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Stoccolma, Svezia, venerdì 30 aprile 2010  

En trevlig Valborgsmässoafton!

Una buona e delirante Notte di Valpurga!

di Paola Russo

 

 

I tradizionali falò della Notte di Valpurga si accendono in tutto il Nord Europa a salutare la Primavera.

 

"Valborgsmässoafton" in Svedese, "Walpurgis Night" in Inglese, "Walpurgisnacht" in Tedesco - la Notte di Valpurga è una antichissima festa con ricorrenza annuale di origini pre-cristiane, ancora oggi celebrata da cristiani e non-cristiani nelle comunità dell'Europa Centrale e Settentrionale, in particolare in Cechia, Estonia, Finlandia, Germania, Lettonia e Svezia, tra il 30 aprile e il 1º maggio.

Il nome germanico Walpurgis o "Valpurga" e Walburgis o "Valburga" deriva dal tedesco antico wala, "campo di battaglia", e bergs, "proteggere": quindi "colei che ci protegge nella lotta" (per la sopravvivenza?).

Esiste poi anche una Santa Walpurga, italianizzato in "Valpurga", secondo la leggenda nipote di S. Bonifacio, figlia del Principe sassone S. Riccardo e sorella dei Santi "Villibaldo" e "Vunibaldo", poi badessa del monastero di Heidenheim in Franconia, Bavaria, fondato dal fratello Willibald, vissuta tra il 710 ed il 779: viene festeggiata appunto il 1º maggio, giorno scelto dal Vescovo dell'epoca per la traslazione delle sue spoglie accanto a quelle di Willibald a Eichstätt nell'870, mentre secondo il Martirologio Romano ne sarebbe la commemorazione il 25 febbraio, giorno della sua morte, del tutto naturale, per malattia...

Palese insomma come anche questa sia una delle sistematiche assimilazioni operate dalla nuova religione "urbana", il Cristianesimo, nel tentativo (questa volta non riuscito!) di far perdere memoria delle varie culture locali a religione "pagana" - cioè "rurale" dal latino pagos, "villaggio" - cancellandone cioè se possibile le espressioni più genuine o, in mancanza di meglio, "sovrapponendo" la propria ritualità liturgica al significato "competitivo" di antiche tradizioni pre-cristiane fortemente legate alla terra e alla natura, diffusissime in Europa e nel resto del mondo, ardue da sradicare del tutto.
Ah, "le radici cristiane" dell'Europa...

 

Secondo la originaria celebrazione pagana, infatti, nella nella Notte di Valpurga si svolge il principale "sabba" o riunione di streghe dell'anno, culto legato ad un humus culturale volto al magico e all'esoterico, così "Santa Valpurga" - guarda caso - la si fa proprio "protettrice contro le stregonerie e la magia".

 

Nella ricorrenza della Notte di Valpurga o Notte delle Streghe, secondo la tradizione germanica, queste si riuniscono sul Monte Brocken, come ricordato anche nel Faust di Goethe: i cosiddetti Satanisti Laveyani considerano la notte tra il 30 aprile e il 1º maggio "sacra", anzi una delle tre principali feste sacre del satanista, insieme al proprio compleanno ed Halloween.

 

In Cechia la Festa si chiama Pálení čarodějnic o "il rogo delle streghe" o anche Čarodějnice, in Estonia Volbriöö, in Finlandia Vappu.
 

In Italia a Blevio, Biev in dialetto lombardo dal celto ligure Biuelius, in Provincia di Como, cittadina oggi nota perché vi abitano le cantanti Ivana Spagna e Milva,  interessante la probabile derivazione del toponimo da Belenus o "Beleno", il dio saettante, divinità celtica della luce, della rinascita e della medicina - trasposta successivamente dai Romani nell'Apollo Beleno e dai Cristiani in S. Michele Arcangelo.

Secondo l'antica mitologia celtica, infatti, la divinità è vittoriosa sul serpente Pitone, in forma di drago - Baal, Llew o Lugh, e questa vittoria della luce sulle tenebre (della Primavera sull'Inverno!) viene celebrata con una importante festa ai primi di maggio, le "Beltane" o "Calendimaggio" o "Notte di Valpurga": per questo motivo ancora oggi si può trovarne l'immagine in chiese romaniche della zona e non solo - una testa radiata di adolescente, con la bocca aperta a pronunciare oracoli.

Altre tracce del culto del dio Beleno nella città romana di Aquileia, dove viene addirittura venerato come nume tutelare, e nel nome di Monte Boletto, sopra Blevio, da Belenton o Belnemeton ossia "bosco sacro a Beleno".

 

In Finlandia e Svezia l'accensione di falò in questa particolare occasione - cosiddetti Valborgselden, "fuoco di Valpurga", o Valborgsmässobålet, "rogo di Valpurga", ovvero popolarmente majbrasa, "pira di maggio" - non è da confondere nella ricca cultura di fuochi locale con vårdkase o örlog, segnali di "pericolo" e "guerra", ma è intimamente legata già in epoca antichissima alla celebrazione pagana nordica del culto dei morti, dato che proprio in questa notte "magica" la separazione tra il mondo dei viventi e quello dei "non più viventi fra noi" si considera estremamente precaria.

 

Oggi il significato dell'accensione dei falò, pur rimanendo vagamente fedele al rito pagano inteso a scacciare streghe o spiriti caotici che disturberebbero il naturale alternarsi delle stagioni, si è evoluto ad un voler "bruciare il vecchio per far posto al nuovo".

 

Gli storici sono concordi nel credere che nella Svezia intorno all'anno Mille le chiese cristiane vengano volutamente costruite sui luoghi di antico culto pagano, cosa peraltro sistematica anche nel nostro territorio della Tuscia Romana, dove ad esempio le attuali chiese cristiane dedicate al culto mariano sono praticamente sovrapposizioni, culturali e strutturali, a culti e templi etruschi della dea Uni - la greca Hera e la romana Giunone - a loro volta basati su precedenti culti e luoghi sacri a Madre Terra, le cui origini si perdono nella notte dei tempi, agli albori della civiltà umana.

 

In effetti la celebrazione della Notte di Valpurga il 30 aprile sarebbe molto tarda, a sostuire quella astronomica, importantissima, dell'Equinozio di Primavera, che cade però il 20 o 21 marzo: probabilmente le popolazioni nordiche, convertite al Cristianesimo, furono indotte a spostare il giorno della celebrazione affinché concidesse con la storia di Santa Valpurga.

 

A confortare questa teoria il fatto che proprio la celebrazione dell'Equinozio di Primavera è ad oggi una delle espressioni culturali tra le più diffuse al mondo, tradizione dei più antichi calendari solari, come il Newroz o Nouruz kurdo e persiano, celebrato non solo in Iran, ma anche in Afghanistan e in molti altri Paesi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Perché, come dice Mohandas Gandhi, "Solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo lo cambiano davvero" - ma dobbiamo prima "diventare noi stessi il cambiamento che vogliamo vedere" - e Jean Guitton "La codardia è cercare l'approvazione non la verità, le decorazioni non l'onore, l'ascesa non il servizio, il potere non il bene dell'uomo"...

 

La Redazione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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