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Bracciano, Roma, venerdì 15 ottobre 2010

Bracciano - Occupato da ieri il Liceo Ignazio Vian

di Iris Novello

 

 

Meno male lo striscione "VIAN OCCUPATO": altrimenti... - eh, non sono più quelle belle occupazioni di una volta! (Foto © Iris Novello)



Gli studenti chiedono il rispristino del vecchio orario, la copertura delle classi con docente interno, la manutenzione della struttura e un rapporto più diretto tra alunni e dirigenza.

Gli studenti che si aggirano nei corridoi dell’Istituto Ignazio Vian hanno un cartellino puntato al petto, “Servizio d’ordine” c’è scritto sopra.

Il tagliuzzato foglio di quaderno e le due parole riportate a penna sono lo specchio di una occupazione improvvisata, decisa e votata in aula magna durante la mattinata di ieri.

 

Nelle classi gruppi di studenti ascoltano in silenzio l’oratore di turno, poi pongono domande e parte la discussione su temi che spaziano dal giornalismo, alla letteratura, dalla musica all’estetica.

I corsi sono tenuti per la maggior parte da ex studenti del liceo, ma c’è anche qualche professionista esterno, invitato per l’occasione.

 

L’atmosfera che si respira all’interno del liceo occupato è quasi irreale.

Niente bivacco, niente litigi né azioni forzate, ma solo ragazzi compostamente seduti dietro i banchi, come se fossero presenti ad un normale giorno di scuola.

Studenti di destra, sinistra ed estremo centro alto coordinati verso un unico obiettivo, essere parte integrante delle decisioni che li riguardano.

 

 

“Stiamo lottando per avere una scuola migliore” riferiscono all’unisono.

Guglielmo Pannullo, rappresentante degli studenti in Consiglio d’Istituto, illustra i motivi per i quali si è giunti alla estrema forma di protesta, iniziando dalla proposta del Dirigente Scolastico sull’impiego di parte dei fondi destinati alla scuola.

 

“Non siamo d’accordo sull’affidamento per la sorveglianza delle classi scoperte ad una cooperativa - dice Pannullo - non accettiamo che vengano spesi 12 mila euro per due operatori esterni, quando lo stesso budget si potrebbe impiegare per i corsi di recupero di primavera ed estate o per pagare qualche precario, magari uno solo part time, ma che sia un professore della nostra scuola”.

 

Altro punto sul quale verte la protesta studentesca è la variazione di orario delle due ultime ore di lezione, portate da 50 a 60 minuti.

“Il Preside ha proposto in Consiglio d’Istituto l’uscita alle 13.25 e alle 14.15 garantendo che si era messo d’accordo con Cotral e Trenitalia, ma a detta delle centinaia di studenti pendolari ciò non è avvenuto - prosegue Pannullo - quindi o il Preside ha mentito o i mezzi di trasporto non sono efficienti come dovrebbero essere”.

Gli studenti propongono di mantenere il vecchio orario scolastico per dare la possibilità ad insegnanti e alunni di non essere sobbarcati da ulteriori disservizi.

 

Sotto tiro anche le condizioni strutturali dell’edificio che a detta degli studenti “versa in uno stato di degrado”.

“L’altro giorno - riferisce un ragazzo del servizio d’ordine – una rampa di scale era completamente allagata perché dalle finestre e dal tetto entrava l’acqua”.

 

 

“Il messaggio che vogliamo mandare al Preside - conclude Pannullo - è che sia più presente all’interno della scuola, che instauri un rapporto diretto con gli studenti, proprio perché non siamo solo numeri vorremmo diventasse per noi una figura di riferimento sulla quale contare per la risolvere i problemi.

 

Poi chiediamo più controlli da parte delle Forze dell’Ordine, dei Vigili del Fuoco, della ASL, chiediamo che i fondi a disposizione vengano utilizzati in maniera ottimale e non dati ad esterni.

 

Se il Preside sarà aperto al dialogo con gli studenti, si renderà disponibile ad ascoltare le motivazioni del dissenso, forse si potrà giungere ad un compromesso e in tal caso interromperemo la protesta”.

 

Il tavolo di trattativa con tutto il personale scolastico è in programma per oggi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Voci dal territorio

 

Subiamo quotidianamente un'informazione di massa che cerca di imporci estrema soggettività nella selezione di ciò che va reso pubblico o meno e palesi prese di posizione di parte nel pubblicato: in pratica una sistematica manipolazione indotta che non lascia spazio ad alcun confronto, discussione, percezione né diversa o - perché no - opposta visione della realtà.

 

Nel nostro piccolo intendiamo innanzitutto contribuire a "ridare volto" ad un pezzo di terra laziale dimenticato e "dare voce" a chiunque vi appartenga: un progetto indubbiamente ambizioso, realizzabile solo attraverso la collaborazione di chiunque si senta e sia libero, indipendente, auto-controllato ed aperto al cambiamento nei propri pre-giudizi.

 

Per questo non accetteremo né eserciteremo censura (ma neppure tollereremo faziosità!), pretendendo in cambio null'altro che veridicità dei fatti ed onestà intellettuale nell’esporli, affinché avvenimenti, denunce e idee possano assumere la connotazione oggettiva più accettabile e condivisibile, su cui impostare auspicabili confronti.

 

Rifiutando di conseguenza il classico e generalizzato sistema detentore del "fare notizia", cercheremo di sostituirlo al meglio con una comunicazione basata piuttosto sul "dare notizia", la quale costruttivamente porti al "creare opinione", finalità che  - anche se troppo spesso negletta - rimane l'unica vera di un'informazione democratica.

 

Attraverso la pubblicazione del "rilevante" per la crescita del territorio e quindi necessario "rendere noto", qualunque ne sia la fonte, ci uniamo alla comune lotta di quanti - professionisti e amatori - si battono convintamente e senza ricercare gloria per l’affermazione di una società viva e sana, corretta e leale, formata da Cittadini responsabili e volenterosi.

 

Una tale società, infatti, anche se da molti dominanti poteri volentieri ritenuta "utopica", è - a nostro avviso - pienamente realistica anche se solo realizzabile dal basso, da persone, cioè, ancora capaci di produrre idee proprie, rinnegando e anzi contrastando qualsiasi tipo di manipolazione indotta da mass media, caste, sette massoniche, partiti politici e quant’altro.

 

Perché, come dice Mohandas Gandhi, "Solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo lo cambiano davvero" - ma dobbiamo prima "diventare noi stessi il cambiamento che vogliamo vedere" - e Jean Guitton "La codardia è cercare l'approvazione non la verità, le decorazioni non l'onore, l'ascesa non il servizio, il potere non il bene dell'uomo"...

 

La Redazione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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