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Tuscia Romana online |
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Voci dal territorio Notizie, articoli e commenti - formato testi doc ed immagini jpg - proposti a notiziario@tusciaromana.info |
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Gli eventi del mese
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Treia, Macerata, sabato 5 marzo 2011 Bioregionalismo Urbano ed Ecologia Profonda nelle Comunità Umane
La mitica Torre di Babele è il soggetto di due opere di Pieter Bruegel il Vecchio, entrambi dipinte intorno al 1563: la prima - ed anche la più nota - è quella sopra, esposta al Kunsthistorisches Museum di Vienna, un olio su tavola dalle dimensioni di appena 114x155 cm. (Foto di archivio)
Sbirba Aivlis
Ma attenzione, essere un "Cittadino" non significa "abitare in Città",
bensì vuol dire riconoscersi in un "organismo" di Civiltà Umana.
Infatti Roma è abitata da 6 milioni di persone, è insomma una metropoli, Verona conta quasi mezzo milione di abitanti, Calcata meno di mille...
Mentre Treia arriva quasi a diecimila.
Insomma sto cercando una giusta via di
mezzo, adatta al mantenimento di un sano rapporto con l'ambiente e gli
animali senza dover rinunciare ai vantaggi della "Civitas",
essendo noi umani esseri altamente socializzanti.
Diciamo che il "Bioregionalismo" (che equivale all'Ecologia Profonda) contraddistingue un modo di pensare che muove dall'esigenza profonda di riallacciare un rapporto sacrale con la terra.
Questo rapporto si conquista partendo
dalla volontà di capire - riabitandolo - il luogo in cui viviamo.
Noi usiamo il termine città che deriva da
"civitas", ma dobbiamo considerare anche l'altra definizione,
"urbs": questi due termini hanno pari valore nella fondazione ed
urbanizzazione del luogo abitativo.
Ogni cosa prodotta ha come fruitori i membri tutti ed altrettanto dicasi per quanto è scartato.
Nelle comunità antiche, nelle tribù che furono la base della vita umana per migliaia di anni, la reciprocità o solidarietà era elemento di sopravvivenza e sviluppo.
Quando lentamente si giungeva ad una summa di tribù dello stesso ceppo originario (diciamo cento entità di 1.000 componenti) si diceva che era nato un Popolo, una Società, insomma una "Civitas".
Dobbiamo quindi partire da un elemento precostituito e cioè che l'ambito di una "Comunità Ideale" non dovrebbe superare i centomila abitanti.
Ciò vale anche per una Metropoli che andrebbe suddivisa in Quartieri di tale entità.
Perché?
Per un semplice motivo: se tutti i componenti di una comunità "originaria" hanno interrelazioni in allargamento (diaspora) sarà possibile connettersi indirettamente o direttamente con gli appartenenti ai vari gruppi che compartecipano allo stesso luogo.
Tutti individui diversi dal gruppo
originario ma tutti "elementi effettivi" della stessa collettività.
A questo punto le varie entità (o gruppi di individui) son paritetiche l'un l'altra, intrecciate in un contesto di relazioni e formano la base della Città Ideale.
Forse i membri della Città apparterranno a ceti diversi, ma assieme a noi vivono nella Città, con essi manteniamo numerosi rapporti personali, come fra membri di una tribù ideale.
Questa si può definire Società ed il processo descritto conduce a forte correlazione e socializzazione e vivifica l'intera Comunità.
Ma si può dire che centomila abitanti son un limite.
Giacché questo è il livello
d'interrelazione possibile e la Città Bioregionale - secondo me - deve
comprendere criteri di suddivisione sociale che rispettino questi
termini numerici.
La peculiarità dei suoli, bacini fluviali, piante e animali nativi, clima, variazione stagionale e altre caratteristiche che sono presenti in un luogo-vita bioregionale (ecosistema), costituiscono il contesto base per l'approvvigionamento delle risorse quali: cibo, energia e materiali vari.
Affinché questo avvenga in modo
sostenibile, le Città devono identificarsi e porsi in reciproco
equilibrio con i sistemi naturali.
