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Tuscia Romana online |
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Voci dal territorio Notizie, articoli e commenti - formato testi doc ed immagini jpg - proposti a notiziario@tusciaromana.info |
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Treia, Macerata, domenica 10 ottobre 2010 Il vero federalismo é solo bioregionale: “No alle Regioni carrozzoni - Sì alle Province, espressione della Comunità Locale...”
Mi tocca tornare sul discorso del “federalismo” vista la spinta
governativa verso l'attuazione di una riforma che contribuirebbe ad
alienare ulteriormente il senso dell'appartenenza al luogo allontanando
vieppiù gli abitanti dalle Istituzioni ed oscurando l'identità locale,
nazionale ed Europea. La costituzione degli Enti Regionali in Italia é stato uno dei mali della politica nostrana, tesa a spartirsi la torta amministrativa.
Ha fatto comodo ai Partiti che si sono creati delle “piccole repubbliche” all'interno dello Stato, contemporaneamente permettendo agli Amministratori Locali di mungere alle prebende pubbliche e gestire le ricchezze del popolo a fini personalistici. Prova ne sia - ad esempio - il gonfiamento paradossale della spesa sanitaria, con norme interne, attuazioni e finalità differenziate, con l'impossibilità di trasferimento da una Regione all'altra come si trattasse di Stati Esteri e con la suddivisione delle cariche e degli Enti fra i soliti congiunti politici, senza nessun reale beneficio per la salute pubblica.
Ma non voglio parlare di questo... per
ora!
Il risultato é che solo dopo l'Unità (di
cui fra poco ricorre il 150° Anniversario) si é ripreso a parlare di
identità nazionale ed é stato possibile costruire un Popolo, con tutte
le difficoltà che ancora persistono e che sono visibili nella nostra
società “spaccata” fra Nord e Sud, fra Est ed Ovest, fra isole e
promontori... Questa unione é buona per il vecchio continente che ha subito per troppi anni divisioni e guerre intestine.
La distribuzione dei poteri in chiave di
separazione politica non aiuta assolutamente l'integrazione fra i popoli.
Questa nuova parcellizzazione dell'Italia porterà ulteriori mali al Popolo Italiano ed all'Europa tutta. La costituzione di - a tutti gli effetti - nuove “repubblichette” indipendenti all'interno del contesto nazionale ed europeo non sarà un vantaggio per la Comunità, anzi porterà guai, delusioni ed odii...
E di questo non abbiamo bisogno proprio
ora che la crisi economica galoppante e la spinta allo sfacelo morale si
fa più forte in Italia e nel mondo.
Non si può continuare a separare la comunità degli umani su basi etniche o “sociali” o “religiose” o “politiche”... L'integrazione é solo una ovvia conseguenza del vivere in luogo riconoscendolo come la propria casa.
Perciò il vero Federalismo può essere solo Bioregionale ed il riconoscimento con il luogo di residenza deve avvenire nelle forme più semplici e vicine al contesto socio-ambientale in cui si vive. Questo contesto é ovviamente la Comunità del paese e della città, che riunisce una serie di paesi in una comunità facilmente riconducibile ad una identità condivisa.
Questa é la “Provincia”.
Le Province lungi dal dover essere
eliminate dovrebbero anzi assurgere al ruolo rappresentativo
dell'identità locale e tale riconoscimento non alienerebbe la comunione
ed il senso di appartenenza all'Europa ed al mondo bensì aiuterebbe il
radicamento al luogo in cui si vive e la responsabilizzazione a
mantenerlo sano e compatto.
Vedesi la costituzione del Lazio, formato per soddisfare le esigenze di una città che doveva essere la Capitale di un nuovo Impero, costituito smembrando la Tuscia, rubando territori all'Umbria (Rieti) e aree all'ex Regno di Napoli (Formia, Gaeta, etc.).
Oggi Roma ed area metropolitana con i suoi 6 milioni di abitanti (più i non registrati, quasi altrettanti) ha completamente fagocitato il territorio e la gestione delle risorse relegando il ruolo delle Province storiche a quello di “fornitura di servizi e ubicazione di scomodi impianti inquinanti”... (Ma é logico quando si vede che i 9/10 dei residenti laziali stanno a Roma e siccome siamo in democrazia così deve andare...).
In verità le grandi Città metropolitane
dovrebbero essere tutte “Città Regione” e magari pure decrescere, se si
vuole che il cancro da loro rappresentato non si propaghi al territorio...
Referente della Rete Bioregionale
Italiana
Approfondimento
Tre annotazioni su ecologia profonda e bioregionalismo
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Tuscia Romana online |
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Voci dal territorio
Subiamo quotidianamente un'informazione di massa che cerca di imporci estrema soggettività nella selezione di ciò che va reso pubblico o meno e palesi prese di posizione di parte nel pubblicato: in pratica una sistematica manipolazione indotta che non lascia spazio ad alcun confronto, discussione, percezione né diversa o - perché no - opposta visione della realtà.
Nel nostro piccolo intendiamo innanzitutto contribuire a "ridare volto" ad un pezzo di terra laziale dimenticato e "dare voce" a chiunque vi appartenga: un progetto indubbiamente ambizioso, realizzabile solo attraverso la collaborazione di chiunque si senta e sia libero, indipendente, auto-controllato ed aperto al cambiamento nei propri pre-giudizi.
Per questo non accetteremo né eserciteremo censura (ma neppure tollereremo faziosità!), pretendendo in cambio null'altro che veridicità dei fatti ed onestà intellettuale nell’esporli, affinché avvenimenti, denunce e idee possano assumere la connotazione oggettiva più accettabile e condivisibile, su cui impostare auspicabili confronti.
Rifiutando di conseguenza il classico e generalizzato sistema detentore del "fare notizia", cercheremo di sostituirlo al meglio con una comunicazione basata piuttosto sul "dare notizia", la quale costruttivamente porti al "creare opinione", finalità che - anche se troppo spesso negletta - rimane l'unica vera di un'informazione democratica.
Attraverso la pubblicazione del "rilevante" per la crescita del territorio e quindi necessario "rendere noto", qualunque ne sia la fonte, ci uniamo alla comune lotta di quanti - professionisti e amatori - si battono convintamente e senza ricercare gloria per l’affermazione di una società viva e sana, corretta e leale, formata da Cittadini responsabili e volenterosi.
Una tale società, infatti, anche se da molti dominanti poteri volentieri ritenuta "utopica", è - a nostro avviso - pienamente realistica anche se solo realizzabile dal basso, da persone, cioè, ancora capaci di produrre idee proprie, rinnegando e anzi contrastando qualsiasi tipo di manipolazione indotta da mass media, caste, sette massoniche, partiti politici e quant’altro.
Perché, come dice Mohandas Gandhi, "Solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo lo cambiano davvero" - ma dobbiamo prima "diventare noi stessi il cambiamento che vogliamo vedere" - e Jean Guitton "La codardia è cercare l'approvazione non la verità, le decorazioni non l'onore, l'ascesa non il servizio, il potere non il bene dell'uomo"...
La Redazione
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