Media, Tuscia Bassa, Tuscia Marittima]

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Quale cultura per un territorio come la Tuscia?

 

Ogni universo ha macro e micro dimensioni, è fatto di grandi e piccoli mondi: così anche il nostro immediato contesto culturale.

La cultura ha rilevanza solo come “condivisione di valori”, su cui basare un comune stile di vita.

In altre parole la nostra eredità più preziosa, acquisita e da lasciare, quello che siamo, l’insieme di fatto di tutto quello che conosciamo e sappiamo fare, ma soprattutto il perché lo facciamo, in pratica il grado evolutivo del nostro saper vivere, lavorare e crescere insieme.

 

Se non conosco, non apprezzo – se non apprezzo, non tutelo – se non tutelo, non valorizzo!

Una cultura presuppone naturalmente il saper ap-prendere, com-prendere ed intra-prendere, del resto facilmente misurabile nella capacità di creare insieme “valore aggiunto”: “fare impresa” è decisamente cultura (o dovrebbe tornare ad esserlo!), è arricchire di nostro e quindi espressione e indicatore di cultura, al tempo stesso siamo così proiettati nel fare quello che facciamo, che ne dimentichiamo spesso il “perché”, quando purtroppo la traccia più duratura di noi nel tempo, l’impronta che lasceremo nella nostra cultura, non sarà tanto quello che avremo fatto, quanto proprio la capacità di trasmettere il perché lo abbiamo fatto e questi “valori trasmessi o non” costituiranno comunque il testimone, il nostro contributo – positivo o negativo che sia – all’evoluzione culturale della società.

In qualità di creatori di benessere noi imprenditori siamo – al pari dei politici, degli artisti e dei custodi del sacro – tra le espressioni e gli indicatori più attendibili dello stato di salute dell’ambiente culturale e sociale di cui facciamo parte: la società siamo anche noi, anche noi la cultura e la nostra storia e nel piccolo delle nostre imprese, anche noi stiamo contribuendo a scrivere la nostra storia comune e ad arricchire (o impoverire) la nostra comune cultura e a chi mi parla da buonpensante di utopie e difficoltà cito volentieri il testo di una campagna pubblicitaria di qualche anno fa – “Impossibile è solo una parola pronunciata da piccoli uomini che trovano più facile vivere nel mondo che gli è stato dato, piuttosto che cercare di cambiarlo.

 

Impossibile non è un dato di fatto, è un’opinione. Impossibile non è una regola, è una sfida. Impossibile non è uguale per tutti. Impossibile non è per sempre. Niente è impossibile!”

Non è forse proprio nella capacità di “visione” del nostro futuro che ci distinguiamo dagli altri animali, l’essere architetti della nostra vita e non api laboriose programmate al produrre?

 

Non è forse proprio in questo la “cultura”, nel nostro modo di metterci in relazione all’altro ed insieme all’ambiente che ci circonda e di cui facciamo parte?

E non parlo di una concezione di cultura etichettata “a strati”, ma di quella senza livelli, che o c’è o non c’è!”.

 

Quali obiettivi vi proponete?

 

Sicuramente la nostra iniziativa più affascinante a medio e lungo termine è quella di creare un “Museo Territoriale del Lavoro e dell'Industria della Tuscia Romana”, frutto della semplice esperienza che la gente vive solo finché se ne conserva la memoria, luogo fisico (e non) di memoria collettiva della storia del lavoro, della storia di gente comune e non, che ha contribuito e continua a creare il benessere di tutti, della nostra storia: un “museo della gente”, del loro lavoro e della tenacia, dell’ingegnosità e delle loro abilità, delle loro privazioni e degli sfruttamenti ma anche della gioia e della solidarietà.

