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Web, sabato 19 marzo 2011

Giappone - Prima e dopo lo tsunami: “Le immagini dell'Apocalisse”

Fonte ABC News

Su segnalazione di Massimo Perugini

 

 

Lo tsunami nell'immaginario collettivo come rappresentato dall'artista giapponese Katsushika Hokusai tra il 1823 e il 1829: titolo originale "Dietro la Grande Onda a largo di Kanagawa" - (神奈川沖波裏), dalla raccolta "36 Vedute del Monte Fuji", pittura intagliata su legno, 40x25 cm, esposta al Metropolitan Museum of Art di New York.

 

Anche se, a dire il vero, più che di uno tsu-nami (津波), siamo qui più precisamente in presenza di un oki-nami (沖波), o "onda gigantesca di alto mare". (Foto di archivio)

 

 


Le foto aeree e satellitari del Giappone in questa pagina rivelano la scala della devastazione provocata da terremoto e tsunami a decine di città, cittadine e villaggi distruggendone decine di migliaia di abitazioni private, edifici pubblici, uffici e fabbriche.

 


L'area descritta dalle foto è quella della costa pacifica nord-orientale del Paese, più precisamente le zone costiere delle Prefetture o Province di Miyagi (宮城県), con il Capoluogo Sendai, e Fukushima (福島県), con l'omonimo Capoluogo, entrambi appartenenti alla Regione di Tōhoku sull'Isola di Honshū.

Le foto mostrano i rispettivi luoghi prima e dopo la catastrofe.

 

 

 

L'Aeroporto di Sendai prima (sopra) e dopo (sotto) lo tsunami.

(Foto © Google , Digital Globe, TerraMetrics and GeoEye)

 

 

 

La zona di Arahama a Sendai prima (sopra) e dopo (sotto) lo tsunami

(Foto © Google , Digital Globe, TerraMetrics and GeoEye)

 

 

 

La zona di Fujitsuka a Sendai prima (sopra) e dopo (sotto) lo tsunami.

(Foto © Google , Digital Globe, TerraMetrics and GeoEye)

 

 

 

La zona di Yuriage a Natori prima (sopra) e dopo (sotto) lo tsunami.

(Foto © Google , Digital Globe, TerraMetrics and GeoEye)

 

 

 

La zona di Yuriage a Natori, vista da est verso ovest, prima (sopra) e dopo (sotto) lo tsunami.

(Foto © Google , Digital Globe, TerraMetrics and GeoEye)

 

 

 

La centrale nucleare di Fukushima prima (sopra) e dopo (sotto) lo tsunami.

(Foto © Google , Digital Globe, TerraMetrics and GeoEye)

 

 

 

La zona di Kashimaku a Minamisoma prima (sopra) e dopo (sotto) lo tsunami.

(Foto © Google , Digital Globe, TerraMetrics and GeoEye)

 

 

 

La zona di Kashima a Minamisoma prima (sopra) e dopo (sotto) lo tsunami.

(Foto © Google , Digital Globe, TerraMetrics and GeoEye)

 

 

 

La zona di Haranomachi a Minamisoma prima (sopra) e dopo (sotto) lo tsunami.

(Foto © Google , Digital Globe, TerraMetrics and GeoEye)

 

 

 

Ishinomaki nella Prefettura di Miyagi prima (sopra) e dopo (sotto) lo tsunami.

(Foto © Google , Digital Globe, TerraMetrics and GeoEye)

 

 

 

Iigohama nella Prefettura di Miyagi, sulla Penisola di Oshika, prima (sopra) e dopo (sotto) lo tsunami.

(Foto © Google , Digital Globe, TerraMetrics and GeoEye)

 

 

 

Yagawahama nella Prefettura di Miyagi, sulla Penisola di Oshika, prima (sopra) e dopo (sotto) lo tsunami.

(Foto © Google , Digital Globe, TerraMetrics and GeoEye)

 

 

 

Villaggio completamente spazzato via nei pressi delle centrale nucleare di Fukushima prima (sopra) e dopo (sotto) lo tsunami. (Foto © Google , Digital Globe, TerraMetrics and GeoEye)

 

 

 

La centrale termoelettrica di Hirono prima (sopra) e dopo (sotto) lo tsunami.

