Azione di Recupero Culturale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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  In questa pagina 

2012 - Collezione "Gli Etruschi"

- Gennaio

- Febbraio

- Marzo

- Aprile

- Maggio

- Giugno

- Luglio

- Agosto

- Settembre

- Ottobre

- Novembre

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2013 - Collezione "Arte Sacra"

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2012 - Collezione "Gli Etruschi"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gennaio 1

 

 

 

Gennaio 2

 

 

 

Febbraio 1

 

 

 

Febbraio 2

 

 

 

Marzo 1

 

 

 

Marzo 2

 

 

 

Aprile 1

 

 

 

Aprile 2

 

 

 

Maggio 1

 

 

 

Maggio 2

 

 

 

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Luglio 2

 

 

 

Agosto 1

 

 

 

Agosto 2

 

 

 

 

Settembre 1

 

 

 

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Ottobre 2

 

 

 

 

Novembre 1

 

 

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Dicembre 1

 

 

Dicembre 2

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Gennaio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tra i Popoli del Mare anche i Ter-esh o Tur-sha, di origine e lingua non-indoeuropee, stanziati nell'Anatolia Settentrionale, ricollegabili a quei Tyr-senoi, in Greco Ionico ed Attico antico Τυρ-σηνοί, Tür-senòi, e dorico Τυρ-σανοί, Tür-sanòi, o "Tir-reni", futuri E-tru-schi, chiamati poi dai Romani Tu-sci, "nati" in quel triangolo di terra compreso tra la foce del Tevere e la sua vallata ed il Litorale da loro appunto chiamato "Tir-renico": la Τυρσηνίη, Türsenìe, "Etruria" la Tur-sia o E-tur-sia o E-tru-ria ovvero Tu-scia.

 

Anche se nella propria lingua, l'Etrusco, si chiamano Rasenna o Rasna, la radice "tyr" riferita agli E-tru-schi non viene direttamente dal nome datogli dai Greci, ma dall'originario pre-linguaggio indo-europeo del Mediterraneo, in cui "tyr" è piuttosto legata al toponimo Τύρ-ρα, "tur-ra", o Τύρ-σα, "tur-sa", in Lidia, poi trasferita agli etnonimi Τυρ-ρήνιοι e quindi Tur-sci o Tu-sci per gli E-tru-schi, derivante da τύρ-σις  "tyr-sis" o "tor-re" o "città cinta e difesa da mura", poi in Latino "tur-ris", appunto "tor-re", e ancora in Inglese e Francese arcaici "torr" e "tor".

 

 

 

 

 

Tra le usanze funebri degli Etruschi  la rappresentazione fisica dei defunti con cui almeno il volto viene modellato in terracotta, un po' come noi oggi mettiamo una foto sulla tomba, da cui nella forma più costosa i sarcofagi, dei veri e propri contenitori delle salme il cui coperchio solitamente ne rappresenta l'intero corpo (persone distese da sole, in coppia o più persone su letti triclinari) e nella forma più economica dei canopi con tappo dalle fattezze del volto del morto più o meno stilizzato, per conservarvi i resti ossei.

 

La tradizione dei canopi o vasi canopici deriva dall'Antico Egitto, dove alla mummificazione del defunto gli organi interni vengono estratti e conservati in un vaso: nell'Antico Regno la pratica prevede la conservazione in cassetta lignea a quattro scomparti, a partire dal Medio Regno (XII Dinastia) inizia l'uso di vasi canopici con coperchio a forma di testa umana a loro volta messi in una cassetta di legno a scomparti protetta dalle quattro dee Iside o Aset, dea della maternità e della fertilità, Nefti o Nephtys, dea del parto e dell'oltretomba, Neith o Nit, dea della caccia e della guerra, e Selkis o Serqet, la dea-scorpione della magia.

 

Con il Secondo Periodo Intermedio tornerà l'usanza della semplice cassetta di legno a scomparti per poi sotto il Nuovo Regno (XIX Dinastia) riprendere ed elaborare la tradizione dei canopi, ora in scatola a forma di santuario protetto dalle quattro dee e dai coperchi con le teste dei quattro Figli di Horus: l'umano Hamset per il fegato, la scimmia Hapi per i polmoni, il falco Qebeshenuf per gli intestini e lo sciacallo Duamutef per lo stomaco, dal Terzo Periodo Intermedio (XI Dinastia) gli organi interni verranno invece anch'essi imbalsamati e ricollocati nel corpo, ma i canopi ricompariranno fino all'Epoca Tolemaica, da cui forse la tradizione etrusca.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Febbraio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le tre cosiddette "Lamine di Pyrgi" riportano dediche impresse a stilo su dei laminati d'oro e rappresentano tra le più antiche fonti scritte italiche, in Fenicio ed Etrusco: ritrovate nel 1964 nel sito archeologico etrusco di Santa Severa, Santa Marinella, Roma, sono oggi conservate presso il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, Roma.

Tra VI e IV secolo aC Pyrgi è uno dei tre porti di
Caere Vetus, l'antica Cerveteri, uno dei principali scali e luoghi di scambio commerciale dell'intero Bacino Mediterraneo, caratterizzato da almeno due santuari di fama internazionale - il tempio di Uni/Astarte di fine VI secolo e quello di Thesan/Leucotea di prima metà V secolo aC.


Le lamine, databili a fine VI-inizio V secolo aC, apparterrebbero al primo tempio (denominato "B" durante gli scavi), alte solo una ventina di centimetri, una con testo in Fenicio e due in Etrusco tutti testimonianti la sua consacrazione alla
dea fenicia Astarte, in Etrusco "Uni-Astarte", officiata da tale Thefarie Velianas, allora governatore di Caere Vetus.


Pur non identici, i testi nelle due lingue aiutano a decifrare l'Etrusco documentando l'
influenza punica capace di "imporre" agli Etruschi un magistrato "pro-Fenici" all'epoca della loro alleanza anti-ellenica nel Tirreno.

