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Spalato, Croazia, domenica 9 maggio 2010
S P E C I A L E “S M A R R I M E N T I”
Mala Tempora Currunt - “Il Concilio Vaticano II tradito!” ovvero una Chiesa Medievale per il Terzo Millennio: Nel lungo cammino non si saranno mica persi per strada Cristo? Fonte La Repubblica et Alteri
Troppo moderno questo "Anello del Pescatore"...: rifiutato!
La Repubblica Benedetto XVI ha fallito - I Cattolici perdono la fiducia
di Hans Küng
Negli anni 1962-1965 Joseph Ratzinger - oggi Benedetto XVI - ed io eravamo i due più giovani teologi del Concilio. Oggi siamo i più anziani, e i soli ancora in piena attività. Ho sempre inteso il mio impegno teologico come un servizio alla Chiesa. Per questo, mosso da preoccupazione per la crisi di fiducia in cui versa questa nostra Chiesa, la più profonda che si ricordi dai tempi della Riforma ad oggi, mi rivolgo a voi, in occasione del quinto anniversario dell'elezione di Papa Benedetto al soglio pontificio, con una lettera aperta.
È questo infatti l'unico mezzo di cui dispongo per mettermi in contatto
con voi. Ne avevo tratto la speranza che Joseph Ratzinger, già mio collega all'Università di Tübingen, avrebbe trovato comunque la via verso un ulteriore rinnovamento della Chiesa e un'intesa ecumenica, nello spirito del Concilio Vaticano II.
Purtroppo le mie speranze, così come quelle di tante e tanti credenti
che vivono con impegno la fede cattolica, non si sono avverate; ho avuto
modo di farlo sapere più di una volta a Papa Benedetto nella
corrispondenza che ho avuto con lui.
Ma a fronte della maggiore sfida del nostro tempo il suo pontificato si
dimostra ogni giorno di più come un'ulteriore occasione perduta, per non
aver saputo cogliere una serie di opportunità: come Chiese nel senso proprio del termine: da qui l'impossiblità di un riconoscimento delle sue Autorità e della celebrazione comune dell'Eucaristia.
preconciliare della Preghiera per l'Illuminazione degli Ebrei; ha accolto nella Chiesa alcuni Vescovi notoriamente scismatici e antisemiti; sostiene la beatificazione di Pio XII; e prende in seria considerazione l'Ebraismo solo in quanto radice storica del Cristianesimo, e non già come Comunità di fede che tuttora persegue il proprio cammino di salvezza. In tutto il mondo gli Ebrei hanno espresso sdegno per le parole del Predicatore della Casa Pontificia, che in occasione della liturgia del Venerdì Santo ha paragonato le critiche rivolte al Papa alle persecuzioni antisemite.
fiducia. Sintomatico in questo senso è il discorso pronunciato dal Papa a Ratisbona: mal consigliato, Benedetto XVI ha dato dell'Islam un'immagine caricaturale, descrivendolo come una Religione disumana e violenta e alimentando così la diffidenza tra i Musulmani.
Papa ha sostenuto che quei popoli colonizzati "anelassero" ad accogliere la Religione dei conquistatori europei.
lotta contro la sovrappopolazione e l'AIDS, assecondando la contraccezione e l'uso del preservativo.
riconoscendo senza ambiguità la teoria dell'evoluzione e aderendo, seppure con le debite differenziazioni, alle nuove prospettive della ricerca, ad esempio sulle cellule staminali.
Concilio Vaticano II come bussola di orientamento della Chiesa Cattolica,
portando avanti le sue riforme.
Questo Papa non ha mai smesso di relativizzare i testi del Concilio,
interpretandoli in senso regressivo e contrario allo spirito dei Padri
Conciliari, e giungendo addirittura a contrapporsi espressamente al
Concilio Ecumenico, il quale rappresenta, in base al Diritto Canonico,
l'Autorità suprema della Chiesa Cattolica: tradizionalisti della Fraternità di S. Pio X, ordinati illegalmente al di fuori della Chiesa Cattolica, che hanno ricusato il Concilio su alcuni dei suoi punti essenziali;
occasionalmente celebra egli stesso l'Eucaristia in latino, volgendo le spalle ai fedeli;
ufficiali (ARCIC), ma cerca invece di attirare i preti anglicani sposati verso la Chiesa Cattolica Romana rinunciando all'obbligo del celibato.
attraverso la nomina di alti responsabili anticonciliari (ad es.: Segreteria di Stato, Congregazione per la Liturgia) e di Vescovi reazionari.
A Roma si cerca di accreditare, con rinnovate esibizioni di sfarzo barocco e manifestazioni di grande impatto mediatico, l'immagine di una Chiesa forte, con un "Vicario di Cristo" assolutista, che riunisce nelle proprie mani i poteri legislativo, esecutivo e giudiziario. Ma la politica di restaurazione di Benedetto XVI è fallita. Le sue pubbliche apparizioni, i suoi viaggi, i suoi documenti non sono serviti a influenzare nel senso della Dottrina Romana le idee della maggioranza dei Cattolici su varie questioni controverse, e in particolare sulla morale sessuale.
Neppure i suoi incontri con i giovani, in larga misura membri di gruppi
carismatici di orientamento conservatore, hanno potuto frenare le
defezioni dalla Chiesa, o incrementare le vocazioni al sacerdozio. Il problema delle nuove leve non riguarda solo i preti ma anche gli ordini religiosi, le suore, i laici consacrati: il decremento è sia quantitativo che qualitativo. La rassegnazione e la frustrazione si diffondono tra il clero, e soprattutto tra i suoi esponenti più attivi; tanti si sentono abbandonati nel loro disagio, e soffrono a causa della Chiesa. In molte delle vostre Diocesi è verosimilmente in aumento il numero delle chiese deserte, dei seminari e dei presbiteri vuoti.
In molti Paesi, col preteso di una riforma ecclesiastica, si decide
l'accorpamento di molte parrocchie, spesso contro la loro volontà, per
costituire gigantesche "unità pastorali" affidate a un piccolo numero di
preti oberati da un carico eccessivo di lavoro. Non si può sottacere il fatto che il sistema mondiale di occultamento degli abusi sessuali del clero rispondesse alle disposizioni della Congregazione Romana per la Dottrina della Fede (guidata tra il 1981 e il 2005 dal Cardinale Ratzinger), che fin dal pontificato di Giovanni Paolo II raccoglieva, nel più rigoroso segreto, la documentazione su questi casi. In data 18 maggio 2001 Joseph Ratzinger diramò a tutti i Vescovi una lettera dai toni solenni sui delitti più gravi ("Epistula de Delictis Gravioribus"), imponendo nel caso di abusi il "Secretum Pontificium", la cui violazione è punita dalla Chiesa con severe sanzioni. È dunque a ragione che molti hanno chiesto un personale "mea culpa" al Prefetto di allora, oggi Papa Benedetto XVI.
Il quale però non ha colto per farlo l'occasione della Settimana Santa,
ma al contrario ha fatto attestare "urbi et orbi", la Domenica di
Pasqua, la sua innocenza al Cardinale Decano. Il sospetto generalizzato colpisce ormai indiscriminatamente innumerevoli educatori e pastori di grande impegno e di condotta ineccepibile. Sta a voi, stimatissimi Vescovi, chiedervi quale sarà il futuro delle vostre Diocesi e quello della nostra Chiesa. Non è mia intenzione proporvi qui un programma di riforme. L'ho già fatto più d'una volta, sia prima che dopo il Concilio.
Mi limiterò invece a sottoporvi qui sei proposte, condivise - ne sono
convinto - da milioni di Cattolici che non hanno voce. Il silenzio a fronte di tanti gravissimi abusi vi rende corresponsabili. Al contrario, ogni qualvolta ritenete che determinate leggi, disposizioni o misure abbiano effetti controproducenti, dovreste dichiararlo pubblicamente. Non scrivete lettere a Roma per fare atto di sottomissione e devozione, ma per esigere riforme!
Tanti, nella Chiesa e nell'Episcopato, si lamentano di Roma, senza però mai prendere un'iniziativa. Ma se oggi in questa o quella Diocesi o Comunità i parrocchiani disertano la messa, se l'opera pastorale risulta inefficace, se manca l'apertura verso i problemi e i mali del mondo, se la cooperazione ecumenica si riduce a un minimo, non si possono scaricare tutte le colpe su Roma. Tutti, dal Vescovo al prete o al laico, devono impegnarsi per il rinnovamento della Chiesa nel proprio ambiente di vita, piccolo o grande che sia. Molte cose straordinarie, nelle comunità e più in generale in seno alla Chiesa, sono nate dall'iniziativa di singole persone o di piccoli gruppi. Spetta a voi, nella vostra qualità di Vescovi, il compito di promuovere e sostenere simili iniziative, così come quello di rispondere, soprattutto in questo momento, alle giustificate lagnanze dei fedeli.
Il Concilio ha decretato, dopo un focoso dibattito e contro la tenace opposizione curiale, la Collegialità dei Papi e dei Vescovi, in analogia alla storia degli Apostoli: lo stesso Pietro non agiva al di fuori del collegio degli apostoli. Ma nel periodo post-conciliare il Papa e la Curia hanno ignorato questa fondamentale decisione conciliare. Fin da quando, a soli due anni dal Concilio e senza alcuna consultazione con l'Episcopato, Paolo VI promulgò un'Enciclica in difesa della discussa legge sul celibato, la politica e il magistero pontificio ripresero a funzionare secondo il vecchio stile non collegiale. Nella stessa liturgia il Papa si presenta come un autocrate, davanti al quale i Vescovi, dei quali volentieri si circonda, figurano come comparse senza diritti e senza voce. Perciò, stimatissimi Vescovi, non dovreste agire solo individualmente, bensì in comune con altri Vescovi, con i preti, con le donne e gli uomini che formano il Popolo della Chiesa.
Voi tutti, al momento della solenne consacrazione alla dignità episcopale, avete giurato obbedienza incondizionata al Papa. Tuttavia sapete anche che l'obbedienza assoluta è dovuta non già al Papa, ma soltanto a Dio. Perciò non dovete vedere in quel giuramento a un ostacolo tale da impedirvi di dire la verità sull'attuale crisi della Chiesa, della vostra Diocesi e del vostro Paese. Seguite l'esempio dell'apostolo Paolo, che si oppose a Pietro "a viso aperto, perché evidentemente aveva torto" (Gal. 2,11). Può essere legittimo fare pressione sulle Autorità Romane, in uno spirito di fratellanza cristiana, laddove queste non aderiscano allo spirito del Vangelo e della loro missione. Numerosi traguardi - come l'uso delle lingue nazionali nella liturgia, le nuove disposizioni sui matrimoni misti, l'adesione alla tolleranza, alla democrazia, ai diritti umani, all'intesa ecumenica e molti altri ancora hanno potuto essere raggiunti soltanto grazie a una costante e tenace pressione dal basso.
Il Vaticano si mostra spesso sordo alle giustificate richieste dei Vescovi, dei preti e dei laici. Ragione di più per puntare con intelligenza a soluzioni regionali. Come ben sapete, un problema particolarmente delicato è costituito dalla legge sul celibato, una norma di origine medievale, la quale a ragione è ora messa in discussione a livello mondiale nel contesto dello scandalo suscitato dagli abusi. Un cambiamento in contrapposizione con Roma appare pressoché impossibile; ma non per questo si è condannati alla passività. Un prete che dopo seria riflessione abbia maturato l'intenzione di sposarsi non dovrebbe essere costretto a dimettersi automaticamente dal suo incarico, se potesse contare sul sostegno del suo Vescovo e della sua Comunità. Una singola Conferenza Episcopale potrebbe aprire la strada procedendo a una soluzione regionale. Meglio sarebbe tuttavia mirare a una soluzione globale per la Chiesa nel suo insieme.
Perciò
Se per arrivare alla riforma liturgica, alla libertà religiosa, all'ecumenismo e al dialogo interreligioso c'è stato bisogno di un Concilio, lo stesso vale oggi a fronte dei problemi che si pongono in termini tanto drammatici. Un secolo prima della Riforma, il Concilio di Costanza aveva deciso la convocazione di un Concilio ogni cinque anni: decisione che fu però disattesa dalla Curia Romana, la quale anche oggi farà indubbiamente di tutto per evitare un Concilio dal quale non può che temere una limitazione dei propri poteri. È responsabilità di tutti voi riuscire a far passare la proposta di un Concilio, o quanto meno di un'Assemblea Episcopale rappresentativa.
Nella difficile situazione che stiamo vivendo, gli occhi del mondo sono rivolti a voi. Innumerevoli sono i Cattolici che hanno perso la fiducia nella loro Chiesa; e il solo modo per contribuire a ripristinarla è quello di affrontare onestamente e apertamente i problemi, per adottare le riforme che ne conseguono. Chiedo a voi, nel più totale rispetto, di fare la vostra parte, ove possibile in collaborazione con altri Vescovi, ma se necessario anche soli, con apostolica "franchezza" (At 4,29.31).
Date un segno di speranza ai vostri fedeli, date una prospettiva alla
nostra Chiesa.
L'attuale "Anello del Pescatore" di Benedetto XVI: questo sì è un bell'"Anulus Piscatoris", barocco quanto basta!
Approfondimenti (in ordine cronologico)
25-04-1987 - Visione di una Chiesa futura 27-01-2000 - Democrazia nella Chiesa: il Concilio è stato tradito 02-09-2000 - Ratzinger, colpo di freno sulle "Chiese Sorelle" 06-09-2000 - Ratzinger: "Salvezza solo nella Chiesa Cattolica" 06-09-2000 - "I mea culpa del Papa erano solo spettacolo" 18-05-2001 - Il testo integrale tradotto dal latino dell’ordine impartito per iscritto da Ratzinger e Bertone circa la segretazione dei "Delitti più gravi" del clero 30-03-2005 - Wojtyla, il Papa che ha fallito 19-04-2005 - Voci fuori dal coro commentano l'elezione di Joseph Ratzinger 27-09-2005 - Il Papa riceve il teologo ribelle 22-11-2005 - Il ritorno all'ordine dei fraticelli d'Assisi 24-11-2005 - Onesti in tempi difficili - la sfida degli intellettuali 21-09-2006 - I rapporti tra teologia, fisica e darwinismo secondo Hans Küng 10-09-2007 - Così Ratzinger mi ha tradito 27-01-2009 - L'attacco del "teologo ribelle" Küng - 'Nella Chiesa c'è una restaurazione' 15-10-2009 - Hans Küng: Papa Ratzinger riporta la Chiesa al Medioevo 28-10-2009 - Quel Papa che pesca nell’acqua di destra 17-11-2009 - Hans Küng: catechismi e Bibbia non bastano più 16-12-2009 - Trent'anni all'indice 18-03-2010 - Hans Küng: Ratzinger reciti il mea culpa sulla pedofilia 28-03-2010 - Chiesa e pedofilia - l’omertà imposta da Ratzinger 28-03-2010 - Il muro del "Segreto Pontificio": silenzio obbligatorio sui religiosi pedofili e/o 28-03-2010 - Dagli Archivi Vaticani la definizione del misterioso "Segreto Pontificio"
27 gennaio 2000 La Repubblica
Democrazia nella Chiesa: il Concilio è stato tradito
"Sapevo che c’è la
Chiesa, come sapevo che c’è la Libertà, ma non sapevo che esse possono
stare insieme". Si è cercato di ammutolire le voci critiche, sia che si trattasse di un Vescovo o di un teologo, di un pastore d’anime o di una suora. Intere Conferenze Episcopali vennero richiamate all’ordine e piegate al corso vaticano da "quinte colonne" obbedienti a Roma.
Nella teologia cattolica
si è di nuovo diffuso il conformismo.
E già il Vescovo
competente dichiara che a queste donne si dovrebbe chiudere il rubinetto
delle sovvenzioni. Inoltre i Vescovi devono ammettere che la situazione della attività pastorale in Svizzera diventa sempre più catastrofica, il clero cattolico è in tutto o in parte in via di estinzione e un numero sempre maggiore di comunità si trova privo della regolare celebrazione eucaristica.
Ma invece di impegnarsi
decisamente per l’abolizione dell’infausta legge medievale del celibato
e, a certe condizioni, di ordinare una buona volta i molti laici, uomini
e donne, ben formati teologicamente, così che le nostre comunità abbiano
di nuovo celebrazioni eucaristiche regolari, ci si profonde in manovre,
autoillusioni e vuoti appelli al laicato. Questo non è affatto il modello che ora si dovrebbe esaltare universalmente.
Esso però dimostra che il
sacerdozio universale dei fedeli non è una frase vuota e che le nostre
Comunità non devono rimanere senza Eucarestia per colpa della cecità e
ostinazione della Gerarchia Ecclesiastica. E subito in Italia, ma non soltanto là, si elevano enormi proteste, come se la questione dell’abdicazione di un Papa, per motivi di salute, fosse un delitto di lesa maestà. Del resto una simile questione è perfettamente prevista dal Codex Iuris Canonici; il Papa non deve far approvare le sue dimissioni da una qualche commissione. Va però insieme osservato che con l’attuale autoritario Papa polacco esisterebbe il serio pericolo che, in caso di dimissioni, egli cerchi di predeterminare un successore a lui gradito. Chi dovrebbe poter impedire al Papa di parlare con singoli Cardinali sul candidato da lui desiderato e, quindi, di manipolare l’elezione?
