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Roma, giovedì 8 luglio 2010

Roma - Blitz popolare ecopacifista di daSud contro il “Ponte delle mafie!” 

Fonte: Comunicato Ufficio Stampa Associazione daSud - Ecologia e Cooperazione

Su segnalazione di Paolo D’Arpini

 

 

"Ponte? Sta minchia!" (in Italiano "Ponte? No grazie!"): questa l'espressione di genuino entusiasmo delle popolazioni locali sui muri cittadini, a sottolineare quanto apprezzino la "grande opera" che porrà fine ai loro centenari problemi sulle due sponde - solo da frange estremiste una marginale contestazione con l'assurda proposta di usare quei soldi per mettere in sicurezza gli edifici pubblici e le abitazioni sia di Reggio Calabria che di Messina, in una delle zone a massimo rischio sismico dell'intera Penisola... (Vignetta © Mauro Biani)

 

 

Il 5 luglio a Roma è stato effettuato un blitz popolare pacifista ed ecologista dell’Associazione daSud, coordinata da Marica Di Pierri, contro il criminale progetto governativo di costruire un ponte sullo Stretto di Messina, che oso chiamare il “Ponte delle mafie”…

 

Sono completamente d'accordo con il messaggio degli amici di daSud: se si vuole salvare l'economia della penisola occorre rimboccarsi le maniche e tornare al lavoro necessario, non inquinante, ovvero l'agricoltura biologica di piccola scala e l'artigianato a chilometri zero... - i mastodontici ponti delle mafie non servono!
 

Paolo d'Arpini

 

 


Questo il Comunicato di daSud:
 

 

Il ponte sullo stretto di Messina, frutto avvelenato dell’economia del malaffare - No a opere inutili, dannose e criminogene!
 

Con il blitz dei suoi attivisti e lo striscione srotolato da Trinità dei Monti, in Piazza di Spagna, nel centro di Roma, con la scritta “Il Sud frana e le mafie se la ridono dal Ponte” parte l’Edizione 2010 della “Lunga Marcia della Memoria”.

 

L’evento annuale per i diritti e contro le cosche dell’associazione daSud, è  quest’anno dedicato ai nuovi linguaggi antimafia, alla libertà di informare e raccontare nel Paese dei Misteri, alla richiesta di giustizia per le vittime innocenti delle mafie, alla giustizia ambientale e sociale verso Cancun.
 

 

La scelta di rilanciare nella Capitale la questione aperta del Ponte sullo Stretto, proprio adesso che sono iniziati i lavori preliminari per 60 milioni di euro a Messina e Villa San Giovanni, non è casuale.

 

Come nelle due precedenti edizioni, la Lunga Marcia vuole portare all'attenzione dei media e dell'opinione pubblica temi fondamentali per la tenuta democratica e civile dell'Italia intera, eppure spesso trascurati o raccontati male.
 

Il Ponte sullo Stretto, appunto, ma anche la drammatica condizione dei migranti, il problema delle mafie, gli attacchi alla libertà di informazione, la tendenza dei governanti all’oscurantismo e il dovere di raccontare le storie dimenticate della meglio gioventù italiana, a partire da quelle delle vittime innocenti dei clan.
 

 

Il Sud frana, come il modello economico e politico che governa tutto il Paese.

E non solo le mafie se la ridono.

Con loro le multinazionali, in attesa di mettere le mani sui finanziamenti pubblici.

 

Come le guerre, l'acqua e le grandi infrastrutture, questo Ponte è solo il frutto avvelenato della shock economy, una delle “mucche da mungere”, operazioni fatte con denaro pubblico, ma pensate per portare profitto ai privati e che arricchiscono le mafie.
 

 

Il Ponte non lo vogliamo:

 

- perché non c'è spazio nella nostra idea di futuro per quest'opera inutile e

dannosa,

 

- perché è la risposta sbagliata all’emigrazione forzata dei giovani meridionali,

 

- perché cancella un angolo di rara bellezza e calpesta la nostra memoria.

 

E perché è il feticcio di una classe dirigente che concepisce la politica come occupazione cieca del territorio!
 

 

Un no al Ponte che non è più solo una rivendicazione territoriale del Mezzogiorno.

Con noi, a dire No al ponte c'è anche la RIGAS, la Rete italiana per la Giustizia ambientale e sociale.

Un nuovo soggetto nazionale - nato dopo la prima Conferenza Mondiale sulla Giustizia Climatica di Cochabamba - che raccoglie tutte le realtà italiane che vogliono arrivare alla Conferenza ONU sul Clima di Cancun con nuove proposte, idee e progetti.

