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Voci dal territorio Notizie, articoli e commenti - formato testi doc ed immagini jpg - proposti a notiziario@tusciaromana.info |
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Gli eventi del mese
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Viterbo, sabato 18 dicembre 2010, Giornata Internazionale del Migrante (!) e Ventesimo Anniversario della Convenzione Internazionale sulla Protezione dei Diritti dei Lavoratori Migranti e dei Membri delle loro Famiglie, adottata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite (vedi anche www.onuitalia.it) allo scopo di integrare la normativa già esistente promossa dalla relativa Convenzione O.I.L., l'Organizzazione Internazionale del Lavoro, la quale inequivocabilmente dispone: "Ogni Membro per cui la presente Convenzione sia in vigore s’impegna a rispettare i diritti fondamentali dell’uomo di tutti i lavoratori migranti."...
S P E C I A L E “ V E R G O G N A ”
Morire di freddo a Viterbo Anno Domini 2010 Fonte: Ufficio Stampa "Centro di Ricerca per la Pace" di Viterbo
Buon Natale, Viterbo! Buon Natale, Italia! (Foto di archivio)
Una Persona che sarebbe ancora viva se i Pubblici Poteri e l'Opinione Pubblica ricordassero che un Essere Umano ha diritto - DIRITTO - all'aiuto degli altri Esseri Umani, e i Pubblici Poteri in tanto sono legittimi e adeguati in quanto salvano le Vite e inverano i Diritti delle Persone.
Ed invece è Morta.
Alfio Pannega la testimoniò fino
all'ultimo dei suoi giorni. È la battaglia civile nonviolenta che ancora dobbiamo condurre.
Perché nessun Essere Umano muoia più di
freddo tra tavole e cartoni in una notte d'inverno nella campagna alle
porte di Viterbo.
Notte
Ufficio Stampa "Centro di Ricerca per la Pace"
01100 Viterbo
Le nuove cartoline di Natale. (Foto di archivio, grafica della Redazione)
E dire che solo pochi giorni fa, precisamente il 4 dicembre scorso, il quotidiano viterbese online www.latuavoce.it, diretto da Michele Bonatesta - che la Redazione ringrazia per il Copyleft o permesso a riprodurre - aveva pubblicato il seguente articolo di Alessandro Taruffi:
Il freddo come coperta
George Farquhar Ti avvicina al punto di vista di Dio.
Fabrizio De Andrè Era facile incrociarli durante una passeggiata in Via del Corso, a Viterbo, accoccolati sui sampietrini, coi loro abiti logori e una ciotolina nella quale erano depositati pochi spiccioli.
Ti sorridevano a cento metri di distanza, appena intravedevano la tua sagoma avanzare. Non erano dei veri e propri barboni, piuttosto dei vagabondi a tempo perso.
Erano pellegrini, giunti fino a Viterbo
per percorrere la Via Francigena e che all’ospitalità degli ostelli e
dei conventi preferivano il dormire all’aperto.
“Lo fanno per provare un’esperienza nuova”, ci spiega un giovane, reduce dall’estenuante cammino di Santiago, “Vivere come un senzatetto e rischiare di morire di fame può farti apprezzare le piccole cose, che poi sono le più importanti!” .
Un’esperienza temporanea, quindi, che mette a contatto con una realtà dura ma che può esporre ai commenti malevoli della gente. “È sicuramente qualcosa che ti segna, non so dirti se in positivo o in negativo”, continua il nostro interlocutore.
Di certo, comunque, la miseria non ha
fatto mai piacere a nessuno, anzi, spesso abbruttisce anche le persone
in apparenza più miti.
Qualcuno cerca di attirare la tua attenzione esibendosi in giochi di prestigio o serenate improvvisate, altri attendono semplicemente che tu gli offra qualche centesimo o (meglio ancora) un panino.
Ognuno di loro ha una storia da
raccontare, un motivo più o meno valido che lo ha spinto ad
intraprendere un’esistenza così lontana da ciò che noi comuni mortali
siamo abituati a chiamare “benessere”.
Gli homeless che restano qui sono
quelli che, a modo loro, hanno contribuito a scrivere un pezzo di storia
della Città dei Papi: l’anglosassone Richard, l’uomo di gomma, e tutti
le facce conosciute che di solito becchi in un angoletto della strada,
senza conoscerne il nome.
Il mese del freddo. Il termometro è calato notevolmente nel corso della settimana, sintomo che l’inverno si sta avvicinando con tutta la sua carica di rigidezza.
Richard e l’uomo di gomma non hanno un’ampia possibilità di coprirsi con degli indumenti adatti, forse non possiedono nemmeno una sciarpa o un cappello.
È vero, a volte c’è la birra a scaldargli
le vene ma ciò potrebbe non bastare, anzi il suo abuso sconsiderato
potrebbe portarli alla cirrosi epatica.
