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Oriolo Romano, Viterbo, domenica 20 dicembre 2009  

Oriolo Romano - Fino al 27 il paese in mostra nelle opere di Wlderk, artista locale

di Barbara Conti

 

 

La tipicità di Orioro Romano in un acquarello di Mario Wlderk. (Foto di archivio)

 

Inaugurata ieri, sabato 19 dicembre, si terrà fino al 27 dicembre prossimo (presso la Sala Consiliare del Comune di Oriolo Romano) la mostra “Gli acquerelli di Mario Wlderk”, organizzata dall’Associazione T.U.A. e patrocinata dal Comune di Oriolo Romano.
 

L’artista, nato a Oriolo Romano il 10 giugno 1934, è appassionato di disegno sin da piccolo.

Ha studiato la tecnica dell’acquerello sotto la guida del prof. Caito.

È iscritto all’Associazione “Acquerellisti Italiani” e ha partecipato a numerose mostre nazionali e internazionali.

Insegnante di acquerello, tiene attualmente corsi presso la Scuola di Acquerello di Oriolo Romano.
 

Di lui Isa Grassano, giornalista di “Repubblica”, ha scritto:

 

“…sin da piccolo Mario Wlderk amava dipingere.

Si muniva di colori e grandi fogli bianchi e riprendeva tutto quello che riusciva a cogliere intorno a sé.

Ancora oggi, che di anni ne ha qualcuno in più, nella sua casa di Oriolo Romano, continua con lo stesso entusiasmo di un bambino a trasferire sulla carta tutto ciò che vede.

 

Tanti colpi di pennello, veloci e sicuri, un tocco di blu, uno di verde e poi ancora il marrone, il grigio, il giallo.

Colori stesi ad arte per catturare la luce, la trasparenza di un cielo gonfio di nuvole, la brillantezza delle acque.

Ed, infine, eccoli i paesaggi, le strade, i prati, i monumenti, le fontane, i tratti della vita quotidiana [soprattutto oriolese ndr].

Ammirando i suoi acquerelli, si ha la sensazione di entrare nella storia, di respirare l’umidità dei vecchi muri screziati, di percepire gli odori di un gregge al pascolo, di cogliere il profumo di pioggia di un bosco”.


Dunque, senza esagerare, possiamo dire che lo stesso paese che accoglie la mostra, Oriolo Romano, rivive nelle opere di questo artista locale di grande talento.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Voci dal territorio

 

Subiamo quotidianamente un'informazione di massa che cerca di imporci estrema soggettività nella selezione di ciò che va reso pubblico o meno e palesi prese di posizione di parte nel pubblicato: in pratica una sistematica manipolazione indotta che non lascia spazio ad alcun confronto, discussione, percezione né diversa o - perché no - opposta visione della realtà.

 

Nel nostro piccolo intendiamo innanzitutto contribuire a "ridare volto" ad un pezzo di terra laziale dimenticato e "dare voce" a chiunque vi appartenga: un progetto indubbiamente ambizioso, realizzabile solo attraverso la collaborazione di chiunque si senta e sia libero, indipendente, auto-controllato ed aperto al cambiamento nei propri pre-giudizi.

 

Per questo non accetteremo né eserciteremo censura (ma neppure tollereremo faziosità!), pretendendo in cambio null'altro che veridicità dei fatti ed onestà intellettuale nell’esporli, affinché avvenimenti, denunce e idee possano assumere la connotazione oggettiva più accettabile e condivisibile, su cui impostare auspicabili confronti.

 

Rifiutando di conseguenza il classico e generalizzato sistema detentore del "fare notizia", cercheremo di sostituirlo al meglio con una comunicazione basata piuttosto sul "dare notizia", la quale costruttivamente porti al "creare opinione", finalità che  - anche se troppo spesso negletta - rimane l'unica vera di un'informazione democratica.

 

Attraverso la pubblicazione del "rilevante" per la crescita del territorio e quindi necessario "rendere noto", qualunque ne sia la fonte, ci uniamo alla comune lotta di quanti - professionisti e amatori - si battono convintamente e senza ricercare gloria per l’affermazione di una società viva e sana, corretta e leale, formata da Cittadini responsabili e volenterosi.

 

Una tale società, infatti, anche se da molti dominanti poteri volentieri ritenuta "utopica", è - a nostro avviso - pienamente realistica anche se solo realizzabile dal basso, da persone, cioè, ancora capaci di produrre idee proprie, rinnegando e anzi contrastando qualsiasi tipo di manipolazione indotta da mass media, caste, sette massoniche, partiti politici e quant’altro.

 

Perché, come dice Mohandas Gandhi, "Solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo lo cambiano davvero" - ma dobbiamo prima "diventare noi stessi il cambiamento che vogliamo vedere" - e Jean Guitton "La codardia è cercare l'approvazione non la verità, le decorazioni non l'onore, l'ascesa non il servizio, il potere non il bene dell'uomo"...

 

La Redazione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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