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Calcata, Viterbo, sabato 13 febbraio 2010 “Montalto di Castro: … a volte ritornano!” – In Italia si apre la stagione dei conflitti, dove mettere le centrali nucleari e le scorie radioattive?
Diciamo NO! NO!! NO!!!
Nucleare in Italia… dove come quando perché? I motivi del nostro No
al ritorno delle centrali atomiche. Le nostre levate di scudi contro le scelte nucleari del Governo berlusconico non possono né debbono essere basate unicamente sull’opposizione alle ubicazioni prescelte. I motivi dell’opposizione ferma al ritorno al nucleare in Italia sono di varia natura, sia economica che ambientale che di sicurezza.
Dal punto di vista economico la spesa mastodontica delle nuove centrali non sarà risarcita dai benefici produttivi, questo non solo per i costi “tecnici” degli impianti e dello smaltimento dei rifiuti radioattivi, ma soprattutto a causa dell’aumento del costante del costo dell’uranio e della diminuzione nel reperimento di detto materiale sul mercato.
Infatti è risaputo
che l’uranio già scarseggia oggi, tanto quanto il petrolio, e nel
momento in cui le centrali italiane saranno pronte il costo del minerale
radioattivo sarà arrivato alle stelle. Viviamo in un mondo che è globale, abbiamo visto che l’incidente di Chernobyl ha colpito l’intera Europa ed anche l’Italia, quindi l’ubicazione delle centrali non è ragione sufficiente di sicurezza. A questo proposito vi invito a leggere la lista che segue in cui vengono menzionati tutti gli incidenti alle centrali europee del 2009.
Ma voglio dare la parola all’amico Kiriosomega che mi scrive per evidenziare l’aspetto giuridico della non fattibilità delle centrali nucleari in Italia:
“Esiste la mappa dei siti per l’insediamento del nucleare? SÌ! Essa fu stilata nel 1979 in base a requisiti specifici dei territori prescelti.
Sono cambiati i requisiti per scegliere tali siti? NO! Il nucleare è sempre con gli stessi rischi e uguali profitti.
Che esista o meno un elenco di siti in cui porre le future centrali nucleari italiche credo sia solo questione di lana caprina. Mi spiego. Se un sito nucleare, poniamo posto a… 'Nicosia', centro della Sicilia, subisce un incidente con perdita di radiazioni, qualcuno crede che queste rispetteranno i confini regionali?
Capisco che i leghisti lo sperano, ma in ogni caso non è così. Pensiamo che se 'salta' il superphoenix francese l’effetto si avvertirà non solo a Varese, dove ha casa Bossi, o a Roma dove stanno il Papa e Berlusconi, o a Palermo e Trapani dove stanno Schifani e Alfano, o in Emilia dove sta Bersani, ma sarebbe investito tutto il Paese.
Allora, il problema non è DOVE far sorgere le centrali nucleari, ma SE FARLE SORGERE! Ricordo che ci fu un referendum che specificò: “Nucleare. No! Grazie”!
Se si vuole cambiare, alla faccia della
democrazia del precedente risultato referendario, si faccia il nuovo
referendum… e ci si attenga!” Concordo pienamente con quanto qui espresso e vi invito a leggere gli altri articoli sullo stesso tema!”
Quindi il sito che sarebbe il più “logico”, essendoci già una struttura pronta che sta lì in attesa da tempo per “tornare in uso”, in realtà diventa il posto meno indicato per installarvi uno dei nuovi impianti ad uranio.
Perciò le scelte governative si
restringono – giocoforza – alle Regioni meridionali o più periferiche:
Termini Imerese, Puglia, Caorso…?
Intanto vediamo che in prossimità delle
Amministrative di marzo, tutti i Candidati Governatori sia di Destra che
di Sinistra, affermano di essere contrari all’installazione di impianti
nucleari, e lo fanno con varie motivazioni… Ad esempio la Polverini (Renata), aspirante Presidente del Lazio per il PdL, afferma di essere d’accordo con le scelte governative sul nucleare, ma di ritenere che il Lazio non abbisogni di nuove centrali, essendoci già Montalto di Castro e Civitavecchia (funzionanti a poli-combustibile e carbone e che tra l’altro assieme sono il polo energetico più potente d’Europa).