E a Roma sanno tutti che
la gente dell’Opus Dei auspica di nuovo un Papa ad essa vicino e
ha paura che il successore del Papa attuale possa fare ritorno al corso
rinnovatore del Concilio Vaticano II e, quindi, ridurre o eliminare il
notorio influsso dell’Opus Dei, di questa organizzazione segreta
reazionaria, ma potente finanziariamente. Ma proprio su questo punto il Concilio è stato tradito, da un Papa autoritario e da un Episcopato codardo. Una discussione sulla urgentemente necessaria riforma della Curia è stata bloccata già durante il Vaticano II, e dopo il Concilio è stata impedita anche la riforma della Curia.
Così la Chiesa Cattolica,
ad onta della splendida facciata romana, si trova in una seria crisi
strutturale e costituzionale. E se oggi nella Repubblica Federale di Germania si prende conoscenza fin troppo tardi dei distruttivi effetti del "sistema Kohl", si dovrebbe analizzare spassionatamente anche il "sistema Wojtyla", che rivela sorprendenti parallelismi con il "sistema Kohl".
Alcuni aspetti risaltano a
prima vista: uno stile di governo paternalistico, circondarsi di persone
che dicono sì e premiare i fedeli seguaci, punire spietatamente gli
spiriti critici, cordate e favoritismi con nomine a gente qualificata (i
Cardinali Groer e Meissner, i vescovi Haas, Krenn), tolleranza nei
confronti di operazioni finanziarie oscure (legate ai nomi di Calvi,
Sindona e Marcinkus, il quale ultimo dal Vaticano è stato sottratto alla
giustizia italiana); costose imprese giubiliari, non importa da chi
pagate; legame emotivo con i Capi, che sembra più importante degli
obblighi nei confronti della Comunità Ecclesiale; e in tutto ciò
l’emergere di pressanti problemi e una politica, concentrata sulla
conservazione e sull’ampliamento del potere, e buon ultimo una
sopravvalutazione della propria opera storica e un ostinato attaccamento
all’ufficio...
Noi siamo piuttosto per
una Chiesa della filantropia, del dialogo, della sonorità e
dell’ospitalità anche per i non conformisti, del servire non pretenzioso
delle sue guide e della sociale comunione solidaristica, che non esclude
dalla chiesa nuove energie e idee religiose, ma le fa fruttare.
Noi siamo piuttosto per
una Chiesa della lieta novella e della gioia, di una teologia orientata
sul semplice Vangelo, che presta ascolto agli uomini invece di essere
puramente indottrinata dall’alto, una Chiesa che non si limita a
insegnare, ma è anche sempre disposta ad imparare. All'indice degli Approfondimenti
Premessa: Nella sua introduzione essa riferiva di alcuni episodi di cronaca, illuminanti la situazione attuale.
Perciò comincio subito con
le quattro fondamentali prospettive sul futuro della chiesa.
Ha un futuro non una Chiesa ancorata
al passato, ma una Chiesa che si rapporta alle origini e al presente
Appartiene
definitivamente al passato: armonizzavano fin troppo bene e pensavano di realizzare sulla terra il Regno di Dio;
maniera teocratica, pensava di poter dominare assolutisticamente sulle Chiese Apostoliche d’Oriente e sulle Chiese d’Occidente, anzi sulle coscienze di tutti gli uomini, e addirittura di poter dettare i comportamenti ai governi civili: una Chiesa che si fissa sul Papa e che ancora oggi pensa di poter conservare il proprio potere con decreti autoritari, con sanzioni disciplinari e strategie politiche;
sostituito dallo Stato o dai prìncipi e il sacerdozio universale dei fedeli è diventato una parola vuota senza contenuto;
rifiutando il liberalismo e il socialismo moderni, si è rifugiata nella centralizzazione e nella burocratizzazione: un paradigma di chiesa solo in apparenza moderno, ma fondamentalmente medieval-contro-riformistico, quale quello che ha ricevuto una legittimazione sacrale dal Vaticano I ( 1870) e che anche dopo il Vaticano II (1962-65) cerca di imporsi con mezzi autoritari e inquisitori e con un nuovo codice di diritto canonico: sostenuto da un culto della personalità che fa presa sulle masse e da una politica personalistica totalmente non collegiale e non democratica, con l’unico obiettivo di conservare il potere di Roma.
Gesù Cristo stesso. E ciò significa: una Chiesa intesa non come apparato di potere o multinazionale religiosa che continua a ostacolare la pratica del dialogo e della democrazia, ma come Popolo di Dio e come Comunità dei credenti; il ministero ecclesiale inteso non come falange, come "potere sacro" (= "gerarchia"), ma come "servizio" (= "diakonia") reso agli uomini; il Papa, non come un semidio e un autocrate spirituale, ma come Vescovo-Guida, con il suo primato pastorale inserito collegialmente nel Collegio dei Vescovi, a servizio dell’ Ecumene;
però le molte piccole tradizioni cattoliche per nulla legittimate dal Vangelo): sempre risolutamente orientata verso la Comunità primitiva, ma anche stimolata dall’apertura universale di un Origene, dall’impegno personale e dalla potenza espressiva di un Agostino, dall’ideale di povertà e dal religioso amore per la natura di un Francesco d’Assisi e dalla apertura intellettuale di Tommaso d’Aquino, ma anche dalle proposte autenticamente evangeliche di Lutero e Calvino e dalla vita, dalle opere, dalla lotta e sofferenza cristiane di tutti i nostri fratelli e sorelle vissuti prima di noi;
la Chiesa diventa una Comunità Solidale di fratelli e sorelle che, lungi dall’autocelebrarsi trionfalisticamente, fa questa autocritica delle proprie enormi omissioni in America Latina, in Cina, in India, in Africa e nel Primo Mondo, corregge chiaramente i propri errori e si dedica al suo grande compito nella società contemporanea. E per quanto riguarda la Germania: tutto il rispetto per figure come Rupert Mayer e Edith Stein - "beatificata" dal Papa in Germania - e per la loro testimonianza cristiana sotto il nazional-socialismo; ma motivata diffidenza verso una tale consuetudine ecclesiastica che proviene dal Medioevo, se la singola coraggiosa resistenza, in mezzo al generale conformismo ecclesiastico, viene sfruttata per l’autocelebrazione papale, per la rimozione la negazione della colpa invece che per una sua chiara confessione.
Noi infatti siamo testimoni del fatto che questo nuovo futuro comincia dal basso.
Esso è cominciato regolazione delle nascite, i matrimoni misti, l’ammissione dei divorziati ai sacramenti, l’esercizio dell’autorità, il riconoscimento degli errori della Chiesa, il Terzo Mondo e la teologia della liberazione - non rappresenti semplicemente, in conformità al Sistema, le posizioni dei superiori ecclesiastici romano-tedeschi, ma pensi, senta e agisca con gli uomini della sua comunità;
Raymond Hunthausen), in questioni controverse, non dipende semplicemente dal Vaticano, ma in quanto "buon pastore" e non "mercenario" si identifichi primariamente, nello Spirito di Gesù, con gli uomini della sua Diocesi e del suo Paese;
si orienti sulle esigenze del Vangelo e sui bisogni degli uomini di oggi, e quindi promuova con parole e gesti l’"aggiornamento" della Chiesa, l’Ecumene, la piena cattolicità e un critico impegno evangelico; ma, allora, anch’egli appartiene alla Chiesa dal basso, allora non si comporta come il Signore, il Maestro e il Giudice Supremo della Chiesa di Dio. Allora egli è quello che, come successore del semplice, simpatico e fallibile pescatore di Galilea, Pietro, deve essere, secondo un’espressione di Gregorio Magno, "servo dei servi di Dio".
Ha un
futuro non una Chiesa patriarcale, ma una Chiesa di comunione
È passato il tempo:
le donne non accettano
più in silenzio quello che le autorità della Chiesa e i teologi hanno da
dire su di esse, sulla loro essenza e sul loro - evidentemente unico -
ruolo nella Chiesa e nella Società. Come cristiane maggiorenni esse vogliono e possono stabilire chi esse - ciascuna a suo modo - siano e in che cosa ciascuna ravvisi il proprio compito;
le donne non si rassegnano più a un linguaggio ecclesiale, liturgico, teologico, che le esclude, le rende invisibili, le riduce al silenzio. Dal punto di vista ecclesiale, non vogliono più essere "incluse" sotto "fratelli" e "figli". Non sono più disposte a parlare di, e a Dio con concetti desunti esclusivamente dall’ambito di esperienza dei maschi. Sono sempre più frequenti le donne che si prendono il diritto di indicare esse stesse quello che Dio significa per loro e per la loro vita. Non sono più disposte a tollerare che, nel nome di Dio Padre e dell’uomo Gesù, nella Chiesa vengano legittimati il dominio dei maschi e la repressione delle donne;
le donne non accettano più "in silenzio e in piena sottomissione" la concreta prassi della chiesa nei loro confronti: dal divieto di servire all’altare fino a quello dell’ordinazione delle donne e a quello della regolazione artificiale delle nascite: un unico tentativo di regolamentazione. Oggi le donne non sopportano più di essere degradate a oggetto di precetti, divieti, regole e assegnazioni di ruoli maschili. Ogni forma di dominio e di autorità che cerchi di costringere gli altri al proprio volere invece di favorirne il processo di autorealizzazione, dalle donne non è ritenuta soltanto anacronistica e ingiusta, ma addirittura un peccato. Cresce ogni giorno il numero delle donne che si oppongono a tali costrizioni e insieme lavorano per una chiesa diversa.
se noi tutti, donne e uomini, non tolleriamo più il sessismo e il patriarcalismo: fin quando nella Chiesa il potere resta solo nelle mani dei maschi, mentre dalle donne ci si aspetta che servano per amore e rappresentino la dimensione della premura e della dedizione, l’unità di potere, giustizia e amore, fondamentale per i Cristiani, viene infranta e rovinata;
se riusciamo a testimoniare in maniera credibile, con parole e azioni, in un mondo sessistico-patriarcale, Dio come il Dio della liberazione e della redenzione e la bontà di Dio; non possiamo limitarci ad affermare a parole la somiglianza di tutti gli uomini con Dio: proprio nella Chiesa dobbiamo opporci attivamente alla divisione tra uomini di prima e seconda classe;
unità: i criteri più importanti per il ministero nella Chiesa non devono più essere il sesso maschile e l’accettazione opportunistico conformistica dello status quo. Dovremmo piuttosto prendere sul serio il fatto che esistono capacità, vocazioni, carismi diversi, che concorrono all’edificazione, nella chiesa, di una comunità di donne e uomini in dialogo reciproco.
Niente affatto: il futuro della Chiesa nella linea della reciprocità è già cominciato.
Insieme noi, uomini e
donne, siamo testimoni del fatto che nella Chiesa la reciprocità cresce
dal basso. presenti nella Chiesa e nella teologia cristiana; esse non accettano più le strutture ecclesiastiche e teologiche di subordinazione delle donne, ma le criticano apertamente come espressione di un dominio ingiusto e ingiustificato.
come pure è passato il tempo dell’attesa in cui la Chiesa ufficiale ascolta le loro richieste ed esigenze. Le donne si prendono la libertà di agire conformemente alla loro comprensione della fede cristiana, consapevoli di essere anch’esse la Chiesa.
il dovere di impegnarsi qui e ora per la liberazione degli oppressi in vista di una vita auto determinata e umana per tutti, nella convinzione , che "in Cristo non c’è ne uomo ne donna" (Gal 3,28).
Ha un futuro non una Chiesa chiusa nella propria confessione, ma una Chiesa aperta all'Ecumene
almeno a partire dai documenti del Concilio Vaticano II non è più lecito che una singola confessione si presenti come l’unica vera Chiesa di Gesù Cristo capace di donare la salvezza, e al di fuori della quale nessuno può salvarsi. In questo spirito innumerevoli Cristiani non tollerano più che le Chiese si dividano, fin dentro le famiglie, a causa delle loro contrapposizioni dottrinali e che i Cristiani screditino vicendevolmente l’altrui appartenenza confessionale;
innumerevoli cattolici, laici e sacerdoti, inoltre non accettano più che gli atti ministeriali dei parroci protestanti (soprattutto nella celebrazione della Cena) vengano ritenuti invalidi, che il contrarre matrimonio misto venga considerato un crimine contro la fede e la partecipazione attiva al culto evangelico un delitto religioso, che le liturgie ecumeniche siano rigorosamente vietate alla domenica;
in tutte le Chiese la maggior parte dei fedeli non capisce più perché ci si escluda vicendevolmente dalla Comunione della Cena e si considerino inefficaci o superflui i sacramenti delle altre Chiese (con l’eccezione, nel migliore dei casi, del battesimo). Questo rifiuto della Comunione è contro lo Spirito di Gesù, che aveva invitato alla sua tavola tutti, anche gli emarginati dalla società religiosa. È anche un rifiuto opposto allo spirito della primitiva Comunità Cristiana, che considerava il convito della Cena come il segno dell’unità pur in mezzo a tutte le diversità di stato, cultura, sesso e teologia.
a che serve, infatti, che dei Gerarchi della Chiesa pretendano dal mondo riconciliazione, pace, giustizia e libertà, se essi stessi impediscono la riconciliazione delle Comunità, allontanano la pace nella Cristianità, calpestano la giustizia nella Chiesa - nei confronti dei teologi, delle suore e delle donne in generale - e soffocano la libertà nell’elezione del Vescovo e nella ricerca teologica? A che serve che il Papa, nel suo viaggio nella Regione della Ruhr si pronunci contro la disoccupazione nella società, se non fa di tutto per diminuire la disoccupazione nella Chiesa, rendendo possibile un posto di lavoro, ad esempio, a tutti i teologi laici disoccupati, dei quali hanno urgente bisogno le nostre Comunità sempre più prive di sacerdoti?
fatti ecumenici: come può essere credibile la Chiesa ufficiale se, nonostante il notevole riavvicinamento delle posizioni nei dialoghi inter ecclesiali, si ostina a sottolineare le differenze che ancora sussistono? È ora che chi guida la Chiesa traduca seriamente in atto i risultati delle proprie Commissioni Ecumeniche di Dialogo; un primo passo sarebbe, in uno dei viaggi del papa - invece di celebrare una delle tante, in pratica non impegnative, liturgie della parola - la solenne abolizione delle "condanne" del tempo della Riforma e della scomunica di Martin Lutero.
è controproducente per la Chiesa universale e locale che il Papa e i Vescovi, invece di favorire, comincino di nuovo a soffocare i gruppi ecumenici da anni formatisi in molte comunità; che essi, che subissano parroci e Comunità di documenti non letti, non compiano finalmente, con realistici programmi di unione, dei passi concreti verso l’unità.
Niente di più falso: il futuro ecumenico della Chiesa è già cominciato. Sono in molti a confermarlo: la Chiesa aperta all’Ecumenismo cresce dal basso.
discrezione e senza preoccuparsi della propria carriera, sulle questioni nevralgiche che dividono le Chiese, rendendo possibile con il loro lavoro il superamento della divisione.
sociale e formativo, nel lavoro tra i giovani, nella consulenza e nell’assistenza agli anziani, oltre che nelle questioni relative alla pace e allo sviluppo.
religione; famiglie di confessione mista rispettano da tempo la prassi dell’altra Chiesa e prendono attivamente parte alla sua vita. Anzi, innumerevoli Pastori delle Chiese separate si sono da tempo riconosciuti vicendevolmente nella prassi e si sono assunti la comune responsabilità dell’annuncio del Vangelo: non da ultimo perché hanno capito che oggi la linea di divisione corre sempre meno tra le Confessioni che tra fede e non fede.
Ha un futuro non una Chiesa eurocentrica, ma una Chiesa universale
E’ passato il tempo: Dopo il Concilio Vaticano II perde terreno anche nelle Chiese del Consiglio Mondiale la convinzione, piena di sé, che la fede cristiana sia l’unica Religione legittima sulla terra; che soltanto essa possa esigere il rispetto di tutti, e non anche le altre Religioni. Il fatto che le altre Religioni vengano screditate come parto diabolico dell’autogiustificazione e dell’arroganza dell’uomo, viene sempre più considerato incompatibile con lo spirito del Nazareno, che ha dimostrato simpatia e persino amore verso tanti non Ebrei;
che nell’età moderna europea l’espansione religiosa ed economica, sostenuta da interessi militari, nel nome di Gesù Cristo abbia distrutto intenzionalmente e sistematicamente altre Religioni e Culture, soprattutto in America Latina e in Africa, oggi viene deprecato da molti Cristiani, ma dai Prìncipi della Chiesa solo di rado confessato come colpa della Cchiesa stessa. Baciare il suolo di Paesi stranieri è certamente cosa buona; una confessione schietta della mostruosa storia delle colpe della Chiesa e della sua corresponsabilità per le miserabili condizioni sociali di quei Paesi, è un’altra, e certo migliore cosa. Molti Cristiani dal Sud Africa al Cile però si attendono dalla Chiesa una chiara e netta parola di opposizione nei confronti dei potenti che sfruttano e delle strutture politiche repressive. La nostra Chiesa è ancora troppo legata agli interessi di dominio del Primo Mondo. Ovunque la chiesa fa propri gli interessi del popolo (esempi: Haiti, Filippine) si possono conseguire mutamenti democratici (si spera presto anche in Cile e in Sud Africa);
Europei aperti di tutte le confessioni oggi non tollerano più che le Chiese Cristiane di altri continenti, sia di antica sia di recente fondazione, vengano tenute sotto tutela. Essi rifiutano un imperialismo romano che mira a legare tutte le Chiese a un sistema giuridico e di religiosità medievale, superato dal tempo. E le tre richieste cinesi di auto sostentamento, auto amministrazione e auto diffusione delle Chiese regionali e nazionali non corrispondono soltanto alla concezione contemporanea della democrazia. Esse corrispondono perfettamente anche alla costituzione cristiana originaria della Chiesa e della grande Tradizione Cattolica del primo millennio.
