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Cultura e società |
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Alla pagina di origine |
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Note di approfondimento storico |
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Da qui le origini dello Stato della Chiesa |
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Caduta Roma, la penisola italiana si sgretola
Il cosiddetto "Patrimonio" o "Beni di San Pietro" Prove generali di potere, ovvero niente succede per caso a all'improvviso
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L'inventata "Donazione di Costantino"
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Caduta Roma, la penisola italiana si sgretola |
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Dopo i saccheggi di Roma, prima ad opera dei Visigoti di Alarico e poi dei Vandali di Genserico, nel 476 crolla l’Impero Romano d’Occidente, mentre le regioni orientali dell’Impero sopravvivono con Costantinopoli capitale, sorta sulle rovine della vecchia Bisanzio e denominata la "Nuova Roma".
Nel 553 l’Imperatore Giustiniano I è appena riuscito a scacciare gli Ostrogoti dall’Italia con una guerra quasi ventennale, quando l’invasione dei Longobardi del 568 spezza definitivamente la penisola italica in un Regno Longobardo ed i Territori Bizantini.
Ma il Regno Longobardo non rimane unito a lungo, frazionandosi a sua volta via via in Ducati sempre più autonomi, come pure i Territori Bizantini si frantumano in nuclei sempre più piccoli e sempre più locali: alcuni restano sotto il governo dell’Impero Romano d’Oriente, come l’Esarcato di Ravenna ed il Ducato di Calabria, ma i più acquistano totale autonomia, come i Ducati di Venezia, Napoli, Gaeta, Amalfi, Sorrento e Roma.
Il Ducato di Roma in particolare ha confini molto incerti, diviso in due dal Tevere, con a nord la cosiddetta "Tuscia Romana" e la "Campagna" o "Campania Laziale" a sud.
A fianco, la croce d'oro e pietre preziose di Agilulfo, Re dei Longobardi e Re d'Italia dal 591 al 616: probabilmente una croce votiva appesa al centro della sua corona. |
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Il cosiddetto "Patrimonio" o "Beni di San Pietro" |
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In questi anni di estrema incertezza e instabilità politica, già dalla metà del V secolo chi è rimasto nella non più gloriosa né potente Urbe vede come ultima difesa contro le ripetute invasioni e distruzioni barbariche della Capitale null'altro che il prestigio spirituale del Vescovo di Roma, in qualità di "successore di Pietro".
Quindi i Romani, anche dopo la riconquista del territorio da parte di Giustiniano, considerano come proprio naturale difensore più il Pontefice che il Governatore Imperiale: quando poi Papa San Gregorio I Magno salva Roma dalla minacciosa avanzata dei Longobardi, sostituendosi così d'autorità ad un Esarca di Ravenna del tutto impotente, l'episodio sancisce l'inizio di un governo di fatto della città e dei suoi territori da parte della Chiesa, pur continuando questa a riconoscere formalmente l’autorità di Bisanzio.
A dire il vero il "potere" della Chiesa Cattolica Romana dell'epoca non è, come alcuni vorrebbero asserire, esclusivamente basato sul suo prestigio spirituale, ma anche su cospicue ricchezze fondiarie, andatesi accumulando nei secoli attraverso donazioni di fedeli più o meno ricchi, conosciute sotto il nome di "offerte a San Pietro": fin dal 321 alla Chiesa Romana viene infatti permesso di poter trasmettere il titolo di proprietà dei suoi possedimenti.
Queste proprietà della Chiesa vengono già dall'inizio organizzate in grandi aziende rurali, singolarmente denominate "patrimonium" e ciascuna autonomamente gestita da un "rector", alto funzionario di un'articolata amministrazione pontificia centralizzata che viene direttamente nominato dal Papa: l'insieme dei "patrimonia" vengono collettivamente detti "Patrimonium Sancti Petri".
A fianco, il cosiddetto "Liber Diurnus Romanorum Pontificum", il codice vaticano scoperto nel 1646 nella biblioteca romana del Monastero di S. Croce in Gerusalemme: una delle più antiche testimonianze della storia della Chiesa e del Papato durante i secoli dal VI al IX, antico libro pergamenaceo di formule della Cancelleria Pontificia, tra cui l'amministrazione del Patrimonium Petri.
