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Viterbo, sabato 27 novembre 2010 ISDE Viterbo - “L’Arsenico nelle acque destinate a consumo umano nell’Alto Lazio: problematiche sanitarie, ambientali e proposte d’intervento” Fonte: Ufficio Stampa Associazione Italiana Medici per l'Ambiente - ISDE Italia - Viterbo
L’acqua è un elemento fondamentale e prezioso per la vita del pianeta e di ogni essere umano. (Foto di archivio)
Ripubblichiamo più che volentieri l'attualissimo, l'importante ed esplicativo documento "L'Arsenico
nelle acque destinate a consumo umano nell'Alto Lazio: problematiche
sanitarie, ambientali e proposte d'intervento" dell'ISDE,
Associazione Italiana Medici per l'Ambiente, International Society of
Doctors for the Environment - Italia, inviatoci in Redazione dal
Coordinamento dell'Alto Lazio dell'ISDE: il Dottor Gianni Ghirga,
la Dottoressa Antonella Litta ed il Dottor Mauro Mocci, che ringraziamo.
Associazione Italiana Medici per l'Ambiente, ISDE, International Society of Doctors for the Environment - Italia, Coordinamento dell'Alto Lazio
L’Arsenico, simbolo chimico As, è un
elemento molto diffuso e presente nella struttura geologica terrestre.
L’Arsenico è un semimetallo o metalloide
in quanto possiede proprietà intermedie tra quelle dei metalli e quelle
dei non metalli.
Da sempre conosciuto per il suo potere
venefico, è usato come componente di leghe metalliche e del vetro; viene
impiegato anche nella realizzazione di semiconduttori ed è stato
utilizzato per lungo tempo in alcuni tipi di preparazioni per il legno.
Fin dai tempi di Ippocrate, è stato
impiegato in preparazioni per la cura di diverse malattie: in epoca
pre-antibiotica se ne ricorda l’uso nel trattamento della sifilide.
Nel 2000, la FDA (Food and Drug
Administration ["Agenzia per gli Alimenti e i Medicinali", Ente
Governativo statunitense, Nota
della Redazione]) ha approvato un composto: il triossido di Arsenico,
per il trattamento della leucemia promielocitica acuta.
In epoca industriale la presenza
dell’Arsenico nell’ambiente è stata notevolmente incrementata dalla
combustione del carbone e di altri combustibili di derivazione fossile.
Centrali elettriche alimentate a carbone,
a gas, ad olio combustibile e a biomasse, fonderie, cementifici,
traffico veicolare ed aereo, incenerimento dei rifiuti e l’uso di
pesticidi e fitofarmaci in agricoltura, hanno contribuito e
contribuiscono alla diffusione di questo elemento nell’aria, nei terreni
e nelle acque.
La centrale riconvertita a carbone di
Torre Valdaliga Nord a Civitavecchia e quella ad olio combustibile di
Montalto di Castro, contribuiscono notevolmente con le loro emissioni
all’aumento del quantitativo di Arsenico nell’aria e quindi per ricaduta
anche nel territorio dell’Alto Lazio.
Inoltre gli sversamenti illegali di
rifiuti tossici e la contaminazione di corpi idrici con percolato,
proveniente da discariche non a norma o del tutto abusive di rifiuti
anche tossici, possono incrementare la presenza di Arsenico nei terreni
e nelle falde acquifere.
Questa immissione e diffusione
nell’ambiente dell’Arsenico altera gli ecosistemi e contamina la catena
alimentare.
Gli esseri umani possono essere esposti
all’Arsenico principalmente attraverso l’assunzione di acqua, dove esso
è presente in forma inorganica: sia come Arsenico trivalente (As III)
che Arsenico pentavalente (As V), ma anche tramite l’aria, le bevande,
gli alimenti (principalmente con l’assunzione di pesce, molluschi,
crostacei, carne, pollame, alghe e derivati, cereali e derivati, riso e
derivati, verdure).
