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Calcata, Viterbo, venerdì 30 aprile 2010

Primo Maggio - Festa dei lavoratori: politica e visione sociale semplificata 

di Paolo D’Arpini

 

 

"La Costituzione della Repubblica Italiana
PRINCIPI FONDAMENTALI
Art. 1.
L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione."!


Ante Scriptum

Ecco anche quest'anno è giunto il Primo Maggio, la Festa dei Lavoratori.

Ha un senso in questo momento?

 

Una quindicina d'anni fa, come sempre in occasione del 1º Maggio, organizzammo presso il Comune di Calcata una tavola rotonda sui temi del lavoro, dell'etica sociale, della salute et similia.

 

All'incontro partecipò anche Franco Libero Manco, il quale più o meno già allora si espresse a favore di un cambiamento che parta dalla persona.
 

Proprio in considerazione di ciò quest'anno saremo a Treia, nelle Marche, dove abbiamo organizzato un incontro denominato "La Festa dei Precursori", in cui evidenziare lo sforzo personale come motore di partenza per la rivoluzione sociale collettiva.


La soluzione a tutti i problemi sociali, politici ed ambientali invocata da Franco Libero Manco:

"Ho capito che la vera forza liberatrice dell’uomo nasce dalla conoscenza e dalla volontà di essere artefici del proprio destino.

Ho visto che l’umanità da sempre è in mano a tre centri di potere: quello politico, quello religioso e quello medico.

Ho visto che i grandi meccanismi di gestione delle cose comuni sono concepiti per consolidare il potere dei forti.

Ho capito che le guerre moderne si fanno anche per rinnovare gli arsenali bellici e favorire le influenti industrie produttrici.

Che il concetto di patria e di religione troppo spesso divide i popoli più che avvicinarli.

Che la scienza il più delle volte non è al servizio della gente, ma di chi paga i tecnici della ricerca, cioè delle grandi multinazionali, veri e propri imperi economici, come la chimico-farmaceutica, la petrolifera o dell’alimentazione, le quali pagano gli scienziati per dimostrare quello che a loro torna utile a vendere i loro prodotti.

Che la medicina convenzionale è fondamentalmente sintomatologia, non preventiva, perché la salute non rende mentre la malattia dà sostentamento ad un esercito sconfinato di persone.

Che la politica crea classi di potere, che sempre sfuggono al controllo di chi le elegge, e che gli stessi mezzi di informazione danno alla gente quel che la gente chiede, non quello di cui la gente ha realmente bisogno.

Che la miseria e la fame nel mondo non sono frutto di un fatalismo, ma la conseguenza di un meccanismo pensato per manovrare e assoggettare le masse.

Che la carenza di cultura e di pensiero critico della gente sono voluti, perché diventano piedistallo di ogni tirannia e servono a mantenere la gente in uno stato di perenne necessità dei dottori del corpo e dello spirito.

Ho visto che nella Bibbia vi sono molte contraddizioni dottrinarie, che la vera Religione Cristiana è stata ampiamente disattesa e che, a parte gli ultimi decenni, la Chiesa si è servita di Cristo, piuttosto che servire Cristo, e che la sua preoccupazione dominante sembra essere quella di perpetuare se stessa.

Ho visto che in merito al modo di alimentarsi dell’uomo la Chiesa Cattolica tende a spegnere il naturale sentimento di pietà dell’animo umano verso la sofferenza dell’animale e svalutare tutto ciò che non è umano.


Ma c’è una componente unitaria in tutta questa situazione.

La coscienza umana.

 

È la coscienza infatti a fare la storia, che sempre si esprime in base al suo grado evolutivo, al suo senso di giustizia, alla sensibilità del cuore della gente, alla capacità di condividere la sofferenza del prossimo.

 

Qualunque violenza, qualunque ingiustizia - dal più piccolo reato alla strage - nasce dall’animo umano.

Ciò che occorre, per risolvere tutti i problemi del mondo e consentire all’uomo di superare la lunga fase storica dell’ingiustizia e della violenza, è rendere migliore l’animo umano, cioè più giusto, più buono, più fraterno, più conciliante, più compassionevole…

 

Questo è il solo modo per rendere migliori i sistemi, i meccanismi, il mondo.

Il resto è demagogia."
 

