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Voci dal territorio Notizie, articoli e commenti - formato testi doc ed immagini jpg - proposti a notiziario@tusciaromana.info |
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Calcata, Viterbo, mercoledì 26 maggio 2010 Tre annotazioni su ecologia profonda e bioregionalismo
Lettera aperta sull’ecologia profonda e sul bioregionalismo in termini socio-antropologici
Questo concetto è stato espresso con molta saggezza sin da cinquemila anni fa in un detto vedico che afferma: "Dal Tutto sorge il Tutto.
Se dal Tutto evinci il Tutto, sempre
il Tutto rimane". Perciò l'ecologia profonda è il riconoscimento dell'inscindibilità della vita ed il bioregionalismo non è altro che la descrizione dei vari processi vitali e delle forme visibili della vita e della materia nella consapevolezza di tale inscindibilità.
Quindi la descrizione "geografica" bioregionale è solo funzionale all’integrazione dell'ambito descritto, un po' come avvenne ai tempi di Menenio Agrippa che descrisse lo Stato in termini di complementarietà degli organi strutturati per il funzionamento dell’intero organismo.
Questo è il pensiero dell’ecologia profonda e corrisponde al sentire di chi non coglie alcuna differenza fra sé ed il luogo, di chi ritiene di esser figlio della terra. E la terra non ha cantoni esterni, la terra tutta è una ed indivisibile ovunque e comunque.
La terra è la mia casa, assieme alla
comunità di chi ci ha abitato prima di me e ci abiterà dopo di me. Ma il percorso del sentirsi a casa - che è fisico e psichico allo stesso tempo - richiede una fatica ed una grande pazienza. Richiede accettazione da parte di chi accoglie e da parte di chi si avvicina.
"Ospite" è sia chi riceve che colui che
viene ricevuto, nella società umana, dei nobili esseri umani del mondo,
così si definisce l’accoglienza! Quando si è "viandanti e senza religione" (come me che sono laico e mezzo apolide) occorre stare attenti a come ci si comporta, a come ci esprime… Ma in verità il contenitore vero della nostra vita (fisica e psichica) è proprio il luogo, l’ambiente naturale, che ci ripara e nutre ed istruisce, se siamo pazienti e capaci di ascolto.
È pur vero che spesso non ci sentiamo accettati dalla comunità presso la quale viviamo, ma dobbiamo compiere un esperimento congiunto di avvicinamento al luogo ed ai suoi abitanti. Così pian piano il ghiaccio si scioglie e dopo ripetute prove possiamo finalmente dire di essere a casa, di aver riconosciuto e di essere stati riconosciuti.
Bioregionalismo fa rima con localismo: no alle Regioni inutili e costose,
sì al mantenimento degli ambiti provinciali! Questa reiterata proposta, portata avanti con la scusa del riordino e dell'ottimizzazione amministrativa, é, secondo, me solo un modo per alienare ulteriormente la società civile dalle Istituzioni.
Tale proposta passa come "migliorativa" e in funzione di un ipotetico risparmio...
Ma corrisponde ciò al reale interesse del
popolo e dell'habitat? Veramente sul tema del riordino amministrativo territoriale, in chiave bioregionale, me ne sto occupando da parecchi anni.
Soprattutto da quando é nata la Comunità
Europea che si configura come un "SuperStato" ed in questo contesto é
necessario restituire dignità e salvaguardare i diritti delle piccole
comunità locali.
Il bioregionalismo infatti si riconosce
massimamente nelle identità locali e queste possono essere individuate
solo nell’ambito municipale e provinciale, che non è altro il territorio
in cui una città di solito irradia la sua influenza culturale. Tra
l’altro in Italia le Regioni, impostate e studiate a tavolino, si
pongono come "stati" antagonisti sia per lo Stato Italiano che per
l’Europa stessa, che faticosamente sta cercando di trovare una identità
politica condivisa. Se degli Enti inutili vanno eliminati, molto meglio abolire le Regioni, mini-stati all’interno dello Stato, che nemmeno rappresentano interessi di omogeneità culturale e bioregionale, ma solo interessi di gestione economica e partitica.
Un inciso culturale sulle origini della civiltà europea
Le radici europee non sono né romane, né greche, ma molto più antiche, e ciò è stato dimostrato ampiamente dalle ricerche compiute nell’Europa Centrale dalla Archeologa Maria Gimbutas.
La lingua madre definisce il significato di Europa in "dalla larga faccia" ovvero la dea del plenilunio.
