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Bracciano, Roma, lunedì 17 maggio 2010

Bracciano - Liceo Ignazio Vian: ragazzi in concorso per un premio speciale

di Iris Novello

 

 

Il vincitore della Sezione Poesia, Andrei Pollari, con “Le belles années passent vite”. (Foto © Iris Novello)

 


Il ricordo delle due professoresse scomparse non si attenua attraverso il lavoro di insegnanti e studenti.
La Sesta Edizione del Premio Vairo-Malavasi si è conclusa sabato con la premiazione dei vincitori.

 

Il Vice Preside del Liceo Scientifico Ignazio Vian, Roberto Fiorentini, nel fare gli onori di casa ha ripercorso l’anamnesi del concorso che dalla sua genesi ha coinvolto un numero sempre maggiore di partecipanti.

Istituito in memoria delle due insegnanti prematuramente scomparse, il premio letterario riservato alla prosa, dal 2005 si è arricchito nel corso degli anni di una seconda sezione dedicata alla poesia.


“Lavorare insieme alle colleghe Vairo e Malavasi mi ha permesso di apprezzarne le capacità professionali, ma soprattutto le doti umane – ha ricordato Fiorentini ai numerosi studenti presenti nell’aula magna del Liceo braccianese – e un apprezzamento va alla Professoressa Loretta Truini che da tre anni cura tutta l’organizzazione di questo Premio, mantenendo sempre in vita il ricordo delle docenti che hanno contribuito ad elevare il prestigio della nostra scuola”.

 

“Quest’anno il concorso è stato patrocinato da diversi Enti e Istituzioni – ha detto Fiorentini menzionando la Banca di Credito Cooperativo di Formello e Trevignano Romano, il Comune di Bracciano, la Provincia di Roma, la Regione Lazio - segno tangibile di un costruttivo interesse verso il mondo della scuola”.

 

Alla consegna degli attestati hanno partecipato il marito della poetessa ed insegnante Malavasi, la mamma della scrittrice e professoressa Vairo, il Sindaco di Bracciano e il Preside dell’istituto Tecnico-Industriale Pascal di Roma, che da tre anni coinvolge i propri studenti nella produzione di opere da inserire in concorso.
 

“La partecipazione al Premio è stata alta - ha detto la responsabile dell’evento - molti studenti hanno presentato più di un lavoro, si sono cimentati in varie forme di scrittura e questo ci fa piacere in quanto sta a significare la capacità di esprimersi in un concorso a tema libero”.

La professoressa Truini, prima di invitare alla lettura del proprio brano i due ragazzi che hanno vinto le sezioni Prosa e Poesia e i quattro che hanno ricevuto la Menzione d’Onore, ha ricordato che ai selezionati delle due scuole verrà attribuito il credito formativo.
 

Per la sezione Poesia ha vinto il Premio Vairo-Malavasi 2010 Andrei Pollari della classe IV L “Le belles années passent vite”, una lirica dedicata ad una professoressa, mentre la Menzione d’Onore è andata a Fabiana Celesti, classe I A p,n.i. ("Desideri Romani") e a Susanna Ippolito della V C ("Ho imparato a sognare").

 

Ludovica Maria Busdraghi della IV F si è aggiudicata il primo posto nella sezione riservata alla Prosa con “Bones”, un brano tratto da una storia vera e incentrato sui disturbi dell’alimentazione.

Sempre per quanto riguarda la Prosa Sandro Limaj, della IV L ("Limiti?") e Sara Ferrara, classe IV D Itis Pascal ("Le due sorelle") hanno ricevuto la Menzione d’Onore.

 

Gli insegnanti Claudio Lorenzetti e Anna Saviano hanno esposto al pubblico la loro produzione rispettivamente con un brano enigmatico sul senso della vita e della bellezza (“che non andrà persa nella nuova fisica dei mondi”) e con una poesia dedicata ad una carissima amica che sta attraversando un momento critico ("Giulia ed io…e se i tuoi occhi non sono il mio riflesso nella realtà di nostri affetti credo, so che ricorderai, come io adesso").
 

Ai professori e ai 120 ragazzi concorrenti, la Scuola ha consegnato una pergamena ricordo, quale attestato di partecipazione per l’edizione che forse più di tutte ha ridato speranza, riflessione e coinvolgimento emotivo.
 

