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Tuscia Romana online |
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Voci dal territorio Notizie, articoli e commenti - formato testi doc ed immagini jpg - proposti a notiziario@tusciaromana.info |
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Gli eventi del mese
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Bracciano, Roma, mercoledì 19 gennaio 2011 Dopo 74 giorni di agonia muore Salvatore Catalano - Morti bianche: la maglia nera all'Italia!
"Arbeit Macht Frei" - "Il Lavoro rende Liberi": inutile ogni commento! (Foto di archivio, grafica della Redazione)
E chi è? si chiede il Popolo del Bunga-Bunga...
Era uno dei sei operai rimasti gravemente ustionati in un incidente sul
lavoro avvenuto a Paderno Dugnano lo scorso 4 novembre nell’azienda
EURECO.
È morto all’Ospedale Niguarda di Milano dopo 74 giorni di agonia, con il
corpo devastato per il 90% da ustioni.
Antonella si è rivolta ad un famoso
avvocato per riuscire comunque a regolarizzare l'unione prima della
morte del compagno, ma non c'è stato nulla da fare. Adesso per la mamma vedova e la figlia orfana ci sarà solo disperazione: da questo nostro "Stato" che all'Articolo 1 della sua Costituzione Repubblicana ha inserito il lavoro come base della società: nulla!
Un solo quotidiano stampato ne ha
inserito la notizia! E perché nessun Presidente della Repubblica abbraccerà quella bara che non sarà avvolta dal Tricolore?
Forse perché in quell'occasione ne erano morti "già altri 2" di operai, uno Italiano, Sergio Scapolan di 63 anni, deceduto subito, ed uno - Harun Zeqiri, 44 anni, 90% di ustioni sul corpo, 16 giorni di agonia - addirittura colpevole di essere Albanese, e la cosa non fa e decisamente non deve fare "notizia"!
Forse perché un'altro di quegli operai, Leonard Shehu, anche lui Albanese e di soli 37 anni, "non si decide" ancora a morire, così dopo 76 giorni di agonia la sua lotta per la vita diventa scomoda, non permettendo al circo mediatico di spegnere definitivamente le luci sul caso, archiviarne nel dimenticatoio l'infamante accusa culturale, politica e sociale per precipitarsi a creare nuove "vere" pseudo-notizie.
Beh, allora...: "Arbeit Macht Frei"!
Approfondimento
Tragedie di questo tipo non dovrebbero mai accadere, non devono più accadere: un luogo di lavoro non può essere un luogo di morte!
Salgono così a tre gli
omicidi colposi a carico del titolare del centro di stoccaggio rifiuti
pericolosi, Giovanni Merlino, e lui attraverso il suo legale Giuseppe
Fiorella si limita a dichiarare: "respingeremo ogni addebito"... "La situazione in quella fabbrica era disastrosa e, malgrado i numerosi precedenti incendi, sono mancati doverosi controlli sulle norme antinfortunistiche. Non si è fatto nulla per evitare una tragedia che si poteva, e si doveva evitare.
Quanto accaduto in
quella ditta è gravissimo".
In Italia il numero di morti 1.260 nel 2007. Tre morti al giorno: nonostante sempre più operai siano cassaintegrati e le ore lavorative annuali diminuiscano anche del 30%!
E mentre il trend o
andamento statistico negli altri Paesi industrializzati è positivo (nel
decennio 1995-2005 il numero degli infortuni mortali sul lavoro
diminuisce in media del 30% nell’Unione Europea, addirittura
dimezzandosi in Germania!), in totale controtendenza l’Italia va a
conquistare il triste primato del più alto numero di morti sul lavoro in
Europa...
Poi ci sono gli infortuni
"meno gravi", cioè quelli con danni "ragionevolmente riparabili" con
interventi chirurgici, terapie mediche e programmi di riabilitazione
fisica che vanno da pochi giorni a qualche mese: in Italia di "incidenti
sul lavoro con danni temporanei" se ne contano quasi 600.000 all'anno e
300 milioni nel mondo.
Assolutamente impossibile - diciamo pure inesistente - la statistica relativa alle cosiddette "malattie temporanee" e circa 200 mila infortuni sul lavoro all'anno non vengono mai neppure denunciati...