Nonostante tutti i suoi diritti sulla verità, la Chiesa non ha un monopolio della verità. Essa deve accettare la sfida della pretesa di verità delle altre Religioni, senza temere di perdere la propria identità;
nel rispetto della storia delle altre Religioni, la Chiesa è sollecitata ad accogliere le ricchezze non considerate delle altre Religioni in vista dell’approfondimento della propria prassi: tutte le tradizioni estetiche, meditative, liturgiche delle altre religioni - senza confusione sincretistica;
le Chiese devono poter dare forma, sotto la propria responsabilità, al loro stile di vita e di organizzazione - in piena corrispondenza alla ricchezza e alla varietà, voluta da Dio, della storia umana.
No certamente: questo futuro globale della Chiesa è già cominciato.
Sappiamo infatti che la Chiesa cresce dal basso. Corea si organizzano gruppi di base e "Small Christian Communities" per praticare concretamente l’amore del prossimo al di là di tutti i confini di religione e di ideologia.
danza e al gusto spontaneo della vita proprio degli africani e si cerca, contemporaneamente, di resistere al predominio straniero, all’occidentalizzazione sostenuta dai governanti dell’Africa.
viene insegnato il silenzio, come negli ashram cristiani dell’India, e non la prepotenza dogmatica; il rapporto comunitario con persone di idee diverse e non l’indottrinamento gerarchico, la spontanea disponibilità a partecipare alla vita degli altri e non un freddo distacco - il tutto in un comune approfondimento mistico-spirituale e impegno politico-sociale.
Nessuno di noi è così ingenuo da credere, ad esempio, che soltanto in virtù di riforme strutturali la Chiesa Cattolica automaticamente tornerà a crescere (le Chiese Protestanti, pur alle prese con situazioni diverse, attestano il contrario).
In ogni caso senza di esse il futuro è compromesso, e
il conflitto tra una Chiesa dall’alto fin troppo ostinata, rassicurante,
burocratizzata, e i gruppi d’azione e di sequela aperti all’innovazione
e impegnati nelle situazioni problematiche e di conflitto, potrebbe
crescere. Ma a dispetto di tutto l’umor nero, di tutto lo scetticismo e di tutto il diffuso cinismo, noi non ci lasciamo togliere la speranza che la Chiesa, che ha già cominciato a crescere dal basso, finisca ancora, come al tempo del Concilio, per imporsi e fiorire in alto: una Chiesa dal volto umano. Su quale fondamento? "Nessuno può porre un fondamento diverso da quello che già vi si trova, che è Gesù Cristo", così Paolo ( 1 Cor 3,11). In base a quale criterio? "Io sono la via, la verità e la vita", così Gesù nel Vangelo di Giovanni ( 14,6).
Alla luce del criterio del messaggio e del destino di
Gesù di Nazareth, della sua morte e della sua resurrezione alla vita
eterna, ci si impongono due principi: la Chiesa spesso così burocratica
e poco umana può morire, mentre risorge continuamente nei nostri cuori
la Chiesa di Gesù, amica degli uomini. delle garanzie e sanzioni giuridiche;
dominata e attribuita all’influsso del male;
Tribunali Ecclesiastici, dei prepotenti moralisti delle Commissioni Ecclesiastiche, dei cortigiani dei mass media che sono di proprietà della Chiesa.
E una cosiddetta "Opus Dei" - un’associazione
segreta, finanziariamente potente, con lo spirito della controriforma
spagnola e con tratti fascistoidi - non potrebbe più diffondersi nella
nostra Chiesa in modo indisturbato, con protezioni dall’alto, dopo che
da tempo sono state condannate e scomunicate società segrete come la
massoneria.
Infatti, nel suo Spirito, nello Spirito di Gesù, nello
spirito dell’umanità solidale, noi siamo capaci Edward Schillebeeckx in Olanda, uno Jacques Pohier in Francia, un Charles Curran negli Stati Uniti, un Georg Bulanyi in Ungheria e innumerevoli altri teologi sconosciuti dell’Asia e dell’Africa non avrebbero più nulla da temere.
In un tempo in cui lo
stesso Cremlino comincia a riabilitare i propri dissidenti, sarà davvero
lecito chiedersi che cosa il Vaticano pensi di fare con i propri.
Chiese e le Religioni: inter comunione non sarebbe più uno slogan, e la felice manifestazione religiosa di Assisi con i rappresentanti di altre Religioni non sarebbe più considerata come ciò che dura lo spazio di un mattino.
Nel movimento pacifista, non soltanto per il disarmo, ma più profondamente contro la follia degli armamenti e per uno spirito di pace a tutti i livelli (compreso quello privato); nel movimento ecologico, non soltanto per la difesa dell’ambiente, ma più profondamente contro la follia dello sfruttamento e per uno spirito di rispetto e conservazione della creazione a tutti i livelli (compreso quello privato); nel movimento alternativo, non soltanto per modi umani di produzione e consumo, ma più profondamente contro la follia dello spreco e per uno spirito di rinnovamento, un nuovo atteggiamento di fondo, una nuova scala di valori per la nostra vita (anche privata); nel movimento sociale, non soltanto per nuovi doveri sociali, ma più profondamente contro la follia della concorrenza e per un diverso spirito di collaborazione e condivisione economica a livello mondiale.
Perciò possiamo conservare la speranza. All'indice degli Approfondimenti
2 settembre 2000 La Repubblica
Duecentomila fedeli domani a Roma per la
beatificazione di Papa Giovanni XXIII e Pio IX E intanto crescono le polemiche intorno a Pio IX.
Oggi pomeriggio alle 16,
all'Arco di Giano a Roma, si terrà una manifestazione per ricordare che
Papa Mastai fu il Pontefice che continuò a servirsi del boia.
La mossa vaticana era già
trapelata qualche settimana fa, ma nè il testo della Nota (che
stranamente non verrà pubblicata negli Atti Ufficiali della Santa Sede)
nè la lettera di accompagnamento di Ratzinger erano stati resi pubblici. Ratzinger nelle sue "direttive sull'uso dell'espressione" sottolinea esplicitamente che nell'impiego corretto del termine Chiese Sorelle bisogna attenersi ad una linea precisa: "Deve essere sempre chiaro che l'Una, Santa, Cattolica e Apostolica Chiesa Universale non è sorella ma madre di tutte le Chiese particolari".
Benchè guarnito di tutta
una serie di sottigliezze teologiche, il documento (diffuso dall'Agenzia
di Informazione Religiosa Adista) implica di fatto che "una, santa,
cattolica e apostolica" è proprio ed esclusivamente la Chiesa
Cattolica: il che non mancherà di suscitare nuovamente l'irritazione
della altre Comunità Cristiane. "Si deve tener presente - afferma Ratzinger - che l'espressione Chiese Sorelle in senso proprio, come attestato dalla tradizione comune di Oriente e Occidente, può essere usato solo per quelle comunità ecclesiali che hanno conservato un Episcopato e un'eucarestia validi". Con questa definizione le Chiese Riformate e Luterane vengono automaticamente degradate ad un livello inferiore. Dirlo così, a mezzo secolo dal Concilio Vaticano II è un passo indietro. Forse è per evitare imbarazzi che la Nota non verrà inserita negli Atti Ufficiali della Santa Sede, però nella sua lettera il cardinale Raztinger sottolinea che le "indicazioni sono autorevoli e vincolanti". All'indice degli Approfondimenti
6 settembre 2000 La Repubblica
Il Cardinale all'attacco: nelle altre religioni errori
e inganni
Ribadisce l'unicità e la
supremazia del Cattolicesimo, respinge l'idea che le Chiese Cristiane
possano essere considerate su un piede di parità, proclama fermamente
che le Religioni non costituiscono vie uguali per raggiungere Dio,
perchè l'unica via vera resta la Chiesa Cattolica. Protestano le altre Chiese Cristiane, che si sentono declassate a fronte della perentorietà con cui la Dichiarazione Dominus Jesus di Ratzinger proclama il ruolo primario e superiore del Cattolicesimo in quanto unico titolare della "pienezza" della Chiesa di Cristo:
"Esiste un'unica Chiesa
di Cristo, che sussiste nella Chiesa Cattolica, governata dal successore
di Pietro e dai Vescovi in comunione con lui". Per i Protestanti la sorte è peggiore.
Per Ratzinger, infatti,
"non sono Chiese in senso proprio". Con lo stesso atteggiamento si guarda alle altre Religioni.
I loro seguaci, benchè
possano ricevere la grazia divina, "si trovano oggettivamente in una
situazione gravemente deficitaria se paragonata a quella di coloro che,
nella Chiesa, hanno la pienezza dei mezzi salvifici". "La Santa Sede non cambia linea nelle relazioni con le altre Chiese Cristiane". Gli strali della Congregazione per la Dottrina della Fede sembrano indirizzarsi soprattutto contro i teologi europei ed asiatici, che da qualche anno si sforzano di capire in che modo la "potenza salvifica" di Dio agisce anche nelle altre tradizioni religiose. Sono problemi teologici complessi e a rigore la Dichiarazione della Congregazione per la Dottrina della Fede non introduce novità. Ma sono gli accenti del documento a suscitare forti preoccupazioni dentro e fuori la Chiesa.
Sparando a zero contro i
tentativi di aprire vie nuove, la Dichiarazione pone sbarramenti alle
aperture del Concilio Vaticano II e dello stesso Papa Wojtyla.
Guai a pensare che tutte
le Religioni siano uguali. È ora, sostiene Ratzinger, di "riaffermare le verità smarrite" da un certo tipo di dialogo che avrebbe introdotto "l'idea errata che le Religioni del mondo siano complementari alla rivelazione cristiana", dimenticando che in esse vi sono anche errori e inganni.
Soprattutto il Cardinale
si scaglia contro quella che definisce "l'ideologia del dialogo che
si sostituisce alla missione e all'urgenza dell'appello alla conversione". Quando il Papa dice che Dio non manca di rendersi presente anche nel patrimonio spirituale delle altre Religioni il tono è proiettato su nuovi scenari.
Quando Ratzinger
sottolinea che le altre credenze sono sostanzialmente un'esperienza
religiosa umana alla ricerca della verità assoluta, è un richiamo
all'ordine. All'indice degli Approfondimenti
6 settembre 2000 La Repubblica
La delusione di Küng: Le altre chiese: un passo
indietro "E adesso tiri le conseguenze chi nei mesi scorsi non si stancava di lodare i mea culpa del Papa e i suoi gesti nei confronti degli Ebrei. Era solo uno spettacolo. Le audaci intuizioni del Concilio Vaticano II vengono oggi spinte all'indietro.
È chiaro, anche dalla
beatificazione di Pio IX, che si vogliono cancellare gli impulsi che
vennero dati da Giovanni XXIII e dal Concilio". Il leader della Chiesa Anglicana, l'Arcivescovo di Canterbury George Carey, ha reagito con tristezza: "L'idea che quella Anglicana e altre Chiese non siano Chiese in senso proprio - ha detto - sembra mettere in questione i considerevoli passi ecumenici compiuti". Il documento di Ratzinger, ha soggiunto, non riflette la "profonda intesa che è stata raggiunta tramite il dialogo ecumenico e la cooperazione negli ultimi trent'anni". L'Arcivescovo Carey ha reagito con durezza all'idea di guidare una Chiesa di seconda categoria:
"La Comunità Anglicana
nel mondo non accetta nemmeno per un solo istante che il suo ministero e
la sua eucaristia soffrano di una qualsiasi insufficienza".
Tom Best, suo esponente,
ha dichiarato che sarebbe una tragedia se la testimonianza comune delle
Chiese Cristiane nel mondo "fosse oscurata" da una disputa delle
Chiese sulla loro rispettiva autorità e sul loro status.
Al richiamo di Ratzinger
al Primato del Romano Pontefice, un portavoce del Patriarcato si è
limitato a dire che "Cattolici e Ortodossi hanno una diversa
concezione dell'universalità della Chiesa e questo resta il nocciolo
della questione". Al primato di Cristo si contrappone il primato di Allah. "Per noi - sostiene Hamza Piccardo, esponente dei Musulmani Italiani - vale il versetto del Corano, secondo cui si salverà chi crederà ad Allah e ai profeti, uno dei quali è Gesù.
L'intero progetto
finisce con Mohammed". "Il Cardinal Ratzinger può fare tutte le acrobazie verbali che vuole, ma la realtà dei fatti è che per gli Ebrei il Nuovo Testamento non esiste proprio. E, poi, dire che l'unica mediazione possibile per la salvezza è Gesù Cristo non ci taglia fuori da ogni dialogo?". All'indice degli Approfondimenti
30 marzo 2005 corriere.it Wojtyla, il Papa che ha fallito di Hans Küng Traduzione del Gruppo Logos
Il teologo cattolico dissidente Hans Küng indica le undici contraddizioni che avrebbero segnato il Pontificato di Giovanni Paolo II, costringendo milioni di credenti a una drammatica "crisi di speranza". Predica il dialogo ma ha isolato la Chiesa.
Le sue idee di fede e
di morale hanno cancellato il Concilio Vaticano II. Il Papa è gravemente malato e merita ogni compassione. Ma la Chiesa deve vivere. Per questo, nella prospettiva di un’elezione papale, ha bisogno di una diagnosi, di una sincera analisi svolta dal suo interno.
Delle terapie si potrà
discutere dopo. Secondo la mia opinione, egli non è il Papa più grande, ma il più contraddittorio del XX secolo. Un Papa dalle molte, grandi doti, e dalle molte decisioni sbagliate! La sua "politica estera" ha preteso da tutto il mondo conversione, riforma, dialogo. Però, in tutta contraddizione, la sua "politica interna" ha puntato alla restaurazione dello status quo ante Concilium, a impedire le riforme, al rifiuto del dialogo intra-ecclesiastico e al dominio assoluto di Roma. Questa contraddizione si evidenzia in undici ambiti problematici.
Riconoscendo gli aspetti
positivi di questo Pontificato, mi concentrerò quindi sui suoi aspetti
critici e contraddittori.
Il Vaticano, un tempo nemico convinto dei diritti dell’uomo, ma ben disposto oggi a immischiarsi nella politica europea, continua a non poter sottoscrivere la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo del Consiglio d’Europa: troppi canoni del Diritto Ecclesiastico Romano, assolutistico e medioevale, dovrebbero prima essere modificati.
La separazione dei poteri,
principio fondamentale del diritto moderno, è sconosciuta alla Chiesa
Cattolica Romana, nel cui comportamento non vi è nessuna lealtà: nei
casi di disputa l’Autorità Vaticana funge nel contempo da legislatore,
accusa e giudice.
Tuttavia, molte delle
donne che partecipano alle manifestazioni di massa del Papa, rifiutano
la dottrina papale che si oppone ai metodi contraccettivi.
Agli uomini che si sono dichiarati pronti al servizio sacerdotale nelle comunità viene proibito il matrimonio. Questo è solo un esempio di come anche questo Papa abbia ignorato la dottrina della Bibbia e la grande Tradizione Cattolica del primo Millennio in cui non vi era alcuna legge sul celibato per i sacerdoti.
I quadri si sono ridotti, il reclutamento è fermo e fra poco, non solo nell’area di lingua tedesca, quasi due terzi delle parrocchie rimarranno senza sacerdote e la stessa celebrazione domenicale dell’eucarestia non potrà più essere assicurata, nemmeno con l’importazione di parroci e il raggruppamento delle parrocchie in "unità spirituali". Il clero fedele al celibato è dunque in crescente pericolo di estinzione.
Gli scandali della
pedofilia verificatisi dagli Stati Uniti all’Austria hanno inoltre
gravemente danneggiato la sua credibilità, portando sull’orlo della
bancarotta grandi diocesi negli Stati Uniti.
I devoti, strumentalizzati
politicamente e commercialmente con spese ingenti e conseguenti profitti
per la Curia, sono soprattutto pie suore, fondatori di ordini religiosi
o Papi come l’antidemocratico, antisemita, autoritario Papa Pio IX (controbilanciati
dalla canonizzazione di Giovanni XXIII).
Uomini e donne (anche donne appartenenti a ordini religiosi) che si sono distinti, per il loro pensiero critico e per la loro energica volontà di riforme, sono stati invece trattati con metodi da Inquisizione. Come Pio XII fece perseguitare i più importanti teologi del suo tempo, allo stesso modo si comportano Giovanni Paolo II e il suo Grande Inquisitore Ratzinger con Schillebeeckx, Balasuriya, Boff, Bulányi, Curran, Fox, Drewermann e anche il Vescovo di Evreux Gaillot e l’Arcivescono di Seattle Huntington.
Nella vita pubblica mancano oggi intellettuali e teologi cattolici della levatura della generazione del Concilio. Questo è il risultato di un clima di sospetto, che circonda i pensatori critici di questo Pontificato. I Vescovi si sentono Governatori Romani invece che servitori del popolo della Chiesa.
E troppi teologi scrivono
in modo conformista oppure tacciono.
Il Papa avrebbe dovuto consentire - come suggerito in molti modi dalle Commissioni di Studio Ecumeniche e come praticato direttamente da tanti parroci - le messe e l’eucarestia nelle Chiese non cattoliche e l’ospitalità eucaristica.