 


Les belles années passent vite
di Andrei Pollari

“che cos’è l’oceano?
L’oceano è un desiderio di lacrime
Che cos’è il deserto?
Il deserto è un oceano di cadaveri vivi
Morti nella nostra memoria”


Non direi male della morte
Se non fosse che è viva
Adesso non corteggio brandelli
Di ieri, stordisco il buio e la luce
Per mitigare i miei sensi.
Oltre la vana retorica delle
Primavere spente
Per sognare la pace
Nelle parole. Ci credevi?

Eppure senza più struggenti rimpianti
Decorammo il sole con le ferite
Vestite dal pianto della sera.
Dolceamaro battito di ali
E’ stato il tuo fugace fremito
Eppure così vitale
E mai che una lacrima
Fosse stata al suo posto. Ci credevi?

Ai sogni che non abbiamo
Mai contato.
Io sì, ogni giorno
Mentre creavo confuse gesta
Pregando frammenti di luce.
Tacciono sospesi sopra di noi, ora
Le vane promesse fatte a Dio. Ci credevi?

Spiegherò la mia mente
Come vela nella direzione
Della mia perdizione,
ubriacata dalla luce del vento,
Solcherò gli oceani deserti
Di lacrime amare
Amate dalle illusioni
Per fuggire da questo posto.
Finché non mi ritroverò
Sopra lo sfacelo delle cose.
Lontano dai sogni
Per sentieri lontani. Ci credevi?

Coltiverò il silenzio come un barlume
Atavico di speranza.
Solcherò i deserti oceani
Di lacrime amate
Amare dalle mie illusioni
Poiché solo ora
Tutto è vacuità.
Nessuna parola è più dicibile.
 



Anoressia e Bulimia

Il racconto della vincitrice del Premio Vairo-Malavasi riaervato alla Prosa


Ante Scriptum
 

In Italia tre milioni di persone, quasi tutte di sesso femminile, soffrono di disturbi del comportamento alimentare, solo nel Lazio, secondo i dati forniti dal Piano sanitario nazionale e dall’ISTAT nel periodo 2002-2005, nella fascia di età tra i 12 e i 25 si sono contati 42.800 casi di bulimia e anoressia.

 

Una vera e propria emergenza sia per gli effetti devastanti che comporta sotto il profilo fisico-psicologico del paziente, sia per la complessità di cura, alla quale sono chiamati a partecipare diversi soggetti.

 

Si potrebbe parlare all’infinito di questa malattia, si potrebbe analizzare, valutare, discutere per pagine e pagine intere, ma oggi preferiamo porci in ascolto e lasciare la parola a chi direttamente o indirettamente ha vissuto il problema.
 

Ludovica Maria Busdraghi, vincitrice del Premio Vairo-Malavasi della sezione riservata alla Prosa, ha affrontato l’argomento soffermandosi sui punti chiave della malattia.

 Lasciamo a lei il racconto, perché Ludovica ha saputo cercare gli angoli più bui del disturbo scavando in una storia vera, realmente vissuta da una o da tante ragazze del nostro tempo.

 

Bones
di Ludovica Maria Busdraghi

Questo non è uno dei periodi migliori della mia vita, anzi direi che è decisamente classificabile come il peggiore, fino ad ora.

La sensazione di essere stata abbandonata è l’unica cosa che riesce a vestire il mio corpo, mentre siedo sui gradini davanti a scuola, al freddo.
Sono arrivata presto anche oggi.

Aspetto da sola.

Ora sono a piangere sulla panchina della fermata dietro a scuola.

Sembra quasi che il mio umore abbia stinto, al passaggio delle lacrime e che abbia passato un po’ del proprio colore al cielo, ora tinto anch’esso di nero.

Le nuvole si agitano inquiete, come i miei pensieri, che non hanno né capo né coda.
E io non ho voglia di parlare.
Mi chiudo nel silenzio di questa giornata di pioggia.
Questa sera mi sono guardata allo specchio e mi sono odiata, per l’ennesima volta.

Non sopporto la figura che mi si pone davanti in alcun modo.

Sono una balena di 75 kg e mi faccio schifo.

C’è chi mi chiama “tricheco”…c’è chi fa prima a pesare me piuttosto che le proprie parole.

Ho cercato in ogni modo di accettarmi, ma adesso basta trovare una scusa per rimanere così.

Nulla ho da perdere.

San Valentino.

Un’altra volta passato in solitudine.

Oggi ho preso il mio primo due in storia.
Sono una delusione anche sotto questo profilo.