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Prove generali di potere, ovvero niente succede per caso a all'improvviso |
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Il Patrimonio di San Pietro, il quale costituisce fin dai primi secoli una estesissima rete di territori, ben oltre i confini della penisola italica, viene fortemente ridotto nel VII secolo , sia dalle conquiste longobarde che dalle confische bizantine, fino a limitarsi all’Italia Centrale, ma sempre gestito nella continuità del vincente, perché estremamente adattabile, modello organizzativo dei singoli "patrimonia", un modo omogeneo ed unificante di amministrarlo, che sopravviverà al fitto susseguirsi di diverse reggenze territoriali e supererà tutte le nette distinzioni politiche fra Regni Romano-Barbarici e Territori Bizantino-Imperiali. |
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Sopra, i magnifici mosaici nella Chiesa di San Vitale a Ravenna, mostrano,in tutto il loro splendore, a sinistra, l'Imperatrice Teodora con le sue dame di corte e, a destra, l'Imperatore Bizantino Giustiniano con i suoi dignitari. |
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In altre parole la Chiesa di Roma già molto prima degli eventi storici determinanti e formalizzanti del suo potere "temporale" e politico, si sviluppa e si afferma come scaltra e ben oliata realtà amministrativa, costituita da una grande e complessa struttura organizzativa, con quadri dirigenziali e numerosissimo personale "qualificato", in possesso cioè di un’ampia gamma di competenze essenziali per la gestione di vastissime proprietà: è proprio questo presupposto, costruito con tenacia, pazienza e lungimiranza, che gli permetterà poi di assumere, gradualmente e senza sforzi né traumi, responsabilità di governo territoriale ben più ampie.
Non è a caso dunque che il ruolo politico della Chiesa si evolva durante l'VIII secolo fino a porla esplicitamente alla guida dell'emancipazione dell’Italia da Bisanzio, adattando con estrema facilità le proprie istituzioni alle necessità di un governo territoriale su tutt'altra scala. |
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Le proprietà della Chiesa come "res pauperum Christi" |
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Alla fine del VII secolo l’Italia Bizantina è ormai sotto la guida politica, sociale ed economica di famiglie sempre più legate a comunità locali ben definite, una "aristocrazia militare" ed una nuova struttura sociale che non necessariamente discendono più dai vertici dell’Impero.
Ad eccezione di Ravenna che rimane sotto il diretto potere di Bisanzio e, anzi, lo rappresenta nella penisola, le popolazioni locali delle altre Province, coltivatori agricoli in gran maggioranza legati al Patrimonio della Chiesa, riconoscono in essa l’unica istituzione rimasta in grado di garantirgli una pacifica ed ordinata convivenza sociale, cosa che né Bizantini né Longobardi possono più.
Inoltre l’amministrazione ecclesiastica, già liberale in opere di carità e di assistenza ai bisognosi, proprio grazie ai redditi derivanti dalle proprietà acquisite - per questo alla fine denominate "res pauperum Christi" - viene chiamata in modo naturale sempre più a soddisfare i bisogni dell'intera popolazione, assumendosi anche responsabilità d’interesse collettivo fino ad ora compito dei poteri laici del Municipio e dello Stato.
In due lettere del 739 a Carlo Martello, Maestro di Palazzo alla Corte dei Re Merovingi e padre di Pipino il Breve, viene usata da Papa Gregorio III per la prima volta l'espressione "Populus peculiaris Beati Petri" per le popolazioni del Ducato Romano, di Ravenna e della cosiddetta "Pentapoli", tra Romagna e Marche, in altre parole il "gregge" prediletto: "Quia populus sanctus es Domino Deo tuo. Te elegit Dominus Deus tuus, ut sis ei populus peculiaris de cunctis populis, qui sunt super terram…" "Perché tu popolo sei santo al Signore Dio tuo. Ed il Signore Dio tuo ti ha scelto, affiché tu sia il suo popolo prediletto tra tutti i popoli, che esistono sulla Terra..."
A fianco, la rievocata figura del Buon Pastore, qui in una statua dalle Catacombe di Domitilla. |
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Rinasce la "respublica" |
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