Portale

Prima pagina | Mappa

 

Redazione & informazione

Prima pagina | Mappa

 

 

               

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tuscia Romana online

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Voci dal territorio

Notizie, articoli e commenti - formato testi doc ed immagini jpg - proposti a notiziario@tusciaromana.info

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  Le voci più recenti 

 

 

  Gli eventi del mese 

Ottobre 2009

 

  Archivi 

2011 2010 2009

 

EMERGENCY - Life Support for Civilian War Victims

 

 

 

CROATIA RELAX - Appartamenti al mare in Istria e Dalmazia

 

EFFEDÌ - Promozioni aziendali e PTO

 

 

Bologna, domenica 11 ottobre 2009   

Who is Obama? - Passato, progetti e ombre del Premio Nobel per la Pace

di Elia Pirone

 

 

Obama un carismatico afroamericano che condurrà gli USA verso un semi-autoritarismo “fascista”?


Quella che segue è la tragicomica vicenda di un Presidente afroamericano osannato dalla massa degli spiriti liberi e in discontinuità col passato che lo hanno arbitrariamente eletto quale simbolo incorruttibile e indiscutibile del dio Cambiamento, che arriva e, a grandi falcate, ci illumina con un divino messaggio progressista, aprendoci le porte della Felicità.
 

Nelle favole.
 

Perché la realtà è ben diversa, come sottolinea il giornalista statunitense Webster Griffin Tarpley, che si è occupato di terrorismo internazionale e dell’11 settembre, criticando Obama, Prescott Bush, Bush padre e il narcotraffico, gestito – a sua detta – dalla CIA.
 

Tarpley, grande critico di Obama, è colui che ha pubblicato nel 2008 le opere Obama.

The Postmodern Coup e Obama: The Unauthorized Biography.
 

Seguendo un metodo che lo conduce fino agli anni della formazione del Presidente degli USA, il giornalista americano ha scoperto che Obama si è laureato con lo stratega “russofobo” Zbigniew Brzezinski.

Quest’ultimo è stato consigliere militare del Presidente Carter e si è vantato, in un’intervista al “Nouvelle Observateur” del 15-21 gennaio 1998, di aver creato, finanziando i militanti islamisti, la “trappola afgana”, un “Vietnam afgano” in funzione antisovietica.
 

Obama ha espresso pubblicamente fiducia e stima nei confronti di Brzezinski nel marzo 2008.


Proseguendo con la critica, l’implacabile Tarpley accusa il nostro afroamericano di essere immerso in ambienti politico-economici corrotti, nonché di essere condizionato fortemente dalla Trilateral Commission (Commissione Trilaterale), un'organizzazione fondata il 23 giugno del 1973 per iniziativa di David Rockefeller, Presidente della Chase Manhattan Bank, e di altri dirigenti del Gruppo Bilderberg e del Council on Foreign Relations, tra cui Henry Kissinger e Zbigniew Brzezinski.


Tarpley arriva a sostenere che vi siano nella “obamania” giovanile e nell’impostazione retorica (ricordate gli slogan “yes, we can” o “change”?) di Obama forti analogie con la nascita del fascismo italiano.
 

A supporto di questa tesi, il giornalista americano pone l’accento sul disastrato contesto socio-economico statunitense, già privato di libertà fondamentali con il Patriot Act.
 

Una ipotesi, quella di Tarpley, che sembra prospettare per gli USA il rischio di un semi-autoritarismo “fascista” retto dal carisma dell’afroamericano.
Tale situazione potrebbe poi gettare le basi di un progetto volto a creare un conflitto militare tra Cina e Russia.
 

Ciò si potrebbe verificare se Obama riuscisse a estromettere i Cinesi dal progetto di egemonizzare le risorse petrolifere africane.

Il che appare quantomeno probabile, se non altro per via delle origini africane del Presidente degli Stati Uniti.
 

A questo punto – prosegue Tarpley – i Cinesi dovrebbero concentrare le loro attenzioni soprattutto sulla Siberia, contribuendo ad accrescere la tensione tra i due Paesi.

Forte del sostegno del già citato Brzezinski, Obama potrebbe contare su di lui per “innescare” il conflitto attraverso operazioni militari e insurrezionaliste clandestine, peraltro già realizzate con successo nella guerra URSS-Afghanistan degli anni Ottanta.

Guerra che, come sappiamo, ebbe un ruolo determinante nel seguente crollo sovietico.
 


Ma non c’è soltanto Webster Tarpley a sconfessare l’angelico volto di Obama, potente emissario della divinità Cambiamento.
 

A distruggere il falso mito dell’afroamericano ci pensano i fatti e i documenti che attestano le menzogne del Presidente degli USA.
Una di queste menzogne è senza dubbio quella che riguarda il pericoloso (per la Casa Bianca, certo) affare delle foto horror del Carcere iracheno di Abu Ghraib che il nostro afroamericano aveva promesso di pubblicare (lo aveva dichiarato in aprile) e che invece ha in seguito categoricamente censurato.

 

Le foto, che sono riuscite a “emergere” grazie al fondamentale contributo di internet, mostrano “un soldato USA che stupra una detenuta, un interprete che violenta un prigioniero, abusi sessuali sui prigionieri realizzati con un manganello, del filo metallico, un tubo fosforescente; e ancora una donna a cui vengono strappati via gli abiti perché mostri il seno” (fonte TGCOM).
 

Le foto fanno parte di un’inchiesta condotta dal Generale americano Antonio Taguba, oggi in congedo, che documentò le violenze all’interno del carcere.
Pare evidente che Obama sia stato sottoposto alle pressioni dei vertici militari, tanto da spingerlo a cambiare idea circa l’opportunità di pubblicare le foto in questione.
 

