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Treia, Macerata, sabato 27 novembre 2010

“Tassatori” e “redditometro” - Il cavallo è un compagno dell'uomo e non un oggetto voluttuario

di Paolo D’Arpini

 

 

Cavallo in libertà. (Foto di archivio)

 

 

Siamo qui a denunciare le nuove inique sanzioni studiate dai "tassatori" statali per punire chi ama gli animali...

 

Ora i cavalli sono considerati un “genere voluttuario” e sono entrati nel “redditometro”.
 


Proprio in questi giorni sto leggendo l'interessante libro dell'etologa Temple Grandin, La Macchina degli Abbracci, in cui si spiega come un sano rapporto con gli animali sia un elemento indispensabile per il mantenimento di una integrità emozionale.

 

Ciò è vero soprattutto per quegli animali che da tempo immemorabile sono stati vicini all'uomo ed ai quali la nostra civiltà deve buona parte del suo sviluppo.

 

Tra questi esseri c'é il cavallo: senza di esso noi non saremmo quel che oggi siamo... 

 

 

Eppure nella fredda determinazione impositoria degli esattori fiscali e dei burocrati statali ora la nobile bestia, degna di massimo rispetto, affetto ed amicizia, viene equiparata ad un “bene voluttuario” e pertanto chi possiede un cavallo deve pagare allo stato più tasse... come fosse un possessore consumista, pieno di televisori a colori, macchine sportive, elettrodomestici sofisticati, etc.

 

L'alienazione dalla nostra matrice naturale sta assumendo caratteri sempre più parossistici e lo Stato invece di risparmiare sulle spese folli e sugli errori di considerazione dei suoi Amministratori non trova di meglio che “punire” chi resiste negli ambiti naturali, ovvero chi
preferisce mantenere un rapporto sano con la natura e con gli animali...
 

Burocrati senza cuore pagheranno il fio delle loro colpe per tentare di distinguere quel che la vita ha unito!
 

 

 

Cavallo in libertà. (Foto di archivio)

 


Ecco ora il testo della petizione diramata dalla Segreteria di Horse Angels:

Il cavallo non è un oggetto

Il redditometro considera il cavallo alla pari di un oggetto.

E in particolare lo annovera tra gli elementi capaci di dimostrare una capacità contributiva superiore, rispetto al reddito dichiarato.
 

Non differenzia tra i cavalli mantenuti in proprio, a casa, e quei cavalli tenuti in maneggio o circolo ippico.
E soprattutto non tiene in considerazione la differenza fra il cavallo da reddito e il cavallo da affezione.
 

Invece, sempre più spesso e per fortuna, capita che una persona abbia il cavallo non tanto per gareggiare, e vincere dunque del denaro, e tanto meno per allevarlo e venderlo, da carne o da sport.

Ci sono persone che scelgono di avere un cavallo per amico, e che lo registrano all'anagrafe equina come non destinato alla produzione alimentare.


Il cavallo da compagnia o da passeggiata non produce alcun reddito.

È una spesa.

Ma neanche eccessiva quando si sceglie di tenerlo in proprio.
 

Può darsi che il Ministero della Finanza sopravvaluti quello che può essere il costo di mantenimento di un cavallo a fine carriera, malato o da passeggiata, tenuto ad esempio a casa propria o presso una pensione.

E così facendo di fatto scoraggia la salvaguardia degli equini a fine carriera che hanno dedicato una vita a servire l'essere umano.


Tutto questo per le Associazioni Animaliste che si battono per ricollocare gli equini, salvandoli dal macello, è assai grave.

Se anche tu pensi che il redditometro, per quanto riguarda il cavallo, vada rivisto e corretto, apponi la tua firma attraverso questo link.
 

Grazie,

Lo Staff Horse Angels
 

 

 

Cavallo in libertà. (Foto di archivio)

 


Ed ora vi sottopongo l'indagine svolta sul tema da parte della nostra Caterina Regazzi, medico veterinario e referente della Rete Bioregionale Italiana per il rapporto uomo-animali:

Pare che quanto affermato sopra corrisponda al vero e cioè che per chi è proprietario di un cavallo (come per chi è proprietario di una barca, di una seconda casa o abbia alle sue dipendenze una colf o una badante) ci siano dei coefficienti che possono essere applicati per
calcolare un reddito minimo e le uniche distinzioni sono "da corsa" o "da sella ".

È vero comunque che chi possiede un cavallo e che, nonostante tutte le normative sanitarie e di anagrafe che sono state messe in atto negli ultimi anni e che hanno scoraggiato da parte di alcuni alla detenzione di tale animale, ha spese molto diverse a seconda se lo
tiene in proprio o a pensione, a seconda dell'utilizzo che ne fa o se lo tiene semplicemente come "animale da compagnia" (ferrature, vaccinazioni, sverminazioni non sono obbligatorie, ma di prassi se l'animale viene tenuto a pensione insieme ad altri animali, magari non
dello stesso proprietario) per cui ritengo che sia difficile poter applicare correttamente tali coefficienti.