L’esposizione delle persone all’Arsenico
può avvenire anche durante comuni attività come il lavarsi e il nuotare.
Il territorio dell’Alto Lazio, a causa
della sua origine geologica, presenta acque sotterranee e superficiali
utilizzate per consumo umano con concentrazioni elevate di Arsenico,
Fluoro e Vanadio che superano i limiti previsti dalle vigenti
disposizioni di legge e gli obiettivi di qualità indicati per le acque
potabili.
Le problematiche sanitarie e ambientali
determinate dall’Arsenico sono ben note e sono costante oggetto di studi
e ricerche; sul sito on-line di una delle più importanti
biblioteche mediche internazionali
“PubMed”,
digitando “arsenic drinking water” sono presenti, al novembre
2010, ben 1.592 pubblicazioni scientifiche.
L’Agenzia
Internazionale di Ricerca sul Cancro - I.A.R.C. classifica
l’Arsenico come elemento cancerogeno certo di classe 1 e lo pone in
diretta correlazione con molte patologie oncologiche e in particolare
con il tumore del polmone, della vescica, del rene e della cute. L’esposizione ad Arsenico attraverso l’acqua destinata a consumo umano è stata associata anche a cancro del fegato e del colon.
Gli effetti dell’Arsenico sull’epigenoma
cellulare potrebbero spiegare i meccanismi di cancerogenicità di questo
elemento e questi effetti avvalorano la tesi che anche dosi ridottissime
di Arsenico possono esercitare effetti negativi sulla salute.
L’azione cancerogena e pro-cancerogena
dell’Arsenico come di altri metalli è stata finora indagata
essenzialmente in ambito tossicologico, privilegiando lo studio dei
meccanismi genotossici (mutageni) diretti e indiretti (produzione di
radicali liberi).
È importante sottolineare come la
cancerogenesi da Arsenico e da metalli in genere rappresenti invece un
esempio ideale per introdurre i nuovi modelli “epigenetici” di
cancerogenesi, basati sull’esposizione continua a quantità minimali di
agenti epi-genotossici, in grado di indurre in varie popolazioni
cellulari uno stato di stress genomico persistente e, per questa
via, una condizione di flogosi cronica, con progressiva attivazione di
specifiche pathway cellulari, favorenti la trasformazione del
tessuto in senso neoplastico.
L’ipotesi più accreditata è che
l’Arsenico possa agire come promotore tumorale attraverso la produzione
di ROS (Radicali liberi dell’Ossigeno) e l’attivazione e/o
ipersecrezione di citochine pro-infiammatorie e fattori di crescita.
Tuttavia, l'Arsenico potrebbe esercitare
la sua azione cancerogena anche attraverso meccanismi epigenetici, che
determinano ipometilazione del DNA (la deplezione di gruppi metilici
potrebbe essere dovuta al fatto che l'Arsenico deve essere continuamente
metilato).
I possibili meccanismi di cancerogenicità
comprendono: genotossicità diretta, stress ossidativo,
co-cancerogenesi, inibizione dei sistemi di riparazione del DNA, la
promozione della proliferazione cellulare, ma anche alterazioni della
trasduzione del segnale e alterata metilazione del DNA. L’assunzione cronica di Arsenico è indicata inoltre da numerosissimi studi scientifici anche quale responsabile di patologie cardiovascolari (in particolare della “malattia del piede nero - black foot disease -” per compromissione della vascolarizzazione periferica, infarto del miocardio, ictus, coronaropatie etc.); patologie neurologiche e neurocomportamentali; diabete di tipo 2; lesioni cutanee (iperpigmentazione ed ipopigmentazione, cheratosi, melanosi); disturbi respiratori;
disturbi della sfera riproduttiva e
malattie ematologiche. È importante considerare che nel metabolismo dell’Arsenico e quindi nel rischio di malattia da esposizione all’Arsenico, gioca un ruolo importante anche la diversa suscettibilità individuale determinata dalla presenza di particolari polimorfismi che codificano enzimi coinvolti nel processo di metilazione dell’Arsenico.