 

 

 

 

 

Degli Etruschi rimangono più tombe che case: l'abitazione etrusca è a pianta rettangolare con fondazioni al Meridione in blocchi di tufo squadrati e Settentrione in pezzame di alberese o galestro a secco assestato con detriti, pavimento in terra battuta o ciotoli di fiume, forse anche lastre, muri per lo più "a graticcio" di pali portanti e travetti, spuntoni di sottobosco o canne orizzontali intrecciati ad armatura per un rivestimento di argilla e fango, oppure murature in “pisè” stabilizzato autoportanti realizzate pressando terra piuttosto magra e ricca di inerti, come la paglia, versata leggermente umida e compattata fra due casseforme di legno a determinare lo spessore del muro, tecnica simile alle odierne "gettate" in cemento armato, ovvero mattoni preformati di argilla cruda o conci di tufo rifiniti e protetti con un "intonaco" di calce e argilla.

I verticali delle pareti sorreggono le travi primarie del tetto copertura, queste a loro volta la travatura secondaria e una
pesante copertura di tegole e coppi di terracotta, materiale per eccellenza nell'uso etrusco, di cui anche le numerose decorazioni architettoniche, soprattutto in costruzioni destinate al culto: gli elementi della copertura fittile sono modulari, di derivazione greca e ripresi dai Romani - come del resto gran parte del patrimonio culturale etrusco in ogni ambito - composti da grandi tegole piatte, coppi semicilindrici di giuntura e da colmo, cosiddette "antefisse" a coprirre le testate di travi o canali terminali di tegole, grondaie o "sime", ultime file del tetto laterali e rampanti, lastre di rivestimento dipinte ma anche a rilievo, "acroteri" spesso abbelliti a palmetta agli angoli esterni del frontone e sulla linea di colmo, al culmine cioè dello spiovente (da case e templi per imitazione del tetto poi anche ai quattro angoli dei coperchi di urne funerarie e sarcofagi), infine tegole "a lucernario" per la luce e l’evacuazione del fumo.

 

E moltissimo di questa tecnica è in praticamente invariato uso da millenni e ancora oggi!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Marzo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lo Zèfiro o Zèffiro è il vento che soffia da Ovest, nella mitologia greco-latina Ζεφυρος, Zephyros, ovvero Zephyrus anche detto dai Romani "Favonio", il dio del Vento di Ponente, uno dei quattro Aνεμοι o Anemoi, ma anche dio della primavera, marito di Χλωρις, Khloris, la latina dea Flora, e padre di Karpos o Carpo, la dea della Fruttificazione autunnale: mentre alle origini Zefiro è un vento violento o piovoso, come infatti descritto da Omero nell'Iliade, diventerà più tardi "leggero" come una brezza e "messaggero di Primavera".


Il
mito più famoso di Zephyros è la sua rivalità con il dio Apollo per l'amore di Hyakinthos, Giacinto, giovane Principe Spartano
figlio di Re Amyclas e Diomede: un giorno vede la coppia giocare una partita di lancio degli anelli in un prato e, accecato dalla gelosia, colpisce l'anello lanciato dal dio con una violenta raffica di vento, facendolo deviare fino a colpire il ragazzo alla testa, uccidendolo all'istante - Apollo nel suo profondo dolore ne trasformerà allora il corpo ormai esanime in un fiore, la Speronella.

Zephyros viene raffigurato nell'
Arte Classica come un bel giovane alato e per questo nella pittura ceramica greca, popolarissima presso gli Etruschi, le figure senza nome di un dio alato che abbraccia amorosamente un ragazzo sono spesso identificate come quelle Zephyros e Hyakinthos, anche se potrebbero interpretarsi come Ερως, Eros, o Amor, il Cupido dio del desiderio sessuale, con un qualsiasi giovanetto (nell'Antica Grecia l'omosessualità è, al pari dell'eterosessualità, pura "ricerca del bello"!): una delle più note rappresentazioni dei due amanti Zephyrus e Hyacinthus è quella che adorna il kylix - o coppa da vino - ateniese a figure rosse risalente al V secolo aC ed oggi conservato al Museum of Fine Arts di Boston, Stati Uniti d'America.
 

 

 

 

 

L'Ara della Regina è fra i ritrovamenti più significativi fatti a Tarquinia, il più grande dei templi etruschi fino ad ora conosciuti - databile fine V - inizi IV sec aC e dedicato al culto di una divinità femminile non ancora identificata, forse Artume, dea della notte e della luna, corrispondenza etrusca della greca Artemide e la romana Diana - di cui rimane il basamento e l'ingresso alla cella interna, rinvenuti durante la campagna di scavi del 1938: l'archeologo Pietro Romanelli vi trova anche un centinaio di frammenti di una lastra fittile, che, ricomposti con restauro certosino, restituiscono uno dei capolavori dell'arte etrusca, oggi conservato al Museo Nazionale di Tarquinia, i Cavalli Alati, alto 114 cm e largo 124, già secondo la tradizione etrusca a decorare l'edificio sacro sulla testata di uno dei travi portanti del frontone (il restauro verrà revisionato nel 2004 a cura della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Etruria Meridionale a garantire la conservazione e migliorarne l'estetica, rivitalizzando i colori e evidenziando la distinzione fra porzioni originali e ricostruite).

 

In origine di vivace cromia, gli stupendi animali scalpitano pronti a spiccare il volo, resi vivi e nervosi da una raffinatissima manifattura, abilità degli artigiani etruschi questa messa in evidenza tanto dalla realistica resa dei dettagli anatomici - zampe, teste, criniere, code, ali - che dall'esatta riproduzione della bardatura (non sapremo mai esattamente cosa l'altra lastra rappresentasse, ma parte dell'asse di un timone da carro suggerisce i cavalli aggiogati ad una biga, molto probabilmente guidata dalla stessa divinità cui è dedicato il tempio): chiunque l'autore, dimostra di possedere ottima conoscenza della contemporanea scultura greca prendendola a modello in un una delle opere caratterizzanti dell'arte etrusca tardo-classica, anzi tra le più celebri immagini della cultura etrusca e, perché no, dell'Antichità, riprodotta in tutti i libri di Storia dell'Arte.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Aprile

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tra le usanze funebri degli Etruschi la rappresentazione fisica dei defunti con cui almeno il volto viene modellato in terracotta, un po' come noi oggi mettiamo una foto sulla tomba, da cui nella forma più costosa i sarcofagi, dei veri e propri contenitori delle salme il cui coperchio solitamente ne rappresenta l'intero corpo (persone distese da sole, in coppia o più persone su letti triclinari) e nella forma più economica dei canopi con tappo dalle fattezze del volto del morto più o meno stilizzato, per conservarvi i resti ossei.

