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Stoccolma, Svezia, sabato 17 luglio 2010

Quando la Storia, ignorata, ci rincorre...                         Ari-Ave Caesar!” - Gaio Giulio Cesare, Vincenzo Camuccini e il quinto Cavaliere dell'Apocalisse

di Luciano Russo

 

 

Vincenzo Camuccini, "The Ides of March" o "Death of Julius Caesar" ovvero "La morte di Giulio Cesare",
1800
.
(Foto di archivio)

 

 

Nella Storia di Roma, così come purgata e (ri)scritta dai Romani (!), c'è una cosiddetta "Età di Cesare", periodo, tra le altre "grandi opere", di vaste (e pompate) campagne militari, da lui stesso immortalate ad autoglorificazione e persecuzione di studenti futuri, parte intregrante di una ben pianificata quanto frenetica attività socio-politico-militare-mediatica (leggi in breve "economica") senza precedenti.

E, guarda caso, l'Età di Cesare segna di fatto l'ultima fase di quel processo di trasformazione della Res Publica o Repubblica Romana in Impero.

 

 

Un periodo molto problematico e complesso, convulso e conflittuale, che porta alla fugace dittatura di Cesare e soprattutto al "dopo-Cesare", la presa di potere di Ottaviano Augusto, il nuovo "regime" - di fatto l'"assoluta Monarchia".

 

La parentesi di Gaio Giulio, dall'anno delle sorgenti alleanze nel cosiddetto "Primo Triumvirato" alla sua morte in estrema solitudine e totale abbandono (rimane lì nel suo sangue per ore e se lo raccolgono pietosamente solo tre miseri servi), non si apre per caso e tantomeno all'improvviso: cova infatti evidente da una trentina di anni, dallo scontro di Mario contro Silla, anticipazione di Cesare contro Pompeo - insomma una svolta decisiva e almeno volutamente tollerata, se non addirittura fortemente voluta.

 

Cesare non fa altro che personificare e semplicemente concludere la profonda crisi intrinseca alla Repubblica Romana, quella Repubblica così indifferente, debole e marcia cioè da lasciarlo salire al potere: di lui Catullo se ne frega, Cicerone gli si oppone per alla fine pagarla cara, Sallustio lo sostiene al massimo e, sullo sfondo, "lotte" senza quartiere né riprendifiato fra conservatori "Optimates" - che chiamano se stessi i "Buoni", anzi gli "Ottimi", gli "Aristocratici" - e democratici "Populares" - a volte soprannominati anche "Demagoghi" o "Populisti".

Gli uni, a parte tutte le chiacchiere, a palese difesa dei privilegi dei ricchi e di quelli "che già contano", gli altri "paladini", a loro dire, degli "al momento esclusi", dei "tenuti ai margini" dell'attuale gestione del potere, a proporre e riproporre più o meno credibili mutamenti e più o meno realistiche innovazioni.

 

Tema della "discordia", in fin dei conti, solo "da quale parte" tirare la corda, il come modificare cioè l'assetto politico e costituzionale per "adeguarlo" alle grandi trasformazioni economiche e sociali, causa l'ineludibile rottura degli equilibri pre-esistenti, con Istituzioni allo sbando, strutture di uno Stato formatesi e consolidatesi nella "piccola" Roma, ora obsolete e inadeguate di fronte alla "magnitudine" dei nuovi giochi economici...
Occorre, per farla breve, un "salto di qualità" nella Politica, occorre, in altre parole, rimischiare il mazzo e ridare le carte: perché ora c'è molto, ma molto di più da papparsi!
 


Nella sua rapida ascesa Cesare si fa sempre più forte del "favore popolare" (la famosa e assordante "vox populi"!), attua misure cui il Senato "non riesce ad opporsi" (e a dire il vero quando può all'inizio nemmeno ci prova), approfitta di reciproche "ostilità tribali", fa gran propaganda delle proprie "vittorie", da neopercepito Pater Patriae sorride, rassicura e assopisce alla tranquillità e all'ottimismo Masse come Alleati, finché alla fine, quando per nessuno è più possibile né nascondere né ignorare che miri ad un potere assoluto su tutto e su tutti, inebriato dalla sua stessa forza d'inerzia non riesce più a fermarsi, neppure davanti ad una guerra civile - anzi...

E così si assicura (forse fin troppo facilmente) il "controllo" della situazione e si crea una incommensurabilmente (o piuttosto ardua da misurare) crescente "fama" grazie a ben orchestrate esondazioni di invadente propaganda, ma proprio quando alla fine il cerchio sta per chiudersi, proprio quando tutto sembra andare "all'insperato meglio" secondo gli originali audaci piani, eccoti (nemmeno a farlo apposta...) i soliti "bastardi" che saltano fuori - dall'una e l'altra parte - a contrastare quel quasi perfetto programma di "riorganizzazione" dello Stato ad hoc e di "riforme" istituzionali ad personam: ahimé, quale ingrata congiura!
 

 


"Atque ita tribus et viginti plagis confossus est"...
"Fu così trafitto da ventitre pugnalate"...

 

Gaio Svetonio Tranquillo, De vita Caesarum

 


"La Morte di Giulio Cesare" viene dipinta nel 1800 dal pittore Vincenzo Camuccini, nato e morto a Roma, uno dei più significativi pittori del Neoclassicismo, anche se già in epoca di cultura romantica.

