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Voci dal territorio Notizie, articoli e commenti - formato testi doc ed immagini jpg - proposti a notiziario@tusciaromana.info |
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Stoccolma, Svezia, sabato 19 giugno 2010
S P E C I A L E N O Z Z E
Stoccolma - Oggi la Principessa Victoria, futura Regina di Svezia, sposa il suo Daniel (1 commento dei lettori)
Con la sobrietà e la familiarità così amabilmente tipiche di questo Paese, Victoria, in costume tradizionale, e Daniel ricevono gli spontanei, sinceri e calorosi applausi della gente sul Piazzale del Castello Tre Corone a Stoccolma.
Oggi
Stoccolma è davvero la città degli innamorati!
La Svezia, nella storia contemporanea uno dei Paesi più democratici, liberali, generosi e multietnici al mondo, cerca comunque e a ragione di conservare gelosamente la propria identità, storia e tradizioni.
Pochi eventi pubblici possono eguagliare
lo splendore e il fasto - anche se "per un giorno" - di un matrimonio
reale, specchio di tradizioni antiche riadattate ai tempi e semplificate
pragmaticamente in nuove
cerimonie, al di là delle quali la Famiglia Reale, una delle poche
rimaste, può anche, al pari di qualsiasi altra famiglia svedese, gioire
di un così felice evento condividendolo con il suo popolo.
Il Vescovo di Stoccolma, Eva Brunne, indirizza gli sposi durante la cerimonia del matrimonio nel Duomo di Stoccolma, la Storkyrkan o "Chiesa Grande".
Molte delle più antiche cerimonie sono
state abolite nel tempo, ma alcune rimangono ancora oggi, come il
rituale esporre la corona e gli altri simboli - sì regali e "del Re", ma anche
e sentitamente della coesione "della Nazione" e "del Popolo" perché
ciascuno orgogliosamente vi si riconosce - su dei cuscini di velluto davanti
all'altare.
Il corteo reale con la carrozza aperta degli sposi, preceduta e seguita dalla Guardia Reale a cavallo in alta uniforme, passa lungo una gremita Kungsgatan, la "Via Reale", nel cuore di una Stoccolma in festa.
La Famiglia Reale svedese in una foto ufficiale di qualche anno fa: a sinistra, seduto, papà, Re Carl XVI Gustaf, classe 1946, a destra, seduta, mamma, Regina Silvia, in mezzo, in piedi da sinistra, la primogenita, Principessa Ereditaria Victoria, il "fratellino", Principe Carl Philip, e, a quanto sia dato sapere, il "pepe" della famiglia, Principessa Madeleine (si vede dallo sguardo!).
Lo so, potrebbe sembrare tutto così estraneo ed anacronistico: Re e Regine, Principi e Principesse, in un Paese geograficamente e culturalmente lontano...
Ma, da Cittadino Italiano per nascita e
Svedese per scelta, devo dire che quello che oggi a me sembra più che
mai "lontano" ed "estraneo" - anzi a tratti sinceramente imbarazzante se
non addirittura vergognoso - è riconoscermi in una giovane Repubblica
ancora e di nuovo allo (s)fascio, in una Nazione che, a 150 anni dal
Risorgimento, mai è stata realmente "unificata", in una Politica sempre
più depravata ed inefficace, non più degna del nome ma solo e
corrottamente "da cronaca e gossip", in una Cultura o "espressione
comune di stile di vita" del tutto decadente a livello di quotidianità
sociale, che vive ormai esclusivamente quanto superficialmente di
rendita, incassando gli interessi maturati grazie a passati gloriosi ma
che di molto dubbioso ha il futuro, se mai uno ci sarà!
Anzi, scusate, mi correggo. Perché, al proposito, neppure questo rimane più tanto valido, se ben capisco...
Leggo dall'estero su www.agoravox.it:
"La sostituzione dell’Inno di Mameli
con il 'Va pensiero' verdiano [...]: è il rifiuto della
Italianità, dell’appartenenza ad un’unica Nazione, il rifiuto dell’Unità
d’Italia, il segno di una presa di distanza da tutto il Risorgimento e
dai suoi morti." E ancora:
Titoli reali a parte, una bella coppia! (Sul capo di Victoria è possibile ammirare il diadema di cammei già della Regina Josefina, veramente raffinato).
Quindi, nonostante le mie convinzioni politiche di certo non proprio spiccatamente roialiste, permettetemi di dire e con tutto il cuore:
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Commenti dei lettori |
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Ci vorrebbe anche un bell'articolo sulla figura del vecchio Re!