 

Ma anche con un netto rifiuto alle politiche che aumentano la distruzione ambientale, la povertà, le mafie.

Il Ponte è espressione di queste politiche, che hanno già devastato il territorio.
 

 

La Lunga Marcia della Memoria 2010
 

Dopo l’anteprima di oggi, la Lunga Marcia della Memoria, giunta alla sua Terza Edizione, attraverserà il Sud del nostro Paese – dalla Calabria alla Puglia - durante i mesi di luglio, agosto e settembre per ragionare sui nuovi linguaggi antimafia.

 

Musica, fumetti, murales, fotografie, video, scrittura e performance sono alcuni dei mezzi espressivi che caratterizzeranno le giornate dell’Associazione daSud e gli strumenti adottati per raccontare nuove storie, rivendicare diritti civili e sociali, promuovere la partecipazione dei Cittadini contro le mafie, chiedere giustizia e verità sulle vittime innocenti delle mafie.

 

Esercitiamo con forza il diritto a raccontare la verità: l’Italia è in mano alle mafie.

 

Il Paese reale è andato ben oltre “La Piovra” degli anni 80.

Raccontiamo con passione, con la potenza dei nuovi linguaggi espressivi, con la forza immaginifica che viene dalla contaminazione delle forme espressive.

Un diritto messo in discussione costantemente.

Al quale non sappiamo rinunciare.
 

Sono tante le strade a percorrere per reinventare un linguaggio che oggi più che mai ha bisogno di richiamare all'impegno antimafia nuove generazioni e strati sociali ancora marginali.

L'obiettivo è ricominciare da Sud la Lunga Marcia che porta dalla memoria al futuro.
 

 


Associazione daSud - Ecologia e Cooperazione
Ufficio Stampa
maricadipierri@asud.net
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Voci dal territorio

 

Subiamo quotidianamente un'informazione di massa che cerca di imporci estrema soggettività nella selezione di ciò che va reso pubblico o meno e palesi prese di posizione di parte nel pubblicato: in pratica una sistematica manipolazione indotta che non lascia spazio ad alcun confronto, discussione, percezione né diversa o - perché no - opposta visione della realtà.

 

Nel nostro piccolo intendiamo innanzitutto contribuire a "ridare volto" ad un pezzo di terra laziale dimenticato e "dare voce" a chiunque vi appartenga: un progetto indubbiamente ambizioso, realizzabile solo attraverso la collaborazione di chiunque si senta e sia libero, indipendente, auto-controllato ed aperto al cambiamento nei propri pre-giudizi.

 

Per questo non accetteremo né eserciteremo censura (ma neppure tollereremo faziosità!), pretendendo in cambio null'altro che veridicità dei fatti ed onestà intellettuale nell’esporli, affinché avvenimenti, denunce e idee possano assumere la connotazione oggettiva più accettabile e condivisibile, su cui impostare auspicabili confronti.

 

Rifiutando di conseguenza il classico e generalizzato sistema detentore del "fare notizia", cercheremo di sostituirlo al meglio con una comunicazione basata piuttosto sul "dare notizia", la quale costruttivamente porti al "creare opinione", finalità che  - anche se troppo spesso negletta - rimane l'unica vera di un'informazione democratica.

 

Attraverso la pubblicazione del "rilevante" per la crescita del territorio e quindi necessario "rendere noto", qualunque ne sia la fonte, ci uniamo alla comune lotta di quanti - professionisti e amatori - si battono convintamente e senza ricercare gloria per l’affermazione di una società viva e sana, corretta e leale, formata da Cittadini responsabili e volenterosi.

 

Una tale società, infatti, anche se da molti dominanti poteri volentieri ritenuta "utopica", è - a nostro avviso - pienamente realistica anche se solo realizzabile dal basso, da persone, cioè, ancora capaci di produrre idee proprie, rinnegando e anzi contrastando qualsiasi tipo di manipolazione indotta da mass media, caste, sette massoniche, partiti politici e quant’altro.

 

Perché, come dice Mohandas Gandhi, "Solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo lo cambiano davvero" - ma dobbiamo prima "diventare noi stessi il cambiamento che vogliamo vedere" - e Jean Guitton "La codardia è cercare l'approvazione non la verità, le decorazioni non l'onore, l'ascesa non il servizio, il potere non il bene dell'uomo"...

 

La Redazione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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