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Da qui gli Etruschi... – Note di approfondimento storico

 

 

Una prospettiva storica

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Pagina di ingresso

Pagina di copertina

Mappa di Cultura

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In questa pagina

 

Alla ricerca di una "verità" storica

 

La storia di chi?

 

Più che "sapere" la storia è esperienza

 

"Leggere" il territorio

 

Gli "spazi" della storia

 

I "tempi" della storia

 

I tempi storici "lunghi"

 

I tempi storici "medi"

 

I tempi storici "brevi"

 

Viviamo spesso in tempi e prospettive del tutto diversi

 

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Alla ricerca di una "verità" storica

 

 

 

 

 

 

 

 

La storia di chi?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

C'è un detto popolare che asserisce: "La storia viene scritta dai vincitori".

 

La scuola dell'immediato secondo dopoguerra è ancora ridondante di "romanità", quella riesumata da un Fascismo da poco destituito, di cui non si parla, ma che ancora domina tutto il sistema scolastico (i docenti e i programmi vengono da quel periodo storico!).

 

Un'altra parola che di conseguenza non viene mai nominata nelle aule è "Etruschi": scuola d'obbligo, liceo - niente.

 

Eppure il 90 percento della "romanità" è etrusca e gli Etruschi nascono e si sviluppano proprio qui, sulla nostra terra, come la prima, omogenea civiltà capace di unificare gran parte della penisola italica...

 

La storia che ancora si insegna è fatta di troppi avvenimenti, simboli e date, gioca di mnemonica: basta scomporre e ricomporre, dar peso a futilità e sminuire o nascondere qualche dettaglio essenziale, perchè il caleidoscopio dia tutt'atra immagine.

 

 

 

 

 

 

 

 

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Più che "sapere" la storia è esperienza

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Imparare a "leggere la storia" è tutt'altra cosa.

 

La lettura storica rappresenta un'area di intersezione e di intreccio, presuppone l'integrazione e la sinergia dei cosiddetti "saperi essenziali", un nuovo "sapere trasversale", interdisciplinare, che va costruito piuttosto che trasmesso.

 

Occorre quindi una metodologia orientata alla costruzione del sapere, che abbia come obiettivo rendere gli "adulti di domani" cittadini responsabili anche e soprattutto nei confronti del loro "territorio", il proprio contesto di vita naturale e sociale, da saper vedere, interpretare, capire, amare, tutelare, sviluppare e consegnare alle future generazioni.

 

Per far questo a ciascuno deve essere garantita l'opportunità di crearsi delle esperienze personali del territorio, le quali vanno necessariamente prima di tutto vissute, ma poi documentate, rese visibili, comunicate e condivise.

 

 

 

 

 

 

 

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"Leggere" il territorio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In un moderno e democratico processo di "alfabetizzazione", oltre alla parola e alla oggi pur dominante immagine, sempre meno specchio e sempre più manipolazione della realtà,  tra i vari alfabeti e linguaggi rientra, a pieno titolo, la lettura e l’interpretazione del territorio.

 

"Lettura del territorio" significa imparare il linguaggio con cui interpretare il paesaggio, saper riconoscere i "segni", le tracce lasciate da qualcosa o da qualcuno, dalla natura o dall'uomo, saper scomporre la realtà percepita con i sensi negli elementi o organismi elementari che la compongono, distinguendo quelli naturali dagli antropici, scoprirne i legami geografici e storici che li uniscono, per poi ricomporli in una logica di cambiamento evolutivo che va dal semplice al complesso: una lettura "storica" è anche geologica, geografica, topografica, urbanistica, architettonica, sociale ed economica.

 

Il valore educativo del territorio sta quindi nell'allenamento all'uso di un metodo storico, necessario per la sua comprensione, che porta ad una interiorizzazione delle conoscenze e delle esperienze, ad una "motivazione" che rende capaci di e spinge a costruire attivamente nuovi legami.

 

 

 

 

 

 

 

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Gli "spazi" della storia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Questa integrazione dei saperi in una lettura "coordinata", da diversi angoli e su piani diversi, contribuisce a sviluppare sia capacità percettive che cognitive:

 

- una predispositiva attenzione al contesto quanto al dettaglio;

 

- l’osservazione dell’ambiente in cui vivo;

 

- l’interesse di chiedermi perché una cosa stia proprio lì, fatta così e, quindi, l'uso degli strumenti critici

della "comprensione" (nel dedurre informazioni da dati e riordinare le conoscenze acquisite) e di quelli logici della "ricostruzione" (la relazione fra tali conoscenze per ricomporre la sequenza di azioni ed eventi che ha prodotto l'attuale situazione);

 

- l'apprendimento del significato del "lavoro", con conseguente senso di apprezzamento e rispetto, non

solo per quello che faccio io, ma anche che fanno gli altri oggi, che hanno fatto prima di me e che faranno dopo di me;

 

- la consapevolezza di come lo "spazio" storico, fisico e non solo, non sia un vuoto, da riempire di "me" e

di "mio", ma un pieno, di "noi" e di "nostro", che va conosciuto, protetto ed arricchito anche di mio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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I "tempi" della storia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un possibile e più ricco schema della nostra contestualità storica.