Gli interferenti endocrini (IE) sono un
gruppo eterogeneo di sostanze e miscele di sostanze che interferiscono
sul normale funzionamento del sistema endocrino umano e su quello di
molteplici organismi quali: pesci, foche, uccelli, rettili, anfibi,
primati e persino invertebrati.
L’azione di interferenza endocrina può
determinare un aumento o una riduzione della quantità di ormone prodotta
e della sua attività metabolica e un’azione appunto d’interferenza tra
l’ormone e il legame con i suoi recettori.
Gli interferenti endocrini dotati di
potenzialità mimetiche e in grado di interagire con recettori di
membrana e nucleari e, quindi, direttamente o indirettamente, con i (co)fattori
di trascrizione, modificando l’espressione genica e, nel lungo termine,
l’assetto (epi)genetico di cellule, tessuti, organismi, ecosistemi.
È stata dimostrata l’associazione
significativa tra l’esposizione ad elevati valori di Arsenico inorganico
e diabete di tipo 2; studi sperimentali hanno mostrato che l’Arsenico è
in grado di inibire la produzione e secrezione dell'insulina e la
tolleranza al glucosio, nonché di modificare l'attività del recettore
nucleare per i glucocorticoidi.
Altri studi evidenziano come
l’esposizione all’Arsenico durante la gravidanza (questo elemento
attraversa la barriera placentare) può causare dei cambiamenti
nell’espressione genica del feto che possono determinare la comparsa di
gravi patologie, anche di tipo neurocognitivo, nel corso della vita e
anche a decenni di distanza dall’esposizione materna. È inoltre estremamente importante considerare la possibile interazione e sinergia tra le diverse sostanze tossiche e cancerogene che oltre all’arsenico possono essere riscontrate nell’acqua.
Il Decreto legislativo n. 31 del 2 febbraio 2001, modificato e integrato con successivo D. Lgs. 27/02, disciplina la qualità delle acque potabili destinate al consumo umano garantendone la salubrità e la pulizia.
Questo Decreto Legge, in recepimento
della Direttiva Europea 98/83/CE, dal dicembre 2003 ha abbassato il
limite previsto per l’Arsenico nelle acque potabili da 50 a 10 μg/l (microgrammi/litro),
proprio in considerazione della sua cancerogenicità e dell’evidente
rischio per la salute umana.
L’OMS
- Organizzazione Mondiale della Sanità - fornisce chiare indicazioni
riguardo alla tossicità dell’arsenico nelle acque potabili ed indica
come accettabile e solo in via transitoria, il valore da 1 a 10
microgrammi/litro di Arsenico nelle acque destinate a consumo umano
mentre auspica valori tra lo 0 e i 5 microgrammi/litro come obiettivo
realistico, in considerazione delle attuali problematiche di
dearsenificazione e dell’incertezza relativa al rischio per la salute
umana determinato da esposizioni anche a bassissime concentrazioni di
questo elemento.
In Italia le acque di alcune Regioni:
Lombardia, Toscana, Lazio, Sardegna, Campania e Trentino presentano
elevati valori di Arsenico.
La Regione Lazio sin dal 2003 ha
continuamente fatto ricorso all’istituto della deroga, tuttora vigente,
che ha innalzato il limite previsto dal D. Lgs. 31/2001 da 10 a 50
microgrammi/litro per l’Arsenico ( ma anche i limiti per altri elementi
quali: il Fluoro, il Vanadio, il Selenio) e di fatto ha reso potabili
per deroga acque che in realtà non lo sono.
I periodi di deroga sono concessi perché
i gestori presentino ed attuino piani di rientro mediante idonee
tecnologie di trattamento delle acque captate e/o individuando nuove
risorse idriche sostitutive che permettano di assicurare acque salubri e
pulite.