Nel 2008 l'ANMIL, l'Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi del Lavoro, presenta al Capo dello Stato Giorgio Napolitano il suo secondo rapporto sulla ''Tutela e condizione delle vittime del lavoro tra leggi inapliccate e diritti negati''.
Il Presidente fa ripetuti
appelli e denunce.
"L’incolumità e la salute dei lavoratori costituiscono valori primari per la società e la loro tutela è interesse non solo del singolo lavoratore, ma di tutta la collettività".
"... continuano purtroppo a registrarsi ogni giorno infortuni sul lavoro, troppo spesso mortali, anche a causa di inammissibili superficialità e gravi negligenze nel garantire la sicurezza dei lavoratori".
Il gravissimo e scandaloso incidente nell’azienda EURECO è del 4 novembre successivo, neppure un mese più tardi...
E la silenziosa strage
delle "morti bianche" continua!
I nostri soldati
continuano purtroppo a morire lontani dal proprio Paese, del tutto
inutilmente, ingannati a partecipare ad una guerra che non solo come
tutte le guerre non può avere alcun accettabile umano significato, ma in
più, nello specifico e al di là di vuote frasi ideologiche di tipo
aziendale come "esportare la Democrazia", manca totalmente di
giustificabili scopi e realisticamente raggiungibili obiettivi: una
guerra neppure chiamata tale dal nostro Governo.
Come non si fanno guerre "a morti zero", anche al dio profitto vanno immolati "inevitabili danni collaterali", di ordinaria amministrazione, da accettare senza bandiere e senza onori.
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Tuscia Romana online |
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Voci dal territorio
Subiamo quotidianamente un'informazione di massa che cerca di imporci estrema soggettività nella selezione di ciò che va reso pubblico o meno e palesi prese di posizione di parte nel pubblicato: in pratica una sistematica manipolazione indotta che non lascia spazio ad alcun confronto, discussione, percezione né diversa o - perché no - opposta visione della realtà.
Nel nostro piccolo intendiamo innanzitutto contribuire a "ridare volto" ad un pezzo di terra laziale dimenticato e "dare voce" a chiunque vi appartenga: un progetto indubbiamente ambizioso, realizzabile solo attraverso la collaborazione di chiunque si senta e sia libero, indipendente, auto-controllato ed aperto al cambiamento nei propri pre-giudizi.
Per questo non accetteremo né eserciteremo censura (ma neppure tollereremo faziosità!), pretendendo in cambio null'altro che veridicità dei fatti ed onestà intellettuale nell’esporli, affinché avvenimenti, denunce e idee possano assumere la connotazione oggettiva più accettabile e condivisibile, su cui impostare auspicabili confronti.
Rifiutando di conseguenza il classico e generalizzato sistema detentore del "fare notizia", cercheremo di sostituirlo al meglio con una comunicazione basata piuttosto sul "dare notizia", la quale costruttivamente porti al "creare opinione", finalità che - anche se troppo spesso negletta - rimane l'unica vera di un'informazione democratica.
Attraverso la pubblicazione del "rilevante" per la crescita del territorio e quindi necessario "rendere noto", qualunque ne sia la fonte, ci uniamo alla comune lotta di quanti - professionisti e amatori - si battono convintamente e senza ricercare gloria per l’affermazione di una società viva e sana, corretta e leale, formata da Cittadini responsabili e volenterosi.
Una tale società, infatti, anche se da molti dominanti poteri volentieri ritenuta "utopica", è - a nostro avviso - pienamente realistica anche se solo realizzabile dal basso, da persone, cioè, ancora capaci di produrre idee proprie, rinnegando e anzi contrastando qualsiasi tipo di manipolazione indotta da mass media, caste, sette massoniche, partiti politici e quant’altro.
Perché, come dice Mohandas Gandhi, "Solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo lo cambiano davvero" - ma dobbiamo prima "diventare noi stessi il cambiamento che vogliamo vedere" - e Jean Guitton "La codardia è cercare l'approvazione non la verità, le decorazioni non l'onore, l'ascesa non il servizio, il potere non il bene dell'uomo"...
La Redazione
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