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Web, martedì 10 maggio 2011

“Come si formano le opinioni di molti lettori di Sinistra” - Una riflessione

Fonte: D I S . A M B . I G U A N D O, blog di Giovanna Cosenza

 

 

In principio era il "segno".

 


 

Alcuni giorni fa Ugo - assiduo frequentatore di questo blog - ha scritto una cosa su cui vale la pena di fare qualche ulteriore riflessione:


"Si prenda la Sinistra italiana.
Non è che la persona di Sinistra non legga, anzi.
È che legge sovente ciò che è consigliato dai suoi simili.

La conseguenza è terribile: aumentando il numero di fonti che ripetono la medesima posizione, il lettore può essere indotto a pensare di essere nel giusto perché così tanti la pensano così.

Perciò quando ci si imbatte casualmente in posizioni diverse, ecco: quelle posizioni ci paiono non solo insostenibili, ma faziose e insultanti.

Con il risultato di diventare inconsciamente refrattari alla possibilità di cambiare idea.

Comprendo che ognuno di noi non possa dedicare giorni e giorni a ogni argomento su cui desidera formarsi un’opinione sensata, ma oggi è insostenibile affidarsi al principio di autorità o alla fonte già nota, fosse anche il collega o l’amico.

Perché anche il modo in cui la nostra fonte in buona fede acquisisce informazioni può essere viziato dalla “catena della fiducia”, battezziamola così: io mi fido di te e te ti fidi di un altro che a sua volta si fida di un terzo.

Delegando il proprio controllo solo a un paio di nodi di questa rete si rischia moltissimo in termini di acquisizione di un dato fattuale, mentre si contribuisce d’altronde a inquinare le possibilità di bonifica di quel particolare ecosistema di verità.

Leggere è come mangiare: bisogna imparare a ritenere ciò che è prezioso e cacare ciò che non lo è, la maggior parte quindi.

Solo che la pancia sa già il fatto suo, laddove il cervello invece lascia a te la responsabilità.

Insomma sarà paradossale, ma il rischio delle persone di Sinistra è di continuare a leggere troppo."


Aggiungo

 

 

Il problema non è leggere troppo (non è mai troppo), ma leggere in modo "circolare", leggere cioè sempre le stesse fonti, prendendone alcune come buone perché sappiamo già che la pensano come noi, o come qualcuno di cui ci fidiamo.

Ma anche di questo qualcuno ci fidiamo proprio perché già sappiamo che la pensa come noi.

 

E così via.
 


Intendiamoci: anche le persone che non leggono fanno così, basandosi sul sentito dire o su ciò che "dice la tv".

 

Anche quelle che votano a Destra lo fanno.

 

 

Ma quelli di Sinistra sono spesso superbi: si sentono "migliori" degli altri, si presumono "la parte migliore della società" perché hanno letto e leggono di più, e perciò sono più colti e informati degli altri.

Ma se hanno letto e continuano a leggere come descrive Ugo, si sono chiusi - paradossalmente - in un mondo più asfittico di quello di chi magari legge meno, ma è più disposto ad ascoltare (se non a leggere) opinioni diverse.

 

 

Approfondimento

 


Giovanna Cosenza

Laureata in filosofia, ha conseguito il Dottorato in Semiotica sotto la direzione di Umberto Eco all’Università di Bologna, dove ha proseguito con una borsa di studio per attività di ricerca post-dottorato ed infine ha preso servizio come ricercatrice nel 2000.

Oggi è Professore Associato confermato presso il Dipartimento di Discipline della Comunicazione dell’Università di Bologna, dove insegna "Semiotica" e "Semiotica dei nuovi media" per la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e "Semiotica dei consumi" per la laurea Magistrale in Semiotica.

[Cosa si intenda più precisamente con "semiotica" nel secondo approfondimento sotto - Nota della Redazione].

Dal 1 novembre 2009 è Presidente della Magistrale in Semiotica.

Dal 2001 è titolare di corsi fondamentali presso l’Alma Graduate School dell’Università di Bologna: negli ultimi anni ha tenuto il corso di "Analisi di testi" e quello di "Comunicazione efficace" per il Master in Marketing e Comunicazione.

Dal 2003 al 2008 è stata tutore presso il Collegio Superiore dell’Università di Bologna, presso il quale tiene seminari avanzati.

Come free-lance ha svolto e svolge attività di consulenza e formazione per diversi Centri di formazione professionale, Enti pubblici ed aziende.

Ha scritto numerosi articoli, pubblicati in volumi collettivi, sulle riviste "Versus e Semiotica" (Mouton de Gruyter Publishers, Berlin-New York), e su "Golem. L’indispensabile".

