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Treia, Macerata, giovedì 14 ottobre 2010

“Bioregionalismo della porta accanto” - Discorso introduttivo per l'incontro della Rete Bioregionale del 30 e 31 ottobre 2010 a San Severino Marche

di Paolo D’Arpini

 

 

Nel bosco. (Foto © Paolo D’Arpini)

 

 

“La Terra mi appartiene ed io appartengo alla Terra”

 

Saul Arpino
 


Nel Programma dell'Incontro Bioregionale del 30 ottobre 2010 abbiamo inserito, come forma di rispetto per il luogo e come laboratorio pratico, un'escursione con Sonia Baldoni, conoscitrice di erbe officinali e commestibili, la quale ci accompagnerà nei campi circostanti la casa di Lucilla Pavoni, che ospita l'incontro, per scoprire quanti sono i frutti di questa stagione e quanto possiamo attingere per la nostra sopravvivenza senza dover ricorrere al "supermercato" o alle scatolette.
 


Vorrei qui descrivere il percorso della presa di coscienza olistica ed alimentare che -  secondo me - unitamente al senso dell'appartenenza condivisa è alla base dell’Ecologia Profonda e del Bioregionalismo.

 

Quando il 30 ottobre del 2010 cominceremo a discutere di come ri-abitare il Pianeta, in piena consapevolezza della nostra compartecipazione all'evento Vita, in realtà dobbiamo tener conto del complesso processo di riavvicinamento alla Natura avvenuto nel pensiero e nella pratica di quei precursori o ri-abitatori della Terra (come si dice in gergo) che ci hanno preceduti ed ora ci accompagnano.
 


In piena società industriale e consumista ed in varie parti del mondo alcune persone si sono interrogate sul percorso che l’umanità stava compiendo e se tale percorso potesse realmente corrispondere ad un modello evolutivo o era semplicemente un “impigrimento” legato all’automatismo.

 

Apparentemente la civiltà delle macchine richiede grande intelligenza e capacità di comprensione per come queste strutture meccaniche, tecniche ed artificiali possano contribuire allo sviluppo della società umana.

 

Ma se questa comprensione è difettosa abbiamo un risultato molto simile a quello avvenuto al dormiente apprendista stregone Topolino, che non riesce più a fermare le sue scope cariche di secchi d’acqua, e ci ritroviamo anche noi con la casa allagata!
 


Negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale, per uno spontaneo riverbero, in varie parti del mondo piccoli gruppi o singole persone iniziarono a esperimentare nuove forme di sopravvivenza bioregionale, e siccome viviamo in una società in cui i modelli sono socialmente convalidati solo sulla base dell'esperienza, abbiamo assistito all’importazione e sviluppo di nuovi sistemi di vita, queste “onde” provengono però da un lontano passato pur essendo un chiaro modello di mantenimento della vita sul pianeta anche per il futuro…

 

E qui mi riferisco alla coscienza onnicomprensiva e indivisibile della Vita già presente nelle Civiltà Antiche europee, dell’Asia e dell’Africa e dell’Oceania e della stessa America prima della conquista inglese e spagnola.
 


Ciò nonostante la parola “bioregionalismo” - in quanto termine - è stata inventata da un gruppetto di Americani per significare la suddivisione di aree omogenee ed un ri-abitare consapevole nel luogo…

 

Ma nel Bioregionalismo “americano” ad esempio si tiene conto della geografia territoriale, ma si considerano poco altri aspetti più sottili che noi in Europa abbiamo sempre conosciuto come le presenze del “genius loci” (io la chiamo spiritualità naturale o laica), oppure si accettano - dandole per scontate - alcune consuetudini consolidate senza capire se esse siano o meno in sintonia con il vivente…

 

E qui mi riferisco alla dieta alimentare che non può essere certo basata sull'improprio uso di carne, come è spesso nella pratica americana.

 

Difatti alcuni "bioregionalisti americanisti" ritengono che l’abitudine di mangiar carne sia un dato di fatto genetico e naturale nell’uomo mentre invece sappiamo che non è così, giacché l’uomo appartiene geneticamente ed anatomicamente alle famiglie frugivore.

 

Gli Americani amano la natura, scrivono poesie sul caribù e sull’orso, ma non trovano poi nulla di strano a sparargli e cibarsene sotto la luna…

 

C’è persino un estremismo “ecologico” di persone che vivono sugli alberi, oppure che rinnegano l’agricoltura, come un tal teorico primitivista Zerzan, ma che non trovano nulla di strano poi nel nutrirsi di scatolette o guardare la televisione: insomma, incongruenze americane.
 


