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Spalato, Croazia, domenica 27 marzo 2011

Esopo (e non solo): “Inguaribile voglia di favole!”

Se alla fine però addirittura le formiche, pur nel loro piccolo, si incazzano... così anche la pazienza delle pecore ha un limite

di Luciano Russo

 

 

Ciao: io sono una pecora. (Foto di archivio)

 

 

Il Maestro della P2 Roberto Gervaso nel gennaio 2005 pubblica per la Mondadori "Italiani pecore anarchiche", nel cui Prologo si legge:
 

"'L'Italia - diceva Flaiano - è un paese dove la linea più breve fra due punti è l'arabesco'.

 

Un Paese senza carattere, ma pieno di fantasia.

Una fantasia che si traduce in quella inesauribile arte di arrangiarsi che è la versione levantina e bizantina del pragmatismo anglosassone.

Una fantasia che da secoli ci fa uscire da ogni impasse; che alla resa dei conti, ce li fa saldare in attivo.

Una fantasia che può nuocere alla nostra serietà, ma solo a questa.

 

Un Paese dove niente è più definitivo del provvisorio; dove è meglio avere torto in molti che ragione in pochi; dove ci si arrabbia, ma non ci si annoia.

Un Paese intelligente e furbo.

Ma non così furbo da non trovare qualcuno più furbo che lo faccia fesso."
 

 

 

Amo le mie amiche pecore... (Foto di archivio)

 

 

In effetti questa definizione di noi Italiani non è di Gervaso, ma del suo amico e guida Indro Montanelli:

"Pecore perché cerchiamo, seguiamo e scodinzoliamo al pastore.
Anarchiche perché, quando egli si distrae e non ci vede, lo sbertucciamo, salvo riconfermagli la nostra interessata devozione nel momento in cui ci richiama all’ordine."

 

 

Anzi, prima che di Montanelli, è di Giuseppe Prezzolini, quello che in "Codice della vita italiana" specifica:

 

"L'Italia va avanti perché ci sono i fessi."

 

 

Che noi Italiani ci comportassimo da convinti sostenitori del "divieto di dissenso" era noto, ma siamo davvero un popolo di pecore?
 

 

 

... ed è confondendomi nel gregge che mi valorizzo. (Foto di archivio)

 

 

Sembrerebbe proprio di sì, visto che digeriamo di tutto, reagiamo di rado e quando lo facciamo o è troppo tardi o troppo poco o troppo male, in preda ad un panico... da pecore.


Mettiamola così: in fondo ci fa comodo seguire chi ci inviti a diventare ancora più opportunisti, più egoisti e disonesti - perché in tal modo "non è colpa nostra"!
 

 

Ancora Montanelli:

 

"In Italia a fare la dittatura non è tanto il dittatore, quanto la paura degli Italiani e una certa smania di avere un padrone da servire.

Lo diceva Mussolini:

'Come si fa a non diventare padroni di un paese di servitori?'."
 


D'altronde continuiamo a votare partiti documentatamente corrotti e collusi, i quali, una volta al potere e finché godranno del "mandato del Popolo Italiano", lo dovranno pur usare come "legittima" scusante per fare scempio della cosa pubblica, ovvero di ciò che a tutti noi appartiene!


Perché, pur vivendo in una culturalmente ricca e variegata Europa, a parte gli slogan sulla "diversità che ci arricchisce" non abbiamo mai accettato né voluto imparare "cultura altra": a noi semplicemente non attira la cultura della chiarezza, della coerenza e dell'efficienza, a noi non piace la cultura dell'onestà, della responsabilità e del realismo, ci rimane ostica la cultura del valore, dell'impegno e della fatica, evitiamo - potendo - la cultura della competenza, del merito e del rispetto...

 

 

 

Basta che se ne muova una perché tutte le altre la seguano. (Foto di archivio)

 

 

Alla noiosamente vincolante monorotaia della serietà preferiamo ben più allegri doppi binari, illusori doppi scenari, nebbiosi doppi linguaggi, indulgente doppia morale: insomma di tutto quello che ci porta alla rovina abbiamo più del doppio, solo di quello che ci salverebbe non abbiamo neppure la metà.

