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Bracciano, Roma, mercoledì 19 gennaio 2011

Dopo 74 giorni di agonia muore Salvatore Catalano -

Morti bianche: la maglia nera all'Italia!

di Massimo Perugini 

 

 

"Arbeit Macht Frei" - "Il Lavoro rende Liberi": inutile ogni commento! (Foto di archivio, grafica della Redazione)

 


Ieri è morto Salvatore Catalano, 55 anni.
 

E chi è? si chiede il Popolo del Bunga-Bunga...
E chi è? si chiede il Massimo Garante della nostra Costituzione!
 

Era uno dei sei operai rimasti gravemente ustionati in un incidente sul lavoro avvenuto a Paderno Dugnano lo scorso 4 novembre nell’azienda EURECO.
 

È morto all’Ospedale Niguarda di Milano dopo 74 giorni di agonia, con il corpo devastato per il 90% da ustioni.

Aveva fissato la data delle nozze al 24 novembre, cioè appena venti giorni dopo quello dell’incidente.

 


Che cosa aveva fatto per meritare una fine così atroce?
"Lavorava": per poter mantenere la sua famiglia, la compagna Antonella Riunno e la loro figlioletta Irma di 5 anni (come mia nipote).

 

Antonella si è rivolta ad un famoso avvocato per riuscire comunque a regolarizzare l'unione prima della morte del compagno, ma non c'è stato nulla da fare.
 

Adesso per la mamma vedova e la figlia orfana ci sarà solo disperazione: da questo nostro "Stato" che all'Articolo 1 della sua Costituzione Repubblicana ha inserito il lavoro come base della società: nulla!


Perché ad altri si riconosce l'Istituto delle " Nozze in Articulo Mortis" ed ai nostri semplici operai questo non viene permesso?

 


E perché nessun cosiddetto "telegiornale" ne ha parlato?

Un solo quotidiano stampato ne ha inserito la notizia!
 

E perché nessun Presidente della Repubblica abbraccerà quella bara che non sarà avvolta dal Tricolore?


E perché su questo morto non si farà Porta a Porta che invece continuerà senza imbarazzo o vergogna ad organizzare centinaia di puntate su altri morti da "audience", o vittime di oscuri fatti di cronaca (magari pagando profumatamente anche gli autori dei delitti) o giovani vittime sacrificali fatte "eroi" di propaganda in guerre tanto illegittime quanto inutili?

 


Forse perché era "solo" un operaio.

 

Forse perché in quell'occasione ne erano morti "già altri 2" di operai, uno Italiano, Sergio Scapolan di 63 anni, deceduto subito, ed uno  - Harun Zeqiri, 44 anni, 90% di ustioni sul corpo, 16 giorni di agonia - addirittura colpevole di essere Albanese, e la cosa non fa e decisamente non deve fare "notizia"!

 

Forse perché un'altro di quegli operai, Leonard Shehu, anche lui Albanese e di soli 37 anni, "non si decide" ancora a morire, così dopo 76 giorni di agonia la sua lotta per la vita diventa scomoda, non permettendo al circo mediatico di spegnere definitivamente le luci sul caso, archiviarne nel dimenticatoio l'infamante accusa culturale, politica e sociale per precipitarsi a creare nuove "vere" pseudo-notizie.

 


"L'Italia è una Repubblica Democratica fondata sul Lavoro", non sul Bunga-Bunga!

Si dice che l'Articolo sia stato fatto inserire nella Costituzione proprio su iniziativa di un Deputato Democristiano pochi anni prima volontario firmatario del "Manifesto della Razza".

 

Beh, allora...: "Arbeit Macht Frei"!
 

 

 

Approfondimento

 

Tragedie di questo tipo non dovrebbero mai accadere, non devono più accadere: un luogo di lavoro non può essere un luogo di morte!

 

Salgono così a tre gli omicidi colposi a carico del titolare del centro di stoccaggio rifiuti pericolosi, Giovanni Merlino, e lui attraverso il suo legale Giuseppe Fiorella si limita a dichiarare: "respingeremo ogni addebito"...