Avrebbe anche dovuto ridurre l’eccessivo potere esercitato dalla Chiesa nei confronti delle Chiese dell’Est e delle Chiese Riformiste e avrebbe dovuto rinunciare all’insediamento dei Vescovi Romano-Cattolici nelle zone delle Chiese Russe-Oortodosse. Avrebbe potuto, ma non ha mai voluto.
Ha voluto invece mantenere
e ampliare il Sistema di potere Romano.
Una volta diventato Papa,
ha però disprezzato la collegialità del Pontefice con i Vescovi
decretata proprio al Concilio. I termini conciliari come "aggiornamento, dialogo, collegialità e apertura ecumenica" sono stati sostituiti da parole quali "restaurazione, magistero, obbedienza, ri-romanizzazione".
Il criterio per la nomina dei Vescovi non è affatto lo spirito del Vangelo e l’apertura mentale pastorale, bensì la fedeltà assoluta verso la condotta romana. I sostenitori del Papa tra i Vescovi di lingua tedesca come Meisner, Dyba, Haas, Groer e Krenn sono solo gli sbagli più eclatanti di questa politica pastorale devastante, la quale fa pericolosamente scivolare in basso il livello morale e intellettuale dell’episcopato.
Un Episcopato reso ancor
più mediocre, rigido, conservatore e servile, è forse l’ipoteca più
pesante di questo lunghissimo Pontificato.
In occasione dei suoi viaggi o "preghiere di pace", il Papa ha radunato con piacere attorno a sé dignitari di altre Chiese e Religioni. Non vi erano tuttavia molte tracce reali della sua preghiera teologica.
Anzi, il Papa si è
presentato in sostanza come un "missionario" di vecchio stampo.
La campagna di evangelizzazione del Papa, il cui punto centrale è rappresentato da una morale sessuale ben poco adeguata ai tempi, ha discriminato soprattutto le donne: quelle che in questioni controverse, quali la contraccezione, l’aborto, il divorzio, l’inseminazione artificiale hanno dimostrato di avere opinioni diverse da quelle della Chiesa, sono state definite portatrici di una "cultura della morte".
Attraverso interventi politici - come è accaduto in Germania contro il Parlamento e l’Episcopato nel caso del conflitto sul tema della gravidanza - la Curia Romana ha dato l’impressione di rispettare poco la separazione giuridica tra Stato e Chiesa. Il Vaticano cerca (attraverso il gruppo parlamentare del Partito Popolare Europeo) di esercitare delle pressioni anche sul Parlamento Europeo, incentivando l’ingaggio di osservatori particolarmente vicini alle idee di Roma per questioni relative alla legislazione sull’aborto.
Invece di farsi ovunque
fautrice di soluzioni ragionevoli che consentano la mediazione, la Curia
Romana con i suoi proclami acutizza di fatto a livello mondiale la
polarizzazione tra oppositori e sostenitori dell’aborto, moralisti e
libertini.
Tutto ciò è sintomatico del rapporto del Papa con la laicità e della sua incapacità di dialogare con un pubblico critico. I grandi raduni mondiali dei giovani sostenuti a livello regionale e internazionale, sotto la sorveglianza della gerarchia dei nuovi movimenti laici (Focolare, Comunione e Liberazione, St. Egidio, Legionari di Cristo, Regnum Christi, etc.), hanno attirato e attirano centinaia di migliaia di giovani. Molti di essi volonterosi, troppi del tutto acritici.
Il carisma personale di
Wojtyla è quasi più importante dei contenuti da lui trasmessi. Le associazioni cattoliche di giovani, che non si trovano sulla linea del Vaticano, vengono disciplinate e messe alla fame dall’ordine romano attraverso il ritiro di finanziamenti da parte dei Vescovi locali.
Inoltre viene messa in discussione la fiducia un tempo accordata all’Ordine dei Gesuiti: prediletti dai Papi precedenti, ora vengono percepiti come sabbia negli ingranaggi della politica di restaurazione del Papa a causa delle loro qualità intellettuali, dei loro teologi critici e delle opzioni teologiche di liberazione.
Invece Karol Wojtyla, già
ai tempi in cui era ancora Arcivescovo di Cracovia, concesse la piena
fiducia all’associazione segreta Opus Dei, potente sia dal punto
di vista finanziario che in termini di influenze, ma antidemocratica e
in passato compromessa con regimi fascisti. Il Papa ha chiesto perdono solo per gli errori dei "figli e delle figlie della Chiesa", ma non per quelle del "Santo Padre", per quelle della Chiesa stessa e dei Gerarchi presenti.
Il Papa non ha mai preso posizione in merito agli intrighi delle varie sedi della Curia in affari mafiosi e ha contribuito più all’occultamento che alla rivelazione di scandali e crimini (Banca Vaticana, il "suicidio" di Guido Calvi, l’omicidio avvenuto nell’ambiente del corpo delle guardie svizzere...). Anche con la rivelazione degli scandali della pedofilia dei clericali, il Vaticano è stato straordinariamente titubante.
Nonostante alcune richieste, il Papa non ha mai dato udienza ad alcuna vittima.
Anzi, ha riempito di elogi
un insigne criminale nel corso di una fastosa cerimonia al Vaticano: il
messicano Marcial Maciel Degollado, Fondatore dei Legionari di Cristo
(500 sacerdoti e 2.000 seminaristi) e del movimento laico Regnum
Christi, diventato ormai concorrente ancora più conservatore dell’Opus
Dei.
Contro tutte le intenzioni del Concilio Vaticano II, il Sistema Romano Medioevale - un apparato di potere caratterizzato da tratti totalitari - è stato restaurato grazie a una politica personale e dottrinale tanto astuta quanto spietata: i Vescovi sono stati uniformati, i padri spirituali sovraccaricati, i teologi dotati di museruola, i laici privati dei diritti, le donne discriminate, le iniziative popolari dei Sinodi Nazionali e delle Chiese ignorati.
E poi ancora scandali sessuali, divieti di discussione, dominio liturgico, divieto di predica per i teologi laici, esortazione alla denuncia, impedimento dell’eucarestia.
Di tutto questo è forse
colpevole "il mondo"? Questo è il risultato della profonda tragicità personale di questo Papa: la sua idea cattolica di stampo polacco (medioevale, controriformista e antimoderna), in qualità di Pontefice Karol Wojtyla l’ha voluta portare anche nel resto del mondo cattolico.
Si è però verificato il contrario di ciò che egli sperava: la Polonia stessa è stata travolta dal moderno sviluppo secolare e, dopo la sostituzione dell’alleanza elettorale in carica fino al 2001, Solidarnosch, si appoggia sempre meno alle idee di fede e di morale promosse dal Pontefice.
Quando verrà il momento, il nuovo Papa dovrà decidere di affrontare un cambio di rotta e dare alla Chiesa il coraggio di nuove spaccature, recuperando lo spirito di Giovanni XXIII e l’impulso riformistico del Concilio Vaticano II.
"Videant consules", i consoli vogliano fare in modo che la Repubblica non subisca danni, si diceva nell’antica Roma. "Videant cardinales", i Cardinali vogliano fare in modo - si dovrebbe dire nella Roma di oggi -che la Chiesa non subisca danni. All'indice degli Approfondimenti
19 aprile 2005 La Repubblica
Voci fuori dal coro commentano l'elezione di Joseph
Ratzinger
Di fronte all'elezione di
Joseph Ratzinger si levano voci fuori dal coro, pur con il beneficio
dell'attesa di segnali che smentiscano i timori di una minaccia alla
laicità dello Stato da parte di una Chiesa conservatrice, quale si è
confermata con questa scelta, che non lascia presagire grandi
cambiamenti. Le maggiori perplessità sono quelle manifestate da chi sperava in un Papa riformista. Parla di "profonda delusione" Hans Küng, uno dei teologi più controversi del pensiero cattolico contemporaneo (nel 1974 il Vaticano lo costrinse a cedere la Cattedra di Teologo Cattolico Ufficiale), secondo il quale la scelta del nome Benedetto XVI "lascia comunque sperare che Ratzinger decida di seguire una linea d'azione moderata".
E come il Presidente degli
Stati Uniti, "così anche il nuovo Papa, che si trova di fronte a una
montagna di impegni ancora da evadere, dovrebbe avere cento giorni per
imparare". Fra i timori più marcati, quelli provenienti dalle Comunità Omosessuali. Secondo Aurelio Mancuso, Segretario Nazionale di Arcigay, l'elezione di Ratzinger è la vittoria "della Chiesa più retriva, contraria a qualsiasi apertura in materia di morale sessuale, assolutamente sorda rispetto all'evoluzione dei tempi e della società". E Franco Grillini, deputato DS, recupera uno slogan di borrelliana memoria: "Resistere, resistere, resistere". "Preoccupazione" è stata espressa anche da una delle maggiori associazioni di gay e lesbiche degli Stati Uniti, la "Parents, Families and Friends of Lesbiasns and Gays": una scelta che "non rappresenta motivo di speranza per il futuro".
"La scelta peggiore per
noi", dichiara il Collettivo dei gay e delle lesbiche spagnoli. "Il peggio del peggio". Così una delle leader dell'Associazione della Federazione delle Femministe Internazionali, Francesca Koch - che precisa di parlare a titolo personale - commenta l'elezione di Ratzinger. Una Dottrina, quella del nuovo Pontefice, che "nega i diritti delle donne e costringe a una morale sessuale priva di ogni rispetto della persona.
Sarebbe stato meglio
Martini che predica un ritorno al Vangelo, invece che una dottrina
assolutistica". "È il mio Papa - dice - ma io continuerò a gridare dalla parte degli ultimi, sarò vicino ai poveri e a coloro che cercano una teologia che vive con la gente": così don Gallo, il prete di strada e degli emarginati, fondatore della Comunità di San Benedetto al Porto di Genova, accoglie la nomina di Ratzinger. La rapidità con cui il Conclave si è chiuso, secondo il sacerdote sarebbe una "conferma di questa Chiesa gerarchica". "Ma la Chiesa - aggiunge - è comunione, non gerarchia. Come prete cattolico accetto la disciplina canonica. Benedetto XVI è il legittimo successore di Pietro a cui si deve ascolto, ubbidienza; è il Vescovo di Roma.
Tuttavia è chiaro che
io vorrò continuare nella mia piccola strada di presbitero, di Cristiano".
"Dubbi" e "timori" sul futuro del dibattito ecunemico da parte delle Chiese Protestanti e Ortodosse del Belgio. "Siamo dubbiosi sulla capacità del nuovo Papa di approfondire il dibattito ecumenico" ha dichiarato all'agenzia Belga Michel Dandoy, portavoce della Chiesa Protestante del Belgio, aggiungendo che "senza dubbio non è il Papa che i Cattolici progressisti sognavano". Per la Chiesa Ortodossa del Belgio, il Vescovo Athenagoras de Sinope ha commentato: "Speravamo l'arrivo di un Papa che favorisse l'apertura nei confronti di altri Cristiani.
Dobbiamo constatare che
a questo proposito non si tratta di un'elezione felice". L'Unione Atei e Agnostici Razionalisti evidenzia "la volontà di portare la Chiesa in una posizione ancora più retrograda. La Chiesa può fare quello che vuole, ma non deve toccare lo Stato Laico".
All'indice degli Approfondimenti
27 settembre 2005 La Repubblica
Il Papa riceve il teologo ribelle La notizia che il celebre teologo contestatore Hans Küng è stato ricevuto sabato scorso a Castel Gandolfo è piombata in Vaticano come un fulmine a ciel sereno.
È stata una cena amichevole tra "vecchi colleghi", due ore passate a esplorare vasti orizzonti: l'etica nel mondo contemporaneo, la ricerca di Dio nel mondo contemporaneo, il dialogo tra le Religioni, il confronto tra fede e ragione. Entrambi d' accordo, ha spiegato il portavoce Navarro, a non rivangare le "questioni dottrinali persistenti" tra il teologo e la Chiesa. Si è guardato avanti.
Küng aveva cercato invano di essere ricevuto da Papa Wojtyla. Benedetto XVI, a sorpresa, gli ha invece aperto le porte. I due si conoscono dal Concilio, quando da giovani teologi facevano parte dell'ala "rivoluzionaria". Poi le loro strade si sono irrevocabilmente divise. Kung era critico sulla restaurazione in Vaticano, Ratzinger diventava guardiano dell'ortodossia.
[...] All'indice degli Approfondimenti
22 novembre 2005 La Repubblica
Il ritorno all'ordine dei fraticelli d'Assisi
Nel giro di pochi mesi
Giovanni Paolo II aveva parlato a ottantamila giovani musulmani riuniti
nello stadio di Casablanca (19 agosto 1985); varcato per la prima volta
la soglia della sinagoga di Roma per abbracciarvi i "fratelli maggiori"
ebrei (13 aprile 1986); proclamato una Giornata Mondiale di Preghiera
per la Pace ad Assisi, dove si recò pellegrino fra i pellegrini insieme
ai capi delle religioni di tutto il mondo (27 ottobre 1986). George Weigel, biografo di Giovanni Paolo II, annota che tale richiesta suscitò proteste.
Del resto nella Curia
Vaticana lo stesso progetto interreligioso di Assisi aveva destato
numerose opposizioni.
Impossibile prescindere
dal ricordo di quella Giornata storica oggi che Benedetto XVI decide di
ripristinare la Disciplina Vescovile sulla Basilica di Assisi, col
plauso dell'uscente Monsignor Sergio Goretti che denuncia "queste
assurde enclave autonome sulle quali non avevo nessun potere". L'hanno dimostrato anche i suoi colloqui estivi a Castelgandolfo con il portavoce dei lefèbvriani, con Oriana Fallaci, con Hans Küng. Ma evidentemente la sua visione pessimistica circa lo stato di salute del Cristianesimo nel mondo contemporaneo lo conduce a esercitare il suo pontificato innanzitutto come ripristino di una tradizione avvertita come pericolante. Nell'idea - presumo - che i fedeli sottoposti all'offensiva del pensiero scientista, nichilista o scettico, per non parlare dell'islam, debbano trovare un punto di riferimento saldo nella dottrina e nei suoi legittimi rappresentanti.
Temo lo incoraggi in
questa direzione anche lo spropositato peso politico attribuito alla
Chiesa da leader e intellettuali ad essa estranei, portatori di
un nuovo pensiero reazionario generato dal tempo di guerra.
Diciamo che il clima
mondano non aiuta. Ben comprendo la decisione del Rabbino Capo di Roma, Riccardo Di Segni, che ha disertato quella cerimonia.
Non poteva sfuggire a
Joseph Ratzinger, che partecipò ai lavori conciliari da giovane teologo,
quanto avesse pesato in quell'acceso dibattito l'interrogativo sulla
conversione degli Ebrei.
E in effetti il 21 maggio
1964 Papa Montini aveva raccomandato per iscritto che al documento
conciliare fossero aggiunte parole "circa la speranza della futura
conversione d'Israele", in quanto "la condizione in cui gli ebrei
si trovano ora - anche se degna di rispetto e simpatia - non è da
approvarsi come perfetta e definitiva".
Più corretto è annoverarla
fra i suoi gesti di restaurazione dottrinale. Un messaggio preciso che farà il giro del mondo e non a caso ringalluzzisce tutti coloro che nella Chiesa mal sopportavano la vocazione ecumenica dei Francescani, accusati di sincretismo religioso e di pacifismo irenistico. Giovanni Paolo II era già stato raggiunto dalle critiche di teologi tradizionalisti come Inos Biffi e Divo Barsotti ("L'ho scritto al papa, due volte, che non vedevo di buon occhio l'incontro interreligioso di Assisi dell'ottobre 1986"). Ora il successore evita di sferrare un attacco diretto a Wojtyla, ma ne delegittima la profezia dirompente.
Restringe il significato
della speranza ecumenica. Da decenni la cittadella di Assisi è sede di incontri fecondi con la società italiana e con tante realtà mondiali.
Immagino che adesso molti
credenti leggeranno in una nuova luce la scelta altra di chi - come Enzo
Bianchi - nel 1968 ha fondato a Bose una comunità monastica preservata
al di fuori dai vincoli dell'ordinazione sacerdotale, e dunque della
disciplina diocesana, anche per salvaguardarne la vocazione ecumenica.
Ma i recinti nel mondo contemporaneo non proteggono la fede, la mortificano.
Per questo mi sento di
adoperare la parola: restaurazione. All'indice degli Approfondimenti
24 novembre 2005 La Repubblica L'Islam spiegato dal grande teologo Hans Küng
[...]
di Dario Olivero
Hans Küng è uno dei più grandi teologi viventi. Maestro, amico e collega di Joseph Ratzinger ai tempi del Concilio Vaticano II, i due si allontanarono quando il futuro Papa intraprese la sua lunga carriera di uomo dell'ortodossia per poi riavvicinarsi di recente in un incontro in cui hanno cercato di non parlare delle antiche divergenze.
Ma basta questa sua ennesima opera, Islam. Passato, presente e futuro (Rizzoli), che chiude la trilogia sulle Religioni Monoteistiche alle quali il pensatore ha dedicato l'intera vita, per ricavare i motivi profondi che hanno spinto Küng fuori dagli schemi di una certa visione della Chiesa.
Primo fra tutti una
ricerca continua del mutare dei paradigmi che una religione (in questo
caso l'Islam, ma sono continui i richiami anche a Ebraismo e
Cristianesimo) storicamente attraversa nel suo divenire e l'analisi
delle forze spirituali che invece rimangono intatte anche nel presente e
sulle quali è possibile stabilire contatti critici. Con questo libro Küng dimostra che non è così.