(Foto © Google , Digital Globe, TerraMetrics and GeoEye)

 

 

 

Immediatamente a sud della centrale nucleare di Fukushima prima (sopra) e dopo (sotto) lo tsunami.

(Foto © Google , Digital Globe, TerraMetrics and GeoEye)

 

 

 

La spiaggia di Iwaki prima (sopra) e dopo (sotto) lo tsunami.

(Foto © Google , Digital Globe, TerraMetrics and GeoEye)

 

 

 

La spiaggia di Iwaki prima (sopra) e dopo (sotto) lo tsunami.

(Foto © Google , Digital Globe, TerraMetrics and GeoEye)

 

 

 

La foce del fiume Samegawa a Ueda, Iwaki, prima (sopra) e dopo (sotto) lo tsunami.

(Foto © Google , Digital Globe, TerraMetrics and GeoEye)

 

 

 

Kesennuma prima (sopra) e dopo (sotto) lo tsunami. (Foto © Google , Digital Globe, TerraMetrics and GeoEye)

 

 

 

La zona di Matsuzakiosaki a Kesennuma prima (sopra) e dopo (sotto) lo tsunami.

(Foto © Google , Digital Globe, TerraMetrics and GeoEye)

 

 

 

La costa sud di Kesennuma prima (sopra) e dopo (sotto) lo tsunami.

(Foto © Google , Digital Globe, TerraMetrics and GeoEye)

 

 

 

Panoramica aerea di Minamisanriku prima (sopra) e dopo (sotto) lo tsunami.

(Foto © Google , Digital Globe, TerraMetrics and GeoEye)

 

 

 

Campo di calcio a Minamisanriku prima (sopra) e dopo (sotto) lo tsunami.

(Foto © Google , Digital Globe, TerraMetrics and GeoEye)

 

 

 

L'immediato entroterra costiero nei pressi di Minamisoma prima (sopra) e dopo (sotto) lo tsunami.

(Foto © Google , Digital Globe, TerraMetrics and GeoEye)

 

 

 

Odohama prima (sopra) e dopo (sotto) lo tsunami. (Foto © Google , Digital Globe, TerraMetrics and GeoEye)

 

 

 

Rikuzentakata prima (sopra) e dopo (sotto) lo tsunami. (Foto © Google , Digital Globe, TerraMetrics and GeoEye)

 

 

 

Watari prima (sopra) e dopo (sotto) lo tsunami. (Foto © Google , Digital Globe, TerraMetrics and GeoEye)

 

 

 

Approfondimento

 

 

 

 

La parola "tsunami" deriva dai termini giapponesi tsu e nami - 津波, letteralmente quindi "onda", nami, contro il "porto", tsu - ad indicare la sequenza di moti ondosi originati da terremoti e maremoti, eruzioni vulcaniche, frane e cadute di meteoriti nei mari o negli oceani ovvero sulla terra ferma nelle immediate vicinanze di essi.
 

Per svilupparsi uno tsunami necessita di due condizioni: un moto sismico di almeno magnitudo 7 della Scala Richter ed una conseguente, repentina deformazione verticale del fondale marino od oceanico in corrispondenza della faglia.

 

La spaventosa energia di uno tsunami, pur rimanendo pressoché costante durante il perdurare del fenomeno nell'acqua, si manifesta in modo proporzionalmente inverso in acque profonde e vicino alla costa: al largo l'onda anomala è minima ma avanza a velocità molto elevata, quando invece si avvicina alla costa, raggiungendo man mano acque sempre più basse, ne scema drasticamente la velocità aumentandone però altrettanto progressivamente l'altezza.

Alla fine un vero muro di acqua va ad abbattersi sul bagnasciuga per proseguire violentemente sulla terra ferma fino ad esaurimento totale della sua carica distruttiva negli entroterra più piatti.
 

Per meglio renderci conto delle caratteristiche estreme del fenomeno tsunami, la velocità delle onde anomale può raggiungere fino a 1.000 km/h in pieno oceano, propagandosi per decine di migliaia di chilometri, fino a ridursi ad un centinaio di chilometri orari  in prossimità delle coste.

