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Bracciano, Roma, mercoledì 7 aprile 2010  

Ru486 - Tra oscurantismo e libertà di scelta ci sono di mezzo business e Ponzio Pilato

di Iris Novello

 

 

In questa Farmacia si vendono esclusivamente medicinali approvati dalla Santa Sede (anche i relativi fogli illustrativi sono tutti rigorosamente muniti dell'Nihil obstat quominus imprimatur da parte dell'Agenzia Vaticana del Farmaco, sotto la diretta supervisione della Congregatio pro Doctrina Fidei, già Sant'Uffizio, già Tribunale della Inquisizione della Curia Romana - "Bimillennial Innovative Traditions Pro Eternal Life")!


Il vero affare per le case farmaceutiche Exelgyn e Danco ha un nome a due lettere e tre numeri.

A dire il vero durante le prime sperimentazioni effettuate nel 1970 dalla prima azienda produttrice Roussel Uclaf, i numeri indicati nella sigla erano cinque, 38486, poi ne hanno tolti due per semplificare e l’hanno chiamata Ru486.

 

La francese Exelgin (sigla che sta per eccellenza ginecologica) nel 1998 ha lanciato sul mercato il farmaco con il nome personalizzato Mifegyne, e ha intrapreso un vero e proprio business portandosi a casa un bel pacco di soldoni.

Solo nel 2008 la società ha registrato un giro di affari di oltre 14 milioni di euro, 7.692 incassati nella madre patria e 6.445 all’estero.

 

Non di meno ha fatturato la newyorchese Danco Laboratoires LLC, che con la vendita di 400mila dosi di Mifeprex ha incamerato dal 2000 al 2005 la bella cifra di 108,5 milioni di dollari.

Il giro d’affari intrapreso grazie all’esportazione in tutto il mondo della pillola dall’aborto “facile” è talmente elevato che le due case farmaceutiche non hanno avuto bisogno di produrre altro per incrementare i loro guadagni.
 


Entrata nel mercato di 17 Paesi europei, e già utilizzata nel mondo da più di un milione e mezzo di donne, la Ru486, dopo l’autorizzazione dell’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) ad esclusivo uso ospedaliero, dal primo aprile può essere distribuita anche in Italia, su richiesta delle farmacie ospedaliere.

 

La “medicina essenziale”, così definita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) che l’ha inserita nella sua quattordicesima lista, in effetti comprende due farmaci abortivi, la Ru486 appunto (che interrompe lo sviluppo della gravidanza e va assunta entro le sette settimane dal concepimento) in abbinamento a una prostaglandina che provoca le contrazioni uterine e l'espulsione dei tessuti embrionali.

Da sottolineare che l’OMS, sotto sollecitazione del Direttore generale, ha tuttavia raccomandato che i due farmaci siano utilizzati “qualora lo permettano le leggi nazionali laddove siano culturalmente accettabili”.
 

 

Naturalmente in Italia, come spesso succede nella trattazione di argomenti che riguardano l’etica, la polemica si è infiammata con la presa di posizioni alquanto determinate e diametralmente opposte dei rappresentanti politici e di alcune associazioni, oltre naturalmente della Chiesa cattolica.

 

Appena concluse le elezioni regionali si paventano varie manifestazioni in tutta Italia a favore o contro la commercializzazione della Ru486, ma anche per la libera circolazione della pillola abortiva.

La questione è chiara – ha detto il presidente del gruppo PdL al senato, Maurizio Gasparri - c'è il fronte della vita, che chiede il rispetto delle norme, tutela della maternità e nessuna interruzione di gravidanza, chirurgica o chimica, fuori dagli ospedali, e c’è il fronte della morte, Pd, radicali e sinistre varie, che vuole aborti comunque e ovunque”.
 

L’opposizione invece contrasta la presa di posizione di alcuni esponenti del centrodestra e parla di “ritorno al medioevo” per l’accanimento contro la Ru486 dimostrato già da tempo contro la sua commercializzazione.