In queste arcaiche origini matristiche
tutte le genti d’Europa sono cresciute mantenendo un’identità collettiva
diffusa pur nella libertà ed autonomia dei vari nuclei, oggi appunto
rappresentati dalle città e dagli ambiti provinciali. Il bioregionalismo, riportando in auge sia il rispetto della vita in termini di ecologia profonda sia il riconoscimento dell’identità locale, è l’unico metodo che possa garantire equanime distribuzione e pari dignità alle diverse sfaccettature degli abitanti della Comunità Europea.
Quindi L’Europa, politicamente unita,
andrebbe suddivisa in ambiti Provinciali Bioregionali e non in Regioni,
che per loro natura tendono ad essere separative e indifferenti agli
interessi delle comunità locali (dovendo infatti difendere la loro
strutturazione spuria ed anomala rispetto alla identità bioregionale).
Paolo D'Arpini Referente della Rete Bioregionale Italiana - Bioregione Tuscia
Portavoce European
Consumers Tuscia europeanconsumers.tuscia@gmail.com
Approfondimento
Bioregionalismo
Conservazione delle risorse e ambientalismo non bastano, occorre reintrodurre l’importanza di concetti come “luogo”, là dove la gente vive, e “abitazione” del luogo, cioè l’intima e proattiva interazione tra la vita dei lì residenti (in tutte le sue manifestazioni) e l’ambiente naturale che li ospita – integrati in un tutt’uno ed unico.
Ciascun luogo specificamente omogeneo è una “bioregione”, con una “sua” caratteristica configurazione geografica e morfologica, il “suo” clima particolare e le “sue” stagioni, i “suoi” bacini idrografici, il “suo” suolo, le “sue” piante ed i “suoi” animali autoctoni, la “sua” biodiversità, la “sua” storia, la “sua” cultura, le “sue” tradizioni.
La bioregione è un terreno sia geografico che di coscienza ed il “bioregionalismo” si prepone il raggiungimento di tre obiettivi:
1) ripristinare e mantenere i sistemi naturali di ciascun luogo di vita, 2) praticare modalità “sostenibili” per soddisfare i bisogni umani fondamentali (cibo, acqua, energia, alloggi, materiali) in ciascun luogo di vita, 3) sostenere il lavoro di “ripopolamento” dei luoghi di vita.
Il bioregionalismo è una teoria ecologista formulata all'inizio degli anni '70 che individua e studia - a livello culturale, politico-amministrativo, economico ed ambientale – le cosiddette “bio- o ecoregioni”, definite non secondo parametri pretestuosi ed artificiosi, ma naturali e di diretta attinenza con l’area socio-geografica.
Ha un approccio etico ed ideologico di carattere “localista” al territorio in cui ciascuno di noi vive: un insieme omogeneo, sia per quanto riguarda l’aspetto esteriore e le sue preziose diversità fisiche, che la valenza culturale datagli da tutti gli esseri viventi che lo hanno popolato, lo popolano e lo popoleranno.
Così definita la bioregione è un'unità territoriale tra innovativo “distretto bio-geografico” e attuale provincia, unica e non standardizzabile, sia essa una vallata fluviale o una catena montuosa o, come nel nostro caso della Tuscia Romana, un’esteso sistema vulcanico, con i suoi ecosistemi, interrelata sì con le bioregioni limitrofe ed anche lontane, ma con una specifica identità cui ciascuno di noi appartiene.
Questo concetto di “terra” o “territorio” è la nostra “casa”, dove noi riconosciamo e siamo riconosciuti, delle cui potenzialità e risorse naturali, sociali e culturali siamo pienamente coscienti – in altre parole l’immediato contesto necessario per la nostra sopravvivenza, per il nostro vivere e crescere insieme, la base per la nostra comune ricerca di un modus vivendi sostenibile specifico locale, in armonia con la natura e tutti gli esseri viventi che, a pieno diritto al pari di noi umani, ne fanno parte e la “vivificano”.
Una volta riconosciuta la propria bioregione, la propria casa - ambiente urbanizzato, rurale o ancora selvaggio che sia - rimane da viverla pienamente, riscoprendola nella quotidiana interazione con l’ambiente fisico, naturale e sociale, secondo le modalità organizzative e aggregative sviluppatesi, spesso in ininterrotta continuità, nel tempo.