Fra le pubblicazioni più recenti: i volumi "La pragmatica di Paul Grice" (Bompiani 2002), "Semiotica dei nuovi media" (Laterza 2008, 3a edizione aggiornata), la voce “Comunicazione” per l’"Enciclopedia Filosofica Bompiani" (2006) e la cura del volume "Semiotica della comunicazione politica" (Carocci 2007).

All'articolo
 

Semiotica

Semiotica o semiologia - dal Greco σημείον, semeion, "segno" - è la scienza dei segni.

Essendo il segno "qualcosa che rinvia a qualcos'altro" -  aliquid stat pro aliquo - la semiotica studia i fenomeni di "significazione" e "comunicazione": dove significazione è la relazione che lega un qualcosa di fisicamente percepibile ad altro non ugualmente presente o addirittura astratto, permettendone quindi la comunicazione o trasmissione del o dei significati. 

Così ad esempio i comuni segnali stradali: un triangolo bordato rosso con la sagoma nera di un capriolo su fondo bianco "significa" possibilità di "animali selvatici vaganti" sulla strada e mi "comunica" quindi di adottare una guida più prudente, cosa che effettuo sia abbassando la velocità che prestando piu attenzione anche ai lati della carreggiata.

Già l'Antichità Classica studia il segno linguistico, quello logico ed infine il verbale (cioè la parola) dando vita una generale "teoria del segno", che si svilupperà ulteriormente tra il 1500 ed il 1700 nell'Empirismo inglese e nel Razionalismo sia francese che tedesco, anche se la semiotica contemporanea inizierà a svilupparsi solo nel 1800 e diventerà vera e propria disciplina con la definizione che se ne darà così tardi come negli Anni Sessanta del secolo scorso ad opera di Roland Barthes in "Elementi di semiologia", pubblicato nel 1964.

Le originarie branche della semiotica - la filosofica e la linguistica - continuano a sussistere, anche se inizialmente in termini di "semiotica" per quella filosofica e "semiologia" per la linguistica: Umberto Eco distinguerà una "semiotica generale" da "semiotiche applicate", dove il termine "semiologia" continuerà ad essere usato in contesti di ricerca come la musica, le arti ed il cinema.

Tra le tante definizioni oggi attuali quella di Eco viene chiamata "semiotica interpretativa", perché in essa fondamentale il problema dell'interpretazione del segno.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Voci dal territorio

 

Subiamo quotidianamente un'informazione di massa che cerca di imporci estrema soggettività nella selezione di ciò che va reso pubblico o meno e palesi prese di posizione di parte nel pubblicato: in pratica una sistematica manipolazione indotta che non lascia spazio ad alcun confronto, discussione, percezione né diversa o - perché no - opposta visione della realtà.

 

Nel nostro piccolo intendiamo innanzitutto contribuire a "ridare volto" ad un pezzo di terra laziale dimenticato e "dare voce" a chiunque vi appartenga: un progetto indubbiamente ambizioso, realizzabile solo attraverso la collaborazione di chiunque si senta e sia libero, indipendente, auto-controllato ed aperto al cambiamento nei propri pre-giudizi.

 

Per questo non accetteremo né eserciteremo censura (ma neppure tollereremo faziosità!), pretendendo in cambio null'altro che veridicità dei fatti ed onestà intellettuale nell’esporli, affinché avvenimenti, denunce e idee possano assumere la connotazione oggettiva più accettabile e condivisibile, su cui impostare auspicabili confronti.

 

Rifiutando di conseguenza il classico e generalizzato sistema detentore del "fare notizia", cercheremo di sostituirlo al meglio con una comunicazione basata piuttosto sul "dare notizia", la quale costruttivamente porti al "creare opinione", finalità che  - anche se troppo spesso negletta - rimane l'unica vera di un'informazione democratica.

 

Attraverso la pubblicazione del "rilevante" per la crescita del territorio e quindi necessario "rendere noto", qualunque ne sia la fonte, ci uniamo alla comune lotta di quanti - professionisti e amatori - si battono convintamente e senza ricercare gloria per l’affermazione di una società viva e sana, corretta e leale, formata da Cittadini responsabili e volenterosi.

 

Una tale società, infatti, anche se da molti dominanti poteri volentieri ritenuta "utopica", è - a nostro avviso - pienamente realistica anche se solo realizzabile dal basso, da persone, cioè, ancora capaci di produrre idee proprie, rinnegando e anzi contrastando qualsiasi tipo di manipolazione indotta da mass media, caste, sette massoniche, partiti politici e quant’altro.

 

Perché, come dice Mohandas Gandhi, "Solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo lo cambiano davvero" - ma dobbiamo prima "diventare noi stessi il cambiamento che vogliamo vedere" - e Jean Guitton "La codardia è cercare l'approvazione non la verità, le decorazioni non l'onore, l'ascesa non il servizio, il potere non il bene dell'uomo"...

 

La Redazione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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