“La furia oscurantista della maggioranza blocca la commercializzazione di un medicinale già utilizzato da milioni di donne, da molti anni - ha detto Livia Turco, capogruppo Pd in commissione Affari sociali della Camera alla quale ha fatto eco Felice Belisario (Idv) - "è assolutamente indecente, una scelta oscurantista che fa fare salti indietro rispetto ai Paesi più evoluti”.
 

Il segretario del Pd Pier Luigi Bersani invece ha polemizzato per l’ostruzionismo dei governatori leghisti Roberto Cota e Luca Zaia che si stanno battendo per non dare l’autorizzazione di acquisto ed utilizzo della pillola negli ospedali del Piemonte e del Veneto.

“Dell’uso di un farmaco non decide un presidente di regione – ha detto Bersani - tanto meno decide della libertà terapeutica, né può sostituirsi al rapporto tra medico e paziente”.

 

Di parere contrario il direttore dell'agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) che in una nota precisa di ''non avere mai rilasciato dichiarazioni in merito alle modalità di immissione in commercio del medicinale Ru486, ma di aver spiegato le procedure a carattere generale di dispensazione dei farmaci ospedalieri”.

''Per quanto riguarda le modalità di distribuzione sul territorio del farmaco Ru486 nessun ruolo e' svolto dall'Aifa – ha detto Rasi - poiché spetta ai governatori delle regioni, con un buon margine di autonomia, decidere anche alla luce di quanto è stato recentemente espresso, con molta chiarezza, dal ministero della Salute''.

E mentre Telefono Rosa, l’associazione che si batte contro la violenza sulle donne, propone una manifestazione a Roma in difesa delle “loro libere scelte, compresa quella dell’utilizzo della pillola Ru486”, in un paio di piazze ad Ancona i militanti della Lega sono scesi il giorno di Pasqua in una manifestazione “pro life” con la distribuzione di volantini inneggianti “Ru486, omicidio fai da te, la lega dice no agli aborti clandestini”.

“In un Paese dove si predica la pace si uccide, non in modo violento, ma con una pillola”.

Le parole del segretario di “Scienza e Vita” di Pisa-Livorno e membro dell’Unità di Ricerca della European Medical Association, nonché specialista in medicina interna, hanno fatto riflettere anche i più accaniti laicisti dello Stato.

“Le leggi ingiuste che negano il diritto primario alla vita cessano di essere obbliganti – ha dichiarato Renzo Puccetti – perché ogni essere umano, a prescindere da ogni sua qualità, è portatore di diritti inalienabili e negarlo è un grave male.

Se si riconosce l’aborto come male lo si deve dichiarare proibito, se invece esso diventa lecito, a poco a poco finisce per essere percepito come bene.

Tra la legalizzazione dell’aborto e l’abbandono delle donne con una gravidanza difficile, inattesa o non voluta – ha continuato - vi è qualcosa di mezzo che si chiama amore per il prossimo.

Dall’amore nasce l’esigenza di prendersi cura delle persone in difficoltà, in una società solidale risalta come bene evidente il farsi carico delle difficoltà individuali da parte della comunità”.
 


Però prendersi cura delle persone in difficoltà costa, non solo in impegno, ma soprattutto in denaro.

La prevenzione dell’aborto non richiede interventi limitati al potenziamento dei consultori, ma necessita di politiche sociali attuate ad ampio raggio, politiche di sostegno rivolte alle famiglie, all’infanzia, politiche sociali rivolte alla lotta alla povertà, all’emarginazione, alla precarietà, interventi che comunque richiedono dei fondi maggiori di quanto le due case farmaceutiche in questione possano intascare.

 

In realtà c’è da chiedersi a quanti fra politici e scienziati interessa veramente il risvolto psicologico e morale di una donna che si vede costretta, per libera scelta o meno, ad ammazzare il figlio che ha in grembo.

A meno che non convinca in pieno la tesi riportata dallo scienziato Luc Montagnier, premio Nobel per la medicina, in cui si afferma che “finché non c'è un sistema nervoso sviluppato l'embrione non può essere considerato un uomo e questo avviene intorno al terzo mese di gravidanza”.

Di positivo comunque arrivano i dati forniti dal Centro nazionale di epidemiologia dell’Istituto Superiore di Sanità che dichiarano dimezzate in Italia le interruzioni volontarie di gravidanza negli ultimi 25 anni.