 

Quando si parla di storia è facile comprimerla in un "continuum", fatti di 5000 anni prima di Cristo con quello che succedeva 50 anni fa...: anche se tutto è certamente collegato, c'è bisogno di distinguere una serialità di avvenimenti, concatenati lungo l'asse del tempo, ed un parallelismo o simultaneità di eventi, sparsi in luoghi anche molto lontani l'uno dall'altro, ma che prima o poi, in qualche modo, avranno un impatto reciproco.

 

Ogni popolo, cultura o macro-area cerca sempre di concatenare soprattutto la serialità della storia immediatamente prossima a se, nel tempo e nello spazio, portandone la lettura univocamente a vantaggio della propria immagine, perdendone spesso la contestualità: ciò falsa profondamente la prospettiva storica, impoverisce di sicuro, ma può addirittura travisare, i fatti, riducendoli a dettagli fuori da ogni trama storica, elementi di un "lego" smontabile e riassemblabile a piacere.

 

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I tempi storici "lunghi"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I condizionamenti della nostra vita sociale legati al clima e, di conseguenza, all'ambiente in cui viviamo

La permanenza delle tipicità vocazionali di una popolazione, dovute soprattutto alle caratteristiche ambientali del territorio

I cambiamenti strutturali dell'organizzazione umana su un territorio e dei paesaggi che lo compongono

Le credenze, il nostro modo di vivere e interpretare la natura (e noi stessi come parte di questa) in una società

 

 

 

 

 

 

 

L'insieme di questi fattori:

 

- definisce a lungo termine la stabilità o meno delle relazioni tra un territorio, le aree di insediamento

umano, la cultura di una popolazione o di più raggruppamenti umani su vasta scala, in una macro-area geografica;

- determina la tendenza di sviluppo della vita sociale all'interno di una popolazione e delle relazioni di

vicinato tra popolazioni limitrofe, direttamente collegate allo sviluppo delle loro rispettive economie;

- è semplicemente quantificabile.

 

Ma di questi tempi storici "lunghi" si parla ben poco nell'apprendimento della storia nelle scuole.

 

Forse l'argomento, essenziale per una comprensione storica degli eventi evolutivi della società locale quanto globale, viene più toccato, anche se molto perifericamente e superficialmente, in altre materie.

 

Ma sono proprio i tempi "lunghi" della nostra storia umana, che soli possono darci la prima conoscenza del profondo legame tra i fattori culturali e sociali e quelli economici ed ecologici.

 

 

 

 

 

 

 

 

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I tempi storici "medi"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le congiunture economiche di un sistema sociale

Lo sviluppo demografico di una popolazione

Il popolamento o lo spopolamento di un'area

Lo sviluppo tecnologico di una società

L'andamento dei costi della vita

Le recessioni e fluttuazioni dell'economia

Gli andamenti finanziari del sistema

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'insieme di questi fattori:

 

- definisce la dinamica delle trasformazioni strutturali della società in un contesto storico, soprattutto i

cambiamenti sociali ed economici;

- aiuta ad individuare i cosiddetti cicli economici cui una società è soggetta, i flussi e riflussi che la

condizionano e la portano ad assumere modelli politici anche alternativamente opposti;

- è altamente interpretabile.

 

Purtroppo anche dei tempi storici "medi" si parla altrettanto poco nelle scuole.

 

Eppure è proprio qui che va svolta quell'indagine intermedia, che sola può portarci ad una corretta e contestuale interpretazione dei tempi "brevi", di quegli avvenimenti, cioè, e fatti storici di cui volentieri ci imbottiscono e ci imbottiamo ed alla cui dettagliata, quanto inutile se superficiale, analisi ci dedichiamo - una più che pericolosa "superficialità" in cui volentieri perdersi e guazzare.

 

 

 

 

 

 

 

 

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I tempi storici "brevi"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tutti gli avvenimenti e fatti storici

Gli scontri armati e battaglie regolari

Le rivolte popolari, le sommosse organizzate e gli attentati contro l'attuale potere

Le vere rivoluzioni o improvvise sostituzioni forzate del potere

Le guerre di qualsiasi natura, quelle costituenti di uno Stato e le susseguenti paci

Tutti i trattati, le alleanze e gli accordi internazionali

Le trasformazioni istituzionali in uno Stato o gruppi di Stati

La costituzione di organismi inter-nazionali

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'insieme di questi fattori:

 

- definisce il susseguirsi degli eventi storici, senza per questo rendere del tutto comprensibile la dinamica

dei processi (purtroppo l'unico tipo di "storia" solitamente insegnato nelle scuole);

- delimita i contesti soprattutto cronologicamente e su una base geo-politica ed istituzionale, tracciandone

una trama di concatenamenti;

- è anche dettagliatamente documentabile.

 

Decisamente la stragrande parte della storia "classica" dei programmi scolastici.

 

Nomi, luoghi, date e poi date e ancora date: una storia "a salsicce", interminabili una dopo l'altra, accuratamente insaccate di un po' di tutto (e, proprio per questo, di niente), rigorosamente servite in un "continuo apparente", ma di fatto isolate e, purtroppo o di proposito, così convenientemente "interpretabili" (o forse meglio "manipolabili") grazie ad un meticoloso strozzamento a catena: una riduttiva serialità di eventi senza remoti perché e, quindi, senza una pur minima ed onesta possibilità di autentica "lettura".

 

 

 

 

 

 

 

 

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Viviamo spesso in tempi e prospettive del tutto diversi