Primo, perché il libro è scritto in un modo così chiaro che non ci si accorge delle oltre 700 pagine da cui è composto.
Secondo, perché la religione e la sua grande forza dinamica smuove e unisce popoli ed è una delle istanze più importanti del divenire storico e per questo è bene conoscerne il più possibile.
Terzo, perché solo un
teologo con le immense conoscenze storiche e culturali come Küng può
spiegare a noi occidentali tutto quello che non sappiamo dell'Islam, di
come, dove e perché è nato, di quanto c'entri un certo Cristianesimo con
Maometto, di come si sia evoluto e attraverso quali passaggi politici,
dei suoi punti di splendore e delle forze che ne hanno impedito una
riforma critica e perché.
Chiudiamo con il quinto, ma sicuramente ce ne saranno altri: Küng dice di aver scritto questo libro per contribuire al dialogo tra le Religioni e quindi tra le Nazioni. Questo è il suo contributo.
Il nostro, con la garanzia
che è molto piacevole, è leggerlo. (Ci sono voluti cinque traduttori per
affrontare questa fatica, eccoli: S. De Maria, G. Giri, S. Gualdi, V.
Rossi, L. Santini). [...] All'indice degli Approfondimenti
21 settembre 2006 La Repubblica
I rapporti tra teologia, fisica e darwinismo secondo Hans
Küng
Bisogna sempre leggere quello che scrive Hans Küng. Non solo perché è uno dei più grandi teologi e filosofi del mondo, ma anche perché è un uomo che ha sempre avuto il coraggio di sostenere le sue tesi anche a costo di perdere molto come la benedizione della Santa Sede e l'amicizia di un futuro Papa.
Quindi ecco questo manualetto dal titolo L'inizio di tutte le cose (tr. it. V. Rossi, Rizzoli) che prende a pretesto la grande polemica degli ultimi tempi sulla teoria evoluzionistica di Darwin messa addirittura sotto accusa in certi programmi scolastici.
Visto che ci sono momenti in cui il pensiero dell'uomo sembra essersi impantanato in diatribe che si credevano scomparse, ben venga questo libricino che ripercorre secoli di filosofia e decenni di pensiero scientifico e teologico con un'agilità da grande divulgatore per arrivare a ridefinire i ruoli e gli ambiti che scienza e fede - con le visioni del mondo che intessono - dovrebbero tenere.
Le conclusioni sono così
sensate da far tirare un sospiro di sollievo sulle capacità filosofiche
degli uomini. [...] All'indice degli Approfondimenti
10 settembre 2007 La Repubblica L'atto d'accusa di Hans Küng
Così Ratzinger mi ha tradito
Si piegò alla Curia, mi denunciò come "non cattolico" e mi fece condannare. E lo fece facendo il doppio gioco: mi scriveva lettere di riconciliazione e intanto preparava le sanzioni contro di me.
Ecco, riassunto in due parole, quanto Hans Küng, il celebre teologo ribelle tedesco, racconta nel suo nuovo libro di memorie, "Umstrittene Wahrheit. Erinnerungen" (Verità discusse. Ricordi), appena uscito in Germania per i tipi dell' Editore di Monaco Piper Verlag. Una resa dei conti con Papa Benedetto XVI, con cui pure egli pareva essersi riconciliato dopo un incontro recente. Di cui Der Spiegel riferisce il contenuto essenziale.
Kung e Ratzinger erano insieme Professori all'Università di Tubinga, che possiede una delle più vivaci e importanti Facoltà di Teologia d'Europa. Fu Küng a proporre con successo di assumere a Tubinga quel teologo che insegnava a Muenster.
Per tre anni lavorammo insieme, racconta Küng nel suo libro, non senza dettagli divertenti: Küng allora amava le Alfa Romeo, Ratzinger andava in bici. Spesso, col maltempo, Küng dava un passaggio a Ratzinger caricando la sua bicicletta nel vano bagagli della sportiva italiana. "Mi sembrava che fossimo sulla stessa lunghezza d' onda", scrive ora il teologo.
Invece non fu così, racconta ancora. Quando, alla fine dei Sessanta, le spinte riformatrici conciliari si esaurirono nella Chiesa, venne il momento della scelta. Per me come per lui. "Al contrario di lui io decisi di non schierarmi non con le Gerarchie di Roma e con una Chiesa centralista: volli essere un Cristiano Cattolico al servizio degli uomini dentro e fuori la Chiesa".
Il vento del Sessantotto secondo Küng "traumatizzò" Ratzinger: non seppe affrontare il dialogo coi giovani. "Non lo interessava la Chiesa del Nuovo Testamento, ma la Chiesa del Padre, beninteso senza madre ovviamente il figlio di un gendarme cresce diversamente dal figlio di un commerciante", aggiunge non senza un po' di veleno.
Lasciata Tubinga nel 1969, Ratzinger - narra ancora Kung - dieci anni più tardi, nel 1979 denunciò in pubblico me, suo ex collega. E fece una specie di doppio gioco: su mia richiesta mi scrisse una lettera di riconciliazione. Settimane dopo venne la Dichiarazione della Congregazione della Fede, che mi privava del diritto di insegnare Teologia in nome della Chiesa.
Purtroppo, sostiene ancora Küng, tra chi non ebbe il coraggio di appoggiarmi dopo fu anche il Cardinale Lehmann, il liberale numero uno della Conferenza Episcopale Tedesca.
All'indice degli Approfondimenti
27 gennaio 2009 La Repubblica
Per lo studioso tedesco "gli ultimi eventi sono il
segno della continua marcia indietro e dell'irrigidimento del Vaticano" Voglio prepararmi a dire la mia sugli aspetti cruciali del processo in corso. Perché la questione di questi quattro Vescovi è solo da vedere nel contesto generale di una restaurazione". Così il famoso "teologo ribelle" tedesco il Professor Hans Küng commenta al telefono con La Repubblica e altri media internazionali la situazione nella Chiesa Cattolica dopo il ritiro della scomunica del Vescovo negazionista Williamson e degli altri tre presuli della Confraternita ultraconservatrice fondata da Monsignor Lefebvre. Nella Chiesa Cattolica Tedesca prevalgono pareri fortemente contrari,
La teologa Uta
Ranke-Heinemann parla di "responsabilità vergognose". "I significati fondamentali li ha il processo generale in corso.
La questione della
revoca della scomunica ai quattro Vescovi sopra citati secondo me, da
sola, di per sé non è davvero importante, ma ha un significato e va
vista e inquadrata in un contesto generale di restaurazione". "Nel contesto generale gli ultimi eventi sono un segno del continuo irrigidimento del Vaticano, la continua marcia indietro, il continuo susseguirsi di un passo indietro dopo l'altro.
Voglio pensare e
prendere posizione sugli eventi in questo contesto, sto riflettendo
ancora su come farlo". "È molto preoccupante.
Ma voglio aspettare
ancora qualche giorno, farò attendere ancora un po' la mia voce".
"Williamson è solo un aspetto del contesto generale. Non l'unico. Per quanto l'antisemitismo sia ributtante e da respingere, l'insieme dello sviluppo in corso è molto più carico di serie conseguenze.
Stiamo parlando di
persone che non hanno ancora sottoscritto la Dichiarazione sulla Libertà
di Religione e il Decreto sugli Ebrei (i Documenti Conciliari, ndr)".
"Sì. La questione è l'insieme del corso che Papa Ratzinger ha fatto imboccare alla Chiesa.
Purtroppo un percorso
significativamente all'indietro". "Sì. Certo, Papa Wojtyla ha saputo evitare alcuni errori, e sapeva meglio parlare alla gente. E fu lui a scomunicare i Vescovi di Lefebvre. Ecco un altro esempio di passo indietro oggi. In generale, la volontà di riconciliazione con i membri della confraternita è da valutare positivamente.
Ma insisto resta del
tutto non chiaro se questi Vescovi riconoscano il Concilio Vaticano II o
se rispettino il Decreto sulla Libertà Religiosa". "Il Pontefice vive nel suo mondo, si è allontanato dagli uomini, e oltre a grandi processioni e pompose cerimonie, non vede più i problemi dei fedeli - risponde Küng alla TV Svizzera. Per esempio la morale sessuale, la cura pastorale delle anime, la contraccezione. La Chiesa è in crisi, io spero che egli lo riconosca. Sarei felice di passi di riconciliazione specie verso gli ambienti dei fedeli progressisti. Ma Benedetto non vede che sta alienando se stesso dalla gran parte della Chiesa Cattolica e della Cristianità. Non vede il mondo reale, vede solo il mondo vaticano". All'indice degli Approfondimenti
15 ottobre 2009
La Repubblica - MicroMega
Durissimo attacco di Hans Küng a Benedetto XVI, accusato dal teologo voler riportare con la sua politica la Chiesa al Medioevo.
In un'intervista al
settimanale 'Stern' [14-10-2009 - "Die Politik des Vatikan
wird ein Fiasko", Nota della Redazione] il teologo svizzero, al
quale nel 1979 la Congregazione per la Dottrina delle Fede revocò la
"missio canonica", l'autorizzazione all'insegnamento della teologia
cattolica, afferma che sulle questioni della fede, il Papa "sulla
base della sua fede bavarese" si esprime in modo "sorprendentemente
ingenuo, a volte premoderno e populistico". Il tentativo di costringere la Chiesa a tornare al Medioevo la svuota.
Non si può tornare ai
vecchi tempi". Adesso non ci troveremmo con questa spaccatura della Chiesa Cattolica dall'alto e dal basso.
Io rappresento quella
dal basso, lui quella dall'alto".
"Non vorrei mancare il
momento giusto - spiega - e questo momento dipende dalla mia
responsabilità, non da quella della Chiesa, del Papa, di un prete, di un
medico o di un giudice". Non credo a queste raffigurazioni semplicistiche del cielo, come quella di sedere su una sedia dorata cantando alleluia".
Kung dichiara di non
credere alla resurrezione della carne, anche se in cielo avrebbe voglia
di incontrare volentieri qualcuno, "di preferenza Mozart, invece che
Willy Brandt". All'indice degli Approfondimenti
28 ottobre 2009 Repubblica
Quel Papa che pesca nell’acqua di destra
Essa conta pur sempre 77
milioni di aderenti ed è la terza Confessione Cristiana, dopo la Chiesa
Cattolica Romana e quella Ortodossa.
Dopo aver reintegrato
l’antiriformista Fraternità San Pio X, ora Benedetto XVI vorrebbe
rimpolpare le schiere assottigliate dei Cattolici Romani anche con
Anglicani simpatizzanti di Roma. Vedete: il Pescatore di Uomini pesca soprattutto sulla sponda destra del lago.
Ma lì l’acqua è torbida. E verso una pirateria non ecumenica di sacerdoti, cui viene persino risparmiato il medioevale obbligo di celibato, solo per render loro possibile un ritorno a Roma sotto il Primato Papale.
Chiaramente l’attuale
Arcivescovo di Canterbury, il Dr. Rowan Williams, non era all’altezza
della scaltra Diplomazia Vaticana.
In caso contrario non
avrebbe firmato il comunicato minimizzante dell’Arcivescovo Cattolico di
Westminster.
Il comunicato fa
sfacciatamente riferimento ai documenti realmente ecumenici della
Anglican Roman Catholic International Commission (ARCIC), elaborati
in anni e anni di laboriosi negoziati tra il romano Segretariato per
l’Unione dei Cristiani e l’anglicana Conferenza di Lambeth:
sull’Eucarestia (1971), sull’ufficio e l’ordinazione (1973) nonché
sull’autorità nella Chiesa (1976/81). Questi documenti di vera riconciliazione offrono infatti la base per il riconoscimento delle ordinazioni anglicane, delle quali Papa Leone XII nel 1896 aveva negato la validità con argomentazioni poco convincenti. Dalla validità delle ordinazioni anglicane deriva anche la validità delle celebrazioni eucaristiche anglicane.
Sarebbe così possibile una
reciproca ospitalità eucaristica, una intercomunione, un lento processo
di unificazione tra Cattolici e Anglicani. "Chiudere nel cassetto", si dice. "Troppa teologia küngiana", recitava all’epoca un comunicato riservato della agenzia di stampa cattolica Kna.
In effetti avevo dedicato
l’edizione inglese del mio libro "La Chiesa" all’allora Arcivescovo di
Canterbury, Dr. Michael Ramsey in data 11 Ottobre 1967, quinto
anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano Secondo: nella "umile
speranza che nella pagine di questo libro si ponga una base teologica
per un accordo tra le Chiese di Roma e Canterbury". Una "ripresa della comunità ecclesiale tra la Chiesa Cattolica e la Chiesa Anglicana sarebbe possibile", se "da un lato alla Chiesa d’Inghilterra fosse garantito di poter mantenere il proprio attuale ordine ecclesiale sotto il Primato di Canterbury e dall’altro la Chiesa d’Inghilterra riconoscesse il Primato Pastorale del soglio di Pietro come istanza superiore di mediazione e conciliazione tra le Chiese". "Così", speravo io all’epoca, "dall’Impero Romano nascerà un Commonwealth Cattolico!".
Ma Papa Benedetto vuole assolutamente restaurare l’Impero Romano. Alla Comunione Anglicana non fa alcuna concessione, intende piuttosto mantenere per sempre il Centralismo Medioevale Romano, anche se impedisce un accordo delle Chiese Cristiane su questioni fondamentali.
Il Primato del Papa - dopo
Papa Paolo VI bisogna ammetterlo il "grande scoglio" sulla via verso
l’unità della Chiesa - non agisce apparentemente come "Pietra dell’Unità".
A Roma si parla di mezzo milione di Anglicani con venti o trenta Vescovi. E gli altri 76 milioni? Una strategia dimostratasi fallimentare nei secoli passati e che condurrà nel migliore dei casi alla nascita di una minichiesa anglicana "unita" a Roma in forma di Diocesi personali (non territoriali).
Ma quali sono le
conseguenze odierne di questa strategia? In Vaticano gli antiecumenici giubilano per l’afflusso di conservatori, nella Chiesa Anglicana i liberali esultano per l’esodo di disturbatori simpatizzanti cattolici. Per la Chiesa Anglicana questa scissione implica un’ulteriore corrosione.
Essa soffre già in
conseguenza della nomina inutilmente osteggiata di un pastore
dichiaratamente omosessuale a Vescovo in USA - effettuata mettendo in
conto lo scisma della sua Diocesi e dell’intera Comunità Anglicana.
L’esodo dei sacerdoti anglicani e la proposta loro nuova ordinazione nella Chiesa Cattolica Romana solleva per molti fedeli (e Pastori) anglicani un pesante interrogativo: l’ordinazione dei sacerdoti anglicani è valida? E i fedeli dovrebbero convertirsi alla Chiesa Cattolica assieme al loro Pastore? Che ne è degli immobili ecclesiastici e degli introiti dei Pastori?
L’indignazione per il persistere del no alle riforme si è diffusa anche tra i più fedeli membri della Chiesa.
Dopo il Concilio molte
Conferenze Episcopali, innumerevoli pastori e credenti hanno chiesto
l’abrogazione del divieto medioevale di matrimonio per i sacerdoti, che
sottrae parroci già quasi a metà delle nostre parrocchie. Ed ora i preti cattolici devono tollerare accanto a sé pastori convertiti sposati? Cosa devono fare i preti che desiderano il matrimonio, forse farsi prima Anglicani, sposarsi, e poi ripresentarsi? Come già nello scisma tra Oriente e Occidente (XI sec.), ai tempi della Riforma (XVI sec.) e nel Primo Concilio Vaticano (XIX sec.) la fame di potere di Roma divide la Cristianità e nuoce alla sua Chiesa.
Una tragedia. All'indice degli Approfondimenti
17-11-2009
Hans Küng: catechismi e Bibbia non bastano più
“Né la croce nelle scuole, né il radicalismo laicista aiutano la speranza. Non approvo la restaurazione contro il Concilio Vaticano II.
La Chiesa non può più
demonizzare matrimonio dei preti e contraccettivi”. Anche per Hans Küng è venuto il momento di raccontarsi. Superati gli ottant’anni il grande teologo tedesco ha deciso di uscire nella librerie con un testo autobiografico. Was ich glaube, In che cosa credo (per ora solo in edizione tedesca [pubblicato ora anche in lingua italiana: Hans Küng, "Ciò che credo" - Rizzoli, Nota della Redazione]) è stato presentato per la prima volta in Italia a Brunico in una sala affollatissima.
Intervistato dal
missionario altoatesino Sepp Hollweck, il teologo ha voluto ripercorrere
i fili di una fede critica liberatrice. “Scrivo – ci spiega Küng – per tutti quegli uomini che sono in ricerca, che non si sentono soddisfatti dal modo tradizionale di professare la fede sia romana che protestante. Scrivo per uomini e donne che non si sentono a loro agio in una costosa spiritualità in stile wellness (Wellness-Spiritualität) o in una semplice fede intesa come balsamo per la vita.
Scrivo per chi ha dubbi,
ma anche il desiderio di vivere la vita come gioia e come bellezza”. Una delle domande più difficili che spesso mi è stata posta è questa: “Professor Küng, al di là di tutto in che cosa crede lei?” Ho pensato fosse giunto il momento di rispondere alla domanda non solo su un piano formale, ma personale. I capitoli del libro sono il frutto di alcune lezioni che ho tenuto all’Università di Tubinga. Mille persone hanno letteralmente occupato ogni angolo dell’aula per sentire il racconto di una visione di fede libera, gioiosa, aperta. Non bastano più i catechismi, non sono sufficienti i libri di religione, i corsi di formazione e nemmeno la Bibbia presa soltanto come libro di studio.