 

Questa storia esiste invisibile, mai raccolta in musei civici o sacri, ma frammentata nell’intimo della nostra memoria, nel “privato” delle nostre case, di casali ed officine, ricordi che svaniscono – lettere, documenti e foto forse già a stento più comprensibili, vestiti, oggetti di vita quotidiana e arnesi a testimoniare tradizioni e produzioni da tempo scomparse – in cassetti e scatole, vecchie valige e casse che, se mai apriamo è sempre più di rado, dimenticati o quasi, in angoli nascosti: nella polvere di una soffitta o nell'umidità di una cantina ognuno di noi ha sicuramente una sua storia personale e familiare mai ancora raccontata, la cui importanza è inestimabile, che acquista valore “collettivo” nel momento in cui va a riunirsi a quelle di tutti gli altri, posta in un contesto e, di fatto, ciascuno di noi, ogni famiglia, ogni comunità è in possesso di un frammento unico ed insostituibile della storia vissuta del nostro territorio.

Esistono già musei del “lavoro contadino” e di “cultura operaia”, ma si va piuttosto affermando un modello di museo del lavoro e dell’industria, che pone lo sviluppo e l’adozione delle tecnologie su un forte asse storico-sociale, ed esiste un ritrovato interesse per la cura e la divulgazione di questa parte così essenziale del nostro patrimonio culturale di valori e competenze, da riscoprire, documentare e trasmettere: contadini, piccoli artigiani e operai appartengono ad un mondo che abbiamo perso o che stiamo per perdere definitivamente e non è quindi un caso che negli ultimi anni nascano musei spontanei, spesso a livello locale, dedicati al lavoro in tutte le sue manifestazioni, ambiti ed aspetti – l’iniziativa appassionata di Massimo Perugini a Bracciano ne è un chiaro esempio.

 

 

La peculiarità del museo che proponiamo è l’ambizione di voler fondere il “luogo di memoria del lavoro e della produzione” ad una “scuola di arti e mestieri” per le nostre nuove generazioni, integrando così passato, presente e futuro nel modo più naturale, organico e vivo possibile: il concetto di “museo territoriale” potrebbe censire, stimolare e comprendere una rete di iniziative similari sull’intero territorio e uno dei suoi obiettivi sarebbe anche quello di creare sbocchi professionali qualificati e qualificanti per le nostre nuove, giovani e preziose competenze nell’area della conservazione dei beni culturali formatesi presso l’Università degli Studi della Tuscia di Viterbo, gli atenei della capitale e centri di formazione professionale.

 

Laboris et Honestatis Fructus – Frutto del lavoro e dell’onestà, questo il nome di lavoro del nostro progetto che andrà a svilupparsi in tre fasi: la creazione di un “museo virtuale”, facilmente ospitabile nel nostro sito, la creazione di un museo fisico con ampio contributo multimediale interattivo ed infine un programma di recupero di luoghi e reperti archeologici industriali ancora esistenti sul territorio, anche con la possibilità di sostanziali contributi economici da parte dell’Unione Europea.

 

Opifex TusciaeLa Scuola Territoriale delle Arti e dei Mestieri della Tuscia Romana, abbinata al concetto di museo “distribuito”, la proponiamo come una rete di piccoli centri di formazione decentralizzati nei 90 Comuni del territorio, con un’offerta pratico-teorica, di alternativa per quei giovani che scelgano di indirizzarsi verso il futuro esercizio di una professione, anche in proprio, e di sostegno per chi già eserciti una professione o gestisca un’attività imprenditoriale: l’iniziativa vuole aiutare a far riscoprire i mestieri tradizionali tipici e quelli nuovi oggi esercitati sul territorio, stimolando talento, creatività e spirito imprenditoriale e comprende il mettere in rete molte strutture ed offerte già esistenti, coordinarle, completarle e specializzarle, farle più efficaci e complementari, con sinergie di sistema a vantaggio di tutti, punti culturali di riferimento e di continua crescita.

 

G.V. [Graziarosa Villani]"

 

Leggi delle finalità di questo portale alla pagina di ingresso che a quella iniziale di ciascun sito e dei suoi contenuti sia nella mappa del portale che nelle mappe di ciascun sito.

Leggi della progettualità di UnionTuscia™ al sito Tuscia Romana - Impresa & sviluppo: Tuscia Valley, Il Marketing Territoriale,

Pianeta Tuscia, Tuscia Impresa, Opifex Tusciae, La Scuola Territoriale delle Arti e dei Mestieri della Tuscia Romana™,

Mente Locale, Laboris Et Honestatis Fructus, TerSo Mondo, EcoTuscia, Terre di Tuscia.

