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Firenze, martedì 13 aprile 2010 “Virtual Barbiana” - “Barbiana Virtuale”: un gioco didattico su don Lorenzo Milani Fonte: Comunicato Stampa WVerdi Software - CDRC, Firenze
"I care" il motto adottato da Don Milani, "M'importa!" - in voluta contrapposizione al "Me ne frego" dei Fascisti - che, su un cartello all'ingresso della sua scuola, ne riassume le finalità educative: presa di coscienza civile e sociale.
WVerdi Software e CDRC Firenze annunciano l'uscita di "Virtual Barbiana",
gioco didattico in 3D che consente di esplorare la scuola di don Milani
a Barbiana, in Mugello.
Il programma permette all'esploratore virtuale di muoversi liberamente attraverso una fedelissima ricostruzione di sei ambienti (Esterno, Chiesa, Fucina, Officina, Sala da Studio 1 e Sala da studio 2), riuniti in quattro livelli di gioco.
L'utente può esplorare questi ambienti muovendo il proprio avatar mediante la tastiera; può visualizzare l'esplorazione in modalità soggettiva (cioè dal punto di vista del personaggio tridimensionale che si muove nello spazio) o in modalità oggettiva (cioè osservando il personaggio stesso mediante una serie di telecamere disseminate lungo il percorso).
L'utente può visionare tutti gli oggetti che erano e sono ancora oggi presenti nella scuola, accedere alla relativa didascalia, ascoltare da una voce recitante, prestata da attori professionisti, la storia di quegli oggetti e informazioni sul pensiero di don Lorenzo: queste informazioni sono fondamentali al momento del passaggio di livello.
Alla fine di ogni livello l'utente deve infatti rispondere ad alcune domande e, solo se raggiunge una certa percentuale di risposte corrette, può passare al livello seguente.
L'ultima serie di domande, alla fine del
gioco, consente di accedere a un filmato audio-video contenente una
riproduzione quasi completa della famosa "Lettera ai Giudici", parte
fondamentale de "L'obbedienza non è più una virtù". Come sanno gli esperti di don Milani, "visitare Barbiana" quando il Priore era in vita non era un'operazione facile o indolore; si doveva fare i conti con le peculiari modalità di accoglienza degli ospiti e, soprattutto, con il noto carattere spigoloso di don Lorenzo.
Gli autori, prima di cominciare la progettazione del programma si sono interrogati a lungo se fosse o meno lecito, se fosse o meno moralmente accettabile quest'idea di "mettere Barbiana a portata di mouse". Alla fine si è deciso di sì, che la cosa si poteva fare purché l'esperienza non si riducesse a una sorta di turismo informatico da strapazzo, ma avesse in sé una valenza divulgativa e didattica del pensiero di don Lorenzo Milani.
Si è così dato vita al programma, che,
certo, è unico nel suo genere.
Questo programma ha un certo interesse anche perché il programma utilizza quasi esclusivamente materiali e funzioni "open source".
Agli autori è sembrato giusto procedere
in questa direzione in quanto il mondo open source fa
nell'informativa quello che don Milani ha cercato di fare in tutta la
sua vita: difendere la diffusione della conoscenza e consentire a tutti
l'accesso all'alfabetizzazione.
La versione demo del programma è
scaricabile gratuitamente dal sito
http://www.wverdi.it/VirtualBarbiana.html
Una nota biografica su don Lorenzo Milani
"Lorenzo nasce in epoca fascista il 27 maggio del 1923. "Gli squadristi marciavano mentre noi eravamo dentro delle pance. Siamo cresciuti in famiglie della ricca borghesia che riuscivano a vivere abbastanza bene col fascismo; quando non lo avevano addirittura sostenuto e finanziato”.
Il
contesto sociale in cui è vissuto deve, in qualche modo, aver
determinato una scelta di vita così estrema.
Una
classe sociale che non aveva esitato a barattare milioni di morti per
proteggere l'industria delle armi, anche batteriologiche e chimiche, per
difendere i propri privilegi. Dove le ben radicate tradizioni intellettuali non consentivano alcun accenno a problematiche religiose.
Nonno
Luigi era un notissimo archeologo, la madre era una raffinata signora
ebrea, il padre un professore universitario. “Al primo piano c'erano le camere, le camere padronali e quelle per la servitù. Ognuno aveva la sua stanza. Al piano terreno c'era il salotto, la sala da pranzo, lo studio del signor Milani... Nel sottosuolo si trovava la cucina, una dispensa sempre piena di roba, il ripostiglio del carbone... . Noi della servitù si mangiava in cucina.
Invece all'istitutrice
portavano il vassoio di sopra: mangiava da sola, dopo aver dato da
mangiare ai bambini.”
Non
parla degli scaffali pieni di libri e delle opere d'arte sparse nelle
stanze e nei giardini.