Certo questa affermazione sembra un po’ strumentale… si capisce che il nucleare farebbe perdere voti… ed allora perché il Governo insiste su tale scelta scellerata?
Semplice… questo Governo ha bisogno di creare movimento economico e la costruzione di nuovi impianti metterebbe in moto tutta una serie di industrie… (diciamo anche mafie) e poco importa che il risultato finale, dal punto di vista della produzione energetica, sarebbe “nihil” in quanto già si sa che l’uranio sta per finire (come il petrolio) e che inoltre non sapremmo dove sistemare le scorie radioattive (avendo anche gli USA posto un diniego…).
Quel movimento economico attivato dal
Governo sarebbe sterile e di breve durata e lascerebbe una scia di
macerie e distruzioni tale da sancire la definitiva bancarotta
dell’Italia. Le stesse risorse economiche investite inutilmente sul nucleare potrebbero creare una rete infrastrutturale efficiente per la produzione energetica pulita e per il riciclaggio delle materie prime di scarto (i famosi RSU che ora finiscono negli inceneritori o nelle discariche, invece di creare ricchezza e lavoro per una vera ripresa sociale, economica ed ecologica…).
Ma questo Governo è cieco e sordo, questo
Governo non è un governo ma una lobby affaristica privata.
Passo ora ad un intervento “tecnico” ricevuto da Giorgio Nebbia sullo
stesso tema:
“Il Decreto Governativo che avvia (vorrebbe avviare) la costruzione
delle quattro centrali nucleari che tanto stanno a cuore al potere
economico e finanziario, è destinato ad innescare una lunga stagione di
conflitti, simili a quelli che negli anni settanta e ottanta hanno
affossato l’altro programma nucleare del Governo di allora.
Tanto per cominciare
il Governo dovrebbe trovare qualche posto, forse un paio di posti, in
cui mettere le centrali e in Italia non c’è nessun luogo adatto, sulla
base dei parametri che il Decreto dice che dovranno essere presi in
considerazione. Un luogo che abbia a disposizione grandi quantità di acqua di raffreddamento delle turbine, in cui non venga alterata la biodiversità, in condizioni geologiche e geofisiche in grado di sostenere l’impatto di grandi strutture come quelle delle centrali nucleari con reattori del tipo EPR3, di progetto e costruzione francese.
Un luogo in cui non
esistano rilevanti presenze paesaggistiche e storico-architettoniche, di
facile accessibilità, distante da aree abitate e da infrastrutture di
trasporti, in cui sia accessibile il collegamento alla rete elettrica
nazionale e lontano da rischi potenziali di attività umane. Un insediamento nel sito di cui si parla maggiormente, quello di Montalto di Castro, accanto alla centrale termoelettrica a carbone da 2.400 megawatt, potrebbe usare per il raffreddamento l’acqua del mare in cui peraltro già arrivano le acque calde rigettate dalla centrale a carbone, ma il sito è a ridosso della linea ferroviaria e della Statale Aurelia, le due grandi vie di comunicazione che collegano il Sud d’Italia con il Nord e la Francia.
L’aria di Montalto è già inquinata dai fumi del carbone e tutto intorno sono sorti insediamenti turistici.
Nei mesi scorsi il Governo, come cortina fumogena, ha fatto mettere in circolazione vari nomi di altre località in cui potrebbero essere insediate le centrali, da Termini Imerese, al delta del Po, dalla Puglia al Molise a Caorso, dove, nella golena del Po, giace la vecchia centrale nucleare abbandonata.
Un attento esame mostra che nessun luogo in Italia è adatto come sito per una centrale nucleare secondo le norme di sicurezza internazionali.
Il Governo, che con un’altra legge ha deciso di insediare le centrali nucleari scavalcando gli Enti locali, cercherà forse di utilizzare terre demaniali o militarizzate, ma anche così, per far passare il milione di tonnellate di cemento, acciaio, macchinari, cariche di combustibile nucleare e cantieri, finirebbe per scontarsi con vincoli territoriali e diritti umani.
E i diritti umani non
saranno facilmente soffocati neanche con l’intervento delle forze armate. Ancora peggiore è la situazione per quanto riguarda la sistemazione dei residui delle attività nucleari, dei materiali altamente radioattivi già accumulati durante la prima sciagurata avventura nucleare italiana e di quelli che nuove centrali produrrebbero in continuazione e per decenni in futuro.