 

 

 

 

 

 

 

 

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"Dove è più l'anima sociale?"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"Con la Svezia finalmente ad un passo, a Copenhagen si è rotto il manico, tanto la mia valigia di giovane emigrante era strapiena di sogni e di libri: biglietto di sola andata, i vestiti indosso e non una lira in tasca - la più grande ricchezza me la portavo dentro, la mia “cultura”, il senso di identità e di dignità, di misura di me stesso che la mia famiglia e la mia terra avevano saputo darmi, con radici profonde in valori e saperi, sensazioni ed esperienze, senza inutili paure ma solo tanta voglia di vivere e di fare.

 

Niente eguaglierà mai i racconti di nonno davanti al caminetto, la bontà infinita d’una bruschetta, tombole e mostaccioli coi vicini, un paese vivo, ritmi di incudini, canti di lavandaie, morre rumorose all’osteria, mosto che fermenta, acre di colla fresca e zoccoli appena ferrati, profumi di terra, di tufo e di piante, il silenzio odoroso degli orti giù verso gli universi incantati nel luccichio del lago, notti d’estate con una via lattea di lucciole per la strada di Trevignano.

 

Penso proprio di essere stato fortunato io e che i ragazzi d’oggi una ricchezza così se la possano solo sognare purtroppo, così tornando al mio paese, Bracciano, cerco insieme a segni nostalgici di quello che era anche segni di “progresso”, qualcosa che sia meglio di prima, che giustifichi questo andare avanti ad ogni costo senza neppure più sapere dove o perché, ma ci ritrovo solo rovine e una grande abbondanza di cose inutili e posticce, preoccupante quanto la carenza di tutto il resto, la mancanza ormai di un’anima sociale.

Lavoro ce n’è sempre di meno, tra negozi “ora come allora” e negozietti “apri e chiudi” il commercio s’è bloccato a sognare le vacche grasse di tempi passati, gli artigiani veri sono un pallido ricordo che finisce in grandi improvvisate (per non dire puttanate – una volta si diceva così!), la campagna è quasi tutta lottizzata a prime, seconde e terze case, c’è l’ombra di un paese nuovo all’ombra del paese, i pendolari aumentano, i binari pure, ma la stazione è sempre quella e il treno per Roma ci mette più di un’ora oggi come cent’anni fa…

 

Parabole, internet e telefonini ci fanno sapere quasi tutto di quello che succede altrove, fino ai confini del mondo, ma non sappiamo più cosa faccia la gente sull’altra sponda del lago o ai Cimini o nel viterbese o sul litorale, e più che delusione provo rabbia per come in pochi decenni siamo riusciti a recidere nettamente una continuità storica, a dissolvere un tessuto sociale, a dilapidare un patrimonio culturale ed economico costruiti tenacemente per secoli.

Per uscire da questa situazione bisognerebbe riprendere i fili della matassa, riscoprirsi, formulare un piano strategico di sviluppo socio-culturale ed economico-occupazionale ed insieme di valorizzazione e promozione del territorio, occorrerebbero largo consenso e mobilitazione sinergica di cittadini, pubbliche amministrazioni, scuole, centri di studio e di ricerca, imprenditoria organizzata: bisognerebbe reinventarsi un “territorio”!

 

La politica continua ad enfatizzare volentieri apparenze, ingrandendo mediaticamente dettagli senza rilevanza, questo o quel progetto di “sviluppo” di questa o quella zona, quando c’è in gioco la “sopravvivenza” di un intero sistema sociale, il contesto stesso della nostra identità e peculiarità culturale: “amministrare” significa tutelare, valorizzare e promuovere il territorio, mantenere sul posto, attrarre attivamente e legare a se capitali umani ed economici interni ed esterni, capaci di contribuire ad un comune futuro.

Le amministrazioni locali devono trasformarsi da “fornitrici di servizi” a soggetti “imprenditorialmente attivi” nello sviluppo economico e culturale del territorio, partner credibili di quanti siano in grado di generare ricchezza locale, guide affidabili verso una crescita sostenibile sia economica che sociale: economia, sostenibilità e cultura sono semplicemente sinonimi, perché l’una è le altre, e complementari, perché l’una fa esistere le altre – l’ambiente contribuisce altamente a creare una cultura la quale poi tende a proteggerlo e semmai migliorarlo, come l’economia crea cultura che con se porta affari e benessere.

