Il gruppo imprenditoriale svedese AlterEgo & PartnersLa Tuscia Romana ovvero Beni o Patrimonio di San PietroI progetti dell'Azione di Recupero Culturale di UnionTuscia UnionTuscia, l'Unione degli Imprenditori della Tuscia Romana

 

 

 

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La cultura siamo noi Noi l'immagine

La società siamo noi, noi la cultura e la nostra storia:  la cultura non ha comparti né livelli, o c'è - o non c'è.

Proteggiamo la cultura popolare, madre di tutte le culture!

 

 

"Il vecchio e il nuovo frantoio di Bracciano" di Lorenzo Senatore

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Pagina di ingresso

Pagina di copertina

Mappa di Cultura

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In questa pagina

 

Il vecchio frantoio dell'Università Agraria di Bracciano

 

La Cooperativa Sviluppo Agricolo Braccianese

 

I lavori di restauro e di ammodernamento

 

La prima molitura delle olive nel nuovo frantoio

 

Et alteri – Una nota a piè di pagina

 

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Lorenzo Senatore – Una presentazione

 

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Il vecchio frantoio dell'Università Agraria di Bracciano

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La Cooperativa Sviluppo Agricolo Braccianese

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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I lavori di restauro ed ammodernamento

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La prima molitura delle olive nel nuovo frantoio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Et alteri – Una nota a piè di pagina

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quando storia e cultura non sono cose astratte

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sarà pure un tipo strano, ma nessuno ci fa caso, perché qui lo siamo tutti, chi più chi meno, chi in un modo chi nell'altro, ancora fortunatamente distinguibili nelle nostre umane, individuali peculiarità, pregi e difetti – comunque una cosa è certa: Massimo Perugini non è un nostalgico.

 

Nella cantina quattrocentesca che da Via dell’Arazzaria si raggomitola sotto la lava della Bracciano più storica, da ormai decenni raccoglie e restaura amorosamente arnesi ed oggetti di una Tuscia Romana

sconsideratamente perduta, segni di tradizionali abilità artigiane e saperi contadini, noi bambini ancora vivi e vissuti, di cui presto non rimarrebbe segno, né di persone né di luoghi, né di vite né di lavoro: una cultura “terra terra” cui mai verrà dato spazio nei libri di storia o in quelli di scuola.

 

Eppure Massimo non è una rarità: di cultori e custodi della nostra identità collettiva ce ne sono molti, pur ciascuno con la sua particolare predilizione – chi, come lui, accarezzando un aratro o una botte, sa parlarti con rivivificante passione di semine e vendemmie – chi, come Pino Pontuali, si costruisce di sana pianta strumenti musicali scomparsi per improvvisarti dimenticati canti e strofe d'osteria – chi, come Angela Carlino

Bandinelli, si cala nelle necropoli di polverose sacrestie facendoti risorgere personaggi e vicende da registri anagrafici, chi, come Renzo Senatore, s'affascina di presente e documenta una quotidianità in continua evoluzione, volti e luoghi in rapida evanescenza, chi, come Bruno Panunzi, ti prende per mano inebriandoti lungo percorsi di storia e d'arte da cui non vorresti più venir via – chi, come Massimo Mondini, muovendosi fra ali stanche di gloria e motori taciturni come fossero vecchi amici, ti trasuda orgoglio finanche dalla pelle del suo giubbotto da pilota, pronto a intraprendere sempre nuovi voli – e così tanti, tanti altri...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Angela Carlino Bandinelli

Massimo Mondini

 

Bruno Panunzi

Massimo Perugini

 

Pino Pontuali

Renzo Senatore

 

 

 

 

 

È la magia di immagini, sensazione di luci, ombre e colori, di odori, aromi e profumi, di voci, suoni e frastuoni, di luoghi, avvenimenti ed atmosfere solo apparentemente dimenticati, ma in realtà così profonde e inconsciamente radicate nella nostra memoria individuale e collettiva, da tornare a vivere di colpo, se appena solo richiamate: non c'è persona che non riviva questa esperienza di risveglio e di trasporto, che non si entusiasmi, perché, a dire il vero, quel “passato” costituisce fortemente parte integrante del nostro presente, il perché evidente di tutto quello che siamo, che pensiamo e che facciamo: parlare di “successo di pubblico” ad ogni mostra di Massimo Perugini, ad ogni esibizione di Pino, ad ogni libro di Angela, ad ogni proiezione di Renzo, ad ogni conferenza di Bruno, ad ogni visita guidata di Massimo Mondini, non è solo un modo di dire.


Riscoprire, preservare, custodire e tramandare
la nostra storia, spiegarne alle nuove generazioni il senso e iniziarle all'attenzione, all'amore e alla lettura dei segni della nostra cultura, ci ridà di fatto e a tutto tondo quello che ci caratterizza e definisce da secoli e millenni, risollevandoci dal piattume di uniformità e d'impoverimento, di anonimità ed annullamento, cui il dilagare massmediatico di pretestuosa modernità, decontestualizzante frammentazione e antipluralistica globalizzazione tendono insistentemente a ridurci.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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