Da decenni in tutto il mondo i vari paesi cercano una sepoltura sicura per le scorie radioattive che debbono essere tenute lontano dalle acque e da qualsiasi forma di vita, in cimiteri che dovrebbero essere sicuri e inaccessibili per migliaia e diecine di migliaia di anni.
Proprio di recente le due più 'favorite' proposte di depositi sotterranei di scorie nucleari, quella nella montagna di Yucca Mountain nel Nevada, negli Stati Uniti, e quella nei giacimenti sotterranei di sale di Gorleben in Germania, sono state abbandonate dai rispettivi Governi perché considerate inaffidabili.
E così i milioni di tonnellate di scorie radioattive restano sparse nel mondo, in Inghilterra, e negli Stati Uniti, in Francia e Giappone, in Russia e Cina – e in Italia, una condanna per le generazioni future che dovranno fare la guardia a questi depositi per tempi lunghissimi.
Quando saranno passati tanti secoli quanti quelli che ci separano dai tempi dei Faraoni, molte scorie radioattive, prodotte dalle attività militari e dalle centrali commerciali nel mondo, avranno ancora il 70 percento della radioattività odierna.
E in queste
condizioni volete continuare a moltiplicare le centrali nucleari e
proprio in Italia e proprio quando altri paesi nucleari si stanno
disimpegnando dall’avventura in cui si sono impantanati anni fa ? Le società industriali e quelle che si stanno avviando sulla via della modernità avranno bisogno di energia, ma per fare che cosa? Di elettricità per far funzionare quali macchine e dispositivi? Per produrre quali merci?
Per motivi ecologici e geopolitica è certo necessario utilizzare di meno le fonti combustibili fossili: carbone, petrolio, gas naturale.
La soluzione però deve essere cercata non certo nell’energia nucleare, ma nella revisione dei cicli produttivi e dei consumi, nell’uso delle fonti di energia rinnovabili tutte derivate, direttamente e indirettamente, dal Sole: l’unico reattore nucleare accettabile, alla distanza di sicurezza di 150 milioni di chilometri, che trattiene al suo interno le sue scorie radioattive e che funziona senza incidenti inviandoci tutta l’energia ci cui abbiamo bisogno per sempre.
L’enorme quantità di soldi che dovrebbero essere investiti in un programma di centrali nucleari consentirebbe, in alternativa, reali progressi nell’utilizzazione delle fonti energetiche rinnovabili che assicurano, loro sì, lavoro, ed energia pulita disponibili ogni anno, indipendenti dalle importazioni di materie o di tecnologie.
Le centrali nucleari appaiono così il volto più vistoso della megamacchina di cui parlava Lewis Mumford nel 1970, la struttura tecnologica con cui il potere economico manifesta la sua violenza contro le popolazioni e l’ambiente.”
E ancora un mio articolo del 10 febbraio 2010
Italia. Nucleare in arrivo – Lazio con Montalto di Castro in pole
position… Ma qualcuno a Roma, in segreto, rema contro… e sapete chi è?
Nei corridoi romani, sia di Destra che
di Sinistra, sia di Governo che di Sottogoverno o di “Opposizione” (si
fa per dire naturalmente) circolano strane voci sull’imminente ritorno
al nucleare. Oggi, 10 febbraio 2010, giorno della Commemorazione delle Vittime delle Foibe, il Consiglio dei Ministri ha approvato il Decreto Legislativo che disciplina la localizzazione e la realizzazione di nuove centrali nucleari.
Ma il pubblico non saprà – prima delle
Elezioni Amministrative – in quali Regioni intendono costruire
gli impianti!
Ma viene da chiedersi, se si teme così
tanto l’opinione pubblica come mai il Governo prosegue indefesso verso
la realizzazione di tale piano sciagurato? Il Lazio, una delle regioni “papabili” per una delle nuove centrali, sussiste il rischio che Montalto di Castro, luogo in cui pre-esisteva una struttura già quasi ultimata prima del referendum abrogativo, venga prescelto per sancire il “glorioso” ritorno all’energia atomica.
