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Oriolo Romano, Viterbo, giovedì 28 gennaio 2010 Oriolo Romano - Finalmente realtà il nuovo Museo della Mola
I ruderi dell'antica Mola del Biscione ad Oriolo Romano. (Foto di archivio)
Oriolo Romano avrà il suo Museo della Mola grazie a un finanziamento
regionale.
Si terrà sabato 30 gennaio prossimo, presso Palazzo Santacroce-Altieri a
Oriolo Romano, un convegno sul progetto per la realizzazione del Museo
della Mola del paese.
La Regione Lazio, infatti, ha concesso un
finanziamento, grazie all'interessamento dell’Assessore Regionale Giuseppe
Parroncini, per il recupero e la ricostruzione della Mola, edificio della
seconda metà del Cinquecento, il cui progetto prevede una spesa
complessiva di 171 mila euro. L’obiettivo è far sì che il luogo riacquisisca le sue funzioni originali fino al suo completo funzionamento dei canali di adduzione delle acque che consentiranno di far girare il "ritrecine" - la ruota idraulica - e le macine ad esso collegate.
Il mulino, spinto dalla forza dell’acqua,
potrà così di nuovo funzionare e macinare grano.
Il Museo della Mola farà parte dei Musei
Tematici istituiti dalla Regione Lazio, compreso nel Circuito dei Musei di
tipo demo-etno-antropologici. La parte scientifica del progetto è stata affidata all’Università della Tuscia, Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali, diretta dal Prof. Alfio Cortonesi, e all’Antropologo Prof. Marcello Arduini della medesima Università Viterbese.
Nota storica
La Mola cosiddetta "del Biscione" ad Oriolo Romano è un mulino cinque-seicentesco, eretto però su un'antica struttura romana. L'edificio è situato a pochi chilometri dal centro del paese, all'interno del vasto Parco, detto appunto "della Mola", dell'Università Agraria, in un ambiente naturale incontaminato e di rara bellezza. La costruzione si sviluppa su due piani di 10x7 metri, con il sistema murario esterno relativamente ben conservato, e restano quasi intatte anche due grandi vasche a muri di pietra, alimentate da una sorgente termale di acqua sulfurea. La radura è però qui caratterizzata dalla confluenza del Fosso del Biscione, da cui il nome della Mola, e del Fiume Mignone, che si versa in mezzo al bosco in un'alta cascata. Il progetto di restauro prevede di rimettere in funzione il tradizionale processo di molitura del grano riutilizzando appunto l'originaria condotta d'acqua forzata proveniente dal Mignone, proprio come ai tempi della Famiglia Santacroce degli Orsini di Vejano.
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Voci dal territorio
Subiamo quotidianamente un'informazione di massa che cerca di imporci estrema soggettività nella selezione di ciò che va reso pubblico o meno e palesi prese di posizione di parte nel pubblicato: in pratica una sistematica manipolazione indotta che non lascia spazio ad alcun confronto, discussione, percezione né diversa o - perché no - opposta visione della realtà.
Nel nostro piccolo intendiamo innanzitutto contribuire a "ridare volto" ad un pezzo di terra laziale dimenticato e "dare voce" a chiunque vi appartenga: un progetto indubbiamente ambizioso, realizzabile solo attraverso la collaborazione di chiunque si senta e sia libero, indipendente, auto-controllato ed aperto al cambiamento nei propri pre-giudizi.
Per questo non accetteremo né eserciteremo censura (ma neppure tollereremo faziosità!), pretendendo in cambio null'altro che veridicità dei fatti ed onestà intellettuale nell’esporli, affinché avvenimenti, denunce e idee possano assumere la connotazione oggettiva più accettabile e condivisibile, su cui impostare auspicabili confronti.
Rifiutando di conseguenza il classico e generalizzato sistema detentore del "fare notizia", cercheremo di sostituirlo al meglio con una comunicazione basata piuttosto sul "dare notizia", la quale costruttivamente porti al "creare opinione", finalità che - anche se troppo spesso negletta - rimane l'unica vera di un'informazione democratica.
Attraverso la pubblicazione del "rilevante" per la crescita del territorio e quindi necessario "rendere noto", qualunque ne sia la fonte, ci uniamo alla comune lotta di quanti - professionisti e amatori - si battono convintamente e senza ricercare gloria per l’affermazione di una società viva e sana, corretta e leale, formata da Cittadini responsabili e volenterosi.
Una tale società, infatti, anche se da molti dominanti poteri volentieri ritenuta "utopica", è - a nostro avviso - pienamente realistica anche se solo realizzabile dal basso, da persone, cioè, ancora capaci di produrre idee proprie, rinnegando e anzi contrastando qualsiasi tipo di manipolazione indotta da mass media, caste, sette massoniche, partiti politici e quant’altro.
Perché, come dice Mohandas Gandhi, "Solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo lo cambiano davvero" - ma dobbiamo prima "diventare noi stessi il cambiamento che vogliamo vedere" - e Jean Guitton "La codardia è cercare l'approvazione non la verità, le decorazioni non l'onore, l'ascesa non il servizio, il potere non il bene dell'uomo"...
La Redazione
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