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Web, giovedì 25 novembre 2010 25 novembre: Undicesima Giornata Internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne - Sarà davvero “l'ultimo incontro”, perché ti ucciderà! di Wanda Montanelli Fonte: ONERPO - Osservatorio Nazionale ed Europeo per il Rispetto delle Pari Opportunità
In Italia ogni tre giorni una donna viene uccisa da un uomo che diceva di amarla: non è amore quando si pensa “O mia, o di nessun altro”... Donna, sii forte e impedisci all'uomo di diventare il tuo assassino! (Foto di archivio)
Cosa porta il cuore delle donne ad essere così cedevole da andare
incontro alla morte?
Emiliana era giovane e bella, con una vita davanti e prospettive di felicità, nonostante il brutto ricordo delle coltellate inferte alla sua gola. Brutte cicatrici nel corpo e indelebili nell’anima.
Questa volta con trenta pugnalate.
Il suo assassino, Luigi Faccetti di 24
anni era agli arresti domiciliari, per il precedente tentato omicidio
contro Emiliana, ed è riuscito, non si capisce come sia possibile, a far
sì che la sua vittima lo raggiungesse da Villaricca fino a Latina dove
lui viveva. Emiliana è l’ennesima vittima di uomini che non accettano di essere lasciati. Presso la Casa Internazionale delle Donne di Roma c’è un’intera parete di immagini e storie di donne uccise così.
Le modalità sono sempre le stesse: un appuntamento in macchina, a casa, o per strada, allo scopo di chiarirsi.
“Sarà l’ultimo incontro” dice lui, ed è sincero, caspita se lo è! Non mente. Sarà davvero l’ultimo perché cancellerà la sua ex innamorata dalla faccia della terra.
Mai un uomo può essere più sincero di quando promette “non ti importunerò più dopo quest’ultima volta”.
E mica si può importunare più chi sta
dentro una bara! “Parliamo per l’ultima volta”, dice lui. Lei dubita, ma come si fa dire di no?
Lui implora al telefono, con biglietti, con SMS. Lei ci crede.
Esce di casa e va speditamente incontro
alla sua morte annunciata.
Sono tanti i motivi che permettono il ripetersi di questa trama apparentemente banale.
Spesso i tentativi dell’ex innamorato di riallacciare il rapporto, secondo l’esperta forense Rosemary Purcell, generano nella donna “complesse e confuse emozioni”.
La persistente forma di vittimizzazione
dell’amante respinto “induce la persona che la subisce ad
interrogarsi sui propri atteggiamenti, a ritenersi in qualche modo
responsabile delle azioni del persecutore, soprattutto se si tratta di
un ex partner, e questo tipo di interpretazioni è, a volte, avallato dai
giudizi altrui”. L’uomo assillante perché respinto, rientra molte volte nella categoria delle persone socialmente inadeguate, frutto di una cultura, diffusa attraverso stampa e TV, che oggettivizza il corpo delle donne.
L’indottrinamento che deriva da tali agenzie culturali è la divulgazione di modelli persecutori che concepiscono l’intrusività indesiderata come un modello vincente per l’uomo.
Non si tratta quindi di amore, ma di egocentrismo esasperato; di senso del possesso che ignora del tutto i desideri, i sentimenti, le paure, i sogni, i progetti di vita di colei che il persecutore dichiara di amare.
“Carmen Adorata, Psicoanalisi della donna demoniaca” (Milano, Longanesi, 1985), è un lavoro di Franco Fornari che approfondisce in chiave psicoanalitica l’opera di Georges Bizet, Henry Meilhac e Ludovic Halévy.
In questo affascinante studio dei personaggi di Carmen e Josè troviamo “i codici fondamentali che travagliano l’anima femminile: essere donna ed essere madre”, con l’incessante sovrapporsi tra la donna divina e la donna demoniaca.
Dualismo che porta la seducente sigaraia
e divenire vittima sacrificale nell’esito finale del conflitto irrisolto.
“Tu non mi ami più, che importa, dal momento che ti amo ancora, io… La catena che ci lega, ci legherà fino alla morte”.
