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Stoccolma, Svezia, sabato 14 maggio 2011

L'“Arctic Sunrise” di Greenpeace nel Nord Atlantico e nell'Artico per “Un futuro senza carbone”

di Luciano Russo

 

 

Dal sito di Greenpeace: il banner della rompighiaccio "Arctic Sunrise", "Alba Artica". (Foto © Greenpeace)


 

Tra le risorse di Greenpeace ce n'è una unica nella battaglia dell'organizzazione per salvare il Pianeta e proteggere i beni comuni globali: le navi che combattono in prima linea spesso navigando fino alle acque più remote e più pericolose per testimoniare ed agire contro la dilagante distruzione ambientale.
 


Il mitico peschereccio "Rainbow Warrior"

Acquistato nel 1977 con l'aiuto del WWF, il suo nome deriva da una profezia degli Indiani del Nord America, secondo cui la Terra, in agonia perché depredata di tutte le sue risorse, sarà un giorno salvata da un gruppo di valorosi chiamati i "Guerrieri dell'Arcobaleno" - in Inglese appunto Rainbow Warriors - che insegneranno di nuovo agli uomini a rispettarla.


Nel 1985 i Servizi Segreti Francesi la affondano in Nuova Zelanda mentre tenta di opporsi ai test nucleari nel Pacifico Francese, ma già nel 1987 verrà sostituita dalla "Rainbow Warrior II" che nel 1995 farà parte della "Flotta della Pace" a Mururoa e, nonostante reiterati sabotaggi, nel 1996 testimonierà la fine dei test: “Non si può affondare un arcobaleno!”.

 

Ed ora già si finanzia la "Rainbow Warrior III".
 

 

L'ex nave da guerra "Esperanza"

Varata nel 2002, è la quarta di 14 navi da guerra commissionate al Cantiere Navale Stocznia Polnocna di Gdank, in Polonia, dal Governo Sovietico a partire dal 1983 fino al 1987: un rompighiaccio particolarmente veloce, prima rimasto inutilizzato a seguito del collasso dell'Est Comunista, poi venduto e rivenduto per finire in Norvegia come nave merci.

 

L’Esperanza è la nave più grande e moderna della flotta di Greenpeace ed il suo nome è stato scelto dai sostenitori dell'organizzazione in un sondaggio web.

 


La "Arctic Sunrise" - dalla caccia alle foche alla salvaguardia dell'ambiente

Fin da quando nel 1995 partecipa nel Mare del Nord ad impedire lo scarico in mare degli impianti petroliferi, la rompighiaccio naviga dall’Artico all’Antartico per difendere il Pianeta.


Varata nel 1996 ad Amsterdam, ha uno scafo arrotondato senza chiglia per potersi sollevare su ghiacci di notevole spessore provocandone la rottura: nel 1997 circumnaviga per prima l’Isola di James Ross dopo il drammatico crollo del "ponte" di ghiaccio spesso 200 metri che la collega al Continente Antartico, evento dovuto al surriscaldamento del Pianeta.
 

Spesso nell’Artico per studiare i cambiamenti climatici, contrasta l'apertura di nuovi impianti di estrazione al largo dell'Alaska da parte della British Petroleum, poi nel 2009 costeggia per mesi la Groenlandia documentando gli effetti dei cambiamenti climatici nel Mare Artico.

 

Nell’Oceano Antartico agisce tra l'altro insieme all'Esperanza per impedire la caccia alle balene del Giappone (camuffata da “programma scientifico”) e mette fine alla pesca illegale di una specie a rischio di merluzzi in Patagonia.
 

 

 

La rompighiaccio "Arctic Sunrise" in una missione artica di monitoraggio ambientale. (Foto © Greenpeace)

 

 

Approfondimento

 

Scheda tecnica della rompighiaccio "Arctic Sunrise"

- Porto di registrazione: Amsterdam, Olanda
- Data di inizio attività Greenpeace: 1995
- Numero di letti: 28
- Tender: 2 gommoni rigidi con motore fuoribordo (RIB) e 2 gommoni gonfiabili
- Equipaggiamento supplementare: piattaforma atterraggio elicottero
 

- Tipo di nave: nave a motore
- Indicativo di chiamata: PCTK
- Costruzione: AS Vaagen Verft, 1975
- Stazza lorda: 949 t
- Lunghezza fuori tutto: 49,62 m
- Larghezza: 11,50 m
- Immersione massima: 5,30 m
 

- Velocità massima: 13 nodi
- Motore principale: MAK 9M452AK 2495 IHP 1619kW
- Motori AUX: 2 x Deutz BF6M716 208hp (175 kva)
- Eliche di prua e poppa: 400 hp ciascuno
 