In verità questo sarebbe un progetto
con il “botto”, adatto ad un Governo Berlusconi che traballa sempre più
e che a causa di una ubicazione “nucleare” alle porte di Roma potrebbe
defungere definitivamente… (nessuno ha mai chiesto l’opinione in
proposito di Papa Ratzinger?). Ma, sempre per motivi di convenienza e sempre da voci di corridoio, sembrerebbe invece che le centrali andranno fatte là dove ci sono avversari politici – e non nel Lazio, vicino a Roma dove comanda un Sindaco PdL e dove forse vincerà anche un Governatore/trice PdL (salvo sorprese dell’ultim’ora).
Sorgeranno qui le prossime centrali nucleari!? Schizofrenia PdL?! Che strano… unicamente di queste tre Regioni (su un totale di ben 15 Regioni Antinucleari), come mai? Delle due l’una: o i Presidenti Vendola, Bassolino e De Filippo sono antipatici al Governo Berlusconi-Scajola, oppure (più probabile) sono queste le prime tre Regioni scelte per costruire le Centrali Nucleari…” (Notizia Econews)
Dove vanno tutti i più scomodi servizi
e dove la popolazione è più malleabile dai Poteri Forti (che sia lo
Stato o la Mafia non importa).
Marzia Marzoli, la pasionaria
antinuclearista di Tarquinia, candidata Governatrice del Lazio per la
Rete dei Cittadini, secondo me potrà contare nell’aiuto insperato di
Silvio Berlusconi stesso, che non vuole installare un ordigno ad
orologeria presso la sua Sede di Governo….
Questo almeno mormorano nei corridoi
romani del potere… di Destra e di Sinistra e di Centro (Vaticano
compreso)… Nel frattempo però, per tamponare il tamponabile, Green Peace si sta adoperando con una raccolta firme antinucleare, valida per tutto il territorio nazionale. Il responsabile per il nucleare dell’associazione ambientalista, Andrea Lepore, afferma:
“La nostra campagna contro questa scelta rischiosa e troppo costosa va avanti. Partecipa anche tu e firma l’appello sul sito www.nuclearlifestyle.it per chiedere ai Candidati alle Elezioni Regionali del 28 e 29 marzo di dire No al Nucleare.
Contro un Governo che continua a imporre
le sue scelte, l’opposizione delle Regioni è l’unica possibilità che
abbiamo per fermare il ritorno del nucleare nel nostro Paese!”
La speranza è sempre l’ultima a morire!?
Nucleare sicuro? Di sicuro c’è solo che non lo è… – Ecco l’elenco
degli incidenti in centrali nucleari nel 2009 10 Gennaio 2009 – Germania, Assia Fuga interna di liquido radioattivo dal primo al secondo circuito nella centrale nucleare di «Biblis B». La denuncia viene fatta dal quotidiano “Frankfurter Rundschau” in data 17 gennaio 2009, annotando che non vi è stata ancora la riparazione del danno.
Il portavoce della centrale nucleare
riferisce, in risposta, che il livello di radioattività del liquido
fuoriuscito è "solo un millesimo del valore limite giornaliero",
precisando che i lavori di riparazione verranno effettuati nell’arco due
settimane, nell’ambito dei normali controlli di routine. Un satellite dell’era sovietica alimentato ad energia nucleare perde frammenti nello spazio dal sistema di refrigerazione del reattore. La notizia riferita oggi è del 4 luglio 2008.
Secondo Alexander Yakushin, Vicecapo
delle Forze Spaziali russe, ”non c’è pericolo di contaminazione
radioattiva per la superficie terrestre”.
Solo oggi viene denuciata una perdita
di 47 litri di acqua pesante e radioattiva (contenente trizio) avvenuta
il 5 dicembre scorso presso la centrale di Chalk River. Un incendio è divampato in uno dei due trasformatori della centrale nucleare di Oyster Creek.
La società, Exelon Nuclear, ha fatto
sapere che “non c’è pericolo per il pubblico”. Il quotidiano croato Vecernji List denuncia l’inquinamento da scorie radioattive francesi dei laghi dell’Erzegovina a partenza della firma dell’accordo di Dayton nel novembre 1995
(vedi:
http://www.progettohumus.it/public/forum/index.php?topic=560.0) Il satellite USA Iridium per le telecomunicazioni si scontra con il satellite russo Kosmos-2251, non più in uso, in bassa orbita a circa 780 chilometri da terra. I detriti derivati dalla collisione potrebbero danneggiare vecchi veicoli spaziali sovietici che si trovano in prossimità. E questi ultimi hanno reattori nucleari a bordo, fanno notare gli esperti da Mosca.
