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Web, mercoledì 15 dicembre 2010 Che doppietta! - “Venditori e Vinti” e “Salti della Quaglia”: meritano una attenta lettura... Fonte: ONERPO - Osservatorio Nazionale ed Europeo per il Rispetto delle Pari Opportunità
Martedì 14 dicembre 2010, i risultati della votazione della Mozione di Sfiducia al Governo Berlusconi alla Camera dei Deputati: Presenti 627, Votanti 625, Astenuti 2, Maggioranza [necessaria] 313, Sì 311, No 314 - con il contributo cruciale di due (ex) Deputati dell'IdV la Mozione di Sfiducia viene respinta... (Foto di archivio)
Venditori e Vinti
La Politica sporca ha finito di disonorare le Istituzioni, o il peggio
non è ancora arrivato?
Un saccheggio dell’onorabilità italiana politica e istituzionale senza precedenti.
Niente attecchisce in un terreno non idoneo, e sappiamo quanto la corruzione sia nel tempo permeata a tutti i livelli politici e istituzionali.
Tangentopoli, nonostante gli errori, è sembrata nel ‘92 una sterzata brusca verso un cambiamento di rotta.
Si era ritenuto di aver raggiunto il massimo livello di tollerabilità, gli Italiani erano in piazza a protestare contro la corruzione, gli imprenditori stessi testimoniavano il loro obbligo a versare tangenti per lavorare, i costi dei lavori pubblici avevano assurdamente indebitato le casse dello Stato.
Occorreva una svolta. Un cammino virtuoso verso scelte di pragmatismo congiunte a dirittura morale.
Un nuovo corso della politica. Per il bene di tutti. Per il nostro Paese che merita di essere governato bene. Senza ideologie primitive, ma con cuore e testa verso la crescita comune.
L’errore è nel ritenere che il proprio figlio debba scavalcare tutti per arrivare primo in un posto che non merita.
Lo sbaglio è far trovare, ad un amico, prenotazioni immediate nella struttura ASL non tenendo conto di una lista d’attesa che dura mesi per milioni di Cittadini.
La pecca grave è nel creare corsie preferenziali a mille all’ora per pochi invece di lavorare a percorsi giusti per tutti.
La trave che acceca la sua ridotta visione del mondo è il ritenere che i consanguinei siano il centro del suo esistere, la sua famiglia.
Lo scopo primario di chi governa deve essere invece il benessere dei Cittadini che a lui si affidano.
“Governare con la diligenza di un buon padre di famiglia”, è l’obbligo del Capo di un condominio che gestisce beni in quantità e valore ridotti.
A maggior ragione, diligenza, operosità, controllo sulle spese e riscontro dei risultati deve essere alla base della condotta di ogni Amministratore Pubblico, sicché la famiglia comune ne verrà avvantaggiata, e con essa anche la propria di consanguinei.
In questo consiste il compito di buon
padre di famiglia dell’Uomo Pubblico, sia esso Ministro della Repubblica,
Premier, o Consigliere a Monterone. Il fallimento è evidente. È vinto chi compra è vinto chi vende.
Le ideologie sarebbero finite da decenni, l’idealismo è solo una larvata idea di come si vorrebbe un mondo migliore.
Inesistente nei tanti Amministratori che si comportano come se il mondo finisse domani mattina e acchiappano a piene mani. Una vergogna.
Ma loro non sanno cosa sia la vergogna. Sono maldestri e incolti, sono cresciuti nel ventre molle di un’Italia di maghi e fattucchiere, credono in fortune alla Vanna Marchi cresciute sulla povertà morale e incentivate dalla paura e il bisogno altrui.
Questi indegni Amministratori Pubblici che ci ritroviamo devono sparire dall’opera pubblica. Andarsene per sempre.
Hanno talmente poca stima di sé che sono un cattivo esempio per i loro stessi figli ai quali tengono e per i quali apparentemente si macchiano di reati forse penali, certamente etici.