 

Luciano Russo"

 

Leggi di Bracciano nei siti Tuscia Romana - Impresa & sviluppo e Tuscia Romana - Cultura & società, tra l'altro alla pagina

Manca un cuore a questa Bracciano!.

 

 

 

 

 

 

 

 

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10-11-2007 – La Voce del Lago

Mensile di informazione e cultura del Lago di Bracciano, Anno IV, Numero 56, Novembre 2007

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"Ancora un successo il Festival dell'Improvvisazione contadina"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"Quando l'improvvisazione è cultura"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"Per la direzione artistica di Pino Pontuali il borgo di Bracciano è stato teatro di concerti ed eventi nel Festival dell'Improvvisazione Contadina con la riproposizione delle tradizioni culturali in varie salse, musicali e culinarie."

 

"Il Festival dell'Improvvisazione Contadina si è svolto, a Bracciano, con il godimento di quanti vi hanno preso parte.

La manifestazione, anche in questa seconda edizione, è stata promossa e organizzata dal Parco Bracciano-Martignano, con il patrocinio e il contributo economico o di servizi del Comune di Bracciano e della Bracciano Ambiente, della Provincia di Roma e della Regione Lazio.

 

Siamo stati nel passato assai critici verso l'Ente Parco.

Le due presidenze e i relativi consigli direttivi, che si sono succeduti dall'anno 2000, non sono stati all'altezza del ruolo che avrebbero dovuto avere.

La stessa gestione del direttore Anzellotti è stata, e non solo da noi, ritenuta discutibile.

Gli stessi residenti dei Comuni intorno al lago avevano del Parco un'immagine incolore.

Dopo il commissariamento dell'Ente, la successiva nomina del presidente, il rinnovo del consiglio direttivo e la designazione di un nuovo direttore hanno portato aria fresca e maggiore trasparenza.

Certo il Parco appare ancora come un malato soggetto ad una patologia che solo lentamente sembra avviarsi verso la guarigione.

 

Il Festival è stata l'occasione per verificare se questa impressione fosse corretta.

Gli aspetti che descriveremo documentano che c'è stato, rispetto al passato, un apprezzabile cambiamento di rotta e di mentalità.

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La conferenza d'apertura

 

La conferenza d'apertura, nello spazio del chiostro Agostiniani, ha avuto una sobria partecipazione di figure istituzionali.

Abbiamo apprezzato la brevità degli interventi.

Hanno parlato il presidente e il direttore del Parco, il sindaco Giuliano Sala, il responsabile dell'Osservatorio provinciale sui Rifiuti Fabio Musmeci e l'assessore alle Attività Produttive della Provincia di Roma Bruno Manzi.

Questa concisione ha permesso a Pino Pontuali, uno dei due direttori artistici del Festival, di raccontare cosa avremmo visto e ascoltato nel giorno e mezzo della manifestazione.

L'epifania di cantori, come i Tenores Mamujadinu della Sardegna, che avevano già rallegrato l'attesa, e il suono e il canto dei Suonatori alla leggera della Toscana, sono apparsi la concreta offerta e prima esemplificazione delle due parole contenute nel titolo dell'incontro "Tradizione e integrazione culturale".

Le loro esibizioni hanno riempito di sostanza musicale quanto detto dai relatori.

 

Tradizione e identità sono due parole spesso usate in modo improprio.

Rivendicate con orgoglio, dai nativi, esprimono invece la nostalgia per una cosa ormai lontana e forse smarrita.

La stessa integrazione culturale, ma anche quella fisica, sono, nei paesi intorno al lago di Bracciano, accettate solo se non invasive.

Proprio a ribadire quella diversa identità che in effetti, presente nel passato, sembra ormai labile.

Lo stornello come gli altri canti della cultura musicale italiana popolare hanno invece forti radici nella tradizione e sono il frutto della contaminazione dovuta alle migrazioni dei lavoratori stagionali.