 

 

1º Maggio, la Festa dei Lavoratori

Nota storica

 

L'origine della Festa risale ad una manifestazione organizzata negli Stati Uniti dai Cavalieri del Lavoro, "Knights of Labor", Associazione fondata nel 1869, a New York il 5 settembre 1882.

 

Due anni dopo, nel 1884, in un'analoga manifestazione i Cavalieri del Lavoro approvarono una risoluzione affinché l'evento avesse una cadenza annuale.

Altre organizzazioni sindacali affiliate all'Internazionale dei Lavoratori - vicine ai movimenti socialista ed anarchico - suggerirono come data della festività il 1º maggio.

Nel 1894, la data del 1º maggio fu adottata in Canada, anche se il concetto di "Festa del Lavoro" in questo caso è riferito a precedenti marce di lavoratori tenute a Toronto e Ottawa nel 1872.

 

Per quanto concerne Europa, la festività del 1º Maggio fu ufficializzata dai delegati socialisti della Seconda Internazionale, riuniti a Parigi nel 1889.

 

in Italia la festività fu ratificata due anni dopo, per essere poi soppressa durante il Ventennio Fascista, il Fascismo infatti preferì festeggiare una autarchica "Festa del Lavoro Italiano" il 21 aprile, in coincidenza con il Natale di Roma.
La festività fu però ripristinata subito dopo la fine del Secondo Conflitto Mondiale, nel 1945.

Nel 1947 la ricorrenza venne funestata a Portella della Ginestra, in Provincia di Palermo, quando la banda di Salvatore Giuliano sparò su un corteo di circa duemila lavoratori in festa, uccidendone undici e ferendone una cinquantina.

 

 

 

Buon Primo Maggio a tutti i lavoratori!

Buon Primo Maggio soprattutto a quei lavoratori che il sistema non fa lavorare!
Buon Primo Maggio a tutti!


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Subiamo quotidianamente un'informazione di massa che cerca di imporci estrema soggettività nella selezione di ciò che va reso pubblico o meno e palesi prese di posizione di parte nel pubblicato: in pratica una sistematica manipolazione indotta che non lascia spazio ad alcun confronto, discussione, percezione né diversa o - perché no - opposta visione della realtà.

 

Nel nostro piccolo intendiamo innanzitutto contribuire a "ridare volto" ad un pezzo di terra laziale dimenticato e "dare voce" a chiunque vi appartenga: un progetto indubbiamente ambizioso, realizzabile solo attraverso la collaborazione di chiunque si senta e sia libero, indipendente, auto-controllato ed aperto al cambiamento nei propri pre-giudizi.

 

Per questo non accetteremo né eserciteremo censura (ma neppure tollereremo faziosità!), pretendendo in cambio null'altro che veridicità dei fatti ed onestà intellettuale nell’esporli, affinché avvenimenti, denunce e idee possano assumere la connotazione oggettiva più accettabile e condivisibile, su cui impostare auspicabili confronti.

 

Rifiutando di conseguenza il classico e generalizzato sistema detentore del "fare notizia", cercheremo di sostituirlo al meglio con una comunicazione basata piuttosto sul "dare notizia", la quale costruttivamente porti al "creare opinione", finalità che  - anche se troppo spesso negletta - rimane l'unica vera di un'informazione democratica.

 

Attraverso la pubblicazione del "rilevante" per la crescita del territorio e quindi necessario "rendere noto", qualunque ne sia la fonte, ci uniamo alla comune lotta di quanti - professionisti e amatori - si battono convintamente e senza ricercare gloria per l’affermazione di una società viva e sana, corretta e leale, formata da Cittadini responsabili e volenterosi.

 

Una tale società, infatti, anche se da molti dominanti poteri volentieri ritenuta "utopica", è - a nostro avviso - pienamente realistica anche se solo realizzabile dal basso, da persone, cioè, ancora capaci di produrre idee proprie, rinnegando e anzi contrastando qualsiasi tipo di manipolazione indotta da mass media, caste, sette massoniche, partiti politici e quant’altro.

 

Perché, come dice Mohandas Gandhi, "Solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo lo cambiano davvero" - ma dobbiamo prima "diventare noi stessi il cambiamento che vogliamo vedere" - e Jean Guitton "La codardia è cercare l'approvazione non la verità, le decorazioni non l'onore, l'ascesa non il servizio, il potere non il bene dell'uomo"...

 

La Redazione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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