Pernottava a Villa Giulia in quel della Manziana e poi se ne andava a lavorare a Civitella Cesi. Andava spesso a mangiare "da Giovanni", una trattoriola famosa localmente per il sugo della pastasciutta!
Ricordo come il Sor Giovanni in persona mi raccontava spesso aneddoti alquanto spassosi sulle frequenti visite di Gustavo Adolfo.
La Principessa Ereditaria di Danimarca Margrethe durante i fortunati scavi di una tomba etrusca negli anni sessanta.
Come quando la nipote del Re - l'allora Principessa Margrethe, futura Regina Margrethe II di Danimarca, assidua accompagnatrice e collaboratrice del Monarca archeologo - gli chiese, a fine pasto, un "dessert"...
"Che cos'è?" chiese candidamente Giovanni e, saputo che si trattasse di un dolce, rispose alla Principessa:
"Ho dello zucchero: più dolce di
quello che c'è?" O quando, ridendoci sopra rumorosamente, diceva di aver sentito quanto grande fosse l'imbarazzo della Principessa Margrethe sui luoghi di scavo.
Anche una futura Regina ha dei bisogni impellenti, ma le misure di sicurezza intorno agli ospiti reali erano così rigorose da rendere praticamente impossibile l'"appartarsi", come ogni comune mortale, dietro un cespuglio: "Non ci credo... Dovunque vada c' è un Carabiniere!".
Un plauso alla grande ed antica Casa Regnante democratica svedese per aver escluso dagli invitati alle nozze di Victoria i Savoia!
[firmato]
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Grazie!
Chiunque abbia altri aneddoti, storie, documenti, foto o altro materiale riguardanti la permanenza e il lavoro del Re Gustav VI Adolf di Svezia in Tuscia Romana, spediteceli volentieri via mail in formato digitale e pubblicheremo il tutto in un nuovo articolo citandone ovviamentre le fonti.
Anche la memoria ed i risultati di quelle campagne archeologiche fanno parte della nostra storia e della nostra cultura.
La Redazione
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Tuscia Romana online |
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Voci dal territorio
Subiamo quotidianamente un'informazione di massa che cerca di imporci estrema soggettività nella selezione di ciò che va reso pubblico o meno e palesi prese di posizione di parte nel pubblicato: in pratica una sistematica manipolazione indotta che non lascia spazio ad alcun confronto, discussione, percezione né diversa o - perché no - opposta visione della realtà.
Nel nostro piccolo intendiamo innanzitutto contribuire a "ridare volto" ad un pezzo di terra laziale dimenticato e "dare voce" a chiunque vi appartenga: un progetto indubbiamente ambizioso, realizzabile solo attraverso la collaborazione di chiunque si senta e sia libero, indipendente, auto-controllato ed aperto al cambiamento nei propri pre-giudizi.
Per questo non accetteremo né eserciteremo censura (ma neppure tollereremo faziosità!), pretendendo in cambio null'altro che veridicità dei fatti ed onestà intellettuale nell’esporli, affinché avvenimenti, denunce e idee possano assumere la connotazione oggettiva più accettabile e condivisibile, su cui impostare auspicabili confronti.
Rifiutando di conseguenza il classico e generalizzato sistema detentore del "fare notizia", cercheremo di sostituirlo al meglio con una comunicazione basata piuttosto sul "dare notizia", la quale costruttivamente porti al "creare opinione", finalità che - anche se troppo spesso negletta - rimane l'unica vera di un'informazione democratica.
Attraverso la pubblicazione del "rilevante" per la crescita del territorio e quindi necessario "rendere noto", qualunque ne sia la fonte, ci uniamo alla comune lotta di quanti - professionisti e amatori - si battono convintamente e senza ricercare gloria per l’affermazione di una società viva e sana, corretta e leale, formata da Cittadini responsabili e volenterosi.
Una tale società, infatti, anche se da molti dominanti poteri volentieri ritenuta "utopica", è - a nostro avviso - pienamente realistica anche se solo realizzabile dal basso, da persone, cioè, ancora capaci di produrre idee proprie, rinnegando e anzi contrastando qualsiasi tipo di manipolazione indotta da mass media, caste, sette massoniche, partiti politici e quant’altro.
Perché, come dice Mohandas Gandhi, "Solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo lo cambiano davvero" - ma dobbiamo prima "diventare noi stessi il cambiamento che vogliamo vedere" - e Jean Guitton "La codardia è cercare l'approvazione non la verità, le decorazioni non l'onore, l'ascesa non il servizio, il potere non il bene dell'uomo"...
La Redazione
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