Nel
salotto, al piano terra, avrà forse urtato oppure alzato lo sguardo
all'Apollo Milani, scoperta archeologica del nonno Luigi. “A casa mia? Mai! Mai. I signori Milani erano talmente gelosi. Non si fidavano nemmeno di farmi vedere il marito, per dire. Forse avranno avuto paura che avessi qualche contatto. Io almeno, l'ho pensata in questo modo. Non dicono che il latte fa male al bambino se la donna rimane incinta mentre allatta?
Sono rimasta un anno
intero senza vedere né i miei bambini né mio marito.” La tenuta di Gigliola a Montespertoli, composta da 25 poderi, aveva mantenuto intere generazioni di signori e letterati.
D'estate, la famiglia Milani, trascorreva le vacanze alla Villa “Il
Ginepro” al mare di Castiglioncello. Della formazione ricevuta nella scuola pubblica fascista dirà nella Lettera ai Giudici: "Ci presentavano l'Impero come una gloria della Patria! Avevo 13 anni. Mi par oggi. Saltavo di gioia per l'Impero. I nostri maestri s'erano dimenticati di dirci che gli Etiopici erano migliori di noi. Che andavamo a bruciare le loro capanne con dentro le loro donne e i loro bambini mentre loro non ci avevano fatto nulla. Quella scuola vile, consciamente o inconsciamente non so, preparava gli orrori di tre anni dopo. Preparava milioni di soldati obbedienti. Obbedienti agli ordini di Mussolini. Anzi, per essere più precisi, obbedienti agli ordini di Hitler. Cinquanta milioni di morti".
Tra i
morti, 6.OOO.OOO di ebrei.
In
questo modo si difenderanno dalle leggi razziali e dalla persecuzione
contro gli ebrei che era iniziata in Germania, con la presa del potere
da parte di Hitler. Andava al campo, a tirar di scherma e di palla corda oppure tornava da scuola pattinando. Parlando dei compagni di liceo, dirà in Esperienze Pastorali: "Quei ragazzoni lisci, con la pelle che si strappa al primo pruno, con quel sorriso a dentifricio, con quegli occhi vivaci sprizzanti salute, vitamine, divertimento, vacuità d'anima ...".
Lui
invece era fragile di bronchi, assai emotivo e non reggeva scene di
violenza.
Lo
stesso anno, durante le vacanze, chiede, tra lo stupore della famiglia,
di ricevere la prima comunione.
In
quel momento, esprime il desiderio di cimentarsi nella pittura. Il padre la ritiene "una bambinata", avrebbe dovuto intraprender una rapida quanto fortunata carriera da intellettuale universitario:
"Noi ci si aspettava che
prendesse la via accademica, che seguisse la tradizione di famiglia",
dirà la madre, "invece, dopo il liceo, volle studiare pittura a
Brera".
Aveva
l'aria tipica del giovane di famiglia benestante quando, in una
parentesi fiorentina mentre faceva merenda in un vicolo, seduto accanto
al suo cavalletto, fu fortemente scosso dalla frase di una donna:
"Non si mangia il pane bianco nelle
strade dei poveri!"
"Mi sono accorto di essere
odiato e che me ne importava" "Un senso di colpa tremendo che aveva già provato quando l'autista di famiglia lo accompagnava a scuola.
Voleva lo scendesse prima,
perché si vergognava farsi vedere dai compagni". "Lorenzino Dio tuo", firmerà così, una lettera disperata a un compagno di liceo, Oreste Del Buono: "...se mi ammazzassi o impazzissi del tutto quando lo vieni a sapere fai una sghignazzata... . Dicevo a Dio che doveva mandarmi un pittore della mia età. Dicevo: "Fratellino se non me lo mandi sei una vacca. Beh insomma se non me lo mandi almeno fammi piangere.
...Ciao Oreste io son
Lorenzino Dio tuo."
E' ancora un giovane che non si è completamente liberato dalle forme di onnipotenza dovute anche all'età. In questo periodo di "decadentismo agnostico", è fortemente influenzato dal "bello e funzionale", di Le Corbusier e dal "lavoro collettivo", nell'architettura di Michelucci.
Legge
Claudel e si accende d'interesse per la pittura religiosa.
Sono
proprio questi significati che, una volta compresi, gli faranno superare
i valori della cultura ereditata. La famiglia, pur non condividendo l'idea, lo aiuta ad aprire uno studio in quella città, ma nel novembre dello stesso anno si trasferisce nuovamente a Firenze. In questo modo, la madre di Lorenzo ricorda tale periodo, scosso dai bombardamenti anglo-americani: "Erano gli anni della guerra. Presto si dovette sfollare da Milano, e ritirarci nella nostra Villa di Montespertoli, vicino a Firenze.
Lui intanto aveva
incominciato ad interessarsi di architettura, oltre che di pittura".