Alla faccia della pace, dell’onestà e della coerenza.
 


Ma le tegole destinate a colpire la testa di Obama non finiscono certo qui: l’articolo Wow, Obama è più bello che pacifico, a firma di Christian Rocca, pubblicato il 10 ottobre su Il Foglio di Giuliano Ferrara, è una vera e propria rivelazione per coloro che considerano Obama un eroe, ma semplicemente una conferma per gli “addetti ai lavori” che vanno oltre il delirio mediatico mistificatorio e buonista.
 

Nel pezzo di Rocca, si legge, nell’ordine, che il nostro afroamericano ha “raddoppiato il contingente militare in Afghanistan rispetto agli anni di Bush” e che sta pensando di “mandare altri 40.000 uomini”.
 

Del resto, è una “guerra giusta”, come l’ha definita lui stesso.
Ma non ci sono solo finanziamenti e aumenti di truppe nel “palmares” obamiano; sappiamo che il Presidente USA ha anche ordinato 42 bombardamenti sui villaggi tribali del Pakistan, uccidendo 460 persone.

Dando poi uno sguardo al passato di Obama, quando ancora era Senatore, Rocca ci informa che, anche in questo contesto, l’erede di Bush non si è comportato in modo conforme al pacifismo.
 

“Nel maggio 2005 ha votato a favore del finanziamento da 82 miliardi di dollari per la guerra, così come nel giugno 2006, quando ha approvato la richiesta di Bush di 94 miliardi e mezzo di dollari”.
 

“Stesso voto” – prosegue Rocca – “alla richiesta del settembre 2006 di finanziare le attività del Pentagono con 448 miliardi di dollari, compresi 70 per le operazioni militari in Iraq e Afghanistan”.
 

“Nell’aprile del 2007 ha dato l’OK ad altri 90 miliardi”.
 

E ancora, impietosamente:

“Nel dicembre 2007 ha preferito astenersi dal voto.

Nel 2008, Obama ha detto ancora 'sì' alla guerra e alla legge speciale del Senato che affidava ai militari altri 162 miliardi di dollari”.

E Guantanamo?

“Ancora aperto”.
 

E il Carcere di Bagram, in Afghanistan, dove finiscono i terroristi?

“Apertissimo, anzi, Obama ne ha ordinato l’ampliamento”.

Obama interpreta a modo suo anche la “sicurezza”:

“Il Patriot Act, che aveva fatto gridare allo stato di polizia, è pronto per essere rinnovato, su esplicita richiesta di Obama”.
 

Lo stesso New York Times, il 24 settembre 2009, arriva a dire che “la spina dorsale della politica americana espressa da Obama resta simile a quella dell’Amministrazione Bush”.
 


Sempre a proposito di pace, “il Pentagono sta intensificando la produzione delle speciali bombe anti-bunker” destinate a essere usate contro i siti nucleari iraniani.
 

E, “dulcis” in fundo, per non scontentare il colosso cinese, Obama si è rifiutato di incontrare un suo “collega” Nobel per la Pace, il Dalai Lama.
 

E Nobel sia!
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

All'inizio di pagina

 

 

 

Tuscia Romana online

 

 

 
 

 

 

 

Voci dal territorio

 

Subiamo quotidianamente un'informazione di massa che cerca di imporci estrema soggettività nella selezione di ciò che va reso pubblico o meno e palesi prese di posizione di parte nel pubblicato: in pratica una sistematica manipolazione indotta che non lascia spazio ad alcun confronto, discussione, percezione né diversa o - perché no - opposta visione della realtà.

 

Nel nostro piccolo intendiamo innanzitutto contribuire a "ridare volto" ad un pezzo di terra laziale dimenticato e "dare voce" a chiunque vi appartenga: un progetto indubbiamente ambizioso, realizzabile solo attraverso la collaborazione di chiunque si senta e sia libero, indipendente, auto-controllato ed aperto al cambiamento nei propri pre-giudizi.

 

Per questo non accetteremo né eserciteremo censura (ma neppure tollereremo faziosità!), pretendendo in cambio null'altro che veridicità dei fatti ed onestà intellettuale nell’esporli, affinché avvenimenti, denunce e idee possano assumere la connotazione oggettiva più accettabile e condivisibile, su cui impostare auspicabili confronti.

 

Rifiutando di conseguenza il classico e generalizzato sistema detentore del "fare notizia", cercheremo di sostituirlo al meglio con una comunicazione basata piuttosto sul "dare notizia", la quale costruttivamente porti al "creare opinione", finalità che  - anche se troppo spesso negletta - rimane l'unica vera di un'informazione democratica.

 

Attraverso la pubblicazione del "rilevante" per la crescita del territorio e quindi necessario "rendere noto", qualunque ne sia la fonte, ci uniamo alla comune lotta di quanti - professionisti e amatori - si battono convintamente e senza ricercare gloria per l’affermazione di una società viva e sana, corretta e leale, formata da Cittadini responsabili e volenterosi.

 

Una tale società, infatti, anche se da molti dominanti poteri volentieri ritenuta "utopica", è - a nostro avviso - pienamente realistica anche se solo realizzabile dal basso, da persone, cioè, ancora capaci di produrre idee proprie, rinnegando e anzi contrastando qualsiasi tipo di manipolazione indotta da mass media, caste, sette massoniche, partiti politici e quant’altro.

 

Perché, come dice Mohandas Gandhi, "Solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo lo cambiano davvero" - ma dobbiamo prima "diventare noi stessi il cambiamento che vogliamo vedere" - e Jean Guitton "La codardia è cercare l'approvazione non la verità, le decorazioni non l'onore, l'ascesa non il servizio, il potere non il bene dell'uomo"...

 

La Redazione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

All'inizio di pagina