Un po’ di cartone racimolato tra la spazzatura, un sacco a pelo, nel migliore dei casi delle coperte lerce, ma niente più.
A fargli compagnia ci sono dei cani,
fedeli amici a quattro zampe che li seguono ovunque loro si spostino:
Richard, ultimamente, se ne va in giro con due piccoli cuccioli al
guinzaglio.
Fortunatamente, sparse sul nostro territorio, esistono numerose Associazioni di Volontariato, come la Caritas, che si adoperano con enorme altruismo per evitare il verficarsi di tragedie.
Ma anche noi, nel nostro piccolo, siamo in grado di compiere dei considerevoli gesti di solidarietà. Basterebbe fare dono ai senza tetto di qualche vecchio cappotto o di un pasto caldo, recapitando questi beni alla sede di una ONLUS oppure direttamente a queste persone.
Elargire denaro ai poveri non serve a niente, se non a privarli della dignità e a farli avvicinare allo spappolamento del fegato (visto che i soldi vengono spesi, molto spesso, nell’acquisto di sostanze alcoliche).
A questo proposito, Muhammad Yunus,
banchiere indiano e premio Nobel per la Pace nel 2003 grazie
all’invenzione del microcredito, afferma che “la carità può avere
effetti devastanti. Chi raccoglie denaro mendicando non è motivato a
migliorarsi”.
Ma anche gli altri, quelli che si sono emarginati da soli (come Richard), si lasceranno scappare un sorriso, nonostante la poca fiducia verso il genere umano.
Un pensiero, inoltre, va speso anche per tutte quelle persone che, sotto il periodo del Natale, saranno impegnate nella gestione del famoso Mercatino.
Provenienti da varie località della
penisola, i mercanti, in genere, sono costretti a dormire all’aperto,
coprendosi alla bell’è meglio con dei teli.
Le nuove cartoline di Natale. (Foto di archivio, grafica della Redazione)
Sempre www.latuavoce.it pubblica oggi un altro articolo a commento della morte per assideramento del migrante, questa volta scritto da Gianfranco Faperdue:
Cristo non è morto di freddo...
Lo sappiamo perché alla Caritas non si è
mai detto NO a nessuno.
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Tuscia Romana online |
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Voci dal territorio
Subiamo quotidianamente un'informazione di massa che cerca di imporci estrema soggettività nella selezione di ciò che va reso pubblico o meno e palesi prese di posizione di parte nel pubblicato: in pratica una sistematica manipolazione indotta che non lascia spazio ad alcun confronto, discussione, percezione né diversa o - perché no - opposta visione della realtà.
Nel nostro piccolo intendiamo innanzitutto contribuire a "ridare volto" ad un pezzo di terra laziale dimenticato e "dare voce" a chiunque vi appartenga: un progetto indubbiamente ambizioso, realizzabile solo attraverso la collaborazione di chiunque si senta e sia libero, indipendente, auto-controllato ed aperto al cambiamento nei propri pre-giudizi.
Per questo non accetteremo né eserciteremo censura (ma neppure tollereremo faziosità!), pretendendo in cambio null'altro che veridicità dei fatti ed onestà intellettuale nell’esporli, affinché avvenimenti, denunce e idee possano assumere la connotazione oggettiva più accettabile e condivisibile, su cui impostare auspicabili confronti.
Rifiutando di conseguenza il classico e generalizzato sistema detentore del "fare notizia", cercheremo di sostituirlo al meglio con una comunicazione basata piuttosto sul "dare notizia", la quale costruttivamente porti al "creare opinione", finalità che - anche se troppo spesso negletta - rimane l'unica vera di un'informazione democratica.
Attraverso la pubblicazione del "rilevante" per la crescita del territorio e quindi necessario "rendere noto", qualunque ne sia la fonte, ci uniamo alla comune lotta di quanti - professionisti e amatori - si battono convintamente e senza ricercare gloria per l’affermazione di una società viva e sana, corretta e leale, formata da Cittadini responsabili e volenterosi.
Una tale società, infatti, anche se da molti dominanti poteri volentieri ritenuta "utopica", è - a nostro avviso - pienamente realistica anche se solo realizzabile dal basso, da persone, cioè, ancora capaci di produrre idee proprie, rinnegando e anzi contrastando qualsiasi tipo di manipolazione indotta da mass media, caste, sette massoniche, partiti politici e quant’altro.
Perché, come dice Mohandas Gandhi, "Solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo lo cambiano davvero" - ma dobbiamo prima "diventare noi stessi il cambiamento che vogliamo vedere" - e Jean Guitton "La codardia è cercare l'approvazione non la verità, le decorazioni non l'onore, l'ascesa non il servizio, il potere non il bene dell'uomo"...
La Redazione
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