L’Italia non merita la loro goffaggine morale, il loro pressapochismo, la vista corta e il senso ineluttabile da fine del mondo che li fa godere tutto il godibile adesso, subito e a dispetto di tutti.
Sono vinti in partenza. Sono poveri di spirito. Non sanno costruire che l’indiscutibile benessere della propria fugace esistenza.
Devono lasciare il campo libero per ricominciare daccapo.
Sperando che toccato il fondo non si
possa che risalire.
Scilipoti e Razzi… e sono dieci!
Ma come fa Di Pietro a scegliere i Parlamentari fuggiaschi? Li sceglie in prossimità delle elezioni. In genere lanciando una sorta di OPA, una Offerta Pubblica di Acquisto.
Ve ne sono diverse, pubblicate sulle più note agenzie di stampa. Lo dice apertamente e se ne vanta.
Anni fa, nel corso di una riunione dell’Esecutivo Nazionale a cui presi parte, invitai Tonino ad affidarsi a persone sicure, a chi nel movimento si era speso per molti anni dando prova di affidabilità, concretezza, idealità.
Gli dissi che erano tanti, donne e uomini, a costituire il tessuto connettivo del Partito del quale fidarsi. La questione all’ordine del giorno (era il luglio del 2006 in Via dei Prefetti a Roma) riguardava l’opportunità di entrare nel Gruppo dei Democratici.
Gli ricordai l’amara esperienza dei Democratici dell’Asinello e aggiunsi che si può andare ovunque avendo una rete di persone su cui contare. Donne e uomini che a contatto con altri in coalizione potevano creare sinergie e tener sempre presente quali sono le fondamenta di costruzione di un movimento.
Le basi su cui si poggia tutta la Struttura Partitica i Principi Statutari e il Programma.
Questi si aspettano addirittura di essere candidati!
Mentre un po’ prima delle elezioni ci sono folle pronte a saltare sul carro elettorale IdV. Altra gente, diversa da chi conosce da tanti anni, aspiranti concorrenti che apportano linfa nuova.
Ma Di Pietro è affascinato dalle novità. Persone le più diverse, e quale sia l’elemento principale del loro appeal non è dato sapere.
A parte alcuni casi di personaggi popolari come Franca Rame o Pietro Mennea e pochi altri, sono capitati in IdV stanchi riciclati di altri Partiti, millantatori di consensi mai dimostrati, azzeccagarbugli, traffichini, e incolti maneggioni.
Brutti e rozzi non in maniera occulta. Evidenti al primo sguardo, perché se osserviamo le facce di alcuni di loro davvero non si capisce come Di Pietro si sia fidato ad accoglierli e non abbia sussultato per la paura al nel vederseli davanti.
Invece ha steso tappeti rossi e li ha fatti eleggere. I Parlamentari raccogliticci che l’IdV si è ritrovata nel tempo sono fuggiti poi verso il miglior offerente privando il Movimento di tanti bravi attivisti respinti nelle retrovie. Restati in ombra.
Tutti quelli che per anni hanno speso tempo e ingegno a far crescere l’IdV e che Di Pietro non ha preso in alcuna considerazione. Un maltrattamento che sono in tanti ad aver subito, specialmente le donne, che una per una ho conosciuto nelle loro prerogative quando ero a capo del Dipartimento Pari Opportunità, lavorando all’emersione e al riconoscimento dei diritti di cittadinanza di Attiviste e Dirigenti con elevate qualità umane e politiche.
È una teoria di cui parlava Donnici con alcuni di noi per tentare di capire certi meccanismi mentali di respingimento dei più valenti in IdV. Accade nei Partiti, nelle Società, nei posti dove quotidianamente si misura il talento.
Beniamino da neuropsichiatra approfondisce i motivi di ciò che a noi sembravano inspiegabili contorsioni mentali. Più semplicemente dalla mia esperienza posso tentare di capire perché Di Pietro ha avuto un fare sprezzante con la componente femminile del suo Partito.
