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Viterbo, sabato 18 dicembre 2010, Giornata Internazionale del Migrante (!) e Ventesimo Anniversario della Convenzione Internazionale sulla Protezione dei Diritti dei Lavoratori Migranti e dei Membri delle loro Famiglie, adottata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite (vedi anche www.onuitalia.it) allo scopo di integrare la normativa già esistente promossa dalla relativa Convenzione O.I.L., l'Organizzazione Internazionale del Lavoro, la quale inequivocabilmente dispone: "Ogni Membro per cui la presente Convenzione sia in vigore s’impegna a rispettare i diritti fondamentali dell’uomo di tutti i lavoratori migranti."...

 

 

      S   P   E   C   I   A   L   E      “  V   E   R   G   O   G   N   A  ”    

 

 

Morire di freddo a Viterbo Anno Domini 2010

Fonte: Ufficio Stampa "Centro di Ricerca per la Pace" di Viterbo

 

 

Buon Natale, Viterbo! Buon Natale, Italia! (Foto di archivio)

 


Riferiscono le cronache locali del ritrovamento da parte dei Carabinieri del cadavere di una Persona morta di freddo nella campagna alle porte di Viterbo in un riparo improvvisato di tavole di compensato e cartone.


Una persona proveniente da un altro Paese, un Paese legato all'Italia da profonda affinità culturale e linguistica, la Romania.


Una Persona che evidentemente in questi giorni e notti di freddo estremo non aveva altro luogo in cui ripararsi, una casa che gli salvasse la Vita.
 

Una Persona che sarebbe ancora viva se i Pubblici Poteri e l'Opinione Pubblica ricordassero che un Essere Umano ha diritto - DIRITTO - all'aiuto degli altri Esseri Umani, e i Pubblici Poteri in tanto sono legittimi e adeguati in quanto salvano le Vite e inverano i Diritti delle Persone.


Una Persona che sarebbe ancora Viva se in questo nostro Paese il Razzismo non avesse imbarbarito Istituzioni e Società a tal punto che il costume dominante e con esso l'Amministrazione della Cosa Pubblica non sa più riconoscere quale sia il
PRIMO DOVERE di ogni Essere Umano: recare aiuto all'altro Essere Umano, salvare le Vite.


Una Persona che sarebbe ancora Viva con un piccolo aiuto.

 

Ed invece è Morta.
 


Qui mi sovviene l'ultima grande lotta nonviolenta del mio scomparso maestro e compagno di lotte ed amico fraterno Alfio Pannega: la battaglia civile nonviolenta perché ogni persona avesse una casa.

 

Alfio Pannega la testimoniò fino all'ultimo dei suoi giorni.
 

È la battaglia civile nonviolenta che ancora dobbiamo condurre.

 

Perché nessun Essere Umano muoia più di freddo tra tavole e cartoni in una notte d'inverno nella campagna alle porte di Viterbo.
 


Peppe Sini
Già Consigliere Comunale e Provinciale
Responsabile del "Centro di Ricerca per la Pace" di Viterbo

Viterbo, 18 dicembre 2010
 

 

 

Notte

Nella campagna alle porte di Viterbo
nel suo rifugio di cartone e compensato
iernotte hanno trovato i Carabinieri
morto di freddo un uomo
immigrato dalla Romania, mio coetaneo.

Non è una notizia
non è niente
è solo l'orrore
quotidiano.

L'orrore quotidiano
di un Paese razzista che sperpera
miliardi di euro per comprare
cacciabombardieri
ad armamento anche nucleare
e lascia morire di freddo i poveri cristi.

Beppe Sini


 

 

Ufficio Stampa "Centro di Ricerca per la Pace"
Strada S. Barbara 9 E

01100 Viterbo
nbawac@tin.it
lists.peacelink.it/nonviolenza

 

 

 

Le nuove cartoline di Natale. (Foto di archivio, grafica della Redazione)

 

 

E dire che solo pochi giorni fa, precisamente il 4 dicembre scorso, il quotidiano viterbese online www.latuavoce.it, diretto da Michele Bonatesta - che la Redazione ringrazia per il Copyleft o permesso a riprodurre - aveva pubblicato il seguente articolo di Alessandro Taruffi:

 

 

Il freddo come coperta 
 

Nulla è scandaloso quanto gli stracci e nessun crimine è vergognoso quanto la povertà.

George Farquhar

L’emarginazione ti sottrae al potere e quindi al fango.

Ti avvicina al punto di vista di Dio.

Fabrizio De Andrè


Gli ultimi ad andarsene sono stati due ragazzi del Nord Europa, probabilmente di origine tedesca.