Ho deciso che la dieta non mi basta più: da oggi avrò un totale rifiuto per il cibo.

Mi sono distaccata.

Sto continuando con la dieta di chi ingurgita aria, litri di the verde, qualche cucchiaino di miele e zucchero.

Il tempo non è dei migliori oggi: il cielo è nuvoloso.

Il grigio, così uniforme e compatto mi sovrasta e non smette di vertere sulla mia testa come una maledetta scure, pronta a recidere il sottile filo della mia esistenza.

Mi chiedo che differenza ci sia fra me e quella massa di grigio.

Ora sto quasi per tornare a casa.

Getto un attimo lo sguardo a terra, dopo aver sentito di nuovo quell’odore di carne in putrefazione: vedo il muso ormai consumato di un cagnolino morto e gettato sul ciglio della strada.

Della mascella, ormai, si possono anche vedere le ossa: in quella parte del muso i peli rimasti sono ben pochi.

L’insistente umidità dell’aria non fa altro che aumentare il mio sconforto.

Questo potrebbe essere il riassunto di ciò che sono: marcia e miserabile.
Sono sul pullman e sto andando a scuola.

Mi chiedo per quanto ancora potrò andare avanti a raccontare stupidaggini a chi ho intorno: si comincia a vedere che sono decisamente dimagrita. Da una parte sono fiera di ciò che ho fatto e sto facendo, ma dall’altra vorrei solo nascondermi. Vorrei che qualcuno mi salvasse.

Con il mio regime di tortura non ce la faccio più.

Ho smesso di fare esercizio, ho ricominciato a bere succhi di frutta e ho iniziato a mangiare gli omogeneizzati per bambini e le caramelle.
Ho voglia di uscire: la mia mente sta crollando, ormai è quasi a pezzi.

Ho voglia di svuotarmi dal cibo che ho ingerito, alla stessa maniera in cui sono riuscita a svuotare me stessa.

Non riesco a fare più nulla.

A mala pena mi reggo in piedi e rari sono i momenti in cui sono vispa e arzilla.

I miei mi dicono di mangiare, ma io non voglio.

Sopportano ancora, ma dentro sono disperati.

Mi tentano ancora con le buone, ma io non desisto: l’ultima volta che ho voluto cambiare me stessa per qualcuno ecco come sono finita.

Sono una cannibale che si nutre di carne umana, senza sentirne il sapore.

Sono un sottile involucro di carne che cela al proprio interno cumuli di marciume.

È notte e sono di ritorno da una serata con gli amici.

Sono stanca, particolarmente stanca.
Mi guardo allo specchio e imploro a me stessa perdono.
Sono una balena di 38,5 kg.

È palese rendersi conto della mia gracilità e inconsistenza.
Sono invisibile.
Quasi non riesco a camminare, ma tiro avanti.
Sono grigia in volto, più morta che viva.
Respiro ancora, ma è come se fossi morta.
Ancora una volta sono riuscita a disgustare me stessa.
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Per questo non accetteremo né eserciteremo censura (ma neppure tollereremo faziosità!), pretendendo in cambio null'altro che veridicità dei fatti ed onestà intellettuale nell’esporli, affinché avvenimenti, denunce e idee possano assumere la connotazione oggettiva più accettabile e condivisibile, su cui impostare auspicabili confronti.

 

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Attraverso la pubblicazione del "rilevante" per la crescita del territorio e quindi necessario "rendere noto", qualunque ne sia la fonte, ci uniamo alla comune lotta di quanti - professionisti e amatori - si battono convintamente e senza ricercare gloria per l’affermazione di una società viva e sana, corretta e leale, formata da Cittadini responsabili e volenterosi.

 

Una tale società, infatti, anche se da molti dominanti poteri volentieri ritenuta "utopica", è - a nostro avviso - pienamente realistica anche se solo realizzabile dal basso, da persone, cioè, ancora capaci di produrre idee proprie, rinnegando e anzi contrastando qualsiasi tipo di manipolazione indotta da mass media, caste, sette massoniche, partiti politici e quant’altro.

 

Perché, come dice Mohandas Gandhi, "Solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo lo cambiano davvero" - ma dobbiamo prima "diventare noi stessi il cambiamento che vogliamo vedere" - e Jean Guitton "La codardia è cercare l'approvazione non la verità, le decorazioni non l'onore, l'ascesa non il servizio, il potere non il bene dell'uomo"...

 

La Redazione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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