Inoltre l'amore per gli animali, a volte lo ammetto un po' "distorto" fa si che spesso si preferisca tenere un animale pur costoso come un cavallo piuttosto che fare ad esempio dei viaggi in paesi esotici o acquistare mobili antichi o quadri di valore e che la maniera in cui
una persona spende il proprio reddito, purché avvenga in maniera lecita, non dovrebbe interessare il fisco più di tanto.

L'evasione fiscale può riguardare persone in tutte le attività, dagli interessi i più svariati.

Inoltre, con l'entrata in vigore della normativa sull'anagrafe equina, il proprietario, all'atto della redazione del "passaporto" del cavallo deve operare una scelta dolorosa ma obbligatoria: l'animale può essere destinato o meno all'uso alimentare umano, e questo comporta doveri diversi, più stringenti nel primo caso (registrazione dei trattamenti
farmacologici, divieto di utilizzo di alcuni farmaci).

Gli animalisti potranno inorridire per quello che sto per scrivere, ma proprietari di diversi cavalli, anche semplicemente da "passeggiata", che al momento di fare la scelta hanno scelto di non destinarli all'uso alimentare umano, per non avere obblighi di registrazione ed
eventuali controlli da parte della USL, si ritrovano adesso a dover tenere questi animali fino al termine della loro vita...

 

Vi chiederete: e che c'é di strano?

Se si decide di tenere un animale bisognerebbe assumersene la responsabilità "a vita" e non trattarlo come un giocattolo, che quando è rotto o non ci piace più, ce ne sbarazziamo.

Sicuramente tutte queste normative potranno contribuire (ma le scappatoie ci sono sempre) a fare in modo che tali scelte siano fatte con maggiore consapevolezza.

È ingiusto quindi punire chi, nonostante tutte le incombenze, l'impegno necessario e le spese che comunque ci sono, decide di tenere questo splendido animale con sé.
 

Caterina Regazzi

 

 

Cavallo in libertà. (Foto di archivio)

 


Bene avendo appurato come stanno i fatti nel rapporto fra umani ed equini, vi invito ancora una volta a sottoscrivere la petizione di cui sopra.

Grazie,

Paolo D'Arpini
Referente per la Comunicazione e le Pubbliche Relazioni della Rete Bioregionale Italiana

Portavoce di European Consumers Tuscia
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Subiamo quotidianamente un'informazione di massa che cerca di imporci estrema soggettività nella selezione di ciò che va reso pubblico o meno e palesi prese di posizione di parte nel pubblicato: in pratica una sistematica manipolazione indotta che non lascia spazio ad alcun confronto, discussione, percezione né diversa o - perché no - opposta visione della realtà.

 

Nel nostro piccolo intendiamo innanzitutto contribuire a "ridare volto" ad un pezzo di terra laziale dimenticato e "dare voce" a chiunque vi appartenga: un progetto indubbiamente ambizioso, realizzabile solo attraverso la collaborazione di chiunque si senta e sia libero, indipendente, auto-controllato ed aperto al cambiamento nei propri pre-giudizi.

 

Per questo non accetteremo né eserciteremo censura (ma neppure tollereremo faziosità!), pretendendo in cambio null'altro che veridicità dei fatti ed onestà intellettuale nell’esporli, affinché avvenimenti, denunce e idee possano assumere la connotazione oggettiva più accettabile e condivisibile, su cui impostare auspicabili confronti.

 

Rifiutando di conseguenza il classico e generalizzato sistema detentore del "fare notizia", cercheremo di sostituirlo al meglio con una comunicazione basata piuttosto sul "dare notizia", la quale costruttivamente porti al "creare opinione", finalità che  - anche se troppo spesso negletta - rimane l'unica vera di un'informazione democratica.

 

Attraverso la pubblicazione del "rilevante" per la crescita del territorio e quindi necessario "rendere noto", qualunque ne sia la fonte, ci uniamo alla comune lotta di quanti - professionisti e amatori - si battono convintamente e senza ricercare gloria per l’affermazione di una società viva e sana, corretta e leale, formata da Cittadini responsabili e volenterosi.

 

Una tale società, infatti, anche se da molti dominanti poteri volentieri ritenuta "utopica", è - a nostro avviso - pienamente realistica anche se solo realizzabile dal basso, da persone, cioè, ancora capaci di produrre idee proprie, rinnegando e anzi contrastando qualsiasi tipo di manipolazione indotta da mass media, caste, sette massoniche, partiti politici e quant’altro.

 

Perché, come dice Mohandas Gandhi, "Solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo lo cambiano davvero" - ma dobbiamo prima "diventare noi stessi il cambiamento che vogliamo vedere" - e Jean Guitton "La codardia è cercare l'approvazione non la verità, le decorazioni non l'onore, l'ascesa non il servizio, il potere non il bene dell'uomo"...

 

La Redazione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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