Era facile incrociarli durante una passeggiata in Via del Corso, a Viterbo, accoccolati sui sampietrini, coi loro abiti logori e una ciotolina nella quale erano depositati pochi spiccioli.

 

Ti sorridevano a cento metri di distanza, appena intravedevano la tua sagoma avanzare.

Non erano dei veri e propri barboni, piuttosto dei vagabondi a tempo perso.

Erano pellegrini, giunti fino a Viterbo per percorrere la Via Francigena e che all’ospitalità degli ostelli e dei conventi preferivano il dormire all’aperto.
 


Da circa una settimana si sono perse le loro tracce: ora potrebbero essersi rimessi in viaggio o, magari, potrebbero aver fatto ritorno a casa.

“Lo fanno per provare un’esperienza nuova”, ci spiega un giovane, reduce dall’estenuante cammino di Santiago, “Vivere come un senzatetto e rischiare di morire di fame può farti apprezzare le piccole cose, che poi sono le più importanti!” .

 

Un’esperienza temporanea, quindi, che mette a contatto con una realtà dura ma che può esporre ai commenti malevoli della gente.

“È sicuramente qualcosa che ti segna, non so dirti se in positivo o in negativo”, continua il nostro interlocutore.

Di certo, comunque, la miseria non ha fatto mai piacere a nessuno, anzi, spesso abbruttisce anche le persone in apparenza più miti.
 


Nel Capoluogo Viterbese , complice, forse, la presenza della già citata Via Francigena, non sono pochi i giovani e meno giovani che scelgono di fermarsi per un breve periodo a contatto con i nostri compaesani, in uno stato di precarietà estrema.

 

Qualcuno cerca di attirare la tua attenzione esibendosi in giochi di prestigio o serenate improvvisate, altri attendono semplicemente che tu gli offra qualche centesimo o (meglio ancora) un panino.

Ognuno di loro ha una storia da raccontare, un motivo più o meno valido che lo ha spinto ad intraprendere un’esistenza così lontana da ciò che noi comuni mortali siamo abituati a chiamare “benessere”.
 


Poi, passati un po’ di giorni, eccoli di nuovo all’avventura verso chissadove.

 

Gli homeless che restano qui sono quelli che, a modo loro, hanno contribuito a scrivere un pezzo di storia della Città dei Papi: l’anglosassone Richard, l’uomo di gomma, e tutti le facce conosciute che di solito becchi in un angoletto della strada, senza conoscerne il nome.
 


Siamo entrati nel mese di dicembre, il mese delle Feste Natalizie, dei panettoni, delle luci fosforescenti.

Il mese del freddo.

Il termometro è calato notevolmente nel corso della settimana, sintomo che l’inverno si sta avvicinando con tutta la sua carica di rigidezza.

 

Richard e l’uomo di gomma non hanno un’ampia possibilità di coprirsi con degli indumenti adatti, forse non possiedono nemmeno una sciarpa o un cappello.

È vero, a volte c’è la birra a scaldargli le vene ma ciò potrebbe non bastare, anzi il suo abuso sconsiderato potrebbe portarli alla cirrosi epatica.
 


Sappiamo che Richard passa le sue nottate nei pressi della Stazione di Porta Romana, l’uomo di gomma, invece, in una imprecisata zona situata sulla Tuscanese.

Un po’ di cartone racimolato tra la spazzatura, un sacco a pelo, nel migliore dei casi delle coperte lerce, ma niente più.

A fargli compagnia ci sono dei cani, fedeli amici a quattro zampe che li seguono ovunque loro si spostino: Richard, ultimamente, se ne va in giro con due piccoli cuccioli al guinzaglio.
 


Dunque, oltre agli stenti della fame, queste persone (e i loro animali) adesso rischiano di lasciarci le penne anche per colpa delle temperature proibitive.

Fortunatamente, sparse sul nostro territorio, esistono numerose Associazioni di Volontariato, come la Caritas, che si adoperano con enorme altruismo per evitare il verficarsi di tragedie.

 

Ma anche noi, nel nostro piccolo, siamo in grado di compiere dei considerevoli gesti di solidarietà.

Basterebbe fare dono ai senza tetto di qualche vecchio cappotto o di un pasto caldo, recapitando questi beni alla sede di una ONLUS oppure direttamente a queste persone.

 

Elargire denaro ai poveri non serve a niente, se non a privarli della dignità e a farli avvicinare allo spappolamento del fegato (visto che i soldi vengono spesi, molto spesso, nell’acquisto di sostanze alcoliche).

A questo proposito, Muhammad Yunus, banchiere indiano e premio Nobel per la Pace nel 2003 grazie all’invenzione del microcredito, afferma che “la carità può avere effetti devastanti. Chi raccoglie denaro mendicando non è motivato a migliorarsi”.
 