La tradizione dei canopi o vasi canopici deriva dall'
Antico Egitto, dove alla mummificazione del defunto gli organi interni vengono estratti e conservati in un vaso: nell'Antico Regno la pratica prevede la conservazione in cassetta lignea a quattro scomparti, a partire dal Medio Regno (XII Dinastia) inizia l'uso di vasi canopici con coperchio a forma di testa umana a loro volta messi in una cassetta di legno a scomparti protetta dalle quattro dee Iside o Aset, dea della maternità e della fertilità, Nefti o Nephtys, dea del parto e dell'oltretomba, Neith o Nit, dea della caccia e della guerra, e Selkis o Serqet, la dea-scorpione della magia.

Con il Secondo Periodo Intermedio tornerà l'usanza della semplice cassetta di legno a scomparti per poi
sotto il Nuovo Regno (XIX Dinastia) riprendere ed elaborare la tradizione dei canopi, ora in scatola a forma di santuario protetto dalle quattro dee e dai coperchi con le teste dei quattro Figli di Horus: l'umano Hamset per il fegato, la scimmia Hapi per i polmoni, il falco Qebeshenuf per gli intestini e lo sciacallo Duamutef per lo stomaco, dal Terzo Periodo Intermedio (XI Dinastia) gli organi interni verranno invece anch'essi imbalsamati e ricollocati nel corpo, ma i canopi ricompariranno fino all'Epoca Tolemaica, da cui forse la tradizione etrusca.

 

 

 

 

 

Gli ori etruschi testimoniano l'abilità degli artigiani orafi come il lusso e l'ostentazione della ricchezza nella vita sociale attraverso oggetti di ornamento personale, dal IX al VII sec aC ben documentati nelle tombe principesche di Cerveteri, Palestrina, Pontecagnano e Vetulonia, una ricchezza tesaurizzata in monili che si ridimensionerà a fine VII secolo per la crisi dei commerci marittimi nel Tirreno: eccezione le alte autorità politiche in occasione di cerimonie pubbliche - al consumo privato della ricchezza subentra allora l'accumulo pubblico nei santuari cittadini, a fine VI secolo una ricchezza ormai puramente simbolica della collettività.

La tecnica di lavorazione etrusca si ispira ai
manufatti importati dall'Oriente, cioè dal Mondo Fenicio e Greco con cui gli Etruschi intrattengono vivaci scambi commerciali e culturali, ma altrettanto dalla prestigiosa scuola degli orefici della Magna Grecia, soprattutto da Neapolis, trasferitisi a Nord: apprezzati e ricercati, i maestri orafi rientrano, come i ceramisti, nel ceto alfabetizzato con gli àristoi, usando la scrittura sia per decorare che firmare le proprie opere, mentre i ritrovamenti di Vetulonia suggeriscono come, complementare all'attività degli orafi, esista un altro estremamente sviluppato artigianato di intaglio di avorio, ambra e legni pregiati.

Sull'attività estrattiva di
rame e ferro toscana gli Etruschi fondano la loro agiatezza, ma non hanno risorse locali di oro che devono acquistare in Nord-Italia, Macedonia, Tracia, Spagna e addirittura Nubia e Siberia:  come il consumo da parte degli àristoi ha suo apice nel VII secolo, così anche le tecniche di lavorazione si evolvono a livelli di assoluta virtuosità e raffinatezza nella miniaturizzazione e "granulazione", una tecnica  ripresa da Egizi e Micenei, microgocce sferiche di fusione o "grani" saldate pazientemente con sale di rame e collante organico su sottili lamine di fibule, bracciali, diademi e pettorali, secondo precisi disegni prestabiliti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Maggio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La civiltà etrusca ha le sue radici nella cosiddetta "Cultura Villanoviana" e si sviluppa dal X al IV sec aC per poi venire progressivamente assorbita dalla Civiltà Romana, oltre che per il diretto contributo iniziale alla creazione della stessa Urbe, per assimilazione culturale a partire dalla conquista militare della prima città etrusca di Veio nel 396 aC, completandosi essenzialmente nel I sec aC, anche se documentate ne sono intatte espressioni fino al IV sec dC e oltre, soprattutto di tipo religioso, presso Imperatori e addirittuta Papi.

 

A loro volta gli Etruschi sono profondamente influenzati dai Greci, a partire dall'VIII-VII sec aC, il periodo appunto detto "Orientalizzante" della loro storia, ma l'influenza dell'est sulla loro società continuerà e si rafforzerà anzi nei secoli successivi, acquisendone essenzialmente alfabeto e mitologia nonché ricalcandone nella tradizione artistica le fasi stilistiche in tutti i successivi periodi, rispettivamente detti "Arcaico", dal 550 al 450 aC, "Classico", dal 450 al 350 aC, ed "Ellenistico", dal 350 aC alla fine.
 


Particolarmente palese questo nella
ceramica etrusca: in Etruria viene largamente importato splendido vasellame originale greco nell'ambito della fitta rete di scambi commerciali, ma gli stessi artigiani ceramisti greci, una volta emigrati in Magna Grecia e in Etruria, aprendo laboratori e vere e proprie scuole, diventano maestri di intere generazioni di artigiani ed artisti locali e divulgano insieme a tecniche ed abilità, come la depurazione e l'impermeabilizzare dell'argilla, la varietà di forme dei vasi a seconda dell'uso, la tornitura ad alta velocità con l'aiuto del tornio, la pittura a tema mitologico decorativa delle superfici con colori minerali e la cottura ad alta temperatura, anche idee e costumi, dando così vita ad una delle più ricche produzioni di vasellame di imitazione greca, soprattutto in stile corinzio ed attico.