Altra grande "scoperta" alimentare venuta dall’America è la manipolazione genetica e qui debbo inserire alcune considerazioni tecniche mutuate da Giuseppe Nacci, un Docente che recentemente ha esposto, con grande dovizia di particolari, i rischi connessi agli OGM.

"L’introduzione nell’agricoltura moderna degli Organismi Geneticamente Modificati (O.G.M.) è una ingiustificata e pericolosissima alterazione di ciò che l’Evoluzione ha prodotto nelle piante in centinaia di milioni di anni: piante sulle quali si è basata la successiva evoluzione biochimica dei complessi organismi animali superiori, culminati con l’avvento dei Mammiferi negli ultimi 65 milioni di anni e quindi con la comparsa dell’Uomo.

 

Pertanto il delicato equilibrio biochimico della specie umana dipende dall’integrità delle specie vegetali così come l’Evoluzione le ha condotte fino a noi, poiché la Salute di ciascuno di noi è basata sulla Biochimica cellulare umana, e questa dipende, nella propria complessità genomica (D.N.A.), dall’utilizzo di migliaia di vitamine e di complessi fitochimici presenti in Natura."
 


Insomma, la pianta è anch’essa un organismo complesso, frutto dell’evoluzione biologica avvenuta in centinaia di milioni di anni: ogni modificazione genetica provocata in essa dall’Uomo (con radiazioni come a Chernobyl, o con retro-virus come attualmente compiuto con gli O.G.M.), produrrà comunque un danno irreparabile che spesso non potrà essere riconosciuto, poiché l’Uomo conosce con sicurezza soltanto poche decine di vitamine e di altre sostanze pro-vitaminiche…
 


Mi son reso conto che non è possibile scrivere oltre di questo tema altrimenti o voi smettete di leggere oppure non sapremo più che dirci all’incontro, per cui chiudo questa introduzione e vi invito a partecipare alla discussione.
 

 


Paolo D'Arpini

circolo.vegetariano@libero.it

0733 216 293

 


Leggi volentieri il

Programma dell'Incontro Bioregionale del 30 e 31 ottobre 2010 a San Severino Marche

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Subiamo quotidianamente un'informazione di massa che cerca di imporci estrema soggettività nella selezione di ciò che va reso pubblico o meno e palesi prese di posizione di parte nel pubblicato: in pratica una sistematica manipolazione indotta che non lascia spazio ad alcun confronto, discussione, percezione né diversa o - perché no - opposta visione della realtà.

 

Nel nostro piccolo intendiamo innanzitutto contribuire a "ridare volto" ad un pezzo di terra laziale dimenticato e "dare voce" a chiunque vi appartenga: un progetto indubbiamente ambizioso, realizzabile solo attraverso la collaborazione di chiunque si senta e sia libero, indipendente, auto-controllato ed aperto al cambiamento nei propri pre-giudizi.

 

Per questo non accetteremo né eserciteremo censura (ma neppure tollereremo faziosità!), pretendendo in cambio null'altro che veridicità dei fatti ed onestà intellettuale nell’esporli, affinché avvenimenti, denunce e idee possano assumere la connotazione oggettiva più accettabile e condivisibile, su cui impostare auspicabili confronti.

 

Rifiutando di conseguenza il classico e generalizzato sistema detentore del "fare notizia", cercheremo di sostituirlo al meglio con una comunicazione basata piuttosto sul "dare notizia", la quale costruttivamente porti al "creare opinione", finalità che  - anche se troppo spesso negletta - rimane l'unica vera di un'informazione democratica.

 

Attraverso la pubblicazione del "rilevante" per la crescita del territorio e quindi necessario "rendere noto", qualunque ne sia la fonte, ci uniamo alla comune lotta di quanti - professionisti e amatori - si battono convintamente e senza ricercare gloria per l’affermazione di una società viva e sana, corretta e leale, formata da Cittadini responsabili e volenterosi.

 

Una tale società, infatti, anche se da molti dominanti poteri volentieri ritenuta "utopica", è - a nostro avviso - pienamente realistica anche se solo realizzabile dal basso, da persone, cioè, ancora capaci di produrre idee proprie, rinnegando e anzi contrastando qualsiasi tipo di manipolazione indotta da mass media, caste, sette massoniche, partiti politici e quant’altro.

 

Perché, come dice Mohandas Gandhi, "Solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo lo cambiano davvero" - ma dobbiamo prima "diventare noi stessi il cambiamento che vogliamo vedere" - e Jean Guitton "La codardia è cercare l'approvazione non la verità, le decorazioni non l'onore, l'ascesa non il servizio, il potere non il bene dell'uomo"...

 

La Redazione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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