C’è chi non ha dubbi sulle responsabilità dell’azienda: Tiziana Scalco della CGIL Milano chiede che "le Istituzioni non stiano più a guardare. Bisogna avere leggi chiare e punire i colpevoli".

Anche il legale della famiglia Catalano, Giuliano Pisapia, si esprime duramente:

"La situazione in quella fabbrica era disastrosa e, malgrado i numerosi precedenti incendi, sono mancati doverosi controlli sulle norme antinfortunistiche.

Non si è fatto nulla per evitare una tragedia che si poteva, e si doveva evitare.

Quanto accaduto in quella ditta è gravissimo".

La scintilla che ha fatto esplodere le bombole di acetilene all'EURECO ha distrutto la vita di ben sette famiglie!


Ancora oggi c'è chi parla di "caduti del lavoro" riferendo ai morti per incidenti sul lavoro, ma il movimento operaio preferisce chiamarli "omicidi del lavoro", a denunciarne le dirette responsabilità di chi non garantisce le dovute condizioni di sicurezza sui luoghi di lavoro: questa è infatti la causa diretta di migliaia di tragedie, in Italia e nel mondo, morti "bianche" solo per la difficoltà giuridica di definirne la mano omicida.

Oltre due milioni di decessi ogni anno nel mondo, di cui 10-20 mila bambini.

 

In Italia il numero di morti 1.260 nel 2007.

Tre morti al giorno: nonostante sempre più operai siano cassaintegrati e le ore lavorative annuali diminuiscano anche del 30%!

E mentre il trend o andamento statistico negli altri Paesi industrializzati è positivo (nel decennio  1995-2005 il numero degli infortuni mortali sul lavoro diminuisce in media del 30% nell’Unione Europea, addirittura dimezzandosi in Germania!), in totale controtendenza l’Italia va a conquistare il triste primato del più alto numero di morti sul lavoro in Europa...

Non basta!
Negli ultimi 10 anni si verificano in Italia oltre 30.000 infortuni all'anno - in progressivo aumento - dall'INAIL classificati "con danni permanenti".

 

Poi ci sono gli infortuni "meno gravi", cioè quelli con danni "ragionevolmente riparabili" con interventi chirurgici, terapie mediche e programmi di riabilitazione fisica che vanno da pochi giorni a qualche mese: in Italia di "incidenti sul lavoro con danni temporanei" se ne contano quasi 600.000 all'anno e 300 milioni nel mondo.

Da aggiungervi i casi "registrati e riconosciuti" di malattie professionali, quelle cioè monitorate secondo i "criteri ufficiali" di controllo sanitario: 150-200 milioni ogni anno nel mondo, ma stranamente in Italia soltanto circa 25.000 nelle statistiche INAIL 2000-2005.

 

Assolutamente impossibile - diciamo pure inesistente - la statistica relativa alle cosiddette "malattie temporanee" e circa 200 mila infortuni sul lavoro all'anno non vengono mai neppure denunciati...

 

 

Nel 2008 l'ANMIL, l'Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi del Lavoro, presenta al Capo dello Stato Giorgio Napolitano il suo secondo rapporto sulla ''Tutela e condizione delle vittime del lavoro tra leggi inapliccate e diritti negati''.

 

Il Presidente fa ripetuti appelli e denunce.

Il 10 ottobre 2010 dice:

 

"L’incolumità e la salute dei lavoratori costituiscono valori primari per la società e la loro tutela è interesse non solo del singolo lavoratore, ma di tutta la collettività".

 

"... continuano purtroppo a registrarsi ogni giorno infortuni sul lavoro, troppo spesso mortali, anche a causa di inammissibili superficialità e gravi negligenze nel garantire la sicurezza dei lavoratori".

 

Il gravissimo e scandaloso incidente nell’azienda EURECO è del 4 novembre successivo, neppure un mese più tardi...

 

 

E la silenziosa strage delle "morti bianche" continua!