 

Agli inizi gli Etruschi lavorano direttamente a mano quasi esclusivamente vasi di uso domestico utilizzando argilla poco raffinata, di forme rozze ed appena decorati a geometria incisa o graffiata prima della cottura: peculiare della ceramica originale etrusca rimane il cosiddetto "bucchero" - denominazione moderna dallo Spagnolo "bucaro", associandone le caratteristiche a quelle di una terra nerastra utilizzata per produzione di vasellame nell'America Latina - del tutto particolare nell'impasto, nella cottura e nella colorazione, una ceramica di argille a grana molto fine e ricche di ferro, fragile, porosa, quasi nera e brillante dopo lucidatura a stecca (cotta in ambiente ricco di fumo e povero di ossigeno, la sua porosità viene ridotta impregnandosi di carbone, con la trasformazione chimica dei composti ferrici, rossi, in ferrosi, neri e in parte vetrificati).

 

Gli Etruschi faranno dell'argilla sotto forma di terracotta uno dei primari materiali da costruzione, con largo uso nella scultura (maschere, lastre di copertura e decorazione a rilievo, sarcofagi) e nella produzione di vasi, sia per uso domestico che funerari.

 

 

 

 

 

Gli ori etruschi testimoniano l'abilità degli artigiani orafi come il lusso e l'ostentazione della ricchezza nella vita sociale attraverso oggetti di ornamento personale, dal IX al VII sec aC ben documentati nelle tombe principesche di Cerveteri, Palestrina, Pontecagnano e Vetulonia, una ricchezza tesaurizzata in monili che si ridimensionerà a fine VII secolo per la crisi dei commerci marittimi nel Tirreno: eccezione le alte autorità politiche in occasione di cerimonie pubbliche - al consumo privato della ricchezza subentra allora l'accumulo pubblico nei santuari cittadini, a fine VI secolo una ricchezza ormai puramente simbolica della collettività.

La tecnica di lavorazione etrusca si ispira ai
manufatti importati dall'Oriente, cioè dal Mondo Fenicio e Greco con cui gli Etruschi intrattengono vivaci scambi commerciali e culturali, ma altrettanto dalla prestigiosa scuola degli orefici della Magna Grecia, soprattutto da Neapolis, trasferitisi a Nord: apprezzati e ricercati, i maestri orafi rientrano, come i ceramisti, nel ceto alfabetizzato con gli àristoi, usando la scrittura sia per decorare che firmare le proprie opere, mentre i ritrovamenti di Vetulonia suggeriscono come, complementare all'attività degli orafi, esista un altro estremamente sviluppato artigianato di intaglio di avorio, ambra e legni pregiati.

Sull'attività estrattiva di
rame e ferro toscana gli Etruschi fondano la loro agiatezza, ma non hanno risorse locali di oro che devono acquistare in Nord-Italia, Macedonia, Tracia, Spagna e addirittura Nubia e Siberia: come il consumo da parte degli àristoi ha suo apice nel VII secolo, così anche le tecniche di lavorazione si evolvono a livelli di assoluta virtuosità e raffinatezza nella miniaturizzazione e "granulazione", una tecnica ripresa da Egizi e Micenei, microgocce sferiche di fusione o "grani" saldate pazientemente con sale di rame e collante organico su sottili lamine di fibule, bracciali, diademi e pettorali, secondo precisi disegni prestabiliti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Giugno

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Xxxx.

 

 

 

 

 

La civiltà etrusca ha le sue radici nella cosiddetta "Cultura Villanoviana" e si sviluppa dal X al IV sec aC per poi venire progressivamente assorbita dalla Civiltà Romana, oltre che per il diretto contributo iniziale alla creazione della stessa Urbe, per assimilazione culturale a partire dalla conquista militare della prima città etrusca di Veio nel 396 aC, completandosi essenzialmente nel I sec aC, anche se documentate ne sono intatte espressioni fino al IV sec dC e oltre, soprattutto di tipo religioso, presso Imperatori e addirittuta Papi.

 

A loro volta gli Etruschi sono profondamente influenzati dai Greci, a partire dall'VIII-VII sec aC, il periodo appunto detto "Orientalizzante" della loro storia, ma l'influenza dell'est sulla loro società continuerà e si rafforzerà anzi nei secoli successivi, acquisendone essenzialmente alfabeto e mitologia nonché ricalcandone nella tradizione artistica le fasi stilistiche in tutti i successivi periodi, rispettivamente detti "Arcaico", dal 550 al 450 aC, "Classico", dal 450 al 350 aC, ed "Ellenistico", dal 350 aC alla fine.
 


Particolarmente palese questo nella
ceramica etrusca: in Etruria viene largamente importato splendido vasellame originale greco nell'ambito della fitta rete di scambi commerciali, ma gli stessi artigiani ceramisti greci, una volta emigrati in Magna Grecia e in Etruria, aprendo laboratori e vere e proprie scuole, diventano maestri di intere generazioni di artigiani ed artisti locali e divulgano insieme a tecniche ed abilità, come la depurazione e l'impermeabilizzare dell'argilla, la varietà di forme dei vasi a seconda dell'uso, la tornitura ad alta velocità con l'aiuto del tornio, la pittura a tema mitologico decorativa delle superfici con colori minerali e la cottura ad alta temperatura, anche idee e costumi, dando così vita ad una delle più ricche produzioni di vasellame di imitazione greca, soprattutto in stile corinzio ed attico.

