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Pechino, Cina, venerdì 26 giugno 2009  

Ancora schiavi-bambini nelle fabbriche di mattoni in Cina

Fonte: AsiaNews, agenzie - asianews.net

 

 

"Made in China" - Attività di sensibilizzazione sulla Cina post-olimpica.


[Sono rapiti e portati lontano, venduti per 30 euro, pestati e costretti a lavorare.

La polizia dedica poca attenzione alle denunce dei genitori, che sono costretti a cercare da soli i figli per tutto il Paese.]
 

“Guo Jiyong, il figlio di Zhang Aihua, era a Zhengzhou per vendere spuntini e portare i portapranzo ai cantieri edili.

Tre uomini lo hanno accostato, gli hanno coperto la bocca e l’hanno messo in un sacco, gettato nel retro di un camion e venduto a una fabbrica di mattoni…

 

[I rapitori] vendono una persona a 300 yuan [30 euro].

Rapiscono anche 7-8 persone al giorno”.

 

Wang Changyi, contadino dell’Henan cui hanno rapito il figlio, racconta all’Agenzia Radio Free Asia come sia fiorente in Cina il traffico di schiavi.

E come nulla sia cambiato dopo lo scandalo esploso nel giugno 2007 per l’uso di schiavi nelle fabbriche di mattoni nello Shanxi e nell’Henan.
 

Guo è stato costretto a lavorare per due anni e mezzo in una fabbrica illegale di mattoni a Nanyang.

Ha visto pestare a morte chi tentava la fuga.

Poi una notte è fuggito, con due compagni.

 

I sorveglianti hanno ripreso e ucciso gli altri due.

Lui è riuscito a tornare a casa.

Racconta che i sorveglianti li picchiavano spesso, al punto che per la paura nemmeno cercavano di parlare con chi veniva nella fabbrica a cercare notizie di altri ragazzi.

 

Liu Wenjie, 15 anni, pure figlio di contadini, è stato liberato da una fabbrica di mattoni a Kaifeng [Henan].

Spiega che “se lavoravi tutto il giorno, non ti picchiavano.

Dovevi iniziare la mattina appena sveglio, fermarti solo per il pranzo e continuare il lavoro fino a notte fonda”.


Wang dice che centinaia di bambini sono stati rapiti in città come Zhengzhou, caotici punti di raccordo di ferrovie e pullman.
 

Nel giugno 2007 esplose lo scandalo di centinaia di persone trovate schiave nelle fabbriche di mattoni in Shanxi, Henan e altrove, costretti a lavorare tutto il giorno senza paga e con scarso cibo, pestati a sangue per ogni motivo.

Allora sono intervenute le massime Autorità, i media ufficiali hanno parlato di oltre 55mila poliziotti impegnati a ispezionare migliaia di fabbriche, liberando quasi 600 “schiavi”, tra cui molti minori e infermi mentali.

 

Sono state arrestate centinaia di persone e celebrati processi con condanne esemplari.

Ma poi nulla è cambiato.

 

Oggi i genitori lamentano l’indifferenza della polizia, che non cerca i figli e talvolta non interviene nemmeno quando la chiamano per controllare una fabbrica: come è successo a Miao Lisong che aveva scoperto una fabbrica illegale a Yongji.

I genitori si riuniscono in gruppi e iniziano a cercare i figli nelle molte fabbriche illegali del Paese.
 

Wang e la moglie non si arrendono.

Dice che “noi abbiamo un solo figlio.

Non possiamo averne un altro, perché mia moglie è stata sterilizzata.

Lo cercheremo per tutta la vita”.
 

 

“Made in China” è l’attività di sensibilizzazione nata dalla collaborazione della Laogai  Foundation Italia (vedi Cosa sono i "Laogai"?) e dell’Associazione La Torre.

 

Per saperne di più visita volentieri i siti:

www.laogai.it
www.associazionelatorre.com

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Voci dal territorio

 

Subiamo quotidianamente un'informazione di massa che cerca di imporci estrema soggettività nella selezione di ciò che va reso pubblico o meno e palesi prese di posizione di parte nel pubblicato: in pratica una sistematica manipolazione indotta che non lascia spazio ad alcun confronto, discussione, percezione né diversa o - perché no - opposta visione della realtà.

 

Nel nostro piccolo intendiamo innanzitutto contribuire a "ridare volto" ad un pezzo di terra laziale dimenticato e "dare voce" a chiunque vi appartenga: un progetto indubbiamente ambizioso, realizzabile solo attraverso la collaborazione di chiunque si senta e sia libero, indipendente, auto-controllato ed aperto al cambiamento nei propri pre-giudizi.

 

Per questo non accetteremo né eserciteremo censura (ma neppure tollereremo faziosità!), pretendendo in cambio null'altro che veridicità dei fatti ed onestà intellettuale nell’esporli, affinché avvenimenti, denunce e idee possano assumere la connotazione oggettiva più accettabile e condivisibile, su cui impostare auspicabili confronti.

 

Rifiutando di conseguenza il classico e generalizzato sistema detentore del "fare notizia", cercheremo di sostituirlo al meglio con una comunicazione basata piuttosto sul "dare notizia", la quale costruttivamente porti al "creare opinione", finalità che  - anche se troppo spesso negletta - rimane l'unica vera di un'informazione democratica.

 

Attraverso la pubblicazione del "rilevante" per la crescita del territorio e quindi necessario "rendere noto", qualunque ne sia la fonte, ci uniamo alla comune lotta di quanti - professionisti e amatori - si battono convintamente e senza ricercare gloria per l’affermazione di una società viva e sana, corretta e leale, formata da Cittadini responsabili e volenterosi.

 

Una tale società, infatti, anche se da molti dominanti poteri volentieri ritenuta "utopica", è - a nostro avviso - pienamente realistica anche se solo realizzabile dal basso, da persone, cioè, ancora capaci di produrre idee proprie, rinnegando e anzi contrastando qualsiasi tipo di manipolazione indotta da mass media, caste, sette massoniche, partiti politici e quant’altro.

 

Perché, come dice Mohandas Gandhi, "Solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo lo cambiano davvero" - ma dobbiamo prima "diventare noi stessi il cambiamento che vogliamo vedere" - e Jean Guitton "La codardia è cercare l'approvazione non la verità, le decorazioni non l'onore, l'ascesa non il servizio, il potere non il bene dell'uomo"...

 

La Redazione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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