La pericolosità di questo particolare tipo di onda - al contrario di quelle create dal vento - non è nella sua dimensione ma tutta nella intrinseca potenza della enorme quantità di acqua spostata contemporaneamente, per cui anche onde di pochi centimetri d'altezza al largo si dimostrano poi altamente distruttive in prossimità delle coste, andando ad impennarsi su fondali marini sempre più bassi, e nessuna barriera costruita dall'uomo si è finora dimostrata capace di contrastarle efficacemente.
 


Agli albori della storia verrebbe attribuita a tsunami la scomparsa di antiche Civiltà, come quella di Atlantide, citata da Platone, ed anche il noto Diluvio Universale, di cui praticamente tutte le culture parlano, potrebbe in realtà altro non essere che un gigantesco maremoto con devastanti tsunami.

 

Storicamente certo è invece come nel 1650 aC l'eruzione vulcanica sull'Isola greca di Santorini  abbia causato lo tsunami che distrusse la Civilià Minoica a Creta.
 

 

 

 

Ai nostri giorni lo tsunami più catastrofico, precedente a quello che in questi giorni ha devastato le coste nordorientali del Giappone, risale al 26 dicembre 2004 nell'Oceano Indiano, con oltre duecentottantamila vittime: alle 00:58:53 ora locale una scossa del nono grado della Scala Richter (il dodicesimo equivale ad un sisma la cui energia basterebbe a spaccare in due il pianeta!) con epicentro a nord dell'Indonesia, raggiunge l'Africa Orientale, causa un violentissimo maremoto ed una lunga serie di onde alte fino a 15 metri che colpiscono le coste di Indonesia, Sri Lanka, India, Thailandia, Birmania, Bangladesh, Maldive, fino a quelle di Somalia e Kenya ad oltre 4.500 km di distanza, devastandole.


Il sisma, con una forza distruttiva pari a circa 32 miliardi di tonnellate di dinamite ed epicentro 160 km al largo di Sumatra ad una profondità di 30 km sotto il livello del mare, nell'area ad elevatissima sismicità denominata "Anello di fuoco", viene causato dall'incunearsi sotto la placca birmana di circa 1200 km di faglia, il conseguente violento innalzamento verticale del fondo oceanico e, a loro volta, grandissime onde anomale con una velocità di circa 800 km/h.
 

Il terremoto avviene soltanto tre giorni dopo quello di 8,1 gradi ad ovest della Nuova Zelanda, il quarto più potente nella storia delle statistiche sismologiche: un sisma capace secondo le misurazioni scientifiche di alterare la rotazione terrestre e di spostare di oltre 35 metri le Isole Andamane e Nicobare!


Il numero delle vittime accertate arriva a 226.000 e a circa 5 milioni quello degli sfollati, di cui un terzo bambini: quali saranno le corrispondenti cifre finali in Giappone, senza contare il progressivo letale inquinamento nucleare di aria, suolo e falde acquifere?

 

 

 

 

 

Stima

tra valori della scala Richter, energia TNT equivalente

ed occorrenza degli eventi sismici

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Magnitudo 

TNT equivalente

 

Frequenza stimata

 

Scala

Mercalli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  0

              1    kg

 

circa 8.000 al giorno

 

 

 

 

15 kg TNT =

scontro camion di 2 t

a 100 km/h

 

  0,5

  1

  1,5

              5,6

            31,6

          178

 

 

 

I

 

 

500 kg TNT =

mina media di cava

 

  2

              1    t

 

circa 1.000 al giorno

 

I-II

 

 

 

15 t TNT

 

  2,5

              5,6

 

 

 

II-III

III-IV

 

 

 

  3

            31,6

 

circa 130 al giorno

 

 

 

 

 

  3,5

          178

 

 

 

 

 

Atomica di Hiroshima o

 energia di un uragano

 

  4

       1.000

 

circa 15 al giorno

 

V

 

 

20 Kilotoni

1 Kton = 1.000 t TNT

 

  4,5

       5.600

 

 

 

 

 

 

 

  5

     31.600

 

2-3 al giorno

 

VI-VII

 

 

 

 

  5,5

   178.000

 

 

 

 

 

 

Bomba all'idrogeno

 

  6

     1  milione t 

 

120 all'anno

 