Lo educa alla pittura il fratello maggiore Pietro, Raffaello è il suo idolo, studia i capolavori della scultura classica e della pittura rinascimentale, diventa famoso e riceve commissioni sempre più importanti.
Pio VII lo sceglie a Direttore Generale della Fabbrica di San Pietro, con l'incarico di sovraintentere ai Musei Vaticani, come, prima di lui, Michelangelo, Maderno e Bernini.

 

Dà vita ad un atelier frequentato dai maggiori artisti italiani e stranieri dell'epoca, poi, morto il suo mecenate, lavora prima per il Re di Monaco e quindi Ferdinando I, alla cui Corte napoletana crea due dai contemporanei ammiratissimi dipinti di morte, ispirati a Svetonio e Plutarco l'uno e a Tito Livio l'altro: "La Morte di Giulio Cesare" e "La Morte di Virginia".

 

Anche Napoleone gli commissiona importanti lavori e così Fedinando Francesco I, i reali di Spagna, il Granduca Alessandro II di Russia, Papa Pio VIII, Gregorio XVI... finché un ictus lo disabilita per due anni prima di portarselo via.

 

 

 

Altri erano gli Ave Caesar di una volta!

Oggi "Cesare" non è più che uno pseudonimo ormai

 

Eppur svilito ben ventitre volte...
 

"Amm' a verè 'Cesare' quant' prima..."

"Credo che sia già arrivato nelle stanze di 'Cesare'..."

"Più tardi mi darà un colpo di telefono, perché prima parlerà pure con 'Cesare'..."

"Dobbiamo vederci assolutamente ...perché mio cugino 'Cesare' vuole sapere..."

"La settimana prossima mi vedo con 'Cesare': è rimasto contento..."
"('Cesare') ci deve dare qualcosa..."

"...il quale parla anche a nome del... di 'Cesare', capito?
..."
"...dice che sia 'Cesare' sia il 'Vice-Cesare' vorrebbero lui..."
"...perché la prima cosa che mi dirà 'Cesare' è proprio questa..."

"Informeranno 'Cesare' solo domani perché non c'è..."

"Diglielo a 'Cesare'..."


O siamo di fronte ad una nuova, sistematica corruzione ...in nome e per conto di "Cesare":
 

"Morte della democrazia..."

"Cupola..."

"Partita mortale, dentro e contro lo Stato di diritto..."

"Metodo di governo..."

"Sistema di potere..."

"Rete criminale..."

"Frenetica attività d'affari..."

"Scambio di favori tra reti criminali..."

"L'uomo che sussurrava ai giudici..."

 

 

Oppure si tratta solo di:

 

"Quattro sfigati in pensione"?

"Quattro amici al bar"?

"Gente che trama per sei bottiglie di vino"?

"Sette nani"?

"Un gruppo di lavoro"?

 

 

Comunque verrebbe da dire:

 

"I' mo comm' stann' eccose a settiman' che trase m'incontr' pure co 'Cesare'..."!

"Sì, sì, mandalo affanculo..."!

"È una cosa un po' urgentuccia..."!

"Nuie nun commandamm' manc' o cazz'..."!
"Che
[ennesima, ndr] figura di merda..."!!!


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Subiamo quotidianamente un'informazione di massa che cerca di imporci estrema soggettività nella selezione di ciò che va reso pubblico o meno e palesi prese di posizione di parte nel pubblicato: in pratica una sistematica manipolazione indotta che non lascia spazio ad alcun confronto, discussione, percezione né diversa o - perché no - opposta visione della realtà.

 

Nel nostro piccolo intendiamo innanzitutto contribuire a "ridare volto" ad un pezzo di terra laziale dimenticato e "dare voce" a chiunque vi appartenga: un progetto indubbiamente ambizioso, realizzabile solo attraverso la collaborazione di chiunque si senta e sia libero, indipendente, auto-controllato ed aperto al cambiamento nei propri pre-giudizi.

 

Per questo non accetteremo né eserciteremo censura (ma neppure tollereremo faziosità!), pretendendo in cambio null'altro che veridicità dei fatti ed onestà intellettuale nell’esporli, affinché avvenimenti, denunce e idee possano assumere la connotazione oggettiva più accettabile e condivisibile, su cui impostare auspicabili confronti.

 

Rifiutando di conseguenza il classico e generalizzato sistema detentore del "fare notizia", cercheremo di sostituirlo al meglio con una comunicazione basata piuttosto sul "dare notizia", la quale costruttivamente porti al "creare opinione", finalità che  - anche se troppo spesso negletta - rimane l'unica vera di un'informazione democratica.

 

Attraverso la pubblicazione del "rilevante" per la crescita del territorio e quindi necessario "rendere noto", qualunque ne sia la fonte, ci uniamo alla comune lotta di quanti - professionisti e amatori - si battono convintamente e senza ricercare gloria per l’affermazione di una società viva e sana, corretta e leale, formata da Cittadini responsabili e volenterosi.

 

Una tale società, infatti, anche se da molti dominanti poteri volentieri ritenuta "utopica", è - a nostro avviso - pienamente realistica anche se solo realizzabile dal basso, da persone, cioè, ancora capaci di produrre idee proprie, rinnegando e anzi contrastando qualsiasi tipo di manipolazione indotta da mass media, caste, sette massoniche, partiti politici e quant’altro.

 

Perché, come dice Mohandas Gandhi, "Solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo lo cambiano davvero" - ma dobbiamo prima "diventare noi stessi il cambiamento che vogliamo vedere" - e Jean Guitton "La codardia è cercare l'approvazione non la verità, le decorazioni non l'onore, l'ascesa non il servizio, il potere non il bene dell'uomo"...

 

La Redazione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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