Durante i periodi di deroga dunque devono
essere individuate e realizzate le soluzioni definitive ed efficaci per
le problematiche per le quali la deroga stessa è concessa.
Al momento e dopo anni dal recepimento
della Direttiva Europea 98/83/CE, nell’Alto Lazio non risulta che sia
stata ancora realizzata alcuna definitiva, efficace e complessiva
soluzione per i tutti i Comuni facenti parte dell’ATO-1 Lazio: tutti i
Comuni della Provincia di Viterbo e il Comune di Bracciano, di Mazzano e
Magliano, appartenenti alla Provincia di Roma.
I controlli sulla qualità e potabilità
delle acque destinate a consumo umano sono demandati alle ASL che si
avvalgono della struttura tecnica delle Agenzie Regionali per la
Protezione dell’Ambiente - A.R.P.A..
Il D. Lgs. 31/2001 prevede controlli
esterni, quelli predisposti dall’ASL, e controlli interni, sotto la
diretta responsabilità dei gestori degli acquedotti, in modo da
stabilire un doppio controllo (interno ed esterno) a garanzia della
qualità e salubrità delle acque.
I controlli relativamente all’Arsenico
dosano il quantitativo totale di Arsenico nelle acque e dovrebbero
sempre rilevare ed indicare i valori di Arsenico anche al di sotto della
soglia di 10μg/l.
Il D. Lgs. 31/01 prevede che il giudizio
di qualità e di idoneità d’uso delle acque destinate al consumo umano,
fondato sulle risultanze dell'esame ispettivo e dei controlli analitici,
sia emesso dalle ASL territorialmente competenti.
Il numero dei controlli programmati in
situazioni di criticità delle acque, come previsto all’Art. 8 Comma 1
del D. Lgs. 31/2001, dovrebbero aumentare rispetto a quelli effettuati
di routine e dovrebbero essere tali da “… garantire la
significativa rappresentatività della qualità delle acque distribuite
durante l'anno, nel rispetto di quanto stabilito dall'allegato II ”.
Le popolazioni sul cui territorio ricadano provvedimenti di deroga devono essere sempre prontamente avvisate ed informate secondo quanto previsto dall’Art. 13 Comma 11 del D. Lgs. 31/2001 :
“La Regione o Provincia autonoma che si avvale delle deroghe di cui al presente articolo provvede affinché la popolazione interessata sia tempestivamente e adeguatamente informata delle deroghe applicate e delle condizioni che le disciplinano.
Ove occorra, la Regione o Provincia
autonoma provvede inoltre a fornire raccomandazioni a gruppi specifici
di popolazione per i quali la deroga possa costituire un rischio
particolare. Le informazioni e raccomandazioni fornite alla popolazione fanno parte integrante del provvedimento di deroga.
Gli obblighi di cui al presente Comma
sono osservati anche nei casi di cui al Comma 9, qualora la Regione o la
Provincia autonoma lo ritenga opportuno”.
L’informazione deve essere la più ampia e
diffusa, deve fornire consigli comportamentali e indicazioni circa il
corretto uso dell’acqua soprattutto in particolari situazioni e per
particolari gruppi di persone : infanzia, donne in gravidanza e in stato
preconcezionale, malati ed anziani.
A distanza ormai di anni dall’entrata in
vigore del D. Lgs. 31/2001 gli abitanti della Regione Lazio, in
particolare quelli che risiedono in aree con caratteristiche geologiche
di natura vulcanica come il territorio dell’Alto Lazio, sono ancora
esposti all’assunzione di acque con valori di Arsenico superiori a 10
microgrammi/litro in assenza di una efficace e capillare informazione
relativamente alle problematiche sanitarie determinate dall’assunzione
di acqua ed alimenti con elevato contenuto di Arsenico.