Don José rivela davanti a tutti il suo delitto, Otello si toglie sua volta la vita.
Esiste ancora in queste vicende la categoria morale dell’espiazione. Espiare per meditare sul male fatto, per pentirsi e dare il giusto valore alla vita che si è voluto spezzare.
Più è alto tale valore più è profondo il pentimento, meno si ha voglia di uscire dal proprio stato di penitente addolorato.
Del finto ravvedimento non se ne sente il bisogno. Si avverte come assente il legame tra pentimento ed espiazione, e si assiste invece, in chi commette reati, all’immediato ritorno alla vita allegra.
Gran parte degli omicidi ritrovano subito le ragioni della loro squallida sopravvivenza, con la voglia di riprendere prontamente la vita di prima e magari andare a ballare in discoteca.
Per questo oggi più nessuno confessa, e se pure inchiodati da prove e testimonianze negano e negano per vivere bene da subito un nuovo capitolo di vita superficiale, senza radici nell’anima e probabilmente ancora violenta.
Non è amore quando si pensa “O mia, o di nessun altro”. Chi ama davvero, pur tormentato, desidera la felicità della persona con la quale ha condiviso un pezzo di esistenza e sa che un giorno potrà rivederla senza soffrire perché sarà cresciuto e cambiato.
Nel 2010, fino a novembre, sono 116 le donne uccise e molte di loro sono state colpite da mariti, amanti, o fidanzati.
Si può distinguere la tipologia del molestatore aggressivo, anche sconosciuto, o dell’amante abbandonato che non sa regolare se stesso in un nuovo percorso deprivato della donna oggettivata.
Nel primo caso - secondo Vincenzo Mastronardi: “Lo stalker molesta la vittima attraverso comunicazioni intrusive (telefonate, posta, minacce, SMS ecc…); attraverso il controllo diretto (controllo nei luoghi pubblici o privati come posto di lavoro o abitazione); attraverso il controllo indiretto (segue, spia, sorveglia, tiene sotto controllo il portone di casa, tiene sotto controllo il computer della vittima attraverso l’utilizzo di programmi e software specifici di gestione remota); attraverso minacce di violenza; violenza fisica; vandalizzazioni varie (es. bucare le gomme dell’auto); violazioni di domicilio; l’abnorme invio di fiori; messa in rete di immagini sessuali della vittima; invio alla vittima di e-mail pornografiche; furto di identità della vittima per invio di false comunicazioni a familiari, amici, colleghi o conoscenti di quest’ultima; (…) .”
Quando vi dirà di non essere arrabbiata, di ricordare i bei giorni d’amore vissuti insieme; quando vi supplicherà di non distruggere il vostro grande amore, e ripeterà ti amo, non credetegli.
È questo che dovete ricordare per mettere una distanza incolmabile tra voi e lui. Evitando di rispedire indietro i regali, interagire, rimandargli le lettere, rispondere agli SMS.
Non fate nulla di tutto questo e rammentate che ogni donna in questi casi avverte dei sensi di colpa fortissimi. Nel bilancio del fallimento attribuisce a se stessa gli errori, l’inadeguatezza, l’essere causa di un dolore incommensurabile.
Dovete sapere che è comune nelle donne che decidono di separarsi, una sorta di Sindrome di Stoccolma, ed è questa una delle causa dell’imprudenza fatale.
“Questo me lo devi, per tutto quello che c’è stato tra noi. Ti chiedo solo un 'ultimo incontro chiarificatore'”.
Rammentate che vi sta chiedendo il
permesso di uccidervi. Allora non andate all’appuntamento. Siate generose con voi stesse, e siate generose con lui.
Impeditegli di diventare un assassino.
Un giorno, a cuore e cervello snebbiato,
vi sarà grato del vostro rifiuto.
ONERPO - Osservatorio Nazionale ed Europeo per il Rispetto delle Pari Newsletter a diffusione periodica su temi politici e sociali
Visita volentieri
il blog
www.comitatoperwandamontanelli.com
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La Redazione
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