Molte persone sono in
cerca di una fede comprensiva di tutto, di una fede che si combina con
un’etica adeguata al Terzo Millennio.
Lo storico incontro ad
Assisi del 1986 quando Papa Wojtyla radunò i rappresentanti delle grandi
Religioni dell’umanità, sembra un evento lontano. La mia posizione è fortemente critica verso il tentativo di restaurazione in atto, specialmente contro il Concilio Vaticano II. Non si ha come modello Gesù Cristo, ma il Diritto Canonico. Su tante questioni fondamentali come il ruolo della donna, quello dei laici, il celibato dei preti la Chiesa ha un atteggiamento di difesa dello status quo.
Ogni tanto mi viene da
pensare che Gesù avrebbe serie difficoltà a capire l’apparato
ecclesiastico di oggi. Sì, nel capitolo dal titolo Lebenskunst (l’arte della vita) ho affrontato il tema della morte a cui ho dedicato il paragrafo Ars moriendi. C’è una responsabilità individuale che bisogna tenere presente anche in quella che io chiamo la “dignità del morire”. È una questione delicata perché si intreccia fortemente con un elemento esistenziale, profondo che potremmo sintetizzare con queste domande: “Come voglio morire io?" "Come è morto mio fratello?" Mors certa, hora incerta. Siamo coscienti che la morte arriverà, ma non sappiamo l’ora.
Su questi temi le
ideologie sono perniciose.
Lei cosa pensa? La croce è essenziale per il Cristiano. È un messaggio di vita, di speranza, di gioia. Nella storia però la croce è stata brandita come un’arma, è stata utilizzata come strumento di condanna degli eretici. Non è sempre stata un segno di benedizione. Capisco che ci siano delle persone che manifestano dubbi o avversioni nei confronti della croce appesa nelle scuole, però non credo che nemmeno il radicalismo laicista sia la soluzione al problema. La Corte Europea non può legiferare su questioni del genere, ma sono gli stati che autonomamente sono chiamati a disciplinare la materia.
Sono uno strenuo
difensore della libertà religiosa, ma sono anche convinto che per la
maggior parte delle scuole italiane o tedesche la croce non sia
un’offesa, semmai è la mancanza di dialogo e di ascolto alla base di
molti conflitti. Un miliardo e 20 milioni di persone sono ridotte alla fame.
Cosa si aspetta che dica il Pontefice? Mi aspetto che dica qualcosa sull’esplosione demografica inaccettabile. Il problema della fame si combatte con una politica di controllo delle nascite. La pillola è uno strumento efficace per evitare il collasso della popolazione. La Chiesa non può più continuare a demonizzare i metodi contraccettivi.
All'indice degli Approfondimenti
16 dicembre 2009 La Repubblica Trent'anni all'indice Intervista ad Hans Küng
di
Andrea Tarquini
Lui, considerato
allora e oggi forse il più autorevole teologo cattolico critico,
fu interdetto
Trent'anni dopo,
ascoltiamolo confessare le emozioni e i ricordi di allora, e riflettere
sulle sfide attuali per il Cattolicesimo.
Professore, quali ricordi di quel giorno le sono rimasti
più a fondo nella mente, e a che "La revoca della facoltà d'insegnamento ecclesiale, quel 18 dicembre 1979, per me fu una totale sorpresa.
Un
attacco-lampo da parte di persone al massimo livello nella Congregazione
della Fede Anche oggi, trent'anni dopo, resta valido quanto dissi già allora: questa azione da Inquisizione era teologicamente infondata, giuridicamente impugnabile e politicamente controproducente. Quel che venne poi per me, furono i tre mesi più amari della mia vita. Fu un peso estremo, spirituale quanto fisico.
Il pericolo che si
presentò allora e che io affrontai fu di essere completamente emarginato,
nella Chiesa come nel mondo universitario, e ridotto alla morte civile
del silenzio".
Non ci furono spazi o speranze di dialogo e compromesso
con la Santa Sede allora, trent'anni "Mi accingo a raccontare tutto al pubblico. Sta per uscire, anche in Italia, il secondo volume delle mie memorie, Verità disputata. Narrerò al pubblico quali trame furono tessute allora, e quali persone vi furono coinvolte come parte attiva. Allora, trent'anni fa, non si giocava sul terreno di una possibilità di dialogo serio su una questione così discussa e sofferta nella Chiesa Cattolica quale è la questione dell'infallibilità papale.
No, la situazione cui
mi trovai di fronte fu la richiesta di una sottomissione e resa
incondizionata al Diktat da Roma". Fu uno choc.
Come ce la fece ad andare avanti? "Ce l'ho fatta a sopravvivere grazie a un vasto appoggio, nel mio circolo di amici e accademico, e a livello mondiale. La solidarietà con me fu straordinaria, quasi soverchiante. Mi disse che non avrei dovuto arrendermi, in nessun caso. Da parte mio ero convinto che le mie posizioni trovavano conferma nel Vangelo. All'Università di Tubinga, la mia posizione fu relativamente tranquilla, garantita. Affrontai intensi negoziati, dopo quattro mesi riuscii a ottenere un compromesso. Sarei restato Professore di Teologia Ecumenica con ogni diritto, e il mio Istituto per la Ricerca Ecumenica fu sganciato dalla Facoltà Cattolica di Teologia e posto alle dirette dipendenze del Senat, il collegio di direzione accademica dell'ateneo.
Non è una scusa o
discolpa postuma per gli Inquisitori, ma oggi posso dire una cosa
importante".
Quale?
"Che la revoca papale
della mia facoltà di docente, paradossalmente, mi ha dato, nel sistema
Ciò mi ha permesso di
portare avanti con energia il dialogo tra le religioni, e anche di
varare il progetto Weltethos, la mia fondazione per l'etica
mondiale". Con Benedetto XVI lei ebbe un incontro, ci furono speranze di riconciliazione.
Sono poi tramontate, e perché? "Joseph Ratzinger, oggi Papa Benedetto XVI, fu mio collega come Peritus del Concilio Vaticano Secondo, poi come Professore alla Facoltà di Teologia Cattolica dell'Università di Tubinga. Gli sarò sempre grato per la sua scelta, dopo un periodo di totale estraniazione tra noi due, di concedermi dopo la sua elezione a Papa un colloquio di ben quattro ore a Castel Gandolfo. Quel colloquio si svolse in uno spirito amichevole, e davvero risvegliò in me la speranza che egli fosse pronto ad azioni sagge e coraggiose.
Concordammo, anche con un comunicato ufficiale vaticano, un'intesa su un
rapporto costruttivo tra religione e scienze naturali, sul dialogo
interreligioso, e sulla necessità di Ma purtroppo adesso Papa Benedetto sembra aver scelto una linea di restaurazione.
Le sue infelici
affermazioni sulla Chiesa Evangelica, sull'Ebraismo e sull'Islam, lo
indicano chiaramente".
Cioè tornano tempi di pericolo?
"C'è anche il
pericolo che la Chiesa Cattolica diventi luogo di raccolta di correnti
arciconservatrici. Ma anche con l'offerta agli Anglicani conservatori di tornare nel Castello della Chiesa Cattolica. Eppure non ho abbandonato la mia speranza che Papa Benedetto, anche in Vaticano, prenda atto dell'emergenza della cura pastorale cattolica delle anime, e si decida a necessarie riforme, per aiutare le migliaia di parrocchie in tutto il mondo che non hanno più un parroco.
Ma
anche molte altre emergenze nella Chiesa impongono una urgente risposta
positiva del Papa". Obbligo del celibato, dogmi, crisi delle vocazioni…
Secondo lei la Chiesa come può restare
viva nel mondo d'oggi? "La Chiesa Cattolica si richiama a Gesù Cristo come origine e fondamento. È da differenziare rispetto al Sistema Romano, che è nato e si è consolidato solo dall'undicesimo secolo. Solo dalla Riforma Gregoriana vigono nella Chiesa Cattolica un centralismo romano imposto, un estremo clericalismo e un obbligo del celibato per tutto il clero. Non a caso venne nella stessa epoca lo scisma d'Oriente.
Le
sorti delle riforme della Chiesa d'Occidente e della riconciliazione con
la Chiesa d'Oriente dipendono da una correzione di questo medievale
Sistema Romano".
Cosa vuol dire oggi, secondo lei, essere cristiano, e
cattolico? "La misura del nostro essere Cristiani non può essere il Diritto Ecclesiastico Medievale, bensì deve esserlo il Vangelo stesso, secondo le Scritture del Nuovo testamento. Che cosa significhi essere Cristiani, lo scrissi già 35 anni fa, e non ho cambiato idea: 'Seguendo Gesù Cristo
l'uomo nel mondo vivere, agire, soffrire e morire in modo veramente umano: nella felicità e nella sventura, nella vita e nella morte sorretto da Dio e fecondo di aiuto per gli altri'.". All'indice degli Approfondimenti
18 marzo 2010
La Repubblica
Dal canto suo, il Presidente [della Conferenza Episcopale Tedesca] ha chiesto perdono alle vittime, citando nuovamente le misure già adottate e quelle previste. Ma nessuno dei due ha risposto a una serie di domande di fondo che non è più possibile eludere. Stando ai risultati dell'ultimo sondaggio Emnid, solo il 10% degli interpellati trova soddisfacente l'opera di rielaborazione della Chiesa, mentre per l'86% dei Tedeschi l'atteggiamento degli alti livelli della Gerarchia Ecclesiastica manca di chiarezza.
Le loro critiche
troveranno peraltro conferma nell'insistenza con cui i Vescovi
continuano a negare ogni rapporto tra l'obbligo del celibato e gli abusi
commessi sui minori.
Perché il Papa continua, contro la verità storica, a definire il "santo" celibato un "dono prezioso", ignorando il messaggio biblico che consente espressamente il matrimonio a tutti i titolari di cariche ecclesiastiche?
Il celibato non è "santo",
e non è neppure una grazia, bensì piuttosto una disgrazia, dal momento
che esclude dal sacerdozio un gran numero di ottimi candidati, e ha
indotto molti preti desiderosi di sposarsia rinunciare alla loro
missione.
Anche personalità come
Alois Glück, presidente del Comitato Centrale dei Cattolici Tedeschi, o
Hans-Jochen Jaschke, Vescovo Ausiliare di Amburgo, si sono espressi in
favore di un rapporto più sereno con la sessualità e della possibilità
di far coesistere fianco a fianco sacerdoti celibi e sposati.
È possibile che "tutti gli esperti" abbiano escluso l'esistenza di qualsiasi rapporto tra la pedofilia e l'obbligo del celibato sacerdotale, come ha nuovamente asserito l'Arcivescovo Zollitsch? Chi mai può conoscere il parere di "tutti gli esperti"!? Di fatto si potrebbero citare innumerevoli psicoanalisti e psicoterapeuti che al contrario hanno sottolineato questo rapporto: mentre l'obbligo del celibato impone ai preti di astenersi da qualunque attività sessuale, i loro impulsi sono però virulenti, col rischio che il tabù e l'inibizione sessuale li induca a ricercare una qualche compensazione.
In nome della verità, la
correlazione tra l'obbligo del celibato e gli abusi non può essere
semplicemente negata, ma va presa invece in seria considerazione.
Richard Sipe ha
individuato un tipo di inibizione dello sviluppo psicosessuale più
frequente nei celibi che nella media della popolazione; ma spesso la
consapevolezza dei deficit dello sviluppo psicologico e delle tendenze
sessuali si raggiunge solo dopo l'ordinazione al sacerdozio.
Oltre a chiedere perdono alle vittime, i Vescovi non dovrebbero finalmente riconoscere anche le proprie corresponsabilità? Per decenni, dato il tabù sulla norma del celibato, hanno occultato gli abusi, limitandosi a disporre il trasferimento dei responsabili. Tutelare i preti era più importante che proteggere bambini. C'è poi una differenza tra i casi individuali di abusi commessi nelle scuole, al di fuori della Chiesa Cattolica, e gli abusi sistemici, spesso reiterati e frequenti, all'interno stesso della Chiesa Cattolica Romana, in cui vige tuttora una morale sessuale quanto mai rigida e repressiva, che culmina nella norma sul celibato. In nome della verità, anziché porre un ultimatum di 24 ore al Ministro Federale della Giustizia, sopravvalutando peraltro gravemente l'Autorità Ecclesiastica, il Presidente della Conferenza Episcopale avrebbe dovuto finalmente dichiarare con chiarezza che d'ora in poi, in caso di reati di natura penale le Gerarchie della Chiesa non cercheranno più di eludere l'azione giudiziaria dello Stato. O dovremo aspettare che per ricredersi, la Gerarchia sia costretta a pagare risarcimenti dell'ordine di milioni di euro? Negli USA la Chiesa Cattolica ha dovuto versare a questo titolo, nel 2006, ben 1,3 miliardi di dollari; e in Irlanda, nel 2009, il Governo ha stabilito con gli Ordini Religiosi un accordo - rovinoso per questi ultimi - per un fondo risarcimenti di 2,1 miliardi di euro.
Cifre del genere sono
assai più eloquenti dei dati statistici sulle percentuali dei celibi tra
gli autori di reati sessuali, citati nel tentativo di sdrammatizzare il
dibattito.
Il Papa Benedetto XVI non dovrebbe assumersi a sua volta le proprie responsabilità, anziché lamentarsi di una campagna che sarebbe in atto contro la sua persona? Nessuno finora, in seno alla Chiesa, si è mai trovato sulla scrivania un così gran numero di denunce di abusi.
Vorrei ricordare quanto
segue:
E non si tratta qui dei
ceffoni, purtroppo all'ordine del giorno a quei tempi, bensì anche di
eventuali reati sessuali.
Anche se Mons. Gerhard
Gruber, suo Vicario Generale (oltre che mio ex collega di studi) si è
assunta la piena responsabilità di questi episodi, la sua lealtà non
poteva bastare a scagionare l'Arcivescovo, responsabile anche sul piano
amministrativo.
Così come lo ha fatto il Vescovo di Limburg, Franz Peter Tebartz-van Elst, che in un'allocuzione trasmessa per radio il 14 marzo 2010 si è rivolto a tutti i fedeli in questi termini:
"Poiché un'iniquità
così atroce non può essere accettata né occultata, abbiamo bisogno di
cambiare strada, di invertire la rotta per dare spazio alla verità. All'indice degli Approfondimenti
28 marzo 2010 La Repubblica - MicroMega
Chiesa e pedofilia - l’omertà imposta da Ratzinger
Il teologo Hans Küng in un suo recente intervento sul quotidiano la Repubblica ha accusato esplicitamente Papa Ratzinger di avere imposto il silenzio sul dilagare della pedofilia nel clero cattolico e ha citato a questo proposito un ben preciso documento firmato nel 2001 dal pontefice.
È lo stesso documento che in Germania ha fatto pubblicamente infuriare il Ministro degli Interni. Hans Küng ha specificato che sui casi di pedofilia Ratzinger ha imposto il "segreto pontificio", che però nessuno sa cosa sia.
Eppure sia l’intero testo del documento firmato dall’attuale Papa e sia il testo della definizione vaticana di cosa sia il segreto pontificio sono stampati e ben commentati nell’appendice del libro "Emanuela Orlandi – La Verità: dai Lupi Grigi alla banda della Magliana", edito nel 2008 da Baldini-Castoldi-Dalai e scritto dal giornalista Pino Nicotri. Il quale per giunta ne aveva già ampiamente parlato nel suo blog www.pinonicotri.it e prima ancora sul blog che aveva sul sito del settimanale L’espresso.
Stranamente però i mass
media hanno continuato a far finta di niente nonostante la frequente
riproposizione dei due documenti sul blog di Nicotri man mano che
esplodeva il nuovo scandalo della pedofilia nel clero in Irlanda e in
Germania, e nonostante le molte interviste date a radio e tv non solo
private. Per gentile concessione dell’autore pubblichiamo quindi l’intera appendice del suo libro dedicata appunto alle responsabilità di Papa Ratzinger in questo brutto argomento e al cosa sia esattamente il misterioso "Segreto Pontificio". All'indice degli Approfondimenti
Si tratta di un ordine aggiornato nel 2001 per volontà proprio di Wojtyla e a firma degli allora monsignori Joseph Ratzinger e Tarcisio Bertone. Nel caso Emanuela sia stata vittima di abusi sessuali, l’obbligo di preti, sacerdoti, monaci e monache dentro e fuori il Vaticano era tenere la bocca cucita, quali che fossero le conseguenze degli ipotetici abusi.
Vediamo meglio questa
scivolosa faccenda raccontando qualche caso realmente accaduto e vedendo
come lo stesso confessionale oggi diffuso in tutte le chiese è nato
proprio per tentare di arginare gli abusi sessuali dei religiosi, da
sempre fin troppo in voga. Dopo qualche tempo è stato promosso arcivescovo di Poznan e in tale veste spedito in Polonia. Nonostante l’accumularsi di denunce – almeno 14 – per abusi sessuali ai danni di giovani seminaristi, il pedofilo Paetz stava per essere elevato, sempre da Wojtyla, alla prestigiosa carica di primate della Polonia quando il governo polacco ha deciso di rompere gli indugi ed uscire allo scoperto per evitare l’insulto e l’infamia di una tale promozione. Minacciando pubblicamente di cacciare l’arcivescovo dal Paese, Varsavia il 28 marzo 2002 riusciva a ottenerne le dimissioni. Insomma Paetz, accolto di nuovo in Vaticano e questa volta come un perseguitato – nella cattolicissima Polonia! – e un eroe era un accanito pedofilo. Così come Emanuela Orlandi era una bella minorenne. Essendo lei di sesso femminile, non è detto che Paetz volesse aggiungerla al suo carnet, ma alla luce dei molti scandali di sacerdoti stupratori di minorenni di entrambi i sessi non è una ipotesi da escludere a priori.