 

Mentre la cultura di altri Paesi Europei si fonda su valori come efficienza e risultato, la nostra ha da sempre optato per estetica e teatro: in altre parole decisioni lungimiranti, lavoro pianificato, prevenzione metodica, azioni efficaci e risultati oggettivi da noi contano ben poco - vuoi mettere emergenze e improvvisazioni, catastrofi ed eroismi, lutti e commemorazioni, prese per il culo ed ovazioni?

 

 

Un sistema sociale non può ri-valorizzarsi da solo ed è proprio per questo che da decenni mai sia stata effettuata alcuna azione "correttiva" da parte di chi ci "governa", anzi si è stimolata la progressiva decadenza.
 

E chi ci "educa" a divenire "governabili" - la Pubblica D-istruzione - farà sempre di tutto per evitare di formare le nuove generazioni al senso civico...

 

 

 

E il gregge s'incanala! (Foto di archivio)

 

 

Potrà il Sistema Italia "restare dove sta" ancora molto a lungo senza irrecuperabilmente scivolare in quell'inevitabile regresso che ha luogo in assenza di progresso?
 

Battuta dopo battuta, volgarità dopo volgarità, aria fritta dopo aria fritta, fallimento sociale dopo fallimento sociale, la Commedia Politica ci in-trattiene e ci blocca.

Perché proprio in Italia non dovrebbe essere più possibile un vivere civile, produttivo e sanamente competitivo al tempo stesso?

 

 

Dipenderà la nostra estremamente disinvolta capacità di cambiare maschera - il Cittadino all'occasione, il Politicante di mestiere ogni momento - dal non voler trovare mai il coraggio di affrontare le situazioni in modo serio e preferire che tutto finisca nella solita "caciara"?

 

Diciamola tutta: non ci piace essere realisti!
Come ci potrebbe essere "Realismo" nel Paese delle Maschere?
Come ci potrebbe essere "Chiarezza" nella Società della Confusione?

Come ci potrebbe essere "Azione" nel Mondo delle Chiacchiere?

 

Non saremmo più noi...

 

 

 

A destra... (per le pecore, non per chi guarda!). (Foto di archivio)

 

 

È per questo che mettiamo a governarci non persone capaci di azioni incisive e risultati concreti, ma piuttosto di dare spettacolo e farla franca: chiacchiera facile - imbroglio rapido, il tutto elegantemente impacchettato in grandi illusioni per farci fessi e contenti!

 

 

Luigi Barzini descrive nel 1965 queste nostre difficoltà sociali nel suo “Gli Italiani”:

"... È sempre apparso agli Italiani che il loro Paese era la disgraziata vittima di un circolo vizioso: il carattere nazionale fatalmente generava tirannie; le tirannie rafforzavano e esasperavano i difetti del carattere nazionale e inevitabilmente portavano il Paese a nuove avventure. ...”.

 

 

Però, attenzione, le povere pecore saranno pure pecore, ma non sono mica sceme: sanno anche difendersi.
 

Ci metteranno un po' a capire, ma quando poi il gregge cambia direzione...
 

Perché anche le pecore possono, se vogliono.

Perché - nonostante tutto - anche la pazienza delle pecore ha un limite!
 

 

 

O a sinistra (sempre per le pecore, non per chi guarda!). (Foto di archivio)

 



Approfondimento


La "pecorina"

A "pecorina", "pecoroni", "pecorella", "90 gradi"...

L'espressione deriva dalla posizione di molte specie animali durante l'accoppiamento, ma mentre l'Italiano sceglie la pecora, l'Inglese, ad esempio, preferisce il cane, da cui doggy style.


Apprezzata fin dall’Antichità, i Greci ne fanno un rituale, praticato nel Tempio di Apollo a Delfi da gagliardi campioni olimpici su anziane sacerdotesse chiamate Sibille.
 

Il rituale greco viene poi ripreso nel sincreti(ni)smo religioso dei Romani, che lo adottano e sviluppano in molteplici altri riti ed usanze, anche se le Forche Caudine arrivano per loro come una inaspettata quanto infelice variante...

 

Caduto l'Impero Romano d'Occidente, gli Ungari, da bravi barbari, applicheranno la formula pagana su tutte le ormai caste donne di Roma, perché cristianizzate.

 

Oggi viene usata dalle Istituzioni dello Stato a fini gestionali e formativi, da Mafia e Camorra in spedizioni punitive, nel mondo dello spettacolo - sul palcoscenico con valenza ironica e dietro o fuori per avviare ovvero accelerare una carriera, come del resto nella cosiddetta realpolitik, dove non fa scalpore più di tanto e resta anzi vista quale procedura di routine.

