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Bracciano, Roma, martedì 8 febbraio 2011

Bracciano - Sanità: grande manifestazione contro la annunciata chiusura dell'Ospedale “Padre Pio”

di Iris Novello

 

 

Un momento della manifestazione in Piazza IV Novembre a Bracciano, Roma, cui hanno aderito rappresentanze di Cittadini ed Istituzioni dai sette Comuni del territorio interessati dal Decreto Regionale. (Foto © Iris Novello)

 


La protesta organizzata dal Comitato per la Salute Pubblica di Bracciano contro la chiusura dell’Ospedale “Padre Pio” sancita dal Decreto 80/2010, è iniziata alle 11.00 di ieri con il raduno dei manifestanti davanti al nosocomio.

 

A due giorni dal pronunciamento del TAR del Lazio sul ricorso presentato dal Comune di Bracciano, e al quale hanno aderito i Comuni di Anguillara Sabazia, Trevignano Romano, Manziana, Canale Monterano, Ladispoli e Cerveteri, la popolazione è scesa in strada con striscioni e slogan per difendere l’Ospedale che in base al Piano di rientro del deficit sanitario laziale verrà svuotato di indispensabili servizi.

 

 

Al corteo, formato da numerosissimi Cittadini, Operatori Sanitari, e Sindaci di quattro Comuni, si sono uniti in Piazza Formaggi gli studenti delle Scuole Medie e Superiori.

Alla protesta hanno aderito anche i Commercianti, che hanno abbassato le saracinesche durante la manifestazione, i 560 anziani che frequentano i due Centri Diurni e varie Associazioni presenti nel territorio.

 

In Piazza IV Novembre, sotto la bandiera tricolore del Palazzetto Comunale, è iniziata l’Assemblea Cittadina con la lettura di due lettere indirizzate al Presidente della Repubblica e al Presidente del TAR del Lazio nelle quali viene espressa la preoccupazione per la possibile perdita del presidio ospedaliero.

 

Le testimonianze di alcuni Cittadini sui positivi interventi effettuati al “Padre Pio” hanno anticipato le interessanti affermazioni degli Operatori Sanitari e le ferventi dichiarazioni degli Amministratori e dei Politici presenti alla manifestazione.


“Solo nel mese di gennaio sono stati trasferiti 39 codici rossi, 32 dei quali hanno avuto bisogno di consulenza anestesiologica – ha informato Mara, Caposala delle Sale Operatorie del “Padre Pio” – con la trasformazione del Pronto soccorso in Punto di Primo Intervento scomparirà la figura dell’anestesista, in questo caso sarebbero stati 39 morti davanti alla sbarra dell’Ospedale, non dobbiamo permettere che ciò accada, il diritto alla vita non si tocca”.

 


L’esperienza vissuta da un uomo che si è rivolto al “Padre Pio” per chiedere aiuto è stata raccontata da una Operatrice del Pronto Soccorso.

 

“Si è rivolto a noi perché la moglie, affetta da un tumore, ha dovuto stazionare al PS di un ospedale di Roma per quattro giorni.

Siccome nel PS i parenti non possono transitare, essendo un’area critica, per tutto il periodo l’uomo non ha potuto avere contatti con la moglie, dunque alla fine ha firmato per portarsela a casa.

Voleva che la donna della sua vita morisse in modo dignitoso, non si sentiva un buon marito perché lei stava male e non sapeva come aiutarla.

Siamo riusciti a ricoverare la malata terminale, i familiari le stanno vicino, anche questo è l’Ospedale del nostro paese”.

 


“Questo Nosocomio è stato negli ultimi anni completamente ristrutturato – ha aggiunto la Dottoressa Ingrid – hanno consegnato le sale operatorie nuove, predisposto la centrale di sterilizzazione che serve tutta la ASL, ristrutturato il Reparto di Radiologia e di Ginecologia Ostetricia con sala parto nuova, hanno messo gli impianti elettrici a norma, ma per chi e perché è stato fatto tutto questo?

Per rivenderlo a qualcuno?

Magari per privatizzarlo un domani, con i soldi nostri”.

 


Il Sindaco di Bracciano, nel suo intervento, ha informato i manifestanti di un secondo Decreto emanato il 31 dicembre nel quale vengono stabilite modalità e tempi di chiusura dei 24 ospedali periferici toccati dalla sforbiciata del decreto 80.

 

“Qualcuno chiuderà a febbraio, altri a marzo, noi chiuderemo la parte dei ricoveri a giugno, mentre ad altri due ospedali toccherà ad ottobre – ha detto Giuliano Sala ribadendo che - tutte le consultazioni, le visite, le ispezioni che ci sono state in questi nosocomi di fatto non hanno modificato niente, noi abbiamo ricevuto 10 posti letto di hospice, in cui i malati terminali, ma non di tipo oncologico, potrebbero essere assistiti da un infermiere nelle loro ultime settimane di vita”.

 

“Si avverte il bisogno assoluto di essere equiparati ai cittadini delle altre località che hanno un ospedale – ha continuato Sala – perché la previdenza che paga il cittadino di Bracciano e dei paesi che accedono al servizio è la stessa che paga il cittadino romano dove c’è ingolfamento di ospedali e dove ci sono le possibilità di poter essere curati.