Per esempio, la settimana
della Pasqua del 2006 è esploso in Italia lo scandalo di un parroco
fiorentino, don Lelio Cantini, che per l’appunto collezionava da decenni
violenze sessuali ai danni di bambini e bambine. A furia di insistere, hanno ottenuto qualche incontro prima con l’arcivescovo Silvano Piovanelli e poi con il suo successore arcivescovo Ennio Antonelli oltre che nel frattempo con l’ausiliare Claudio Maniago. Tutto quello che sono riusciti però a ottenere è stato il trasferimento del parroco mascalzone in un’altra parrocchia della stessa diocesi a far data dal settembre 2005, cioè ben 20 mesi dopo gli esposti.
Il trasferimento è stato
motivato ufficialmente “per motivi di salute”, vale a dire senza che il
parroco pluristupratore di lungo corso venisse né denunciato alla
magistratura né svergognato in altro modo né privato dell’abito talare
con la sospensione “a divinis”. “Non vogliamo sentirci domani chiedere conto di un colpevole silenzio”, hanno spiegato al papa il 13 ottobre 2006 con una nuova missiva, nella quale a proposito dell’ex parroco parlano di “iniquo progetto di dominio sulle anime e sulle esistenze quotidiane”.
I dieci lamentano anche
come a quasi due anni dall’inizio delle denunce dalla Chiesa fiorentina
non fosse ancora arrivata né “una decisa presa di distanza” dai
personaggi della curia resi edotti della vicenda né “una scusa ufficiale”
e neppure “un atto riparatore autorevole e credibile”. Il famoso cardinale, tanto impegnato nella lotta incessante contro la laicità dello Stato italiano, a fronte alle porcherie del suo sottoposto si rivela quanto mai imbelle, omertoso e di fatto complice: tutta la sua azione si riduce a una lettera agli stuprati per ricordare loro che il parroco criminale il 31 marzo ha lasciato anche la diocesi e per augurare che il trasferimento “infonda serenità nei fedeli coinvolti a vario titolo nei fatti”. Insomma, fuor dalle chiacchiere e dall’ipocrisia, Ruini si limita a raccomandare che tutti si accontentino della rimozione di Cantini e se ne stiano pertanto d’ora in poi zitti e buoni, paghi del fatto che il prete pedofilo e stupratore sia stato spedito a soddisfare le sue brame carnali altrove. Come a dire che i parenti delle vittime della strage di piazza Fontana o del treno Italicus si sentano rispondere dal Capo dello Stato non con il dovuto processo ai colpevoli, bensì con una letterina buffetto sulle guance che annuncia, magno cum gaudio, che i colpevoli anziché andare in galera sono stati trasferiti in altri uffici e che pertanto augura, cioè di fatto ordina, “serenità” tra i superstiti e i parenti delle vittime.
Un simile comportamento
oggi non ce l’hanno neppure gli Stati Uniti: è vero che non permettono a
nessuno Stato estero di giudicare i propri soldati quali che siano i
crimini da loro commessi nei loro territori, da Mai Lay al Cermis, da
Abu Graib a Guantanamo e Okinawa, ma è anche vero che gli Usa anziché
stendere il velo omertoso del segreto li processano pubblicamente in
patria e non sempre in modo compiacente. Con una ben precisa circolare inviata ai vescovi di tutto il mondo il 18 maggio 2001 e che più avanti riproduciamo per intero, l’allora capo della Congregazione per la dottrina della fede, come si chiama oggi ciò che una volta era la Santa (!) Inquisizione e poi il Sant’Uffizio, non solo imponeva il segreto su questi poco commendevoli argomenti, ma avvertiva anche che a volere una tale sciagurata direttiva era il papa di allora in persona. Vale a dire, quel Wojtyla che più si ha la coda di paglia e più si vuole sia fatto “santo subito”, in modo da sottrarlo il più possibile alle critiche per i suoi non pochi errori.
Compresi quello di
accreditare senza motivo alcuno il “rapimento” di Emanuela Orlandi. Per l’esattezza, presso la Corte distrettuale di Harris County figurano imputati il responsabile della diocesi di Galveston Houston, arcivescovo Joseph Fiorenza, i sacerdoti pedofili Juan Carlos Patino Arango e William Pickand, infine anche l’attuale pontefice. Questi è accusato di avere coscientemente coperto, quando era prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, i sacerdoti colpevoli di abusi sessuali su minori. Da notare che l’omertà e la complicità di fatto garantita dalla circolare Ratzinger-Bertone ha danneggiato non solo la giustizia di quel processo, ma anche dei molti altri che hanno scosso il mondo intero scoperchiando la pentola verminosa sia dei religiosi pedofili negli Stati Uniti (dove la Chiesa ha dovuto pagare centinaia di milioni di dollari con una marea di risarcimenti) che di quelli pedofili in altre parti del mondo.
Un porporato che si è
visto denunciare un folto gruppo di preti dalle loro vittime, anziché
punire i colpevoli li ha protetti facendoli addirittura espatriare nelle
Filippine, in modo da sottrarli per sempre alla giustizia. E Ratzinger sarebbe stato trascinato in tribunale, forse in manette data la gravità del reato, se non fosse nel frattempo diventato papa.
Nel settembre 2005 infatti
il ministero della Giustizia, su indicazione di Bush e Condolezza Rice,
ha bloccato il processo contro Ratzinger accogliendo la richiesta
dell’allora segretario di Stato del Vaticano, Angelo Sodano, di
riconoscere anche al papa, in quanto capo dello Stato pontificio, il
diritto all’immunità riconosciuto non solo dagli Stati Uniti per tutti i
capi di Stato. All'indice degli Approfondimenti
inviata dalla Congregazione per la Dottrina della Fede ai Vescovi di tutta la Chiesa Cattolica e agli altri ordinari e prelati interessati, circa I DELITTI PIÙ GRAVI riservati alla medesima Congregazione per la Dottrina della Fede,
18 maggio 2001
Per l’applicazione della Legge Ecclesiastica, che
all’Art. 52 della Costituzione Apostolica sulla Curia Romana dice:
“[La Congregazione per la Dottrina della Fede] giudica i delitti contro la
fede e i delitti più gravi commessi sia contro la morale sia nella
celebrazione dei sacramenti, che vengano a essa segnalati e,
all’occorrenza, procede a dichiarare o a infliggere le sanzioni
canoniche a norma del diritto, sia comune che proprio”, era necessario
prima di tutto definire il modo di procedere circa i delitti contro la
fede: questo è stato fatto con le norme che vanno sotto il titolo di
Regolamento per l’esame delle dottrine, ratificate e confermate dal
Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, con gli Articoli 28-29 approvati
insieme in forma specifica.
Quasi nel medesimo tempo la Congregazione per la
Dottrina della Fede con una Commissione costituita a tale scopo si
applicava a un diligente studio dei canoni sui delitti, sia del Codice
di Diritto Canonico sia del Codice dei Canoni delle Chiese Orientali,
per determinare “i delitti più gravi sia contro la morale sia nella
celebrazione dei sacramenti”, per perfezionare anche le norme
processuali speciali nel procedere “a dichiarare o a infliggere le
sanzioni canoniche”, poiché l’istruzione
Crimen sollicitationis finora
in vigore, edita dalla Suprema Sacra Congregazione del Sant’Offizio il
16 marzo 1962, doveva essere riveduta dopo la promulgazione dei nuovi Codici
Canonici. Dopo un attento esame dei pareri e svolte le opportune consultazioni, il lavoro della Commissione è finalmente giunto al termine; i Padri della Congregazione per la Dottrina della Fede l’hanno esaminato più a fondo, sottoponendo al Sommo Pontefice le conclusioni circa la determinazione dei delitti più gravi e circa il modo di procedere nel dichiarare o nell’infliggere le sanzioni, ferma restando in ciò la competenza esclusiva della medesima Congregazione come Tribunale Apostolico.
Tutte queste cose sono state dal
Sommo Pontefice
approvate, confermate e promulgate con la Lettera Apostolica emanata
come motu proprio Sacramentorum sanctitatis tutela.
I delitti più gravi sia nella celebrazione dei
sacramenti sia contro la morale, riservati alla Congregazione per la
Dottrina della Fede, sono:
- I delitti contro la santità dell’augustissimo
sacramento e sacrificio dell’eucaristia, cioè: 1° l’asportazione o la conservazione a scopo sacrilego, o la profanazione delle specie consacrate;
2° l’attentata azione liturgica del sacrificio
eucaristico o la simulazione della medesima; ecclesiali, che non hanno la successione apostolica ne riconoscono la dignità sacramentale dell’ordinazione sacerdotale; 4° la consacrazione a scopo sacrilego di una materia senza l’altra nella celebrazione
eucaristica, o anche di entrambe fuori della
celebrazione eucaristica; - Delitti contro la santità del sacramento della penitenza, cioè:
contro il sesto comandamento del Decalogo, se è finalizzata a peccare con il confessore stesso [nel Catechismo secondo il Concilio di Trento - nel 1545, cosiddetto "Concilio Tridentino", di una Chiesa Cattolica Romana da secoli ormai sulla difensiva, più re-attiva che pro-attiva, più aggrappata al potere che ancorata nel Vangelo, in cui viene definita la Riforma della Chiesa o "Controriforma" e la reazione appunto alle Dottrine del Calvinismo e Luteranesimo, cioè la Riforma Protestante - il sesto comandamente è "Non commettere atti impuri", Nota della Redazione del portale];
3° la violazione diretta del
sigillo sacramentale; - Il delitto contro la morale, cioè: il delitto contro il sesto comandamento del Decalogo
commesso da un chierico con un
minore al di sotto dei 18 anni di età.
Al Tribunale Apostolico della Congregazione per la
Dottrina della Fede sono riservati soltanto questi delitti, che sono
sopra elencati con la propria definizione. Ogni volta che l’ordinario o il prelato avesse notizia almeno verosimile di un delitto riservato, dopo avere svolte un’indagine preliminare, la segnali alla Congregazione per la Dottrina della Fede, la quale, a meno che per le particolari circostanze non avocasse a sé la causa, comanda all’ordinario o al prelato, dettando opportune norme, di procedere a ulteriori accertamenti attraverso il proprio tribunale.
Contro la sentenza di primo grado, sia da parte del
reo o del suo patrono sia da parte del promotore di giustizia, resta
validamente e unicamente soltanto il diritto di appello al Supremo
Tribunale della medesima Congregazione. Si deve notare che l’azione criminale circa i delitti riservati alla Congregazione per la Dottrina della Fede si estingue per prescrizione in dieci anni.
La prescrizione decorre a norma del
diritto universale e comune: ma in un delitto con un minore commesso da
un chierico comincia a decorrere dal giorno in cui il minore ha compiuto
il 18° anno di età. Nei tribunali costituiti presso gli ordinari o i prelati possono ricoprire validamente per tali cause l’ufficio di giudice, di promotore di giustizia, di notaio e di patrono soltanto dei sacerdoti.
Quando l’istanza nel tribunale in qualunque modo è
conclusa, tutti gli atti della causa siano trasmessi d’ufficio quanto
prima alla Congregazione per la Dottrina della Fede.
Tutti i tribunali della Chiesa Latina e delle Chiese Orientali
Cattoliche sono tenuti a osservare i canoni sui delitti e le
pene come pure sul processo penale rispettivamente dell’uno e dell’altro
Codice, assieme alle norme speciali che saranno date caso per caso dalla
Congregazione per la Dottrina della Fede e da applicare in tutto.
Le cause di questo genere sono
soggette al Segreto Pontificio.
Con la presente lettera, inviata
per mandato del Sommo Pontefice a tutti i Vescovi della Chiesa Cattolica, ai
Superiori Generali degli Istituti Religiosi clericali di diritto pontificio e
delle Società di Vita Apostolica clericali di diritto pontificio e agli
altri ordinari e prelati interessati, si auspica che non solo siano
evitati del tutto i delitti più gravi, ma soprattutto che, per la
santità dei chierici e dei fedeli da procurarsi anche mediante
necessarie sanzioni, da parte degli ordinari e dei prelati prelci sia
una sollecita cura pastorale.
dalla sede della Congregazione per la Dottrina della Fede,
18 maggio 2001.
Joseph Card. Ratzinger, Prefetto.
E il ruolo “giudiziario”, cioè di fatto omertoso, della Congregazione ex Sant’Ufficio è comunque confermato in pieno dalla vicenda fiorentina. A difendere i fedeli violati sono scesi in campo anche i locali preti ordinari e a causa delle loro insistenze il cardinale Antonelli il 17 gennaio ha scritto alle vittime di Cantini che al termine di un “processo penale amministrativo” tutto interno alla curia e sentita per l’appunto la Congregazione per la dottrina della fede, l’ex parroco “non potrà né confessare, né celebrare la messa in pubblico, né assumere incarichi ecclesiastici, e per un anno dovrà fare un’offerta caritativa e recitare ogni giorno il Salmo 51 o le litanie della Madonna”. Tutto qui! Di denuncia alla magistratura, neppure l’ombra, e del resto il “segreto pontificio” non lascia scampo. Per uno che per anni e anni se l’è fatta da padrone anche con il sesso di ragazzine di soli 10 anni - e di 17 le più “vecchie” – senza neppure scomodarsi con un viaggio nella Thailandia paradiso dei pedofili, si tratta di una pena piuttosto leggerina…. Da far felice qualunque pedofilo incallito!
Quanto alle vittime,
Antonelli ha anticipato l’ineffabile Ruini: visto che “il male una volta
compiuto non può essere annullato”, il cardinale invita le pecorelle
struprate a “rielaborare in una prospettiva di fede la triste vicenda in
cui siete stati coinvolti”, e a invocare da Dio “la guarigione della
memoria”. E infatti i fedeli fiorentini, che hanno letto la missiva del cardinale con “stupore e dolore”, hanno deciso di non fermarsi. Finora non hanno fatto nemmeno causa civile, ma d’ora in poi, dicono, “nulla è più escluso”. I preti schierati dalla loro parte chiedono al papa – nella lettera inviata tramite la Segreteria di Stato oggi retta proprio da Bertone! - “un processo penale giudiziario”, che convochi testimoni e protagonisti, e applichi “tutte le sanzioni previste dall’ordinamento ecclesiastico”. Chiedono inoltre che Cantini, colpevole di avere rovinato non poche vite, sia “privato dello stato clericale” anche “a tutela delle persone che continuano a seguirlo”. Però, come avrete notato, neppure i buoni preti fiorentini si sognano di fare intervenire la magistratura dello Stato italiano. I panni sporchi si lavano in famiglia… Che è il modo migliore di continuare a non lavarli.
Come per la scomparsa di
Emanuela Orlandi. E’ così che Ratzinger in visita negli Stati Uniti e in Australia, due enormi Paesi scossi da centinaia di casi anche giudiziari di pedofilia dei religiosi, ha incredibilmente potuto ergersi a paladino delle denunce anche penali.
Le belle parole non
costano niente, tanto poi tutto procede come prima, specie in Italia e
in Vaticano. Già è molto grave che in quel documento la pedofilia sia definita “peccato contro la morale” anziché contro la persona. Forse che i bambini e le bambine non sono persone? Dei quali abusare senza troppi problemi, vedasi anche il caso del fondatore dei Legionari di Cristo condannato dal papa a “fare penitenza” anziché essere privato dell’abito talare e spedito in galera. In quel documento è stato anche ordinato di elevare da 16 a 18 anni la definizione di età minore e a 10 anni il periodo necessario per la decorrenza termini per l’eventuale processo davanti al tribunale religioso (religioso, non civile, cioè non statale, non con magistrati ordinari). Possono parere due buone misure, moralizzatrici: ma l’unico risultato è quello di sottrarre i colpevoli alla denuncia alla magistratura ordinaria per almeno 10 anni filati e di dare loro la possibilità di spassarsela anche con ragazzi tra i 16 e i 18 anni senza finire automaticamente nei guai. Saranno anche state buone le intenzioni di quelle due estensioni, ma come si sa - e in Vaticano dovrebbero saperlo meglio di tutti - di buone intenzioni è lastricata la strada dell’inferno.
E infatti dover mantenere
il segreto pontificio per almeno 10 anni sui “peccati” di pedofilia -
che non sono considerati reati! - ha una ben precisa conseguenza: dopo
10 anni il reato di pedofilia si estingue in quasi tutti i Paesi del
mondo. Come chiunque può rendersi onestamente conto leggendo il testo - che tratta il problema del segreto in modo talmente pignolo da fare invidia a comandi militari e massonerie varie - è assolutamente escluso che un argomento sottoposto a segreto pontificio possa essere portato a conoscenza di “estranei”.
Cioè, per esempio, di
Polizia, Carabinieri e Magistrati o degli stessi genitori delle vittime.
All'indice degli Approfondimenti
Quanto concordi con la natura degli uomini il rispetto
dei segreti, appare evidente anzitutto dal fatto che
molte cose, benché
siano da trattare esternamente, traggono tuttavia origine e sono
meditate nell’intimo del cuore e vengono prudentemente esposte soltanto
dopo matura riflessione.
