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Voci dal territorio Notizie, articoli e commenti - formato testi doc ed immagini jpg - proposti a notiziario@tusciaromana.info |
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Bracciano, Roma, venerdì 26 novembre 2010 Bracciano Cultura - A primavera l’Apollo di Vicarello in mostra a Bracciano: via libera del Ministero al “ritorno a casa” della prestigiosa opera per l’importante esposizione che si terrà al Museo Civico cittadino Fonte: Ufficio Stampa Comune di Bracciano
L'Apollo di Vicarello. (Foto di archivio)
Il Ministero per il Beni e le Attività Culturali infatti, basandosi sul
parere positivo della Soprintendenza per i Beni Archeologici
dell’Etruria Meridionale (che ha seguito e sostenuto il Comune nel
percorso per ottenere il prestito), ha dato il via libera al prestito
dell’opera d’arte che, dopo molti anni, sarà nuovamente esposta al
pubblico.
Portata alla luce nel 1977, l’opera era ubicata all’interno di un ninfeo monumentale dell’antico centro termale sabatino.
Secondo l’Archeologa Laura Fabbrini, che
ha compiuto uno studio dettagliato sulla statua nel 1993, l’Apollo
potrebbe risalire alla prima metà del II secolo (circa al 130),
datazione peraltro non condivisa da altri studiosi che propendono invece
per una datazione più antica.
L’opera, originariamente a figura intera,
presenta forti analogie con l’Apollo del Belvedere, conservato nei Musei
Vaticani.
La figura del dio doveva essere alta circa due metri e, come si vede ancora oggi, aveva un mantello sulle spalle fermato da una fibbia circolare; il frammento della mano destra, che impugna un oggetto di forma cilindrica, fa ipotizzare che il dio potesse tenere in mano una torcia, elemento iconografico spesso usato nelle sue raffigurazioni.
L’Apollo, prima dell’esposizione, verrà
restaurato ed esposto in una sala del Museo idonea a garantirne la
tutela e conservazione.
Comune di Bracciano - Ufficio Stampa Piazza IV Novembre 6 00062 Bracciano (RM)
06 9981 6240 e
338-303 79 09 ufficiostampa@comune.bracciano.rm.it
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Voci dal territorio
Subiamo quotidianamente un'informazione di massa che cerca di imporci estrema soggettività nella selezione di ciò che va reso pubblico o meno e palesi prese di posizione di parte nel pubblicato: in pratica una sistematica manipolazione indotta che non lascia spazio ad alcun confronto, discussione, percezione né diversa o - perché no - opposta visione della realtà.
Nel nostro piccolo intendiamo innanzitutto contribuire a "ridare volto" ad un pezzo di terra laziale dimenticato e "dare voce" a chiunque vi appartenga: un progetto indubbiamente ambizioso, realizzabile solo attraverso la collaborazione di chiunque si senta e sia libero, indipendente, auto-controllato ed aperto al cambiamento nei propri pre-giudizi.
Per questo non accetteremo né eserciteremo censura (ma neppure tollereremo faziosità!), pretendendo in cambio null'altro che veridicità dei fatti ed onestà intellettuale nell’esporli, affinché avvenimenti, denunce e idee possano assumere la connotazione oggettiva più accettabile e condivisibile, su cui impostare auspicabili confronti.
Rifiutando di conseguenza il classico e generalizzato sistema detentore del "fare notizia", cercheremo di sostituirlo al meglio con una comunicazione basata piuttosto sul "dare notizia", la quale costruttivamente porti al "creare opinione", finalità che - anche se troppo spesso negletta - rimane l'unica vera di un'informazione democratica.
Attraverso la pubblicazione del "rilevante" per la crescita del territorio e quindi necessario "rendere noto", qualunque ne sia la fonte, ci uniamo alla comune lotta di quanti - professionisti e amatori - si battono convintamente e senza ricercare gloria per l’affermazione di una società viva e sana, corretta e leale, formata da Cittadini responsabili e volenterosi.
Una tale società, infatti, anche se da molti dominanti poteri volentieri ritenuta "utopica", è - a nostro avviso - pienamente realistica anche se solo realizzabile dal basso, da persone, cioè, ancora capaci di produrre idee proprie, rinnegando e anzi contrastando qualsiasi tipo di manipolazione indotta da mass media, caste, sette massoniche, partiti politici e quant’altro.
Perché, come dice Mohandas Gandhi, "Solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo lo cambiano davvero" - ma dobbiamo prima "diventare noi stessi il cambiamento che vogliamo vedere" - e Jean Guitton "La codardia è cercare l'approvazione non la verità, le decorazioni non l'onore, l'ascesa non il servizio, il potere non il bene dell'uomo"...
La Redazione
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