Abbiamo presentato il ricorso al Tar – ha concluso il Primo Cittadino di Bracciano – una risposta importante perché unitaria, sette Comuni al di là del colore politico hanno chiesto la sospensiva e se riusciremo in qualche modo ad averla io credo, scusate la volgarità, che 'metteremo il culo in disordine' alla Polverini, perché questa situazione non è più pensabile.

Bisogna lottare per un futuro di servizi, in questi territori ci portano solo i servizi che costano, quelli che danno risposte ai problemi della gente ce li tolgono”.
 

 

Il Sindaco di Canale Monterano, Marcello Piccioni, di Trevignano Romano, Massimo Luciani, insieme al Vice Sindaco di Manziana, Roberto Spedicato, hanno apprezzato la nutrita presenza di studenti “nel difendere il loro futuro di salute ed eventuali posti di lavoro”.

 

“Questa notte dal Pronto soccorso sono partiti sei fax a sei ospedali tra Roma e Provincia di Viterbo – ha detto Piccioni – ancora stiamo attendendo la risposta, segno che degli ospedali c’è bisogno, nessuno può dirci che la Sanità è passiva, lo sappiamo, la Sanità è un servizio che paghiamo con le nostre tasse e nessuno può portarci via un bene che non è dello Stato, ma della Collettività”.

 

“Circa una settimana fa l’Ospedale sarebbe già stato chiuso in seguito alle indicazioni di copertura di posti vaganti al San Paolo di Civitavecchia – ha aggiunto Spedicato che è anche un medico del “Padre Pio” – ci invitavano tutti quanti ad andarcene, ma grazie ai Colleghi questo non è avvenuto perché ci siamo rifiutati con una lettera pubblica, non vogliamo che siano delle decisioni trasversali a far defluire il personale sia medico che paramedico da un ospedale all’altro”.

 


L’ultima parola dalla piazza stracolma di persone è toccata al Consigliere Provinciale Emiliano Minnucci che ha iniziato il suo discorso manifestando compiacimento per il forte e crescente consenso dimostrato “intorno a questa lotta”.

 

“Pochi hanno ricordato che già dai primi giorni sono state raccolte quasi 20 mila firme con banchetti spontanei, senza una struttura organizzata dietro le Forze Politiche delle Amministrazioni – ha detto Minnucci – con una unità sostanziale di tutti i soggetti in campo e vorrei ribadire, lo dico da Amministratore Provinciale, ma anche da Cittadino di Anguillara, che sono un po’ dispiaciuto che oggi non ci sia nemmeno un Amministratore della mia città, lo dico ai Cittadini di Anguillara qui presenti, dobbiamo stimolarli ad essere presenti perché non è sufficiente dare una adesione formale, bisogna aderire sostanzialmente.

 

Il discorso dell’ospedale va contestualizzato in un argomento più ampio che riguarda i comuni della cintura – ha continuato Minnucci – perché non c’è soltanto una riduzione del servizio sanitario che è un tema scottante e afferisce alla nostra qualità di vita, ma c’è una spinta politica centralizzata dal Campidoglio, dalla Regione, da tanti Enti Romani che vogliono sottrarre i servizi a queste nostre zone e portarci solo i problemi, ci chiudono gli ospedali e ci aprono le discariche, ci chiudono il Pronto Soccorso, gli ambulatori, e ci mettono il pedaggio.

 

Se non si fa quadrato in queste zone rischiamo la desertificazione dei territori con il rischio di innescare una miscela esplosiva perché gli abitanti aumentano.

 

I Comuni vengono sempre più penalizzati in termini di trasferimenti di soldi e di risorse, i servizi se ne vanno, si stanno creando le condizioni per trasformare le comunità vive e attive in borgate anonime, di creare delle periferie come capita alle metropoli europee in cui bisognerà tra un po’ avere paura di girare la sera.

 

Dobbiamo ribellarci consapevolmente a questo schema e lo dobbiamo fare partendo dalla lotta per la salvaguardia dell’Ospedale e della Sanità Pubblica, presentando anche delle controproposte economicamente sostenibili compatibili, ovvero dimostrando coi dati di fatto che si può risparmiare pur non chiudendo le strutture sanitarie, e magari togliendo un po’ di risorse a quei privati sanguisughe che hanno fatto merce della Sanità Pubblica.

 

È ignobile pensare che una struttura in cui sono stati investiti milioni e milioni di euro negli ultimi anni debba chiudere – ha concluso Minnucci – ci sono risorse spese, soldi di tutti quanti noi che vanno tutelati, e quindi difendiamo il principio, ma lo difendiamo stando in campo, l’invito che faccio a tutti voi è di non fermare la mobilitazione, e procedere ancora fino a giugno e oltre perché possiamo vincere questa battaglia”.

 

 

L'Ospedale "Padre Pio" di Bracciano. (Foto © Iris Novello)

 


Lettera aperta al Presidente della Repubblica
Giorgio Napolitano

 


Caro Presidente,


Le scriviamo per informarLa di un grave problema che sta investendo una Comunità di circa 300.000 cittadini nel nostro territorio, la chiusura di importanti servizi dell’Ospedale di Bracciano.