"Non ho mai creduto, neanche per un momento, che la pittura fosse la strada di Lorenzo Milani.... .
Si vedeva che stava
volentieri in mezzo ai giovani, e che c'era in lui questo desiderio di
vivere in una comunità ...",
dichiarerà in un'intervista a Neera Fallaci, con assoluta convinzione,
Hans Joachim Staude che era stato il suo maestro di Pittura, nell'estate
del '41, e che continuerà a frequentarlo sia a San Donato che a Barbiana. Una conversione secondo la madre nata per gradi, anche se sboccerà improvvisa: "Nacque per gradi. E nacque da un senso di vuoto, d'insoddisfazione ... . Poi, non so come, si ritrovò in mano un libro sulla liturgia cattolica. Lorenzo se ne entusiasmò, ma tutti, lì per lì, si pensò che fosse l'entusiasmo di un esteta. Invece era accaduto, o stava per accadere in lui qualcosa di assolutamente diverso.
Di lì a pochi mesi, entrò
in seminario". " ... per salvare l'anima venne da me", dirà in una delle poche testimonianze lasciate Mons. Raffaello Bensi, padre spirituale di Lorenzo nel periodo del seminario: "Da quel giorno d'agosto fino all'autunno, si ingozzò letteralmente di Vangelo e di Cristo. Quel ragazzo partì subito per l'assoluto, senza vie di mezzo. Voleva salvarsi e salvare, ad ogni costo. Trasparente e duro come un diamante, doveva subito ferirsi e ferire.
E così fu". Questa relazione lo porterà a ricevere, insieme ad un affetto viscerale, molti grattacapi: "... mi chiamava "il su' babbo" e "il su' nonno", e anche quando pareva che fosse venuto senza scopo, bastava quel certo modo di guardarmi perché capissi che dovevo far qualcosa per aiutarlo.
Ho sempre fatto tutto
quello che ho potuto, anche se lui, benedetto testone, si cacciava
subito in guai peggiori ... ".
Da allora sarà obbediente e ribelle a una Chiesa nella quale lui si sentirà inserito e che lo avvicinerà agli strati più poveri della società: "Eppure un giorno che s'era intasato un gabinetto del seminario e c'era due servitori a rimediare, sentii per caso il discorso del più giovane di loro: "I signori bisogna servirli tutti: da cima.... fino in fondo". Un mio compagno che è nato ricco ed era entrato in seminario tutto gonfio di pio orgoglio di starsi facendo povero coi poveri, restò come pugnalato da questa frase.
E sì che a quei giorni in
seminario si pativa letteralmente la fame né v'era riscaldamento di
sorta". L'azione della fede lo porterà a spogliarsi di ogni privilegio:
"E pensare che mi son
fatto cristiano e prete solo per spogliarmi d'ogni privilegio!" I genitori non saranno presenti alla cerimonia della tonsura, atto di rinuncia al mondo per poter entrare nello stato ecclesiastico. La scelta sacerdotale lo costringerà a diversi piani di relazione. Scopre che non sempre si può comunicare e che esiste un livello che funge da soglia.
La
soglia della coscienza, dove risiede la parola, non era raggiungibile
dal popolo. Gli intellettuali, secondo lui, vivono un mondo sterile e fatto di dettagli:
"... io parlo, e scrivo,
non per farmi incensare dai borghesi come uno di loro". E' impressionato dai processi culturali per cui una parte dell'umanità, obbligata ad estraniarsi dalla propria coscienza, si identifica e diventa strumento passivo della realtà materiale che la circonda: le mode.
Combattere l'alienazione per trasformare i metodi e i criteri di un
sistema consumistico, diventato regime, sarà il suo modo di aderire alla
realtà, sia come uomo che come credente. Un popolo che non si era ancora intimamente corrotto e nel quale, dietro alla maschera, vede innocenza e candore.
Ancora
sono lontani i tempi in cui il potere del consumismo volgare ci
omologherà tutti e ci porterà, come dirà Pasolini, alla perdita del
sacro. Ciò convaliderebbe una lunga e attenta verifica da parte dell'autore.
In
questa opera, scritta a un amico magistrato, il sacerdote, descrive, in
un episodio reale e crudo, la vita dei pecorai, Adolfo e Adriano, e del
signorino: E Adriano ha già 10 anni ma è analfabeta come il suo babbo solo perché non può andare a scuola perché ha da badare le pecore che hanno da fare la lana e gli agnelli e il cacio.
E poi si vende la lana e
gli agnelli e il cacio e la metà d'Adolfo basta solo per campare mentre
la metà del signorino messa insieme a altre metà di altri poderi basta
bene per andare a scuola fino ai 35 anni e far l'assistente
universitario volontario cioè non pagato e vivere nei laboratori e nelle
biblioteche là dove l'uomo somiglia davvero a colui che l'ha creato che
è sola mente e solo sapere".