 

Agli inizi gli Etruschi lavorano direttamente a mano quasi esclusivamente vasi di uso domestico utilizzando argilla poco raffinata, di forme rozze ed appena decorati a geometria incisa o graffiata prima della cottura: peculiare della ceramica originale etrusca rimane il cosiddetto "bucchero" - denominazione moderna dallo Spagnolo "bucaro", associandone le caratteristiche a quelle di una terra nerastra utilizzata per produzione di vasellame nell'America Latina - del tutto particolare nell'impasto, nella cottura e nella colorazione, una ceramica di argille a grana molto fine e ricche di ferro, fragile, porosa, quasi nera e brillante dopo lucidatura a stecca (cotta in ambiente ricco di fumo e povero di ossigeno, la sua porosità viene ridotta impregnandosi di carbone, con la trasformazione chimica dei composti ferrici, rossi, in ferrosi, neri e in parte vetrificati).

 

Gli Etruschi faranno dell'argilla sotto forma di terracotta uno dei primari materiali da costruzione, con largo uso nella scultura (maschere, lastre di copertura e decorazione a rilievo, sarcofagi) e nella produzione di vasi, sia per uso domestico che funerari.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Luglio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gli ori etruschi testimoniano l'abilità degli artigiani orafi come il lusso e l'ostentazione della ricchezza nella vita sociale attraverso oggetti di ornamento personale, dal IX al VII sec aC ben documentati nelle tombe principesche di Cerveteri, Palestrina, Pontecagnano e Vetulonia, una ricchezza tesaurizzata in monili che si ridimensionerà a fine VII secolo per la crisi dei commerci marittimi nel Tirreno: eccezione le alte autorità politiche in occasione di cerimonie pubbliche - al consumo privato della ricchezza subentra allora l'accumulo pubblico nei santuari cittadini, a fine VI secolo una ricchezza ormai puramente simbolica della collettività.

La tecnica di lavorazione etrusca si ispira ai
manufatti importati dall'Oriente, cioè dal Mondo Fenicio e Greco con cui gli Etruschi intrattengono vivaci scambi commerciali e culturali, ma altrettanto dalla prestigiosa scuola degli orefici della Magna Grecia, soprattutto da Neapolis, trasferitisi a Nord: apprezzati e ricercati, i maestri orafi rientrano, come i ceramisti, nel ceto alfabetizzato con gli àristoi, usando la scrittura sia per decorare che firmare le proprie opere, mentre i ritrovamenti di Vetulonia suggeriscono come, complementare all'attività degli orafi, esista un altro estremamente sviluppato artigianato di intaglio di avorio, ambra e legni pregiati.

Sull'attività estrattiva di
rame e ferro toscana gli Etruschi fondano la loro agiatezza, ma non hanno risorse locali di oro che devono acquistare in Nord-Italia, Macedonia, Tracia, Spagna e addirittura Nubia e Siberia: come il consumo da parte degli àristoi ha suo apice nel VII secolo, così anche le tecniche di lavorazione si evolvono a livelli di assoluta virtuosità e raffinatezza nella miniaturizzazione e "granulazione", una tecnica ripresa da Egizi e Micenei, microgocce sferiche di fusione o "grani" saldate pazientemente con sale di rame e collante organico su sottili lamine di fibule, bracciali, diademi e pettorali, secondo precisi disegni prestabiliti.

 

 

 

 

 

La civiltà etrusca ha le sue radici nella cosiddetta "Cultura Villanoviana" e si sviluppa dal X al IV sec aC per poi venire progressivamente assorbita dalla Civiltà Romana, oltre che per il diretto contributo iniziale alla creazione della stessa Urbe, per assimilazione culturale a partire dalla conquista militare della prima città etrusca di Veio nel 396 aC, completandosi essenzialmente nel I sec aC, anche se documentate ne sono intatte espressioni fino al IV sec dC e oltre, soprattutto di tipo religioso, presso Imperatori e addirittuta Papi.

 

A loro volta gli Etruschi sono profondamente influenzati dai Greci, a partire dall'VIII-VII sec aC, il periodo appunto detto "Orientalizzante" della loro storia, ma l'influenza dell'est sulla loro società continuerà e si rafforzerà anzi nei secoli successivi, acquisendone essenzialmente alfabeto e mitologia nonché ricalcandone nella tradizione artistica le fasi stilistiche in tutti i successivi periodi, rispettivamente detti "Arcaico", dal 550 al 450 aC, "Classico", dal 450 al 350 aC, ed "Ellenistico", dal 350 aC alla fine.
 


Particolarmente palese questo nella
ceramica etrusca: in Etruria viene largamente importato splendido vasellame originale greco nell'ambito della fitta rete di scambi commerciali, ma gli stessi artigiani ceramisti greci, una volta emigrati in Magna Grecia e in Etruria, aprendo laboratori e vere e proprie scuole, diventano maestri di intere generazioni di artigiani ed artisti locali e divulgano insieme a tecniche ed abilità, come la depurazione e l'impermeabilizzare dell'argilla, la varietà di forme dei vasi a seconda dell'uso, la tornitura ad alta velocità con l'aiuto del tornio, la pittura a tema mitologico decorativa delle superfici con colori minerali e la cottura ad alta temperatura, anche idee e costumi, dando così vita ad una delle più ricche produzioni di vasellame di imitazione greca, soprattutto in stile corinzio ed attico.

 

Agli inizi gli Etruschi lavorano direttamente a mano quasi esclusivamente vasi di uso domestico utilizzando argilla poco raffinata, di forme rozze ed appena decorati a geometria incisa o graffiata prima della cottura: peculiare della ceramica originale etrusca rimane il cosiddetto "bucchero" - denominazione moderna dallo Spagnolo "bucaro", associandone le caratteristiche a quelle di una terra nerastra utilizzata per produzione di vasellame nell'America Latina - del tutto particolare nell'impasto, nella cottura e nella colorazione, una ceramica di argille a grana molto fine e ricche di ferro, fragile, porosa, quasi nera e brillante dopo lucidatura a stecca (cotta in ambiente ricco di fumo e povero di ossigeno, la sua porosità viene ridotta impregnandosi di carbone, con la trasformazione chimica dei composti ferrici, rossi, in ferrosi, neri e in parte vetrificati).