Di azioni simili ne saranno grati soprattutto quegli homeless che non hanno scelto la povertà come stile di vita, quelli che il sistema societario, basato sulla rincorsa al profitto, ha emarginato.

 

Ma anche gli altri, quelli che si sono emarginati da soli (come Richard), si lasceranno scappare un sorriso, nonostante la poca fiducia verso il genere umano.

 

Un pensiero, inoltre, va speso anche per tutte quelle persone che, sotto il periodo del Natale, saranno impegnate nella gestione del famoso Mercatino.

Provenienti da varie località della penisola, i mercanti, in genere, sono costretti a dormire all’aperto, coprendosi alla bell’è meglio con dei teli.
Faranno tutto questo per guadagnarsi il pane quotidiano, ovviamente, ma anche per allietare le Feste di tutti quei Viterbesi che, per fortuna, possono ancora permettersi di accendere il fuoco in un camino e di riposare su un giaciglio morbido.

 

 

 

Le nuove cartoline di Natale. (Foto di archivio, grafica della Redazione)

 

 

Sempre www.latuavoce.it pubblica oggi un altro articolo a commento della morte per assideramento del migrante, questa volta scritto da Gianfranco Faperdue:

 

 

Cristo non è morto di freddo...


Manca ormai poco meno di una settimana al Natale, una festività se non la più sentita festività dell’anno, una ricorrenza che, purtroppo, con il passare degli anni, si va sempre più trasformando in una corsa ai regali, alla settimana bianca ed a quant’altro i media ci offrono in ogni salsa.

Sì a Natale, per chi crede, si ricorda la nascita del Salvatore, a Natale ci si ripromette o almeno ci si riprometteva di essere un pochino più buoni, di essere in pace prima con noi stessi e poi con gli altri.

A Natale, insomma, si respira o forse si respirava un’aria migliore.
 


Oggi però tutta questa atmosfera rischia di non esserci più, rischia cioè di essere fagocitata da un insieme di cose, di fatti che la rendono per certi versi pesante .

È di ieri la notizia del ‘barbone’ trovato morto, avvolto solo da pochi stracci e da vecchi cartoni sotto un viadotto alle porte della Città poco lontano dalle luci sfolgoranti di un centro commerciale.

Li sotto quel viadotto un uomo senza vita, poco lontano la corsa allo shopping, al consumo più o meno sfrenato di questi giorni.
 


Fino a ieri si pensava che mai a Viterbo nella nostra Città sarebbe avvenuto qualcosa di simile, questi fatti li vedevamo accadere nelle grandi città, nelle metropoli in cui ogni giorno che passa cresce l’egoismo, il disinteresse verso chi non ha la fortuna di una vita come la nostra.

Eppure a Viterbo, dove opera una struttura della Caritas Diocesana, una struttura che può ospitare ogni notte, al caldo, in ambienti ospitali e confortevoli, fino a quindici ospiti questo non poteva non doveva accadere .
 


Ma… è accaduto.

Ed ora siamo qui ad interrogarci.

Sappiamo che quel ‘barbone’ era una persona come noi e come noi degna di ogni rispetto almeno sul piano umano.

Sappiamo ancora che era un Cittadino Romeno e che aveva poco più di 50 anni, sappiamo che forse è morto per il freddo della notte.

Sappiamo anche che non si era rivolto alla Caritas per poter trascorrere la notte in un letto normale, al caldo.

 

Lo sappiamo perché alla Caritas non si è mai detto NO a nessuno.

Lo sappiamo perché gli oltre cento pasti giornalieri distribuiti ad altrettante persone alla mensa e le 15 presenze notturne nel dormitorio ne sono la testimonianza.
 


Ed allora perché a accaduto il tutto?

Non lo sapremo mai ma la morte di un uomo solo, lontano dalla sua terra, dai suoi affetti familiari ci deve far riflettere.

E ci fermiamo qui.



Forse i nostri lettori si stupiranno oggi nel leggere queste righe abituati a ben altri argomenti.

Ma al momento di metterci davanti al computer per trattare ben altro argomento, abbiamo creduto opportuno che quella ‘morte’ per il freddo non andava taciuta.

L’argomento che volevamo trattare lo rimandiamo, naturalmente a domani.
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Perché, come dice Mohandas Gandhi, "Solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo lo cambiano davvero" - ma dobbiamo prima "diventare noi stessi il cambiamento che vogliamo vedere" - e Jean Guitton "La codardia è cercare l'approvazione non la verità, le decorazioni non l'onore, l'ascesa non il servizio, il potere non il bene dell'uomo"...

 

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