Le popolazioni che vivono in territori,
come quello dell’Alto Lazio, dove le acque presentano valori di Arsenico
ben al di sopra degli obiettivi di qualità e di quanto disposto dalle
vigenti normative di legge, dovrebbero essere sottoposti ad un attento e
periodico monitoraggio del proprio stato di salute anche attraverso
studi osservazionali: in particolare i bambini per le peculiarità del
loro metabolismo e poiché in fase di costante e rapido accrescimento
organico. Il monitoraggio delle condizioni di salute dovrebbe essere effettuato con periodiche visite ambulatoriali, con la raccolta dell’anamnesi e un attento esame obiettivo, e dovrebbe prevedere l’esecuzione di test mirati alla valutazione del quantitativo di Arsenico e dei suoi metaboliti nel sangue, nelle urine, nei capelli e nelle unghie delle persone esaminate.
The urine test is the most reliable
test for arsenic exposure within the last few days, cioè
Questi test sono in grado di
quantificare l’esposizione all’Arsenico ma non sono in grado di predire
come l’esposizione stessa possa influenzare lo stato di salute di ogni
singola persona e in particolare di ogni bambino poiché la
suscettibilità individuale nei processi di disintossicazione gioca un
ruolo in gran parte sconosciuto nei suoi meccanismi.
Le acque possono essere depurate dalla
presenza dell’Arsenico come di altre sostanze tossiche. Sono attualmente disponibili diverse soluzioni tecnologiche, già operative in Italia e nel mondo, che, con procedimenti e metodiche diversificate, riescono a riportare nei limiti indicati dal D. Lgs. 31/2001 i valori dell’Arsenico.
Le metodiche più utilizzate sono: la precipitazione, i processi a membrana, i processi di adsorbimento, la rimozione biologica, i processi a scambio ionico.
Tutte queste tecniche presentano elevate
percentuali di rimozione dell’Arsenico che possono arrivare sino al 99%
del totale.
La scelta di una tecnica piuttosto che
un’altra, si deve basare sulla conoscenza delle proprietà dell’acqua da
trattare, sulla speciazione del tipo di Arsenico presente (l’Arsenico
può essere presente in forma trivalente- As III- o pentavalente- As V-),
sul numero e sulle caratteristiche delle fonti di approvvigionamento,
sul numero degli utenti a cui è rivolto il servizio, sulle
caratteristiche dell’impianto, relativamente anche ai costi e alla
manutenzione, sull’eventuale possibilità di ridurre la concentrazione di
Arsenico con la miscelazione di acque prive o con minor contenuto di
Arsenico, sulla minor produzione di fanghi e rifiuti generati dal
processo di depurazione, sulla conservazione delle qualità
organolettiche dell’acqua una volta depurata.
L’acqua è un elemento fondamentale e
prezioso per la vita del pianeta e di ogni essere umano.
È una risorsa non illimitata che va
protetta con il risparmio e la razionalizzazione della sua distribuzione,
con la salvaguardia e il risanamento degli ecosistemi e dei bacini
idrici utilizzati per approvvigionamento di acque potabili, con il
miglioramento del sistema degli acquedotti e della depurazione. “Ex aqua salus”.
L’accesso e la disponibilità di acque,
salubri, pulite e di qualità, sono le condizioni necessarie ed
indispensabili per vivere in modo sano e per tutelare e proteggere lo
stato di salute di tutte le persone ed in particolare dei bambini.
L’Arsenico presente nelle acque insieme
ad altre sostanze tossiche e cancerogene crea una inaccettabile
condizione di rischio e danno alla salute delle persone e altera
l’intero ecosistema.
L’uso delle tecnologie oggi disponibili,
insieme ad una sana politica di trasformazione e controllo di tutte
quelle attività industriali ed agricole, che immettono nell’ambiente
Arsenico insieme ad un numero sempre più elevato di sostanze tossiche e
dagli effetti ancora poco conosciuti, è l’unica, rapida e fattibile
soluzione per garantire in modo compiuto il diritto alla salute e alla
vita per tutti.