VIII-IX

 

 

20 Megatoni

1 Mton = 1.000.000 t TNT

 

  6,5

     5,6

 

 

 

 

 

 

 

  7

    31,6

 

18 all'anno

 

X-XI

 

 

 

 

  7,5

  178 

 

 

 

 

 

 

Scala MMS, Mw =

1.000 bombe atomiche all'idrogeno

 

  8 Mw

      1 miliardo t 

 

1 all'anno

 

XII

 

 

 

 

  8,5

      5,6

 

 

 

 

 

 

Consumo energetico

mensile totale in USA 

 

  9 Mw

    31,6

 

1 ogni 20 anni

 

XII

 

 

 

 

  9,5

  178

 

 

 

 

 

 

 

 

10

1000

 

sconosciuto

 

 

 

 

 

 

 

Animazione

esemplificativa della frequenza degli eventi sismici nel mondo

durante una settimana (13-20 marzo 2011)

 

 

© United States Geological Survey’s (USGS) Earthquake Hazards Program
Per riattivare l'animazione aggiornare la pagina

 

 

 

Mappa delle placche tettoniche della Terra

con evidenziazione grafica del cosiddetto "Anello di Fuoco" nel Pacifico

in Inglese Ring of Fire

 

 

 

 

Registrazione

dell'evento sismico al largo delle coste giapponesi dell'11 marzo 2011

che causerà il devastante tsunami

 

 

 

 

Visualizzazione

della previsione delle modalità di avanzamento dello tsunami

dell'11 marzo 2011 nell'intera area dell'Oceano Pacifico

 

 

© NOAA - US National Oceanic and Atmospheric Administration

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Subiamo quotidianamente un'informazione di massa che cerca di imporci estrema soggettività nella selezione di ciò che va reso pubblico o meno e palesi prese di posizione di parte nel pubblicato: in pratica una sistematica manipolazione indotta che non lascia spazio ad alcun confronto, discussione, percezione né diversa o - perché no - opposta visione della realtà.

 

Nel nostro piccolo intendiamo innanzitutto contribuire a "ridare volto" ad un pezzo di terra laziale dimenticato e "dare voce" a chiunque vi appartenga: un progetto indubbiamente ambizioso, realizzabile solo attraverso la collaborazione di chiunque si senta e sia libero, indipendente, auto-controllato ed aperto al cambiamento nei propri pre-giudizi.

 

Per questo non accetteremo né eserciteremo censura (ma neppure tollereremo faziosità!), pretendendo in cambio null'altro che veridicità dei fatti ed onestà intellettuale nell’esporli, affinché avvenimenti, denunce e idee possano assumere la connotazione oggettiva più accettabile e condivisibile, su cui impostare auspicabili confronti.

 

Rifiutando di conseguenza il classico e generalizzato sistema detentore del "fare notizia", cercheremo di sostituirlo al meglio con una comunicazione basata piuttosto sul "dare notizia", la quale costruttivamente porti al "creare opinione", finalità che  - anche se troppo spesso negletta - rimane l'unica vera di un'informazione democratica.

 

Attraverso la pubblicazione del "rilevante" per la crescita del territorio e quindi necessario "rendere noto", qualunque ne sia la fonte, ci uniamo alla comune lotta di quanti - professionisti e amatori - si battono convintamente e senza ricercare gloria per l’affermazione di una società viva e sana, corretta e leale, formata da Cittadini responsabili e volenterosi.

 

Una tale società, infatti, anche se da molti dominanti poteri volentieri ritenuta "utopica", è - a nostro avviso - pienamente realistica anche se solo realizzabile dal basso, da persone, cioè, ancora capaci di produrre idee proprie, rinnegando e anzi contrastando qualsiasi tipo di manipolazione indotta da mass media, caste, sette massoniche, partiti politici e quant’altro.

 

Perché, come dice Mohandas Gandhi, "Solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo lo cambiano davvero" - ma dobbiamo prima "diventare noi stessi il cambiamento che vogliamo vedere" - e Jean Guitton "La codardia è cercare l'approvazione non la verità, le decorazioni non l'onore, l'ascesa non il servizio, il potere non il bene dell'uomo"...

 

La Redazione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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