Senza servizi propagandistici anche della durata di 15 minuti in alcuni telegiornali (metà della durata del programma!), come nel caso odierno dopo l'uccisione dell'ennesimo soldato italiano in Afganistan, il Caporal Maggiore degli Alpini Luca Sanna.

 

I nostri soldati continuano purtroppo a morire lontani dal proprio Paese, del tutto inutilmente, ingannati a partecipare ad una guerra che non solo come tutte le guerre non può avere alcun accettabile umano significato, ma in più, nello specifico e al di là di vuote frasi ideologiche di tipo aziendale come "esportare la Democrazia", manca totalmente di giustificabili scopi e realisticamente raggiungibili obiettivi: una guerra neppure chiamata tale dal nostro Governo.

Così come nostri lavoratori continuano purtroppo a morire altrettanto inutilmente, ma in una guerra di sopravvivenza nel proprio Paese senza Stato né Governo, dove leggi e normative vengono prodotte e stratificate in quantità tale da non venir recepite e tantomeno applicate, perché le si possa raggirare ed evadere in assenza di adeguati controlli, in un mondo non più di lavoro ma "di affari" immorali e corrotti, nella quasi certezza di non incorrere in pene mai comunque adeguate.

 

Come non si fanno guerre "a morti zero", anche al dio profitto vanno immolati "inevitabili danni collaterali", di ordinaria amministrazione, da accettare senza bandiere e senza onori.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Subiamo quotidianamente un'informazione di massa che cerca di imporci estrema soggettività nella selezione di ciò che va reso pubblico o meno e palesi prese di posizione di parte nel pubblicato: in pratica una sistematica manipolazione indotta che non lascia spazio ad alcun confronto, discussione, percezione né diversa o - perché no - opposta visione della realtà.

 

Nel nostro piccolo intendiamo innanzitutto contribuire a "ridare volto" ad un pezzo di terra laziale dimenticato e "dare voce" a chiunque vi appartenga: un progetto indubbiamente ambizioso, realizzabile solo attraverso la collaborazione di chiunque si senta e sia libero, indipendente, auto-controllato ed aperto al cambiamento nei propri pre-giudizi.

 

Per questo non accetteremo né eserciteremo censura (ma neppure tollereremo faziosità!), pretendendo in cambio null'altro che veridicità dei fatti ed onestà intellettuale nell’esporli, affinché avvenimenti, denunce e idee possano assumere la connotazione oggettiva più accettabile e condivisibile, su cui impostare auspicabili confronti.

 

Rifiutando di conseguenza il classico e generalizzato sistema detentore del "fare notizia", cercheremo di sostituirlo al meglio con una comunicazione basata piuttosto sul "dare notizia", la quale costruttivamente porti al "creare opinione", finalità che  - anche se troppo spesso negletta - rimane l'unica vera di un'informazione democratica.

 

Attraverso la pubblicazione del "rilevante" per la crescita del territorio e quindi necessario "rendere noto", qualunque ne sia la fonte, ci uniamo alla comune lotta di quanti - professionisti e amatori - si battono convintamente e senza ricercare gloria per l’affermazione di una società viva e sana, corretta e leale, formata da Cittadini responsabili e volenterosi.

 

Una tale società, infatti, anche se da molti dominanti poteri volentieri ritenuta "utopica", è - a nostro avviso - pienamente realistica anche se solo realizzabile dal basso, da persone, cioè, ancora capaci di produrre idee proprie, rinnegando e anzi contrastando qualsiasi tipo di manipolazione indotta da mass media, caste, sette massoniche, partiti politici e quant’altro.

 

Perché, come dice Mohandas Gandhi, "Solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo lo cambiano davvero" - ma dobbiamo prima "diventare noi stessi il cambiamento che vogliamo vedere" - e Jean Guitton "La codardia è cercare l'approvazione non la verità, le decorazioni non l'onore, l'ascesa non il servizio, il potere non il bene dell'uomo"...

 

La Redazione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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