Beyersmann D., Hartwig A. Carcinogenic metal compounds: recent insight into molecular and cellular mechanisms.
Arch Toxicol. (2008)
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Sitografia di riferimento:
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Europea Food Safety Authority, Autorità Europea
per la Sicurezza Alimentare - EFSA
United States Environmental Protection Agency,
Agenzia Statunitense per la Protezione Ambientale - EPA http://water.epa.gov/lawsregs/rulesregs/sdwa/arsenic/index.cfm
Associazione Italiana Medici
per l'Ambiente, ISDE - International Society of Doctors for
the Environment - Italia
World Health Organization, WHO, International Agency
for Research on Cancer, IARC - Agenzia Internazionale per la
Ricerca sul Cancro
U.S. National Library of Medicine, National Institutes
of Health - Biblioteca Nazionale Statunitense di Medicina
Ufficio Stampa ISDE Italia, Viterbo ISDE Italia - International Society of Doctors for the Environment Associazione Italiana Medici per l'Ambiente
Leggi volentieri
anche i seguenti articoli precedentemente pubblicati da questo portale
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Sabato
6 novembre 2010
Lunedì 15 novembre 2010
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Tuscia Romana online |
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Voci dal territorio
Subiamo quotidianamente un'informazione di massa che cerca di imporci estrema soggettività nella selezione di ciò che va reso pubblico o meno e palesi prese di posizione di parte nel pubblicato: in pratica una sistematica manipolazione indotta che non lascia spazio ad alcun confronto, discussione, percezione né diversa o - perché no - opposta visione della realtà.
Nel nostro piccolo intendiamo innanzitutto contribuire a "ridare volto" ad un pezzo di terra laziale dimenticato e "dare voce" a chiunque vi appartenga: un progetto indubbiamente ambizioso, realizzabile solo attraverso la collaborazione di chiunque si senta e sia libero, indipendente, auto-controllato ed aperto al cambiamento nei propri pre-giudizi.
Per questo non accetteremo né eserciteremo censura (ma neppure tollereremo faziosità!), pretendendo in cambio null'altro che veridicità dei fatti ed onestà intellettuale nell’esporli, affinché avvenimenti, denunce e idee possano assumere la connotazione oggettiva più accettabile e condivisibile, su cui impostare auspicabili confronti.
Rifiutando di conseguenza il classico e generalizzato sistema detentore del "fare notizia", cercheremo di sostituirlo al meglio con una comunicazione basata piuttosto sul "dare notizia", la quale costruttivamente porti al "creare opinione", finalità che - anche se troppo spesso negletta - rimane l'unica vera di un'informazione democratica.
Attraverso la pubblicazione del "rilevante" per la crescita del territorio e quindi necessario "rendere noto", qualunque ne sia la fonte, ci uniamo alla comune lotta di quanti - professionisti e amatori - si battono convintamente e senza ricercare gloria per l’affermazione di una società viva e sana, corretta e leale, formata da Cittadini responsabili e volenterosi.
Una tale società, infatti, anche se da molti dominanti poteri volentieri ritenuta "utopica", è - a nostro avviso - pienamente realistica anche se solo realizzabile dal basso, da persone, cioè, ancora capaci di produrre idee proprie, rinnegando e anzi contrastando qualsiasi tipo di manipolazione indotta da mass media, caste, sette massoniche, partiti politici e quant’altro.
Perché, come dice Mohandas Gandhi, "Solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo lo cambiano davvero" - ma dobbiamo prima "diventare noi stessi il cambiamento che vogliamo vedere" - e Jean Guitton "La codardia è cercare l'approvazione non la verità, le decorazioni non l'onore, l'ascesa non il servizio, il potere non il bene dell'uomo"...
La Redazione
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