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Calcata, Viterbo, domenica 2 maggio 2010

Appello ad Umberto Bossi, Ministro per le Riforme: “Attuiamo il riassetto federale in chiave bioregionale, partendo dalla Regione Lazio e da Roma Capitale Città Regione” 

di Paolo D’Arpini

 

 

La locandina della Tavola Rotonda su "Città, regione, bioregione" indetta dal Circolo Vegetariano VV.TT. e da APAI - Associazione per la Promozione delle Arti in Italia a Faleria, antico Lazzaretto, dal 3 al 5 ottobre 2008, con il patrocinio del Comune di Faleria, della Provincia di Viterbo e della Regione Lazio.


Recentemente Antonello Iannarilli, Presidente della Provincia di Frosinone, ha proposto il riassetto amministrativo della Regione Lazio.

La sua proposta giova e fa onore all'orgoglio "provinciale" delle quattro Province storiche: Ciociaria, Tuscia, Sabina e Pontinia.

A dire il vero mi aspettavo che tale proposta venisse avanzata dal nostro Governo, a livello nazionale, in quanto l'idea di una ricostituzione delle Regioni in chiave "bioregionale" dovrebbe interessare l'intera penisola.

 

Infatti negli ultimi anni é andata maturando una coscienza ecologica e sociale, una considerazione delle diverse necessità delle varie realtà urbane e suburbane, che richiede una revisione generale degli attuali modelli regionali.

 

 

Tanto per cominciare esiste la realtà dei grandi agglomerati metropolitani, come ad esempio Roma, Milano, Napoli, etc. ed esiste poi la realtà delle province e del territorio agricolo e boschivo.

 

Va da sé che l'amministrazione di entità che manifestano differenze così sostanziali non può essere gestita in modo "centralistico", che altrimenti gli interessi dei grossi agglomerati porterebbe alla fagocitazione e rovina dei centri meno popolosi ed al loro snaturamento.


In Europa già da tempo si sta attuando una politica "decentrativa" separando l'amministrazione delle grandi città da quella del territorio extraurbano.

 

Ad esempio vedasi Parigi oppure Monaco di Baviera, entrambe definite "Città Regione" ed amministrativamente indipendenti dal resto del territorio.


Tornando al Lazio, vediamo che della costituzione dell'Ente Roma Capitale se ne sta parlando da diversi anni.

Se Roma ed una ristretta area metropolitana assurgesse alla qualifica di Città Regione, come era stato annunciato da diversi Governi che si sono succeduti, sia di centrodestra che di centrosinistra, non vi sarebbe nulla di strano nella proposta di Iannarilli di scorporare l'Amministrazione Regionale in due Enti: Roma Capitale e Lazio storico.

 

Se ciò avvenisse, come avrebbe dovuto già avvenire, questo riaggiustamento sarebbe una buona occasione di riassetto delle realtà storiche provinciali.

Poiché il Lazio, ricordiamolo, è il risultato di un ragionamento politico (attuato essenzialmente durante il Fascismo) il cui risultato fu lo smembramento delle realtà provinciali preesistenti.

Ovvero la Tuscia fu separata [e, nel contesto storico, pretestuosamente ed erroneamente, Noda della Redazione] in Tuscia "Viterbese" e Tuscia "Romana" ed altrettanto accadde con i centri della Sabina e della Ciociaria, etc.


La nuova realtà di Roma Capitale ed Area Metropolitana, in senso stretto, non dovrebbe superare i limiti dell'espansione urbana e adiacenze.

Poiché è ovvio che le realtà civiche della attuale Provincia di Roma vanno restituite ai loro ambiti originari, anche per un riequilibrio nel numero degli abitanti.

Altrimenti, se tale operazione di riequilibrio non fosse attuata, la città di Roma compresa la sua Provincia negli attuali confini, raggrupperebbe i quattro quinti dei residenti totali nel Lazio (come in effetti é oggi...) [da cui l'espressione "Roma e il deserto del Lazio", coniata già negli anni Sessanta, Nota della Redazione].


Mi appello perciò al Ministro per le Riforme, Umberto Bossi, affinché, in vista dell'auspicata Riforma Federale, utilizzi il metodo di riassetto bioregionale della penisola, altamente utile e necessario per un buona amministrazione locale e per una identità locale condivisa.

 

 

Bioregione Tuscia
Rete Bioregionale Italiana
Calcata, Viterbo
0761 587 200

circolo.vegetariano@libero.it


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Subiamo quotidianamente un'informazione di massa che cerca di imporci estrema soggettività nella selezione di ciò che va reso pubblico o meno e palesi prese di posizione di parte nel pubblicato: in pratica una sistematica manipolazione indotta che non lascia spazio ad alcun confronto, discussione, percezione né diversa o - perché no - opposta visione della realtà.

 

Nel nostro piccolo intendiamo innanzitutto contribuire a "ridare volto" ad un pezzo di terra laziale dimenticato e "dare voce" a chiunque vi appartenga: un progetto indubbiamente ambizioso, realizzabile solo attraverso la collaborazione di chiunque si senta e sia libero, indipendente, auto-controllato ed aperto al cambiamento nei propri pre-giudizi.

 

Per questo non accetteremo né eserciteremo censura (ma neppure tollereremo faziosità!), pretendendo in cambio null'altro che veridicità dei fatti ed onestà intellettuale nell’esporli, affinché avvenimenti, denunce e idee possano assumere la connotazione oggettiva più accettabile e condivisibile, su cui impostare auspicabili confronti.

 

Rifiutando di conseguenza il classico e generalizzato sistema detentore del "fare notizia", cercheremo di sostituirlo al meglio con una comunicazione basata piuttosto sul "dare notizia", la quale costruttivamente porti al "creare opinione", finalità che  - anche se troppo spesso negletta - rimane l'unica vera di un'informazione democratica.

 

Attraverso la pubblicazione del "rilevante" per la crescita del territorio e quindi necessario "rendere noto", qualunque ne sia la fonte, ci uniamo alla comune lotta di quanti - professionisti e amatori - si battono convintamente e senza ricercare gloria per l’affermazione di una società viva e sana, corretta e leale, formata da Cittadini responsabili e volenterosi.

 

Una tale società, infatti, anche se da molti dominanti poteri volentieri ritenuta "utopica", è - a nostro avviso - pienamente realistica anche se solo realizzabile dal basso, da persone, cioè, ancora capaci di produrre idee proprie, rinnegando e anzi contrastando qualsiasi tipo di manipolazione indotta da mass media, caste, sette massoniche, partiti politici e quant’altro.

 

Perché, come dice Mohandas Gandhi, "Solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo lo cambiano davvero" - ma dobbiamo prima "diventare noi stessi il cambiamento che vogliamo vedere" - e Jean Guitton "La codardia è cercare l'approvazione non la verità, le decorazioni non l'onore, l'ascesa non il servizio, il potere non il bene dell'uomo"...

 

La Redazione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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