 

Gli Etruschi faranno dell'argilla sotto forma di terracotta uno dei primari materiali da costruzione, con largo uso nella scultura (maschere, lastre di copertura e decorazione a rilievo, sarcofagi) e nella produzione di vasi, sia per uso domestico che funerari.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Agosto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gli ori etruschi testimoniano l'abilità degli artigiani orafi come il lusso e l'ostentazione della ricchezza nella vita sociale attraverso oggetti di ornamento personale, dal IX al VII sec aC ben documentati nelle tombe principesche di Cerveteri, Palestrina, Pontecagnano e Vetulonia, una ricchezza tesaurizzata in monili che si ridimensionerà a fine VII secolo per la crisi dei commerci marittimi nel Tirreno: eccezione le alte autorità politiche in occasione di cerimonie pubbliche - al consumo privato della ricchezza subentra allora l'accumulo pubblico nei santuari cittadini, a fine VI secolo una ricchezza ormai puramente simbolica della collettività.

La tecnica di lavorazione etrusca si ispira ai
manufatti importati dall'Oriente, cioè dal Mondo Fenicio e Greco con cui gli Etruschi intrattengono vivaci scambi commerciali e culturali, ma altrettanto dalla prestigiosa scuola degli orefici della Magna Grecia, soprattutto da Neapolis, trasferitisi a Nord: apprezzati e ricercati, i maestri orafi rientrano, come i ceramisti, nel ceto alfabetizzato con gli àristoi, usando la scrittura sia per decorare che firmare le proprie opere, mentre i ritrovamenti di Vetulonia suggeriscono come, complementare all'attività degli orafi, esista un altro estremamente sviluppato artigianato di intaglio di avorio, ambra e legni pregiati.

Sull'attività estrattiva di
rame e ferro toscana gli Etruschi fondano la loro agiatezza, ma non hanno risorse locali di oro che devono acquistare in Nord-Italia, Macedonia, Tracia, Spagna e addirittura Nubia e Siberia: come il consumo da parte degli àristoi ha suo apice nel VII secolo, così anche le tecniche di lavorazione si evolvono a livelli di assoluta virtuosità e raffinatezza nella miniaturizzazione e "granulazione", una tecnica ripresa da Egizi e Micenei, microgocce sferiche di fusione o "grani" saldate pazientemente con sale di rame e collante organico su sottili lamine di fibule, bracciali, diademi e pettorali, secondo precisi disegni prestabiliti.

 

 

 

 

 

La civiltà etrusca ha le sue radici nella cosiddetta "Cultura Villanoviana" e si sviluppa dal X al IV sec aC per poi venire progressivamente assorbita dalla Civiltà Romana, oltre che per il diretto contributo iniziale alla creazione della stessa Urbe, per assimilazione culturale a partire dalla conquista militare della prima città etrusca di Veio nel 396 aC, completandosi essenzialmente nel I sec aC, anche se documentate ne sono intatte espressioni fino al IV sec dC e oltre, soprattutto di tipo religioso, presso Imperatori e addirittuta Papi.

 

A loro volta gli Etruschi sono profondamente influenzati dai Greci, a partire dall'VIII-VII sec aC, il periodo appunto detto "Orientalizzante" della loro storia, ma l'influenza dell'est sulla loro società continuerà e si rafforzerà anzi nei secoli successivi, acquisendone essenzialmente alfabeto e mitologia nonché ricalcandone nella tradizione artistica le fasi stilistiche in tutti i successivi periodi, rispettivamente detti "Arcaico", dal 550 al 450 aC, "Classico", dal 450 al 350 aC, ed "Ellenistico", dal 350 aC alla fine.
 


Particolarmente palese questo nella
ceramica etrusca: in Etruria viene largamente importato splendido vasellame originale greco nell'ambito della fitta rete di scambi commerciali, ma gli stessi artigiani ceramisti greci, una volta emigrati in Magna Grecia e in Etruria, aprendo laboratori e vere e proprie scuole, diventano maestri di intere generazioni di artigiani ed artisti locali e divulgano insieme a tecniche ed abilità, come la depurazione e l'impermeabilizzare dell'argilla, la varietà di forme dei vasi a seconda dell'uso, la tornitura ad alta velocità con l'aiuto del tornio, la pittura a tema mitologico decorativa delle superfici con colori minerali e la cottura ad alta temperatura, anche idee e costumi, dando così vita ad una delle più ricche produzioni di vasellame di imitazione greca, soprattutto in stile corinzio ed attico.

 

Agli inizi gli Etruschi lavorano direttamente a mano quasi esclusivamente vasi di uso domestico utilizzando argilla poco raffinata, di forme rozze ed appena decorati a geometria incisa o graffiata prima della cottura: peculiare della ceramica originale etrusca rimane il cosiddetto "bucchero" - denominazione moderna dallo Spagnolo "bucaro", associandone le caratteristiche a quelle di una terra nerastra utilizzata per produzione di vasellame nell'America Latina - del tutto particolare nell'impasto, nella cottura e nella colorazione, una ceramica di argille a grana molto fine e ricche di ferro, fragile, porosa, quasi nera e brillante dopo lucidatura a stecca (cotta in ambiente ricco di fumo e povero di ossigeno, la sua porosità viene ridotta impregnandosi di carbone, con la trasformazione chimica dei composti ferrici, rossi, in ferrosi, neri e in parte vetrificati).

 

Gli Etruschi faranno dell'argilla sotto forma di terracotta uno dei primari materiali da costruzione, con largo uso nella scultura (maschere, lastre di copertura e decorazione a rilievo, sarcofagi) e nella produzione di vasi, sia per uso domestico che funerari.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La civiltà etrusca ha le sue radici nella cosiddetta "Cultura Villanoviana" e si sviluppa dal X al IV sec aC per poi venire progressivamente assorbita dalla Civiltà Romana, oltre che per il diretto contributo iniziale alla creazione della stessa Urbe, per assimilazione culturale a partire dalla conquista militare della prima città etrusca di Veio nel 396 aC, completandosi essenzialmentel ne I sec aC, anche se documentate ne sono intatte espressioni fino al IV sec dC e oltre, soprattutto di tipo religioso, presso Imperatori e addirittuta Papi.