Come recita l’articolo 32 della Costituzione, la salute è un bene inalienabile della persona.

Viceversa sta prevalendo una tendenza che la considera un puro e semplice costo economico.

 

L’esperienza che questo territorio sta vivendo, con il declassamento dell’Ospedale di Bracciano, dimostra tutta l’inadeguatezza di una visione semplicemente economica della salute dei Cittadini.

Nessuna attenzione per un bacino d’utenza che dovrà sopportare pesanti disagi in quanto l’unica questione è “rientrare nei costi d’esercizio”.

 

Come sempre si confonde l’effetto con la causa.

La Sanità è stata negli anni fonte di sprechi, di clientele inaccettabili, che hanno favorito più gli interessi privati che la qualità della prestazione sanitaria.

Oggi, invece di agire per correggere questa situazione, si riduce il servizio causando danni gravissimi ai Cittadini, ai lavoratori e alle lavoratrici che prestano con abnegazione il proprio servizio.

 

Il declassamento dell’Ospedale di Bracciano comporterà per i Cittadini disagi rilevanti, con un’alta probabilità di non poter ricevere risposte immediate ad eventi acuti relativi sia a patologie naturali sia a conseguenze di traumi e incidenti.

Inoltre, le persone che avranno bisogno di cure ospedaliere dovranno essere “smistate” in ospedali lontani, non limitrofi, mal collegati dai servizi pubblici.

 

Qualora andasse in porto il deliberato della Regione Lazio, attraverso il Decreto n. 80 del 30/09/2010, avverso al quale il Comune di Bracciano, col sostegno di altri Comuni interessati, ha fatto ricorso al TAR del Lazio, nasceranno problemi non risolvibili per assicurare al paziente il conforto dei propri cari.

La società civile della zona, le associazioni, le istituzioni locali, i partiti hanno presentato alla Regione rilievi di merito sul declassamento, proponendo anche soluzioni alternative.

Non c’è stata risposta, da qui il ricorso al TAR.

Siamo consapevoli dei gravi problemi che sono alla Sua attenzione, abbiamo però bisogno di un conforto che non ci faccia sentire Cittadini dimezzati.
 


Il Comitato per la Salute Pubblica di Bracciano
 

 

 

Lettera aperta al presidente del TAR Lazio
Pasquale de Lise


Egregio Presidente,


 

Le scriviamo per informarLa di un grave problema che sta investendo una Comunità di circa 300.000 cittadini nel nostro territorio, la chiusura di importanti servizi dell’Ospedale di Bracciano.


Come recita l’articolo 32 della Costituzione, la salute è un bene inalienabile della persona.

Viceversa sta prevalendo una tendenza che la considera un puro e semplice costo economico.

 

L’esperienza che questo territorio sta vivendo, con il declassamento dell’Ospedale di Bracciano, dimostra tutta l’inadeguatezza di una visione semplicemente economica della salute dei Cittadini.

Nessuna attenzione per un bacino d’utenza che dovrà sopportare pesanti disagi in quanto l’unica questione è “rientrare nei costi d’esercizio”.

 

Come sempre si confonde l’effetto con la causa.

La Sanità è stata negli anni fonte di sprechi, di clientele inaccettabili, che hanno favorito più gli interessi privati che la qualità della prestazione sanitaria.

Oggi, invece di agire per correggere questa situazione, si riduce il servizio causando danni gravissimi ai Cittadini, ai lavoratori e alle lavoratrici che prestano con abnegazione il proprio servizio.

 

Il declassamento dell’Ospedale di Bracciano comporterà per i Cittadini disagi rilevanti, con un’alta probabilità di non poter ricevere risposte immediate ad eventi acuti relativi sia a patologie naturali sia a conseguenze di traumi e incidenti.

Inoltre, le persone che avranno bisogno di cure ospedaliere dovranno essere “smistate” in ospedali lontani, non limitrofi, mal collegati dai servizi pubblici.

 

Qualora andasse in porto il deliberato della Regione Lazio, attraverso il Decreto n. 80 del 30/09/2010, avverso al quale il Comune di Bracciano, col sostegno di altri Comuni interessati, ha fatto ricorso al TAR del Lazio, nasceranno problemi non risolvibili per assicurare al paziente il conforto dei propri cari.

La società civile della zona, le associazioni, le istituzioni locali, i partiti hanno presentato alla Regione rilievi di merito sul declassamento, proponendo anche soluzioni alternative.

Non c’è stata risposta, da qui il ricorso al TAR.

Per la difesa dell’Ospedale è nato un Comitato di Cittadini, di Associazioni di Mestiere, di Associazioni Sociali, di Sindacati, di semplici Cittadini indignati per quanto sta accadendo e per il silenzio che grava sul declassamento dell’Ospedale: Le scriviamo con l’unico scopo di renderle un’informazione.
 


Distinti saluti,

 

Il Comitato per la Salute Pubblica di Bracciano

 

 

 

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