- Webcam pubblica 24x7: latest, -6 h, -12 h, -18 h

 

 

 

La rompighiaccio "Arctic Sunrise" in navigazione: il pilota svedese Vladimir Stolica (in tuta di sopravvivenza arancione) ha appena adagiato il suo elicottero sulla piattaforma di poppa. (Foto © Greenpeace)

 

 

 

I disegni della fiancata e dello shelter deck della rompighiaccio "Arctic Sunrise". (Grafica © Greenpeace)

 

 

Greenpeace

È un'associazione non violenta che utilizza azioni dirette per denunciare in maniera creativa problemi ambientali, promuovendone soluzioni verso un futuro verde e di pace, e che fonda la propria credibilità sull'essere
del tutto indipendente, non accettando fondi da Enti pubblici, Aziende o Partiti Politici.

 

Con circa tre milioni di sostenitori in tutto il mondo, è uno dei più grandi movimenti ambientalisti del mondo, si ispira ai principi della nonviolenza, è indipendente da qualsiasi Partito Politico, non accetta aiuti economici né da Governi né da società private, si finanzia esclusivamente con il contributo di singoli individui che ne condividono gli ideali e la missione.


Si organizza in una rete mondiale di uffici nazionali e regionali interdipendenti che lavorano insieme alla Greenpeace International di Amsterdam, dove vengono stabilite le priorità ed avviati e coordinati i programmi e le attività di campagna internazionali, pur lavorando ciascun ufficio anche autonomamente al proprio livello, su propri temi e proprie azioni "locali".
 

Le donazioni dei sostenitori dei rispettivi Paesi finanziano sia le attività degli uffici nazionali e regionali che, al 18% delle loro entrate, quelle di Greenpeace International: questa finanzia a sua volta tutte le campagne internazionali - specialmente in in Paesi "chiave", assicura la manutenzione della flotta di cui sopra, investe in ricerca scientifica ed innovazione tecnologica ed aiuta economicamente piccoli uffici difficilmente autofinanziabili in zone difficili del Pianeta.
 

 

 

Segui le missioni delle navi di Greenpeace!

 

Anche tu puoi fare molto!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Voci dal territorio

 

Subiamo quotidianamente un'informazione di massa che cerca di imporci estrema soggettività nella selezione di ciò che va reso pubblico o meno e palesi prese di posizione di parte nel pubblicato: in pratica una sistematica manipolazione indotta che non lascia spazio ad alcun confronto, discussione, percezione né diversa o - perché no - opposta visione della realtà.

 

Nel nostro piccolo intendiamo innanzitutto contribuire a "ridare volto" ad un pezzo di terra laziale dimenticato e "dare voce" a chiunque vi appartenga: un progetto indubbiamente ambizioso, realizzabile solo attraverso la collaborazione di chiunque si senta e sia libero, indipendente, auto-controllato ed aperto al cambiamento nei propri pre-giudizi.

 

Per questo non accetteremo né eserciteremo censura (ma neppure tollereremo faziosità!), pretendendo in cambio null'altro che veridicità dei fatti ed onestà intellettuale nell’esporli, affinché avvenimenti, denunce e idee possano assumere la connotazione oggettiva più accettabile e condivisibile, su cui impostare auspicabili confronti.

 

Rifiutando di conseguenza il classico e generalizzato sistema detentore del "fare notizia", cercheremo di sostituirlo al meglio con una comunicazione basata piuttosto sul "dare notizia", la quale costruttivamente porti al "creare opinione", finalità che  - anche se troppo spesso negletta - rimane l'unica vera di un'informazione democratica.

 

Attraverso la pubblicazione del "rilevante" per la crescita del territorio e quindi necessario "rendere noto", qualunque ne sia la fonte, ci uniamo alla comune lotta di quanti - professionisti e amatori - si battono convintamente e senza ricercare gloria per l’affermazione di una società viva e sana, corretta e leale, formata da Cittadini responsabili e volenterosi.

 

Una tale società, infatti, anche se da molti dominanti poteri volentieri ritenuta "utopica", è - a nostro avviso - pienamente realistica anche se solo realizzabile dal basso, da persone, cioè, ancora capaci di produrre idee proprie, rinnegando e anzi contrastando qualsiasi tipo di manipolazione indotta da mass media, caste, sette massoniche, partiti politici e quant’altro.

 

Perché, come dice Mohandas Gandhi, "Solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo lo cambiano davvero" - ma dobbiamo prima "diventare noi stessi il cambiamento che vogliamo vedere" - e Jean Guitton "La codardia è cercare l'approvazione non la verità, le decorazioni non l'onore, l'ascesa non il servizio, il potere non il bene dell'uomo"...

 

La Redazione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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