In particolare – spiegano fonti alle
agenzie di stampa russe – c’è un rischio di collisione tra i vecchi
satelliti di osservazione della marina sovietica con i rottami, sparsi
intorno, e di conseguenza, si potrebbe avere la presenza in orbita di
macerie radioattive.
Un’indagine di France 3 denuncia che
300 milioni di tonnellate di rifiuti radioattivi provenienti dalle
miniere di uranio francesi, sono stati disseminati, nel corsi di decenni,
nelle campagne, in vicinanza dei centri abitati, e sono serviti per
costruire case, scuole e aree gioco per bambini. Scomparsi nel nulla dal Centro di Ricerca Nucleare di Los Alamos 67 computer.
I dirigenti di Los Alamos hanno
sottolineato che nessuno dei computer conteneva informazioni
classificate… Sequestrate oltre 150 tonnellate di metalli radioattivi, in 12 Laender tedeschi, provenienti dall’India. La contaminazione è dovuta all’isotopo radioattivo Cobalto 60 arrivato in Germania da tre diverse fonderie indiane.
Per l’alto livello di contaminazione,
5 tonnellate sono state affidate alla GNS, la società tedesca che si
occupa dello smaltimento delle scorie nucleari. Terza fuga radioattiva nell’impianto di Chalk River, dal dicembre 2008. 11 kg d’acqua inquinata sono stati ventilati all’esterno dopo che due piccoli buchi sono stati rilevati in un tubo. Il tubo è stato riparato.
Il reattore è rimasto in attività e la
fuga non ha creato ritardi nella produzione. Un incendio, di cause sconosciute, si sviluppa nell’edificio che ospita uno dei sette reattori della centrale. Viene domato dopo una ora e mezza. Leggermente ferito al viso un addetto della centrale.
La Tepco dichiara che non ci sono
state fughe radioattive.
La portaerei Charles de Gaulle viene
bloccata dopo la scoperta di un’anormale usura di parti del suo sistema
nucleare. Un lavoratore di 61 anni muore durante le attività di manutenzione alla centrale nucleare svedese di Oskarshamn.
Sembra che una parte del macchinario
si stia staccata colpendo l’uomo in pieno petto. Il sottomarino americano USS Hartford entra in collisione con la nave anfibia USS New Orleans. Il New Orleans riprota la rottura del serbatoio con fuoriuscita di circa 25.000 galloni di diesel. 15 marinai a bordo dell’Hartford rimangono leggermente feriti.
“Non ci sono danni all’impianto di
propulsione nucleare dell’Hartford”, dichiara il portavoce della Marina
Statunitense Nathan Christensen.
Viene fermato l’impianto di Indian
Point per la rottura di una pompa del circuito di raffreddamento. Incendio notturno in un magazzino del complesso nucleare, spento dopo due ore.
Secondo Tokyo Electric Power non c’è
stata nessuna fuoriuscita di radiazioni.
Un problema al generatore principale
ha obbligato la centrale nucleare di Garona a fermare il reattore e ad
attivare gli allarmi del centro che il prossimo anno compirà 40 anni.
L’incidente non ha creato “rischi per i lavoratori, la popolazione o
l’ambiente” secondo il Consiglio per la Sicurezza Nucleare spagnolo.
Da oltre 20 giorni si protrae la
ricerca, nell’impianto di Sellafield, di due contenitori smarriti con
materiale radioattivo risalente agli anni '70. Una catena di misure cade al suolo durante la manutenzione del quarto blocco della centrale, dopo che il cavo che collega la strumentazione si rompe.
L’incidente viene classificato al
livello 2 sulla scala internazionale INES (International Nuclear and
Radiological Event Scale), sembra senza causare danni al personale
dell’impianto e fuoriuscite radioattive. Guasto nelle barre di combustibile con “leggero aumento dell’attività misurata all’interno del nucleo”. Lo annuncia lo stesso impianto di proprietà Endesa e Iberdrola sostenendo che il malfuzionamento non avrebbe alcun impatto negativo sulla sicurezza dell’ambiente e della salute di chi vive nei pressi dell’impianto.