Questo significa mantenere le caratteristiche naturali che ancora rimangono intatte e/o ripristinarne quante più possibili.
Per esempio risanando baie inquinate, laghi e fiumi affinché possano ridiventare habitat salubri per la vita acquatica, contribuendo in tal modo all'autosufficienza delle aree urbane.
Le condizioni che contraddistinguono le
aree geografiche dipendono dalle loro peculiari caratteristiche naturali:
una ragione in più per adottare i principi base del Bioregionalismo,
appropriati e specifici per ogni luogo e - soprattutto - utilizzabili
per orientare al meglio le Politiche Municipali.
Accrescere la
consapevolezza dell'interscambio fra produzione e consumo, affinché
l'approvvigionamento, il riuso, il riciclaggio e il ripristino possano
diventare integrabili.
2) Diversità Sostenere la diversità di opinione così da soddisfare i bisogni vitali oltreché una molteplicità di espressioni culturali, sociali e politiche.
Resistere a
soluzioni che privilegino i singoli interessi e la monocultura.
3) Autoregolamento Incoraggiare le attività decentralizzate promosse da gruppi di quartiere-distretti.
Rimpiazzare la
burocrazia verticistica con assemblee di gruppi locali.
4) Sostenibilità economica
Scopo della
politica è quello di operare con interessi lungimiranti, minimizzando
rimedi fittizi ed incentivando un processo di riconversione ecologica a
lungo termine.
Lascio ai lettori la parola!
Referente Pubbliche Relazioni della Rete
Bioregionale Italiana
0733 216 293
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Tuscia Romana online |
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Voci dal territorio
Subiamo quotidianamente un'informazione di massa che cerca di imporci estrema soggettività nella selezione di ciò che va reso pubblico o meno e palesi prese di posizione di parte nel pubblicato: in pratica una sistematica manipolazione indotta che non lascia spazio ad alcun confronto, discussione, percezione né diversa o - perché no - opposta visione della realtà.
Nel nostro piccolo intendiamo innanzitutto contribuire a "ridare volto" ad un pezzo di terra laziale dimenticato e "dare voce" a chiunque vi appartenga: un progetto indubbiamente ambizioso, realizzabile solo attraverso la collaborazione di chiunque si senta e sia libero, indipendente, auto-controllato ed aperto al cambiamento nei propri pre-giudizi.
Per questo non accetteremo né eserciteremo censura (ma neppure tollereremo faziosità!), pretendendo in cambio null'altro che veridicità dei fatti ed onestà intellettuale nell’esporli, affinché avvenimenti, denunce e idee possano assumere la connotazione oggettiva più accettabile e condivisibile, su cui impostare auspicabili confronti.
Rifiutando di conseguenza il classico e generalizzato sistema detentore del "fare notizia", cercheremo di sostituirlo al meglio con una comunicazione basata piuttosto sul "dare notizia", la quale costruttivamente porti al "creare opinione", finalità che - anche se troppo spesso negletta - rimane l'unica vera di un'informazione democratica.
Attraverso la pubblicazione del "rilevante" per la crescita del territorio e quindi necessario "rendere noto", qualunque ne sia la fonte, ci uniamo alla comune lotta di quanti - professionisti e amatori - si battono convintamente e senza ricercare gloria per l’affermazione di una società viva e sana, corretta e leale, formata da Cittadini responsabili e volenterosi.
Una tale società, infatti, anche se da molti dominanti poteri volentieri ritenuta "utopica", è - a nostro avviso - pienamente realistica anche se solo realizzabile dal basso, da persone, cioè, ancora capaci di produrre idee proprie, rinnegando e anzi contrastando qualsiasi tipo di manipolazione indotta da mass media, caste, sette massoniche, partiti politici e quant’altro.
Perché, come dice Mohandas Gandhi, "Solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo lo cambiano davvero" - ma dobbiamo prima "diventare noi stessi il cambiamento che vogliamo vedere" - e Jean Guitton "La codardia è cercare l'approvazione non la verità, le decorazioni non l'onore, l'ascesa non il servizio, il potere non il bene dell'uomo"...
La Redazione
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