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Opifex Tusciae™

Un Progetto di Formazione nell’ambito di PianetaTuscia™

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Italiani Un popolo di santi e di poeti

Un popolo di de-formati

 

Che pizza, ragazzi!

Pensare non fa mai male

 

C’è un mondo che t’aspetta

Un popolo senza lavoro?

 

Cinque minuti a mezzanotte...

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Pagine correlate

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Italiani Un popolo di santi e di poeti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"Un popolo di Poeti, di Artisti, di Eroi, di Santi, di Pensatori,

di Scienziati, di Navigatori, di Trasmigratori"

Retorica politica a parte, la monumentale scritta

sulla facciata del cosiddetto "Colosseo Quadrato" dell'E.U.R., a Roma, declama un patrimonio culturale,

oggettivamente tra i più ricchi un popolo abbia mai creato o ereditato.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Santi e poeti: ma soprattutto un popolo di "intraprenditori", di grandi lavoratori e di imprenditori di successo, perché la creatività, questa nostra capacità di “costruire”, nel senso più lato, positivo e bello della parola, ci è riconosciuta da sempre nel mondo.

Basti pensare al “Made in Italy”, alla qualità del nostro design industriale, all'alta moda.

 

Chi ha avuto la fortuna di aprire i suoi occhi alla vita in una terra benedetta come questa, non può essere che un artista “nato”.

 

Poi naturalmente c’è tutto il resto o, meglio, manca tutto il resto...

 

E allora ognuno a modo suo, nel suo mondo, diventa virtuoso soprattutto nell’arte di arrangiarsi, in quella di sopravvivere, si affida a conoscenze, a scorciatoie e raccomandazioni, predestinata preda di una mentalità clientelare, che mette presto radice, si consolida e per sempre soffoca i doni dell’intelligenza e dell’intraprendenza, a favore di “qualità” di seconda mano, come furbizia e comodo.

 

La disillusione e la rassegnazione che ne conseguono, particolarmente nei giovani, o l’aguzzare i gomiti invece dell’ingegno, non sono proprio le caratteristiche di una società gestita da buon “potere di servizio”, quello che aiuta a crescere, piuttosto sintomi di un da troppo tempo regnante “potere di controllo”, vero agente cancerogeno ai danni di spirito imprenditoriale, capacità di iniziativa e attitudine propositiva.

 

 

 

 

 

 

 

 

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Un popolo di de-formati

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Opifex Tusciae™ – parafrasato da Opifex Fabricator Mundi – è un concetto che nasce dalla convinzione che un popolo di “artisti” siamo e tali dobbiamo rimanere.

 

 

"Opifex" è chi crea con le proprie mani, crea benessere: l’ “intraprenditore”, ottimista verso tutto ciò che incontra sulla sua strada, che non focalizza i problemi, ma le soluzioni, generoso e aperto a sinergie di collaborazione, che mantiene intatta l’auto-stima, la giusta misura di se stesso, conoscenza del proprio limite e delle proprie capacità, e per questo pronto a riconoscere il merito, rispettare ed utilizzare la competenza dell’altro.

 

 

Nelle società anglosassoni, di cui siamo diventati solo superficiali e passivi ammiratori (ma di cui non capiamo molto, dato che non ne parliamo le lingue), il latino “Opifex” è un titolo di gran valore: significa Qualification and Diploma for On-the-job Training Master “Qualificazione e Attestato di Maestro Esercitante un Mestiere”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Che pizza, ragazzi!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Continuare a sfornare generazioni di diplomati e laureati “per forza”, infelici possessori a vita di pezzi di carta senza valore e che, nella stragrande maggioranza dei casi, non porteranno a quel “posto fisso”, chimera di benpensanti genitori, è un vero suicidio sociale.

 

 

Non esiste più l’artista, non esiste l’artigiano... : ma allora sì che questo è il mercato del futuro!

 

 

Se tutti nel corpo della società fossero “mente” e nessuno “braccia”, che mondo mostruoso sarebbe!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Pensare non fa mai male

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dovremmo imparare a riscoprire le Arti ed i Mestieri, perché il mondo non è fatto solo di ingegneri, medici e avvocati.

 

 

Il nostro sistema sociale, politico e scolastico ci ha portato a crederlo: il più grande ostacolo alla riscoperta dei mestieri è il “valore” così sproporzionatamente squilibrato che si dà alle diverse professioni.

 

 

Ad esempio, il sistema premia in modo esagerato la capacità verbale, dis-“prezza” la manuale, premia l’intelligenza teorico-logica e penalizza di regola le altre sei (ad oggi siamo capaci di definirne scientificamente almeno sette!), premia spesso le apparenze e ignora la sostanza.

 

 

C’è semplicemente chi è portato al pensiero e chi all’azione, chi si esprime meglio con le parole e chi con la musica, con la danza, le immagini, chi a ragione intraprende studi classici, scientifici, tecnici e “professionali”, ma anche chi li intraprende senza né ragione, né presupposti, né voglia, né interesse.

 

 

 

 

 

 

 

 

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C’è un mondo che t’aspetta