 

A loro volta gli Etruschi sono profondamente influenzati dai Greci, a partire dall'VIII-VII sec aC, il periodo appunto detto "Orientalizzante" della loro storia, ma l'influenza dell'est sulla loro società continuerà e si rafforzerà anzi nei secoli successivi, acquisendone essenzialmente alfabeto e mitologia nonché ricalcandone nella tradizione artistica le fasi stilistiche in tutti i successivi periodi, rispettivamente detti "Arcaico", dal 550 al 450 aC, "Classico", dal 450 al 350 aC, ed "Ellenistico", dal 350 aC alla fine.
 


Particolarmente palese questo nella
ceramica etrusca: in Etruria viene largamente importato splendido vasellame originale greco nell'ambito della fitta rete di scambi commerciali, ma gli stessi artigiani ceramisti greci, una volta emigrati in Magna Grecia e in Etruria, aprendo laboratori e vere e proprie scuole, diventano maestri di intere generazioni di artigiani ed artisti locali e divulgano insieme a tecniche ed abilità, come la depurazione e l'impermeabilizzare dell'argilla, la varietà di forme dei vasi a seconda dell'uso, la tornitura ad alta velocità con l'aiuto del tornio, la pittura a tema mitologico decorativa delle superfici con colori minerali e la cottura ad alta temperatura, anche idee e costumi, dando così vita ad una delle più ricche produzioni di vasellame di imitazione greca, soprattutto in stile corinzio ed attico.

 

Agli inizi gli Etruschi lavorano direttamente a mano quasi esclusivamente vasi di uso domestico utilizzando argilla poco raffinata, di forme rozze ed appena decorati a geometria incisa o graffiata prima della cottura: peculiare della ceramica originale etrusca rimane il cosiddetto "bucchero" - denominazione moderna dallo Spagnolo "bucaro", associandone le caratteristiche a quelle di una terra nerastra utilizzata per produzione di vasellame nell'America Latina - del tutto particolare nell'impasto, nella cottura e nella colorazione, una ceramica di argille a grana molto fine e ricche di ferro, fragile, porosa, quasi nera e brillante dopo lucidatura a stecca (cotta in ambiente ricco di fumo e povero di ossigeno, la sua porosità viene ridotta impregnandosi di carbone, con la trasformazione chimica dei composti ferrici, rossi, in ferrosi, neri e in parte vetrificati).

 

Gli Etruschi faranno dell'argilla sotto forma di terracotta uno dei primari materiali da costruzione, con largo uso nella scultura (maschere, lastre di copertura e decorazione a rilievo, sarcofagi) e nella produzione di vasi, sia per uso domestico che funerari.

 

 

 

 

 

Gli ori etruschi testimoniano l'abilità degli artigiani orafi come il lusso e l'ostentazione della ricchezza nella vita sociale attraverso oggetti di ornamento personale, dal IX al VII sec aC ben documentati nelle tombe principesche di Cerveteri, Palestrina, Pontecagnano e Vetulonia, una ricchezza tesaurizzata in monili che si ridimensionerà a fine VII secolo per la crisi dei commerci marittimi nel Tirreno: eccezione le alte autorità politiche in occasione di cerimonie pubbliche - al consumo privato della ricchezza subentra allora l'accumulo pubblico nei santuari cittadini, a fine VI secolo una ricchezza ormai puramente simbolica della collettività.

La tecnica di lavorazione etrusca si ispira ai
manufatti importati dall'Oriente, cioè dal Mondo Fenicio e Greco con cui gli Etruschi intrattengono vivaci scambi commerciali e culturali, ma altrettanto dalla prestigiosa scuola degli orefici della Magna Grecia, soprattutto da Neapolis, trasferitisi a Nord: apprezzati e ricercati, i maestri orafi rientrano, come i ceramisti, nel ceto alfabetizzato con gli àristoi, usando la scrittura sia per decorare che firmare le proprie opere, mentre i ritrovamenti di Vetulonia suggeriscono come, complementare all'attività degli orafi, esista un altro estremamente sviluppato artigianato di intaglio di avorio, ambra e legni pregiati.

Sull'attività estrattiva di
rame e ferro toscana gli Etruschi fondano la loro agiatezza, ma non hanno risorse locali di oro che devono acquistare in Nord-Italia, Macedonia, Tracia, Spagna e addirittura Nubia e Siberia: come il consumo da parte degli àristoi ha suo apice nel VII secolo, così anche le tecniche di lavorazione si evolvono a livelli di assoluta virtuosità e raffinatezza nella miniaturizzazione e "granulazione", una tecnica ripresa da Egizi e Micenei, microgocce sferiche di fusione o "grani" saldate pazientemente con sale di rame e collante organico su sottili lamine di fibule, bracciali, diademi e pettorali, secondo precisi disegni prestabiliti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La civiltà etrusca ha le sue radici nella cosiddetta "Cultura Villanoviana" e si sviluppa dal X al IV sec aC per poi venire progressivamente assorbita dalla Civiltà Romana, oltre che per il diretto contributo iniziale alla creazione della stessa Urbe, per assimilazione culturale a partire dalla conquista militare della prima città etrusca di Veio nel 396 aC, completandosi essenzialmente nel I sec aC, anche se documentate ne sono intatte espressioni fino al IV sec dC e oltre, soprattutto di tipo religioso, presso Imperatori e addirittuta Papi.

 

A loro volta gli Etruschi sono profondamente influenzati dai Greci, a partire dall'VIII-VII sec aC, il periodo appunto detto "Orientalizzante" della loro storia, ma l'influenza dell'est sulla loro società continuerà e si rafforzerà anzi nei secoli successivi, acquisendone essenzialmente alfabeto e mitologia nonché ricalcandone nella tradizione artistica le fasi stilistiche in tutti i successivi periodi, rispettivamente detti "Arcaico", dal 550 al 450 aC, "Classico", dal 450 al 350 aC, ed "Ellenistico", dal 350 aC alla fine.
 