Secondo Greenpeace, invece, l’aumento
di attività sarebbe dovuto alla rottura di un elemento del combustibile
che ha contaminato il sistema di raffreddamento del nucleo della
centrale. Due pezzi metallici, di due tonnellate ciascuno, utilizzati per dei test di funzionamento sul ponte di manutenzione, cadono da una altezza di circa 15 metri nella centrale nucleare di Tricastin.
“Per misure di precauzione, dopo
l’incidente, i cantieri sono stati sospesi come pure gli interventi,
circa una trentina, nell’edificio del reattore” e dei controlli “sono
stati realizzati immediatamente” ha fatto presente EDF.
La Corea del Nord effettua con
“successo” il suo secondo test nucleare, dopo quello dell’ottobre 2006. Fuga di vapore da una porzione di pompa per l’incanalamento dell’acqua verso il reattore nucleare n° 7 nella centrale nucleare di Kashiwazaki-Kariwa, nel nord del Giappone.
La TEPCO rassicura che non c’è stata
contaminazione ambientale, nonostante una piccola fuga di elementi
radioattivi. In data odierna svelato un incidente del gennaio 2007. Un impiegato recatosi per un bucato nella lavanderia automatica dell’impianto nucleare si accorge di una cospicua perdita radioattiva (decine di migliaia di litri), non rilevata dai sistemi d’allarme.
Sfiorato il disastro nucleare.
La centrale viene bloccata per due
giorni a causa di un errore di azionamento, da parte di un dipendente,
di una valvola di emeregenza. Un pezzo di gomma si blocca all’interno delle condotte della centrale durante l’operazione di introduzione di un nuovo combustibile (la schiuma combustibile non è a norma con quella prevista dai regolamenti). A detta dell’EDF: “Non c’è stato alcun danno per i nostri dipendenti, per gli impianti, il personale non è stato ferito e non vi è stato alcun rilascio di radioattività”.
Nonostante queste dichiarazione
dell’incidente viene data conoscenza solo 9 giorni dopo.
Per un problema ad un trasformatore si
arresta la centrale con conseguente caduta di tensione nella rete
elettrica di Amburgo (fuori uso per alcune ore 1.500/1.800 semafori). Fuga di vapore o gas radioattivo nel corso dei lavori di manutenzione alla centrale di Dampierre.
L’incidente, nel cuore della notte, ha
svegliato diversi abitanti. Chiuso un reattore nucleare dell’impianto di Sosnovy Bor per una perdita dovuta alla rottura di una pompa. I responsabili: “I livelli di radioattività nell’aria rientrano nella norma”.
La centrale “Leningrad”, nella
cittadina di Sosnovy Bor, a circa 70 km da San Pietroburgo è
equipaggiata con lo stesso tipo di reattore di quello ucraino di
Chernobyl. Spento in poche ore un incendio scoppiato, per cause imprecisate, nella centrale nucleare a Dieppe.
Tempestivo l’intervento dei Vigili del
Fuoco appena scoppiato l’allarme. Fuoriuscita di liquido radioattivo dalla centrale di Fugen.
Un operaio è stato esposto a
radiazioni mille volte superiori al livello standard stabilito
dal Governo giapponese. Scoperto un deposito di uranio arricchito al di sopra del limite fissato. Il CEA (Commissariato Energia Atomica) ha dichiarato trattarsi di una riserva di 10 kg di uranio arricchito (1,65%), mentre il limite è di 4 kg.
Il Commissariato ha proposto di
classificare l’incidente al “1”, cioè come anomalia, nella scala INES
(International Nuclear and Radiological Event Scale). Spenti per manutenzione 18 impianti nucleari. Il numero uno di Fessenheim (Haut-Rhin) ha superato i 10 anni. Quattro sono fermi per incidenti: - il reattore numero 3 di Paluel (Seine-Maritime) a causa di una perdita di fiamma nella sala macchine; - il reattore numero 2 di Nogent-sur-Seine (Aube) per un guasto a un alternatore; - il reattore numero 1 di Civaux (Vienne)a causa di disfunzione di una valvola del motore elettrico; - il reattore numero 3 di Bugey (Ain) dopo un incidente sul generatore di vapore. Tredici reattori devono essere ricaricati di combustibile e per operazioni di manutenzione: - il numero 1 di Flamanville (Manche), - i reattori numero 1 e sei di Gravelines (Nord), - il reattore numero 2 di Paluel, - il reattore numero 2 di Penly (Seine-Maritime), - il reattore numero 2 di Cattenom (Lorraine), - il reattore numero 2 di Fessenheim, - il reattore numero 3 di Chinon (Indre-et-Loire), - il reattore numero 3 di Blayais (Gironde), - il reattore numero 1 di Saint-Alban (Isère), - il reattore numero 4 di Bugey, - il reattore numero 2 di Tricastin (Drôme) e - il reattore numero 2 di Cruas-Meysse (Ardèche).