Con riferimento agli obiettivi primari, tre i punti centrali:
- una nuova visione “biocentrica” di “deep ecology” o ecologia profonda, in cui l'uomo non è più direttamente o indirettamente al centro, come nelle vecchie prospettive antropo- o teocentriche , ma ritrova il suo solo, paritario e legittimo ruolo come uno nella complessità degli ecosistemi del pianeta;
- da utente passivo di beni e servizi quale “cittadino” anonimo di uno Stato-Nazione dai confini arbitrari e in contrasto con ogni autentica vera autonomia locale, l'abitante della bioregione torna di diritto e in pieno ad essere attore nei concreti e diretti processi di autodeterminazione della propria comunità;
- essenziali nella riorganizzazione del territorio il recupero del “senso di appartenenza”, dal semplice livello di identità locale condivisa a quello estremamente complesso di interconnessione con tutte le altre comunità del pianeta, e, quindi, anche il recupero del “senso del limite” nello sfruttamento delle risorse naturali.
Alcune definizioni
- ecologia: dal greco oikos, casa o ambiente, e logos, studio, è la disciplina che studia la biosfera, il massimo ecosistema;
- ambiente naturale: insieme dei fattori naturali che influenzano gli esseri viventi, distinti da o addirittura in contrasto con gli ambienti o milieu creati dall'uomo;
- impronta ecologica: indice statistico per misurare la richiesta umana nei confronti della natura, mettendo in relazione il consumo umano di risorse naturali e i rifiuti da esso derivanti con la capacità del pianeta di rigenerare e riassorbire;
- ecologia sociale: filosofia che unisce ecologia, politica e società in un approccio etico ricostruttivo, contro l'attuale crisi, risultato del “produttivismo” e “consumismo” del sistema capitalistico;
- sviluppo sostenibile: sviluppo economico ed aggregativo umano che non compromette la possibilità delle generazioni future di continuare a svilupparsi, senza danneggiare cioè né qualità né quantità del patrimonio di riserve naturali esauribili e di cultura, nell'equità sociale e degli ecosistemi, in un regime di ottimale equilibrio ambientale;
- semplicità volontaria o simple living: una libera e consapevole riduzione del proprio lavoro, salario e stile consumistico di vita in modo da godere di più tempo libero e qualità di vita nella rivalutazione di valori fondamentali.
Visita volentieri il sito www.retebioregionale.ilcannocchiale.it
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Tuscia Romana online |
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Voci dal territorio
Subiamo quotidianamente un'informazione di massa che cerca di imporci estrema soggettività nella selezione di ciò che va reso pubblico o meno e palesi prese di posizione di parte nel pubblicato: in pratica una sistematica manipolazione indotta che non lascia spazio ad alcun confronto, discussione, percezione né diversa o - perché no - opposta visione della realtà.
Nel nostro piccolo intendiamo innanzitutto contribuire a "ridare volto" ad un pezzo di terra laziale dimenticato e "dare voce" a chiunque vi appartenga: un progetto indubbiamente ambizioso, realizzabile solo attraverso la collaborazione di chiunque si senta e sia libero, indipendente, auto-controllato ed aperto al cambiamento nei propri pre-giudizi.
Per questo non accetteremo né eserciteremo censura (ma neppure tollereremo faziosità!), pretendendo in cambio null'altro che veridicità dei fatti ed onestà intellettuale nell’esporli, affinché avvenimenti, denunce e idee possano assumere la connotazione oggettiva più accettabile e condivisibile, su cui impostare auspicabili confronti.
Rifiutando di conseguenza il classico e generalizzato sistema detentore del "fare notizia", cercheremo di sostituirlo al meglio con una comunicazione basata piuttosto sul "dare notizia", la quale costruttivamente porti al "creare opinione", finalità che - anche se troppo spesso negletta - rimane l'unica vera di un'informazione democratica.
Attraverso la pubblicazione del "rilevante" per la crescita del territorio e quindi necessario "rendere noto", qualunque ne sia la fonte, ci uniamo alla comune lotta di quanti - professionisti e amatori - si battono convintamente e senza ricercare gloria per l’affermazione di una società viva e sana, corretta e leale, formata da Cittadini responsabili e volenterosi.
Una tale società, infatti, anche se da molti dominanti poteri volentieri ritenuta "utopica", è - a nostro avviso - pienamente realistica anche se solo realizzabile dal basso, da persone, cioè, ancora capaci di produrre idee proprie, rinnegando e anzi contrastando qualsiasi tipo di manipolazione indotta da mass media, caste, sette massoniche, partiti politici e quant’altro.
Perché, come dice Mohandas Gandhi, "Solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo lo cambiano davvero" - ma dobbiamo prima "diventare noi stessi il cambiamento che vogliamo vedere" - e Jean Guitton "La codardia è cercare l'approvazione non la verità, le decorazioni non l'onore, l'ascesa non il servizio, il potere non il bene dell'uomo"...
La Redazione
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