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Treia, Macerata, domenica 10 ottobre 2010

Il vero federalismo é solo bioregionale: “No alle Regioni carrozzoni - Sì alle Province, espressione della Comunità Locale...”

di Paolo D’Arpini

 

 

 

Mi tocca tornare sul discorso del “federalismo” vista la spinta governativa verso l'attuazione di una riforma che contribuirebbe ad alienare ulteriormente il senso dell'appartenenza al luogo allontanando vieppiù gli abitanti dalle Istituzioni ed oscurando l'identità locale, nazionale ed Europea.

 

La costituzione degli Enti Regionali in Italia é stato uno dei mali della politica nostrana, tesa a spartirsi la torta amministrativa.

 

Ha fatto comodo ai Partiti che si sono creati delle “piccole repubbliche” all'interno dello Stato, contemporaneamente permettendo agli Amministratori Locali di mungere alle prebende pubbliche e gestire le ricchezze del popolo a fini personalistici.

Prova ne sia - ad esempio - il gonfiamento paradossale della spesa sanitaria, con norme interne, attuazioni e finalità differenziate, con l'impossibilità di trasferimento da una Regione all'altra come si trattasse di Stati Esteri e con la suddivisione delle cariche e degli Enti fra i soliti congiunti politici, senza nessun reale beneficio per la salute pubblica.

Ma non voglio parlare di questo... per ora!
 


L'Italia é un piccolo Paese che per secoli ha patito il male della suddivisione in vari staterelli.

 

Il risultato é che solo dopo l'Unità (di cui fra poco ricorre il 150° Anniversario) si é ripreso a parlare di identità nazionale ed é stato possibile costruire un Popolo, con tutte le difficoltà che ancora persistono e che sono visibili nella nostra società “spaccata” fra Nord e Sud, fra Est ed Ovest, fra isole e promontori...

Nel frattempo in Europa, a partire dalla fine dell'ultima Guerra Mondiale, é andato avanti un processo unificatorio che ora si chiama Comunità Europea.

Questa unione é buona per il vecchio continente che ha subito per troppi anni divisioni e guerre intestine.

La distribuzione dei poteri in chiave di separazione politica non aiuta assolutamente l'integrazione fra i popoli.
 


Perciò consideriamo quale potrebbe essere la conseguenza di un “federalismo” (come si prefigura questo che si vuole attuare) che parte dal concetto della separazione delle varie realtà della penisola ai fini di gestire “meglio” le singole ricchezze.

 

Questa nuova parcellizzazione dell'Italia porterà ulteriori mali al Popolo Italiano ed all'Europa tutta.

La costituzione di - a tutti gli effetti - nuove “repubblichette” indipendenti all'interno del contesto nazionale ed europeo non sarà un vantaggio per la Comunità, anzi porterà guai, delusioni ed odii...

E di questo non abbiamo bisogno proprio ora che la crisi economica galoppante e la spinta allo sfacelo morale si fa più forte in Italia e nel mondo.

C'é bisogno di solidarietà e di capacità di riconoscersi con il luogo in cui si vive senza però cancellare l'unitarietà della vita e la consapevolezza che il pianeta é uno come una é la specie umana.

 

Non si può continuare a separare la comunità degli umani su basi etniche o “sociali” o “religiose” o “politiche”...

L'integrazione é solo una ovvia conseguenza del vivere in luogo riconoscendolo come la propria casa.

 

Perciò il vero Federalismo può essere solo Bioregionale ed il riconoscimento con il luogo di residenza deve avvenire nelle forme più semplici e vicine al contesto socio-ambientale in cui si vive.

Questo contesto é ovviamente la Comunità del paese e della città, che riunisce una serie di paesi in una comunità facilmente riconducibile ad una identità condivisa.

 

Questa é la “Provincia”.

Le Province lungi dal dover essere eliminate dovrebbero anzi assurgere al ruolo rappresentativo dell'identità locale e tale riconoscimento non alienerebbe la comunione ed il senso di appartenenza all'Europa ed al mondo bensì aiuterebbe il radicamento al luogo in cui si vive e la responsabilizzazione a mantenerlo sano e compatto.
 