Il reattore numero 2 della centrale
nucleare di Belleville (Cher) funziona al 60% della sua potenza dopo il
surriscaldamento di una pompa del circuito secondario di vapore.
Le operazioni di manutenzione al
reattore numero 2 della centrale nucleare di Tricastin, in Francia,
vengono sospese in seguito a un incidente avvenuto durante la ricarica
di una parte delle barre di uranio. Grande perdita di radioattività da un reattore della centrale atomica. Fuga radioattiva originatasi da isotopo sconosciuto.
200 lavoratori evacuati, 25 sottoposti
a cure mediche. Nella notte tra l’1 e il 2 dicembre si verifica una otturazione della presa d’acqua di uno dei quattro reattori della centrale nucleare Edf di Cruas, con ripercussioni sul circuito di raffreddamento.
L’Autorité de Sûreté Nucléaire (ASN),
ha giudicato la gravità dell’ultimo incidente al secondo livello di
pericolosità della scala internazionale INES (International Nuclear and
Radiological Event Scale).
L’impianto nucleare da 1.000 megawatt
Vandellos II, controllato con il 72% da Endesa (ELE.MC: Quotazione),
gruppo Enel (ENEI.MI: Quotazione), viene fermato per riparazioni ai
distributori.
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Subiamo quotidianamente un'informazione di massa che cerca di imporci estrema soggettività nella selezione di ciò che va reso pubblico o meno e palesi prese di posizione di parte nel pubblicato: in pratica una sistematica manipolazione indotta che non lascia spazio ad alcun confronto, discussione, percezione né diversa o - perché no - opposta visione della realtà.
Nel nostro piccolo intendiamo innanzitutto contribuire a "ridare volto" ad un pezzo di terra laziale dimenticato e "dare voce" a chiunque vi appartenga: un progetto indubbiamente ambizioso, realizzabile solo attraverso la collaborazione di chiunque si senta e sia libero, indipendente, auto-controllato ed aperto al cambiamento nei propri pre-giudizi.
Per questo non accetteremo né eserciteremo censura (ma neppure tollereremo faziosità!), pretendendo in cambio null'altro che veridicità dei fatti ed onestà intellettuale nell’esporli, affinché avvenimenti, denunce e idee possano assumere la connotazione oggettiva più accettabile e condivisibile, su cui impostare auspicabili confronti.
Rifiutando di conseguenza il classico e generalizzato sistema detentore del "fare notizia", cercheremo di sostituirlo al meglio con una comunicazione basata piuttosto sul "dare notizia", la quale costruttivamente porti al "creare opinione", finalità che - anche se troppo spesso negletta - rimane l'unica vera di un'informazione democratica.
Attraverso la pubblicazione del "rilevante" per la crescita del territorio e quindi necessario "rendere noto", qualunque ne sia la fonte, ci uniamo alla comune lotta di quanti - professionisti e amatori - si battono convintamente e senza ricercare gloria per l’affermazione di una società viva e sana, corretta e leale, formata da Cittadini responsabili e volenterosi.
Una tale società, infatti, anche se da molti dominanti poteri volentieri ritenuta "utopica", è - a nostro avviso - pienamente realistica anche se solo realizzabile dal basso, da persone, cioè, ancora capaci di produrre idee proprie, rinnegando e anzi contrastando qualsiasi tipo di manipolazione indotta da mass media, caste, sette massoniche, partiti politici e quant’altro.
Perché, come dice Mohandas Gandhi, "Solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo lo cambiano davvero" - ma dobbiamo prima "diventare noi stessi il cambiamento che vogliamo vedere" - e Jean Guitton "La codardia è cercare l'approvazione non la verità, le decorazioni non l'onore, l'ascesa non il servizio, il potere non il bene dell'uomo"...
La Redazione
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