"...la povertà dei poveri
non si misura a pane, a casa, a caldo, ma si misura sul grado di cultura
e sulla funzione sociale ...".
Non
sarà "occasionale" o "ideologica" la scelta dei poveri, ma determinata
dal senso di colpa, dall'amore e dalla concretezza dei rapporti che
instaurerà con i suoi popolani.
"Ma domani, quando i
contadini impugneranno il forcone e sommergeranno nel sangue insieme a
tanto male anche grandi valori di bene accumulati dalle famiglie
universitarie nelle loro menti e nelle loro specializzazioni, ricordati
quel giorno di non fare ingiustizie nella valutazione storica di quegli
avvenimenti.
La sua
figura ha rappresentato, in questo secolo, un momento di riflessione
dell'uomo su se stesso, completa delle esperienze vissute sia nella
condizione di ricco che in quella di povero.
Un
messaggio profetico, non moralistico e che educa al rifiuto di una vita
ripetitiva.
Le
famose tre M: moglie, macchina e mestiere.
Il suo
pensiero, fuori da ogni schema e sofferto, parla direttamente all'anima. Liberandosi, con l'insegnamento, dalle colpe materialiste e atee dei signori, libera i poveri dall'analfabetismo.
L'intercapedine dura che separa l'uomo dal messaggio evangelico. E' la fede di San Francesco, un santo che non proviene dalla gerarchia. Va subito detto che, per il priore, la Chiesa rappresenta l'emancipazione e liberazione del popolo di Dio. E' un Dio immanente, quello in cui Lorenzo crede. Un Dio che interagisce con la storia delle sue creature.
Un Dio
che soffre, rinasce e è trino. "Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù, il quale, pur essendo di natura divina non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio.
Ma spogliò se stesso,
assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini. Apparso
in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e
alla morte di croce".
Nella
futura società, quella della manipolazione genetica e delle nuove
tecnologie della comunicazione, bisognerà ricredere in ciò che è
essenziale alla vita per poter condividere le risorse e per salvare noi
e il pianeta: ... altrimenti, il Dio motore della Storia se ne andrà
portandosi dietro tutti i suoi santi, Lorenzo compreso, e chissà per
quanto tempo."
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Voci dal territorio
Subiamo quotidianamente un'informazione di massa che cerca di imporci estrema soggettività nella selezione di ciò che va reso pubblico o meno e palesi prese di posizione di parte nel pubblicato: in pratica una sistematica manipolazione indotta che non lascia spazio ad alcun confronto, discussione, percezione né diversa o - perché no - opposta visione della realtà.
Nel nostro piccolo intendiamo innanzitutto contribuire a "ridare volto" ad un pezzo di terra laziale dimenticato e "dare voce" a chiunque vi appartenga: un progetto indubbiamente ambizioso, realizzabile solo attraverso la collaborazione di chiunque si senta e sia libero, indipendente, auto-controllato ed aperto al cambiamento nei propri pre-giudizi.
Per questo non accetteremo né eserciteremo censura (ma neppure tollereremo faziosità!), pretendendo in cambio null'altro che veridicità dei fatti ed onestà intellettuale nell’esporli, affinché avvenimenti, denunce e idee possano assumere la connotazione oggettiva più accettabile e condivisibile, su cui impostare auspicabili confronti.
Rifiutando di conseguenza il classico e generalizzato sistema detentore del "fare notizia", cercheremo di sostituirlo al meglio con una comunicazione basata piuttosto sul "dare notizia", la quale costruttivamente porti al "creare opinione", finalità che - anche se troppo spesso negletta - rimane l'unica vera di un'informazione democratica.
Attraverso la pubblicazione del "rilevante" per la crescita del territorio e quindi necessario "rendere noto", qualunque ne sia la fonte, ci uniamo alla comune lotta di quanti - professionisti e amatori - si battono convintamente e senza ricercare gloria per l’affermazione di una società viva e sana, corretta e leale, formata da Cittadini responsabili e volenterosi.
Una tale società, infatti, anche se da molti dominanti poteri volentieri ritenuta "utopica", è - a nostro avviso - pienamente realistica anche se solo realizzabile dal basso, da persone, cioè, ancora capaci di produrre idee proprie, rinnegando e anzi contrastando qualsiasi tipo di manipolazione indotta da mass media, caste, sette massoniche, partiti politici e quant’altro.
Perché, come dice Mohandas Gandhi, "Solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo lo cambiano davvero" - ma dobbiamo prima "diventare noi stessi il cambiamento che vogliamo vedere" - e Jean Guitton "La codardia è cercare l'approvazione non la verità, le decorazioni non l'onore, l'ascesa non il servizio, il potere non il bene dell'uomo"...
La Redazione
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