Andando a ritroso nel tempo è un fatto documentato che ha voluto eleggere oltre il 90 per cento di Parlamentari maschi e ha tenuto all’angolo le donne che pur preparate e capaci non si sono risparmiate nella costruzione della casa comune, ed hanno dimostrato di non essere inferiori in attitudine, passione e impegno politico.
Tutte le altre le ha respinte con sprezzo e fastidio, nonostante i brillanti curricola.
Mi chiedo quanti dei Parlamentari fatti eleggere da Di Pietro abbiano redatto lo Statuto, quanti scritto il Programma dell’Unione per l’IdV, quanti creato una rete di donne e incentivato circoli andando sin dal 1998 in giro per l’Italia in treno o in camper.
Quanti fondato il primo Organo di Stampa, gli Uffici Comunicazione, i Circoli per l’Ulivo in rappresentanza di IdV, i primi Dipartimenti. Quanti abbiano ideato sportelli e accoglienza per la Cittadinanza, Progetti Comunitari, Manifestazioni contro la Violenza.
Era una serie di eventi da fare nel 2007, Anno Europeo per le Pari Opportunità, con i fondi previsti dall’Art. 3 della Legge 157/99, previsti e dati al Partito “Per la partecipazione attiva delle donne alla politica”…
Lui, Di Pietro, disse che si trattava di un progetto bellissimo, che però non avrei dovuto svolgere io, ma qualcun’altra che ancora non sapeva chi sarebbe stata. Rammento che Franca Rame sconcertata prese le mie difese pur non conoscendomi, e che in molti si mostrarono dispiaciuti per la sua scortese risposta.
Sono padroni dei Partiti che hanno fondato ed hanno una serie di curiose rassomiglianze che invito ad approfondire nella lettura del corposo manoscritto edito da Castelvecchi.
Tutti e due, salvo poche eccezioni, non fanno avanzare di un passo donne che non siano loro propaggini. Diramazioni cioè di se stessi.
Donne di cui fidarsi per l’esclusività del legame e il condizionamento che le lega al proprio volere di “Presidenti Padroni”. Sono questi gli uomini che con la loro visione machista del mondo impediscono quel camminare insieme che è il primo fattore di crescita della Democrazia.
Ieri sera Rosy Bindi ha spiegato, battendosi energicamente in TV a Ballarò, la defaillance culturale che stiamo subendo. Coltivati in un clima privo di sani principi registriamo il proliferare di eventi negativi come la compravendita di voti in Parlamento. Nemmeno più nascosta, ma alla luce del sole.
Che possiamo aspettarci di altro? Per cambiare occorre prima capire dove si è sbagliato.
Intanto non si può che constatare che chi
semina senza aver cura del terreno raccoglie turzi.
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Attraverso la pubblicazione del "rilevante" per la crescita del territorio e quindi necessario "rendere noto", qualunque ne sia la fonte, ci uniamo alla comune lotta di quanti - professionisti e amatori - si battono convintamente e senza ricercare gloria per l’affermazione di una società viva e sana, corretta e leale, formata da Cittadini responsabili e volenterosi.
Una tale società, infatti, anche se da molti dominanti poteri volentieri ritenuta "utopica", è - a nostro avviso - pienamente realistica anche se solo realizzabile dal basso, da persone, cioè, ancora capaci di produrre idee proprie, rinnegando e anzi contrastando qualsiasi tipo di manipolazione indotta da mass media, caste, sette massoniche, partiti politici e quant’altro.
Perché, come dice Mohandas Gandhi, "Solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo lo cambiano davvero" - ma dobbiamo prima "diventare noi stessi il cambiamento che vogliamo vedere" - e Jean Guitton "La codardia è cercare l'approvazione non la verità, le decorazioni non l'onore, l'ascesa non il servizio, il potere non il bene dell'uomo"...
La Redazione
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