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Viterbo, venerdì 31 dicembre 2010

Grida il sangue degli uccisi!

Fonte: Ufficio Stampa "Centro di Ricerca per la Pace" di Viterbo

 

 

In memoria di Matteo Miotto, 24 anni, di Thiene, Vicenza: ancora un giovane Italiano è morto in Afghanistan... (Foto di archivio)

 

 

Ancora un Italiano ucciso in Afghanistan.

 

Affratellato nella morte agli innumerevoli Afgani anch'essi uccisi.

Uccisi tutti dalla guerra assassina.
 


Una guerra alla quale la Costituzione della Repubblica Italiana proibisce all'Italia di partecipare.

Una guerra insensata che si prolunga di fatto da due generazioni.

Una guerra che potrebbe cessare immediatamente, se solo la Comunità Internazionale si decidesse a recare aiuti umanitari invece che guerra ai popoli oppressi, oppressi dal terrorismo e dal maschilismo assassini, dall'imperialismo e dal razzismo assassini, dalla mafia e dal totalitarismo assassini.
 


La Pace si costruisce con mezzi di Pace.

La Democrazia si promuove con la Democrazia.

I Diritti Umani si difendono rispettando i Diritti Umani di tutti gli esseri umani.
 


Il primo Diritto Umano è il diritto a non essere uccisi.

Cessi la guerra nemica dell'Umanità.

Occorre la Pace, il disarmo, la smilitarizzazione dei confltti.

Solo la Pace salva le vite.

Vi è una sola Umanità.
 


Cessi immediatamente la partecipazione italiana alla guerra e si adoperi immediatamente l'Italia per la Pace con mezzi di Pace!

Grida il sangue degli uccisi.


Peppe Sini
Già Consigliere Comunale e Provinciale
Responsabile del "Centro di Ricerca per la Pace" di Viterbo

Viterbo, 31 dicembre 2010


 

 

Ufficio Stampa "Centro di Ricerca per la Pace"
Strada S. Barbara 9 E

01100 Viterbo
nbawac@tin.it
lists.peacelink.it/nonviolenza

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Voci dal territorio

 

Subiamo quotidianamente un'informazione di massa che cerca di imporci estrema soggettività nella selezione di ciò che va reso pubblico o meno e palesi prese di posizione di parte nel pubblicato: in pratica una sistematica manipolazione indotta che non lascia spazio ad alcun confronto, discussione, percezione né diversa o - perché no - opposta visione della realtà.

 

Nel nostro piccolo intendiamo innanzitutto contribuire a "ridare volto" ad un pezzo di terra laziale dimenticato e "dare voce" a chiunque vi appartenga: un progetto indubbiamente ambizioso, realizzabile solo attraverso la collaborazione di chiunque si senta e sia libero, indipendente, auto-controllato ed aperto al cambiamento nei propri pre-giudizi.

 

Per questo non accetteremo né eserciteremo censura (ma neppure tollereremo faziosità!), pretendendo in cambio null'altro che veridicità dei fatti ed onestà intellettuale nell’esporli, affinché avvenimenti, denunce e idee possano assumere la connotazione oggettiva più accettabile e condivisibile, su cui impostare auspicabili confronti.

 

Rifiutando di conseguenza il classico e generalizzato sistema detentore del "fare notizia", cercheremo di sostituirlo al meglio con una comunicazione basata piuttosto sul "dare notizia", la quale costruttivamente porti al "creare opinione", finalità che  - anche se troppo spesso negletta - rimane l'unica vera di un'informazione democratica.

 

Attraverso la pubblicazione del "rilevante" per la crescita del territorio e quindi necessario "rendere noto", qualunque ne sia la fonte, ci uniamo alla comune lotta di quanti - professionisti e amatori - si battono convintamente e senza ricercare gloria per l’affermazione di una società viva e sana, corretta e leale, formata da Cittadini responsabili e volenterosi.

 

Una tale società, infatti, anche se da molti dominanti poteri volentieri ritenuta "utopica", è - a nostro avviso - pienamente realistica anche se solo realizzabile dal basso, da persone, cioè, ancora capaci di produrre idee proprie, rinnegando e anzi contrastando qualsiasi tipo di manipolazione indotta da mass media, caste, sette massoniche, partiti politici e quant’altro.

 

Perché, come dice Mohandas Gandhi, "Solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo lo cambiano davvero" - ma dobbiamo prima "diventare noi stessi il cambiamento che vogliamo vedere" - e Jean Guitton "La codardia è cercare l'approvazione non la verità, le decorazioni non l'onore, l'ascesa non il servizio, il potere non il bene dell'uomo"...

 

La Redazione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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