C'é inoltre da dire che dal punto di vista storico le Province da tempo immemorabile hanno rappresentato il “luogo di origine” mentre le Regioni sono state create massimamente a tavolino per soddisfare esigenze politiche indifferenti alla Comunità.

 

Vedesi la costituzione del Lazio, formato per soddisfare le esigenze di una città che doveva essere la Capitale di un nuovo Impero, costituito smembrando la Tuscia, rubando territori all'Umbria (Rieti) e aree all'ex Regno di Napoli (Formia, Gaeta, etc.).

 

Oggi Roma ed area metropolitana con i suoi 6 milioni di abitanti (più i non registrati, quasi altrettanti) ha completamente fagocitato il territorio e la gestione delle risorse relegando il ruolo delle Province storiche a quello di “fornitura di servizi e ubicazione di scomodi impianti inquinanti”...

(Ma é logico quando si vede che i 9/10 dei residenti laziali stanno a Roma e siccome siamo in democrazia così deve andare...).

 

In verità le grandi Città metropolitane dovrebbero essere tutte “Città Regione” e magari pure decrescere, se si vuole che il cancro da loro rappresentato non si propaghi al territorio...
 


Ma non voglio allargarmi troppo oltre l'argomento menzionato nel titolo.
 


Paolo D'Arpini

Referente della Rete Bioregionale Italiana
Portavoce di European Consumers Tuscia
 

 

 

Approfondimento

 

Tre annotazioni su ecologia profonda e bioregionalismo
paolodarpini.blogspot.com
www.google.com

 


Vai volentieri al programma dell'evento Incontro Annuale Rete Bioregionale Italiana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Subiamo quotidianamente un'informazione di massa che cerca di imporci estrema soggettività nella selezione di ciò che va reso pubblico o meno e palesi prese di posizione di parte nel pubblicato: in pratica una sistematica manipolazione indotta che non lascia spazio ad alcun confronto, discussione, percezione né diversa o - perché no - opposta visione della realtà.

 

Nel nostro piccolo intendiamo innanzitutto contribuire a "ridare volto" ad un pezzo di terra laziale dimenticato e "dare voce" a chiunque vi appartenga: un progetto indubbiamente ambizioso, realizzabile solo attraverso la collaborazione di chiunque si senta e sia libero, indipendente, auto-controllato ed aperto al cambiamento nei propri pre-giudizi.

 

Per questo non accetteremo né eserciteremo censura (ma neppure tollereremo faziosità!), pretendendo in cambio null'altro che veridicità dei fatti ed onestà intellettuale nell’esporli, affinché avvenimenti, denunce e idee possano assumere la connotazione oggettiva più accettabile e condivisibile, su cui impostare auspicabili confronti.

 

Rifiutando di conseguenza il classico e generalizzato sistema detentore del "fare notizia", cercheremo di sostituirlo al meglio con una comunicazione basata piuttosto sul "dare notizia", la quale costruttivamente porti al "creare opinione", finalità che  - anche se troppo spesso negletta - rimane l'unica vera di un'informazione democratica.

 

Attraverso la pubblicazione del "rilevante" per la crescita del territorio e quindi necessario "rendere noto", qualunque ne sia la fonte, ci uniamo alla comune lotta di quanti - professionisti e amatori - si battono convintamente e senza ricercare gloria per l’affermazione di una società viva e sana, corretta e leale, formata da Cittadini responsabili e volenterosi.

 

Una tale società, infatti, anche se da molti dominanti poteri volentieri ritenuta "utopica", è - a nostro avviso - pienamente realistica anche se solo realizzabile dal basso, da persone, cioè, ancora capaci di produrre idee proprie, rinnegando e anzi contrastando qualsiasi tipo di manipolazione indotta da mass media, caste, sette massoniche, partiti politici e quant’altro.

 

Perché, come dice Mohandas Gandhi, "Solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo lo cambiano davvero" - ma dobbiamo prima "diventare noi stessi il cambiamento che vogliamo vedere" - e Jean Guitton "La codardia è cercare l'approvazione non la verità, le decorazioni non l'onore, l'ascesa non il servizio, il potere non il bene dell'uomo"...

 

La Redazione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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