Portale

Prima pagina | Mappa

 

Redazione & informazione

Prima pagina | Mappa

 

 

               

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tuscia Romana online

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Voci dal territorio

Notizie, articoli e commenti - formato testi doc ed immagini jpg - proposti a notiziario@tusciaromana.info

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  Le voci più recenti 

 

 

  Gli eventi del mese 

Giugno 2010

 

  Archivi 

2011 2010 2009

 

EMERGENCY - Life Support for Civilian War Victims

 

 

 

CROATIA RELAX - Appartamenti al mare in Istria e Dalmazia

 

EFFEDÌ - Promozioni aziendali e PTO

 

 

Calcata, Viterbo, sabato 5 giugno 2010

Epitaffio poetico-drammatico per il Quinto “Cavaliere” dell'Apocalisse: quello di Arcore

di Paolo D’Arpini

 

 

Silvio Berlusconi il Quinto Cavaliere dell'Apocalisse? (Foto di archivio)

 

 

“Il santo non accumula; più dà agli altri e più profitto ne ricava; la via del santo è operare ma non contendere”

Lao Tze

“Non coartare il cuore degli uomini: il cuore umano se lo si urta s’abbassa, se lo si esalta si innalza - in alto o in basso che sia è costretto ed offeso”

Chuang Tze

Galop, galop… ve lo ricordate il galoppo svolazzante dei Quattro Cavalieri dell’Apocalisse?

Guardate bene adesso, là sulla destra, c’è lui: il Quinto Cavaliere, quello di Arcore.
 


Ha uno strano orrore soffuso disegnato in faccia, è il terrore raggrinzito della perdita e la frenesia del mantenimento di quel che ha acquisito - eppure ride!

Il suo messaggio è la sua condanna.

Suda freddo e trasmette freddo, ma il volto è ridanciano, la cavalcatura bardata d’oro e di gemme, il titolo e lo stemma disegnati sullo scudo sono lucenti, la sua epidermide è tirata, l’occhio vitreo, il sorriso stampato.

 

Poverino!

Non sa quando, ma sa che un giorno “oggi o fra cento anni” giungerà alla sua odiata destinazione, la resa dei conti, la perdita di ogni suo bene.

Quando giungerà quel giorno… non la lunga lancia o la spada affilata, non il nero destriero o l’armatura smagliante, nemmeno uno spillo minuto potrà recare con sé.

La vera immagine di Dorian Grey già si riflette sul suo look, ora lucidato a festa!

Povero Cavaliere, quanta paura…

Quanta paura di perder tutto: quel che ha guadagnato, rubato, espugnato, occupato, pensando che fosse diventato tutto suo…

Giacché il male di quel quarto livello è il sentirsi padroni di ciò che ci circonda, ci si identifica con il possesso: “quel che è mio è mio e anche quel che è tuo è mio”.

Comunismo ad personam.

Con una boccuccia così fine, con un eloquio così educato...

Come ha potuto appropriarsi di così tanto?

L’interezza di quel che gli è venuto a tiro?

“Offendere gli altri è possibile solo offendendo se stessi”.

Purtroppo lui ricorda e conosce questa legge della natura, la quarta legge.

Egli infatti la incarna, in negativo…

 

È l’amore per la propria persona che diventa legge, che si fa vincolo, nel porre gli altri in asservimento, è l’adattamento degli altri alle proprie esigenze, la filosofia dell’utopia personale istituzionalizzata, l’idealità illusoria del singolare che si traveste da sociale e pubblico, l’arroganza del raggiungimento, la scalata nel fittizio, l’accaparramento del futile, la rappresentazione di un potere furbo, in cui c’è anche amore...

Ma è solo amore per il piccolo sé: un amore edonistico riflesso nello specchio dell’ego.

Povero Cavaliere…

Già lo vedo caracollare, già il sorriso si fa ghigno.

… oggi o fra cento anni, non sai quando verrà la confisca dei beni!”
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

All'inizio di pagina

 

 

 

Tuscia Romana online

 

 

 
 

 

 

 

Voci dal territorio

 

Subiamo quotidianamente un'informazione di massa che cerca di imporci estrema soggettività nella selezione di ciò che va reso pubblico o meno e palesi prese di posizione di parte nel pubblicato: in pratica una sistematica manipolazione indotta che non lascia spazio ad alcun confronto, discussione, percezione né diversa o - perché no - opposta visione della realtà.

 

Nel nostro piccolo intendiamo innanzitutto contribuire a "ridare volto" ad un pezzo di terra laziale dimenticato e "dare voce" a chiunque vi appartenga: un progetto indubbiamente ambizioso, realizzabile solo attraverso la collaborazione di chiunque si senta e sia libero, indipendente, auto-controllato ed aperto al cambiamento nei propri pre-giudizi.

 

Per questo non accetteremo né eserciteremo censura (ma neppure tollereremo faziosità!), pretendendo in cambio null'altro che veridicità dei fatti ed onestà intellettuale nell’esporli, affinché avvenimenti, denunce e idee possano assumere la connotazione oggettiva più accettabile e condivisibile, su cui impostare auspicabili confronti.

 

Rifiutando di conseguenza il classico e generalizzato sistema detentore del "fare notizia", cercheremo di sostituirlo al meglio con una comunicazione basata piuttosto sul "dare notizia", la quale costruttivamente porti al "creare opinione", finalità che  - anche se troppo spesso negletta - rimane l'unica vera di un'informazione democratica.

 

Attraverso la pubblicazione del "rilevante" per la crescita del territorio e quindi necessario "rendere noto", qualunque ne sia la fonte, ci uniamo alla comune lotta di quanti - professionisti e amatori - si battono convintamente e senza ricercare gloria per l’affermazione di una società viva e sana, corretta e leale, formata da Cittadini responsabili e volenterosi.

 

Una tale società, infatti, anche se da molti dominanti poteri volentieri ritenuta "utopica", è - a nostro avviso - pienamente realistica anche se solo realizzabile dal basso, da persone, cioè, ancora capaci di produrre idee proprie, rinnegando e anzi contrastando qualsiasi tipo di manipolazione indotta da mass media, caste, sette massoniche, partiti politici e quant’altro.

 

Perché, come dice Mohandas Gandhi, "Solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo lo cambiano davvero" - ma dobbiamo prima "diventare noi stessi il cambiamento che vogliamo vedere" - e Jean Guitton "La codardia è cercare l'approvazione non la verità, le decorazioni non l'onore, l'ascesa non il servizio, il potere non il bene dell'uomo"...

 

La Redazione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

All'inizio di pagina