 

La presa di posizione della pecorina è da sempre una delle più amate dagli Italiani!

(Non a caso la citano spesso rappresentanti della Padania - la culla della Civiltà Italiota.)
 

In latino more ferarum , cioè "alla maniera delle bestie" - ha quella connotazione animalesca che lascia difficilmente indifferenti, rendendola eccitante e capace di dare sensazioni forti, provocare emozioni inesplorate e regalare piaceri intensi.
 

È pragmatica, senza "faccia a faccia", distrazioni né romanticismi, come baci o sguardi.
Dà senso di dominio a chi ne senta il bisogno e allo stesso tempo il piacere di una passività accondiscendente ai tanti che lo desiderano
: un abbandonarsi ciascuno al proprio.
 

È semplice, tecnica di sedere o culo che dir si voglia, e in Italia - si sà - questo è essenziale.

Il "da tergo" piace, perché la posizione a quattro zampe assicura ritmo, profondità e slancio alla cavalcata: tra una decisa presa ai fianchi, un'afferrata alle spalle, una tirata ai capelli...


Quella dei mammiferi quadrupedi è inoltre una delle posizioni più ricorrenti nei sogni erotici degli umani: ha quanto basti di ambiguità per suscitare allo stesso tempo desiderio e paura.
Una posizione paradossalmente e reciprocamente liberante da ogni senso di responsabilità!

 

 

 

Noi siamo l'indistinto gregge, pronto a seguire: "Dicci, Maestro!" (Foto di archivio)

 

 

A proposito di pecore, Gino Bramieri raccontò una volta:

 

"Sai perché esiste la lana vergine?

Evidentemente c’è ancora qualche pecora abbastanza veloce!"

 

[... di testa e di gambe - Nota della Redazione].
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Subiamo quotidianamente un'informazione di massa che cerca di imporci estrema soggettività nella selezione di ciò che va reso pubblico o meno e palesi prese di posizione di parte nel pubblicato: in pratica una sistematica manipolazione indotta che non lascia spazio ad alcun confronto, discussione, percezione né diversa o - perché no - opposta visione della realtà.

 

Nel nostro piccolo intendiamo innanzitutto contribuire a "ridare volto" ad un pezzo di terra laziale dimenticato e "dare voce" a chiunque vi appartenga: un progetto indubbiamente ambizioso, realizzabile solo attraverso la collaborazione di chiunque si senta e sia libero, indipendente, auto-controllato ed aperto al cambiamento nei propri pre-giudizi.

 

Per questo non accetteremo né eserciteremo censura (ma neppure tollereremo faziosità!), pretendendo in cambio null'altro che veridicità dei fatti ed onestà intellettuale nell’esporli, affinché avvenimenti, denunce e idee possano assumere la connotazione oggettiva più accettabile e condivisibile, su cui impostare auspicabili confronti.

 

Rifiutando di conseguenza il classico e generalizzato sistema detentore del "fare notizia", cercheremo di sostituirlo al meglio con una comunicazione basata piuttosto sul "dare notizia", la quale costruttivamente porti al "creare opinione", finalità che  - anche se troppo spesso negletta - rimane l'unica vera di un'informazione democratica.

 

Attraverso la pubblicazione del "rilevante" per la crescita del territorio e quindi necessario "rendere noto", qualunque ne sia la fonte, ci uniamo alla comune lotta di quanti - professionisti e amatori - si battono convintamente e senza ricercare gloria per l’affermazione di una società viva e sana, corretta e leale, formata da Cittadini responsabili e volenterosi.

 

Una tale società, infatti, anche se da molti dominanti poteri volentieri ritenuta "utopica", è - a nostro avviso - pienamente realistica anche se solo realizzabile dal basso, da persone, cioè, ancora capaci di produrre idee proprie, rinnegando e anzi contrastando qualsiasi tipo di manipolazione indotta da mass media, caste, sette massoniche, partiti politici e quant’altro.

 

Perché, come dice Mohandas Gandhi, "Solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo lo cambiano davvero" - ma dobbiamo prima "diventare noi stessi il cambiamento che vogliamo vedere" - e Jean Guitton "La codardia è cercare l'approvazione non la verità, le decorazioni non l'onore, l'ascesa non il servizio, il potere non il bene dell'uomo"...

 

La Redazione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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