Perciò tacere, cosa davvero assai difficile, come pure
parlare pubblicamente con riflessione sono doti dell’uomo perfetto:
infatti c’è un tempo per tacere e un tempo per parlare (cf. Eccle 3,7)
ed è un uomo perfetto chi sa tenere a freno la propria lingua (cf. Gc
3,2).
Questo avviene anche nella Chiesa, che è la comunità
dei credenti, i quali, avendo ricevuto la missione di predicare e
testimoniare il Vangelo di Cristo (cf. Mc 16, 15; At 10,42),
hanno
tuttavia il dovere di tenere nascosto il sacramento e di custodire nel
loro cuore le parole, affinché le opere di Dio si manifestino in modo
giusto e ampio, e la sua parola si diffonda e sia glorificata (cf. 2 Ts
3, 1).
A buon diritto, quindi, a coloro che sono chiamati al
servizio del popolo di Dio vengono confidate alcune cose da custodire
sotto segreto, e cioè quelle che, se rivelate o se rivelate in tempo o
modo inopportuno, nuocciono all’edificazione della Chiesa o sovvertono
il bene pubblico oppure infine offendono i diritti inviolabili di
privati e di comunità (cf. Communio et progressio, 121). Tutto questo obbliga sempre la coscienza, e anzitutto dev’essere severamente custodito il segreto per la disciplina del sacramento della penitenza, e poi il segreto d’ufficio, o segreto confidato, soprattutto il segreto pontificio, oggetto della presente istruzione.
Infatti è chiaro che, trattandosi dell’ambito pubblico,
che riguarda il bene di tutta la comunità, spetta non a chiunque,
secondo il dettame della propria coscienza, bensì a colui che ha
legittimamente la cura della comunità stabilire quando o in qual modo e
gravità sia da imporre un tale segreto.
Coloro poi che sono tenuti a tale segreto, si
considerino come legati non da una legge esteriore, quanto piuttosto da
un’esigenza della loro umana dignità: devono ritenere un onore l’impegno
di custodire i dovuti segreti per il bene pubblico. Per quanto riguarda la Curia Romana, gli affari da essa trattati a servizio della Chiesa universale, sono coperti d’ufficio dal segreto ordinario, l’obbligo morale del quale dev’essere stabilito o da una prescrizione superiore o dalla natura e importanza della questione.
Ma in taluni affari di maggiore importanza si richiede un
particolare segreto, che viene chiamato Segreto Pontificio e che
dev’essere custodito con obbligo grave.
Circa il Segreto Pontificio la Segreteria di
Stato ha
emanato una istruzione in data 24 giugno 1968; ma, dopo un esame della
questione da parte dell’Assemblea dei Cardinali preposti ai
Dicasteri
della Curia Romana, è sembrato opportuno modificare alcune norme
di
quella istruzione, affinché con una più accurata definizione della
materia e dell’obbligo di tale segreto, il rispetto del medesimo possa
essere ottenuto in modo più conveniente. Sono coperti dal Segreto Pontificio:
richiesto espressamente. 2) Le informazioni avute in ragione dell’ufficio, riguardanti affari che vengono trattati dalla
Segreteria di Stato o dal Consiglio per gli Affari Pubblici della Chiesa, e che devono essere trattati sotto il
Segreto Pontificio; 3) Le notificazioni e le denunce di dottrine e pubblicazioni fatte alla Congregazione per la
Dottrina della Fede, come pure l’esame
delle medesime, svolto per disposizione del medesimo dicastero; 4) Le denunce extra-giudiziarie di delitti contro la fede e i costumi, e di delitti perpetrati contro il sacramento della penitenza, come pure il processo e la decisione riguardanti tali denunce, fatto sempre salvo il diritto di colui che è stato denunciato all’autorità a conoscere la denuncia, se ciò fosse necessario per la sua difesa.
Il nome del denunciante sarà lecito farlo
conoscere solo quando all’autorità sarà parso opportuno che il
denunciato e il denunciante compaiano insieme;
5) I rapporti redatti dai legati della Santa Sede
su affari coperti dal Segreto Pontificio;
6) Le informazioni avute in ragione dell’ufficio,
riguardanti la creazione di Cardinali; 7) Le informazioni avute in ragione dell’ufficio, riguardanti la nomina di Vescovi, di
Amministratori Apostolici e di altri ordinari rivestiti
della dignità episcopale, di Vicari e Prefetti Apostolici, di Legati Pontifici, come pure le indagini relative; 8) Le informazioni avute in ragione dell’ufficio, riguardanti la nomina di prelati superiori e di
officiali maggiori della Curia Romana;
9) Tutto ciò che riguarda i cifrari e gli scritti
trasmessi in cifrari. 10) Gli affari o le cause che il Sommo Pontefice, il Cardinale preposto a un dicastero e i legati
della Santa Sede considereranno di importanza tanto grave
da richiedere il rispetto del Segreto Pontificio.
Art. II
Hanno l’obbligo di custodire il segreto pontificio: 1) I Cardinali, i Vescovi, i prelati superiori, gli officiali maggiori e minori, i consultori, gli
esperti e il personale di rango inferiore, cui compete la
trattazione di questioni coperte dal Segreto Pontificio; 2) I legati della Santa Sede e i loro subalterni che trattano le predette questioni, come pure
tutti coloro che sono da essi chiamati per consulenza su
tali cause;
3) Tutti coloro ai quali viene imposto di
custodire il Segreto Pontificio in particolari affari; 4) Tutti coloro che in modo colpevole, avranno avuto conoscenza di documenti e affari
coperti dal Segreto Pontificio, o che, pur avendo avuto
tale informazione senza colpa da parte loro, sanno con certezza che essi
sono ancora coperti dal Segreto Pontificio.
Art. III
1) Chi è tenuto al Segreto Pontificio ha sempre
l’obbligo grave di rispettarlo. 2) Se la violazione si riferisce al foro esterno, colui che è accusato di violazione del segreto
sarà giudicato da una Commissione Speciale, che verrà
costituita dal Cardinale preposto al dicastero competente, o, in sua
mancanza, dal Presidente dell’ufficio competente; questa
Commissione
infliggerà delle pene proporzionate alla gravità del delitto e al danno
causato. 3) Se colui che ha violato il Segreto presta servizio presso la Curia Romana, incorre nelle sanzioni stabilite nel Regolamento Generale.
Coloro che sono ammessi al segreto pontificio in ragione del loro ufficio devono prestar giuramento con la formula seguente:
Prometto di custodire il segreto, come sopra, anche dopo la conclusione delle cause e degli affari, per i quali fosse imposto espressamente tale segreto. Qualora in qualche caso mi avvenisse di dubitare dell’obbligo del predetto segreto, mi atterrò all’interpretazione a favore del segreto stesso. Parimenti sono cosciente che il trasgressore di tale segreto commette un peccato grave.
Che mi aiuti Dio e mi aiutino questi suoi santi
vangeli che tocco di mia mano”.
Jean Card. Villot
Segretario di Stato”
“Ci sono religiosi che cercano di tentare la castità delle donne virtuose perfino durante la confessione, e osano abusare di questo solenne sacramento per sedurle”. “Ma degli enormi abusi si faccia una relazione modesta, per non scoprire le nostre vergogne”. “Non si faccia nessuna menzione dei sacerdoti scellerati e degli enormi delitti”. Autorizziamo i tribunali spagnoli a perseguire in giudizio gli abusi sessuali dei padri confessori”. “Estendiamo ai tribunali portoghesi il permesso di perseguire in giudizio gli abusi sessuali dei padri confessori”. “Estendiamo a tutti i tribunali, non solo a quelli spagnoli e portoghesi, l’autorizzazione a perseguire in giudizio gli abusi sessuali perpetrati approfittando del sacramento delle confessione”. Sono solo alcune delle accuse e preoccupazioni emerse niente di meno che durante il Concilio di Trento, specialmente nella sessione del 1547. Le parole che invitano a parlare il meno possibile, e solo in modo riservato, del “vizietto” dei confessori sono del vescovo di Upsala e di quello di Albi. L’invito al tribunale spagnolo perché intervenisse contro il clero che abusava del sesso e della confessione è invece di papa Pio IV, emesso nel 1561.
La discesa in campo anche
del tribunale portoghese prima e di tutti gli altri dopo è stata decisa
dai successori di Pio IV, e le norme di carattere generale
sull’argomento si trovano in una “costitutio” emessa da papa Gregorio XV
nel 1622. Il comportamento scorretto a fini sessuali in confessionale finì con l’avere una sua particolare definizione: Sollicitatio ad turpia, cioè sollecitazione alle cose turpi.
E non è certo un caso che
la direttiva “giudiziaria” emessa nel 1924 e aggiornato nel 1962, avesse
un nome simile: Sollicitatio criminis.
Chi vuole saperne di più dal punto di vista statistico si legga in particolare le pagine da 110 a 119 e da 144 a 147 del libro “The Inquisition in Earlly Modern Europe. Studies on Sources and Method”, di John Tedeschi e Gustav Henningsen, edito nel 1986 dalla Northern Illinois University Press. Gli abusi erano tali e tanti che si dovette proibire la confessione a domicilio o nelle celle dei confessori e imporre l’uso del confessionale che vediamo oggi nelle chiese. Il primo disegno a stampa di questo attrezzo si ha a Milano, ideato a bella posta da S. Carlo Borromeo e realizzato materialmente nei prototipi da Ludovico Moneta, suo devoto funzionario di curia ed ebanista dilettante. Nelle sue Instructiones fabricae et suppellectilis ecclesiasticae, scritto nel 1573 – in occasione del terzo concilio provinciale, tenuto a Milano - e pubblicato a fine ’77, Borromeo raccomanda che i confessionali modello Moneta fossero dislocati in posti ben visibili nella parte pubblica delle chiese e che “la parte frontale [del confessionale] deve essere completamente aperta, senza chiusure di sorta”.
Per giunta,
S. Carlo ordina, subito accontentato da Moneta nei
disegni del progetto, che ci sia una apposita parete divisoria per
impedire il contatto fisico o anche il solo guardarsi da vicino tra
confessore e penitenti. Nel 1565 gli abusi sessuali dei religiosi costrinsero le autorità civili di Chiari, nel Bresciano, a chiedere al vescovo, che acconsentì, di proibire le confessioni nelle celle dei frati.
Nel 1575 papa Gregorio
XIII proibì del tutto le confessioni a domicilio e nelle celle e rese
obbligatorio l’uso del confessionale ordinando che “il sacerdote e il
penitente siano in piena vista del popolo”. Leggiamo cosa scrive alla curia vaticana - ancora dieci anni dopo la decisione di papa Gregorio - lo stesso Ormaneto, diventato nel frattempo nunzio apostolico in Spagna: “Da diverse parti molte persone di buon zelo lacrimano meco la gran abominatione di molti huomini impii che violano il sacramento della penitentia, tentando nell’atto della confessione et fuori d’essa di saziar il suo sfrenato et bestial appetito con figliole spirituali; et di questo abominevole peccato ho sentito gran querele”. Ormaneto era talmente scandalizzato che suggerì di ampliare la definizione di sollecitatio ad turpia non solo all’adescamento sessuale in occasione della confessione, ma anche in quello comunque attuato mentre si è in chiesa anche solo per meditare. Addirittura propose di fare intervenire l’Inquisizione in tutte le trasgressioni sessuali dei confessori, cioè non solo in quelle avvenute in chiesa. Ma papa Gregorio XIII, che pure aveva reso prudentemente obbligatorio il confessionale come lo conosciamo oggi, non gli diede retta e in una lettera del 20 febbraio 1576 obiettò - all’esatto contrario di Ratzinger - che “li errori che direttamente non contraddicono a la fede Cattolica non debbano essere conosciuti dal Sant’Officio”, come pure veniva chiamata la terribile Inquisizione.
Per evitare il più
possibile le tentazioni del sesso, venne proibito esplicitamente
l’antico gesto dell’imposizione delle mani sul penitente al momento
dell’assoluzione, gesto già reso pressoché impossibile dalla stessa
struttura del confessionale “brevettato” da Moneta e S. Carlo. Come parlare di prosciutto, bistecche e cosce di pollo a un affamato. “La carne è debole” è una realtà che vale per tutti, specie se mancano i controlli e la sorveglianza.
I soldati quando sono loro
i padroni della situazione ne approfittano, quale che sia la loro
nazionalità, così come i funzionari dello Stato o di partito, bianco,
rosso o nero che sia, che maneggiano fondi o fette di potere e i boss
delle televisioni con potere di assunzione in pianta stabile. Il problema che ci riguarda, nel contesto della vicenda Orlandi, è semplice: se per ipotesi Emanuela è rimasta vittima degli abusi sessuali di un religioso, specie se della gerarchia vaticana, e sempre per ipotesi qualcuno, ad esempio in Segreteria di Stato, è venuto a saperlo, questo qualcuno aveva e ha l’obbligo del segreto. L’obbligo cioè di tacere con chiunque e in specie con i laici: quelli, cioè, che si occupano di indagini, delitti, tribunali, processi, giustizia. Nel caso all’abuso sessuale sia seguita la morte accidentale o per delitto, voluto o da raptus, c’è parimenti l’obbligo al segreto: non si può infatti denunciare un omicidio per motivi sessuali o anche “solo” una morte accidentale nel contesto di abusi sessuali senza infrangere l’obbligo del segreto pontifico sugli abusi sessuali dei religiosi di professione! E’ sconvolgente, ma è così. Chiacchiere a parte, è così. E ancor più lo era prima del 2001: vale a dire, anche ai tempi di Wojtyla e della scomparsa di Emanuela Orlandi. All'indice degli Approfondimenti
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Commenti dei lettori |
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"Molto meglio vivere 'da cristiani' senza esserlo, che proclamarsi 'Cristiani' e non farlo!"
È l'IPOCRISIA il più grave peccato che gridi "giustizia" al cospetto degli uomini e del vostro Dio. E la vostra losca doppia morale e la vostra falsità premeditata ne sono null'altro che naturale conseguenza e sistematica applicazione.
Ma, che vi piaccia o no, lo Stato è laico!
Per questo anche voi - purtroppo - in esso potete chiamarvi nonostante tutto "Cittadini".
Proprio grazie ad un Illuminismo che
cercate da sempre e in ogni modo di "oscurare".
Lo Stato è laico!
Sottomettetevi TUTTI alla legge degli
uomini, per quella di Dio lasciamo pure che siano "affari vostri"...
Oppure chiudetevi a chiave in
omogenea massa nella vostra Enclave Vaticana e lasciateci vivere in pace!
Grazie!
Firmato: Povero cristo
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Comunicato
Siamo lieti di comunicare che l'attacco sferratoci, di certo per pura coincidenza entro 24 ore dalla pubblicazione della pagina, ma comunque con l'evidente finalità di un "oscuramento" del portale, è stato neutralizzato dai tecnici del nostro provider svedese.
Ci scusiamo per la forzata interruzione,
di cui al momento non sappiamo ancora
decifrare la precisa provenienza:
La Redazione
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Tuscia Romana online |
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Voci dal territorio
Subiamo quotidianamente un'informazione di massa che cerca di imporci estrema soggettività nella selezione di ciò che va reso pubblico o meno e palesi prese di posizione di parte nel pubblicato: in pratica una sistematica manipolazione indotta che non lascia spazio ad alcun confronto, discussione, percezione né diversa o - perché no - opposta visione della realtà.
Nel nostro piccolo intendiamo innanzitutto contribuire a "ridare volto" ad un pezzo di terra laziale dimenticato e "dare voce" a chiunque vi appartenga: un progetto indubbiamente ambizioso, realizzabile solo attraverso la collaborazione di chiunque si senta e sia libero, indipendente, auto-controllato ed aperto al cambiamento nei propri pre-giudizi.
Per questo non accetteremo né eserciteremo censura (ma neppure tollereremo faziosità!), pretendendo in cambio null'altro che veridicità dei fatti ed onestà intellettuale nell’esporli, affinché avvenimenti, denunce e idee possano assumere la connotazione oggettiva più accettabile e condivisibile, su cui impostare auspicabili confronti.
Rifiutando di conseguenza il classico e generalizzato sistema detentore del "fare notizia", cercheremo di sostituirlo al meglio con una comunicazione basata piuttosto sul "dare notizia", la quale costruttivamente porti al "creare opinione", finalità che - anche se troppo spesso negletta - rimane l'unica vera di un'informazione democratica.
Attraverso la pubblicazione del "rilevante" per la crescita del territorio e quindi necessario "rendere noto", qualunque ne sia la fonte, ci uniamo alla comune lotta di quanti - professionisti e amatori - si battono convintamente e senza ricercare gloria per l’affermazione di una società viva e sana, corretta e leale, formata da Cittadini responsabili e volenterosi.
Una tale società, infatti, anche se da molti dominanti poteri volentieri ritenuta "utopica", è - a nostro avviso - pienamente realistica anche se solo realizzabile dal basso, da persone, cioè, ancora capaci di produrre idee proprie, rinnegando e anzi contrastando qualsiasi tipo di manipolazione indotta da mass media, caste, sette massoniche, partiti politici e quant’altro.
Perché, come dice Mohandas Gandhi, "Solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo lo cambiano davvero" - ma dobbiamo prima "diventare noi stessi il cambiamento che vogliamo vedere" - e Jean Guitton "La codardia è cercare l'approvazione non la verità, le decorazioni non l'onore, l'ascesa non il servizio, il potere non il bene dell'uomo"...
La Redazione
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