Particolarmente palese questo nella
ceramica etrusca: in Etruria viene largamente importato splendido vasellame originale greco nell'ambito della fitta rete di scambi commerciali, ma gli stessi artigiani ceramisti greci, una volta emigrati in Magna Grecia e in Etruria, aprendo laboratori e vere e proprie scuole, diventano maestri di intere generazioni di artigiani ed artisti locali e divulgano insieme a tecniche ed abilità, come la depurazione e l'impermeabilizzare dell'argilla, la varietà di forme dei vasi a seconda dell'uso, la tornitura ad alta velocità con l'aiuto del tornio, la pittura a tema mitologico decorativa delle superfici con colori minerali e la cottura ad alta temperatura, anche idee e costumi, dando così vita ad una delle più ricche produzioni di vasellame di imitazione greca, soprattutto in stile corinzio ed attico.

 

Agli inizi gli Etruschi lavorano direttamente a mano quasi esclusivamente vasi di uso domestico utilizzando argilla poco raffinata, di forme rozze ed appena decorati a geometria incisa o graffiata prima della cottura: peculiare della ceramica originale etrusca rimane il cosiddetto "bucchero" - denominazione moderna dallo Spagnolo "bucaro", associandone le caratteristiche a quelle di una terra nerastra utilizzata per produzione di vasellame nell'America Latina - del tutto particolare nell'impasto, nella cottura e nella colorazione, una ceramica di argille a grana molto fine e ricche di ferro, fragile, porosa, quasi nera e brillante dopo lucidatura a stecca (cotta in ambiente ricco di fumo e povero di ossigeno, la sua porosità viene ridotta impregnandosi di carbone, con la trasformazione chimica dei composti ferrici, rossi, in ferrosi, neri e in parte vetrificati).

 

Gli Etruschi faranno dell'argilla sotto forma di terracotta uno dei primari materiali da costruzione, con largo uso nella scultura (maschere, lastre di copertura e decorazione a rilievo, sarcofagi) e nella produzione di vasi, sia per uso domestico che funerari.

 

 

 

 

 

Gli ori etruschi testimoniano l'abilità degli artigiani orafi come il lusso e l'ostentazione della ricchezza nella vita sociale attraverso oggetti di ornamento personale, dal IX al VII sec aC ben documentati nelle tombe principesche di Cerveteri, Palestrina, Pontecagnano e Vetulonia, una ricchezza tesaurizzata in monili che si ridimensionerà a fine VII secolo per la crisi dei commerci marittimi nel Tirreno: eccezione le alte autorità politiche in occasione di cerimonie pubbliche - al consumo privato della ricchezza subentra allora l'accumulo pubblico nei santuari cittadini, a fine VI secolo una ricchezza ormai puramente simbolica della collettività.

La tecnica di lavorazione etrusca si ispira ai
manufatti importati dall'Oriente, cioè dal Mondo Fenicio e Greco con cui gli Etruschi intrattengono vivaci scambi commerciali e culturali, ma altrettanto dalla prestigiosa scuola degli orefici della Magna Grecia, soprattutto da Neapolis, trasferitisi a Nord: apprezzati e ricercati, i maestri orafi rientrano, come i ceramisti, nel ceto alfabetizzato con gli àristoi, usando la scrittura sia per decorare che firmare le proprie opere, mentre i ritrovamenti di Vetulonia suggeriscono come, complementare all'attività degli orafi, esista un altro estremamente sviluppato artigianato di intaglio di avorio, ambra e legni pregiati.

Sull'attività estrattiva di
rame e ferro toscana gli Etruschi fondano la loro agiatezza, ma non hanno risorse locali di oro che devono acquistare in Nord-Italia, Macedonia, Tracia, Spagna e addirittura Nubia e Siberia:  come il consumo da parte degli àristoi ha suo apice nel VII secolo, così anche le tecniche di lavorazione si evolvono a livelli di assoluta virtuosità e raffinatezza nella miniaturizzazione e "granulazione", una tecnica  ripresa da Egizi e Micenei, microgocce sferiche di fusione o "grani" saldate pazientemente con sale di rame e collante organico su sottili lamine di fibule, bracciali, diademi e pettorali, secondo precisi disegni prestabiliti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La tecnica di lavorazione etrusca si ispira ai
manufatti importati dall'Oriente, cioè dal Mondo Fenicio e Greco con cui gli Etruschi intrattengono vivaci scambi commerciali e culturali, ma altrettanto dalla prestigiosa scuola degli orefici della Magna Grecia, soprattutto da Neapolis, trasferitisi a Nord: apprezzati e ricercati, i maestri orafi rientrano, come i ceramisti, nel ceto alfabetizzato con gli àristoi, usando la scrittura sia per decorare che firmare le proprie opere, mentre i ritrovamenti di Vetulonia suggeriscono come, complementare all'attività degli orafi, esista un altro estremamente sviluppato artigianato di intaglio di avorio, ambra e legni pregiati.

Sull'attività estrattiva di
rame e ferro toscana gli Etruschi fondano la loro agiatezza, ma non hanno risorse locali di oro che devono acquistare in Nord-Italia, Macedonia, Tracia, Spagna e addirittura Nubia e Siberia:  come il consumo da parte degli àristoi ha suo apice nel VII secolo, così anche le tecniche di lavorazione si evolvono a livelli di assoluta virtuosità e raffinatezza nella miniaturizzazione e "granulazione", una tecnica  ripresa da Egizi e Micenei, microgocce sferiche di fusione o "grani" saldate pazientemente con sale di rame e collante organico su sottili lamine di fibule, bracciali, diademi e pettorali, secondo precisi disegni prestabiliti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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2013 - Collezione "Arte sacra"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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