Nel 1982 sono state 234.801, mentre nel 2007 se ne sono registrate 127.038, con un calo del 3 per cento tra il 2006 e il 2007.

La diminuzione delle interruzioni di gravidanza è stata più marcata tra le donne meglio istruite, quelle occupate e coniugate.

In Europa l’Italia è seconda, dopo la Germania (7,2) per basso tasso di abortività (11,1 aborti ogni 1000 donne), fanalini di coda Gran Bretagna (18,3) e Ungheria (22,3).

Ma in Italia a fare salire la media sono le straniere che da 8.967 casi dal primo dato disponibile del 1995 sono più che quadruplicati a 39.436 nel 2006.

I ginecologi obiettori sono passati nel nostro Paese dal 58 per cento registrato nel 2005 al 70 per cento del 2007.
 


A pochi comunque è noto l’obiettivo di Etienne Emile Beaulieu, il padre della pillola, che nel suo libro “Abortion Pill" (Simon & Schuster, 1991) racconta che prima della scoperta della Ru486 era alla ricerca di un mezzo per “gestire la crisi demografica” dei Paesi del terzo mondo.

La pillola, secondo Beaulieu, avrebbe avuto “un ruolo più ampio” ovvero la funzione di aiuto ai governi di alcuni Paesi “per attenuare l’esplosione di una popolazione che potrebbe rendere insufficienti le risorse mondiali”.

 

 

 

L'articolo adotta i de facto standard del nuovo giornalismo italiano per l'uso delle maiuscole - La Redazione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Subiamo quotidianamente un'informazione di massa che cerca di imporci estrema soggettività nella selezione di ciò che va reso pubblico o meno e palesi prese di posizione di parte nel pubblicato: in pratica una sistematica manipolazione indotta che non lascia spazio ad alcun confronto, discussione, percezione né diversa o - perché no - opposta visione della realtà.

 

Nel nostro piccolo intendiamo innanzitutto contribuire a "ridare volto" ad un pezzo di terra laziale dimenticato e "dare voce" a chiunque vi appartenga: un progetto indubbiamente ambizioso, realizzabile solo attraverso la collaborazione di chiunque si senta e sia libero, indipendente, auto-controllato ed aperto al cambiamento nei propri pre-giudizi.

 

Per questo non accetteremo né eserciteremo censura (ma neppure tollereremo faziosità!), pretendendo in cambio null'altro che veridicità dei fatti ed onestà intellettuale nell’esporli, affinché avvenimenti, denunce e idee possano assumere la connotazione oggettiva più accettabile e condivisibile, su cui impostare auspicabili confronti.

 

Rifiutando di conseguenza il classico e generalizzato sistema detentore del "fare notizia", cercheremo di sostituirlo al meglio con una comunicazione basata piuttosto sul "dare notizia", la quale costruttivamente porti al "creare opinione", finalità che  - anche se troppo spesso negletta - rimane l'unica vera di un'informazione democratica.

 

Attraverso la pubblicazione del "rilevante" per la crescita del territorio e quindi necessario "rendere noto", qualunque ne sia la fonte, ci uniamo alla comune lotta di quanti - professionisti e amatori - si battono convintamente e senza ricercare gloria per l’affermazione di una società viva e sana, corretta e leale, formata da Cittadini responsabili e volenterosi.

 

Una tale società, infatti, anche se da molti dominanti poteri volentieri ritenuta "utopica", è - a nostro avviso - pienamente realistica anche se solo realizzabile dal basso, da persone, cioè, ancora capaci di produrre idee proprie, rinnegando e anzi contrastando qualsiasi tipo di manipolazione indotta da mass media, caste, sette massoniche, partiti politici e quant’altro.

 

Perché, come dice Mohandas Gandhi, "Solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo lo cambiano davvero" - ma dobbiamo prima "diventare noi stessi il cambiamento che vogliamo vedere" - e Jean Guitton "La codardia è cercare l'approvazione non la verità, le decorazioni non l'onore, l'ascesa non il servizio, il potere non il bene dell'uomo"...

 

La Redazione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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