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La Tuscia Romana

I musei del territorio

Vigna di Valle – Culla dell’Aviazione Italiana, luogo di memoria

Il materiale originale ed alcune immagini in queste pagine sono © o di proprietà di Luciano Russo: la Redazione ringrazia l'autore / il proprietario per averne autorizzato la riproduzione, la rielaborazione, l'adattamento e la pubblicazione nel portale

 

 

Vigna di Valle Approfondimento

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Pagina di origine

Pagina di ingresso

Pagina di copertina

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  In questa pagina 

"Volare necesse est"

Il mito di Icaro

La trama

Il mito

Oltre il limite

1482 – Leonardo da Vinci, l’intuizione del genio

Il “Codex Atlanticus”

1670  – Francesco Lana Terzi, il concetto di “più leggero dell’aria”

1783 – Joseph-Michel e Jacques-Etienne Montgolfier, il pallone aerostatico

1891 – Otto Lilienthal, il volo “a vela”

1896 – Octave Chanute, l'“aero-plano”

1903 – Wilbur ed Orville Wright, il primo volo “a motore”

Il testimone passa a Roma

Da qui in poi una storia molto italiana

 

 

 

 

 

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"Volare necesse est!"

 

 

 

 

 

 

 

 

Il mito di Icaro

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il volo, una delle aspirazioni primordiali dell’uomo, le cui tracce si perdono nella mitologia più antica: da Leonardo a Balbo storia e leggenda del volo mondiale parlano molto italiano.

 

Eterna è l’aspirazione dell’uomo al volo liberatorio, esaltante la temerarietà di sfidare le leggi stesse della natura, consolante la speranza di poterci staccare dalle angosce terrene e dominarle dall’alto, senza più temerle.

 

 

Icarus, Steve Stone, artista digitale – 1999.

 

Il suggestivo tema mitologico si impernia sul disperato tentativo del vecchio Dedalo di aprire una via di salvezza a se stesso e al giovane figlio Icaro, con lui prigioniero nel Labirinto.

 

Dedalo costruisce ed applica con amorevole premura ad Icaro un paio d’ali fatte di cera (vedi le fonti letterarie latine: Ovidio, “Ars Amandi” – vv. 49-70 e “Metamorfosi” – Libro VIII).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La trama

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dedalo è un mitico genio dell’ingegneria, sia tecnica che artistica: gli vengono attribuite invenzioni come la scultura, l’uso della vela e del règolo, addirittura la costruzione dei primi “automi”, statue capaci di muovere automaticamente occhi e arti.

 

 

L’eroe Teseo uccide il Minotauro, dipinto greco su ceramica – 415 aC.

 

Impulsivo ed egocentrico, quando suo nipote inventa la sega, Dedalo, cieco d’invidia e di rabbia, lo spinge a tradimento giù dall’Acropoli di Atene: la Dea Atena ha compassione del ragazzo e lo salva trasformandolo in uccello, “coprendolo di penne mentre cadeva”.

 

Accusato dell’omicidio, a nulla vale la sua autodifesa davanti all’Areòpago, il tribunale della città, e viene condannato all’esilio sull’isola di Creta, dove trova protezione presso Minosse: per lui ideerà e costruirà il famoso Labirinto, luogo con inestricabili andirivieni, dove il Re vuole rinchiudere per sempre il frutto del bestiale amore di sua moglie Pasifae – il Minotauro.

 

Quando Teseo vi entra per uccidere il mostro, è Dedalo a dare ad Arianna il famoso filo (“il filo di Arianna”), che serve all'eroe per ritrovarne l’uscita: Dedalo finisce così per essere lui stesso imprigionato, insieme al figlio Icaro, nel Labirinto che ha costruito (appunto anche detto “dèdalo”), ma ne evadono con il noto stratagemma delle ali di penne e cera (“il volo di Icaro”).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il mito

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Se la prima parte del mito racchiude dunque l’umana speranza di una nèmesi vendicatrice, che colpisca l’uomo con lo stesso male che fa agli altri, la seconda accende la rincuorante convinzione, che dal carcere dei propri errori, sia sempre possibile e doveroso evadere, anche a costo di pagarne a caro prezzo il tentativo.

 

Il genio di Dedalo lo porta a costruirsi ali di penne e cera, per se e per suo figlio: è diviso tra il desiderio fortissimo di uscire dalla prigione, che lui stesso ha creato, e il fondato timore per un fallimento dell’impresa, punizione degli Dei per il suo arrogante tentativo di volare – Icaro, dal canto suo, affronta la sfida con la più totale spensieratezza ed una fiducia incondizionata, senza esitazione o timore.

 

 

Una moderna e altamente poetica rappresentazione dell’antico mito: Icarus, Henry Matisse – 1943-1944.

 

Stai attento – raccomanda Dedalo ad Icaro, mentre salgono verso il cielo: non accostarti troppo al Sole, perché scioglierebbe la cera che tiene salde le tue ali, e non abbassarti troppo verso il mare, perché l’umidità ne appesantirebbe le penne!

 

Ma Icaro, inebriato dalla magia divina del volo, per poter vedere meglio nuove terre e mari che già scorge lontani, si avvicina sempre più pericolosamente all’esaltazione della luce, all’infinito dove brillano le stelle, finché le sue ali bruciano al Sole e precipita: agitando ancora le braccia ormai nude viene inghiottito dall’azzurro di quel mare, che da lui prende il nome - Mare Icario, presso l’isola di Samo, nell’Egeo meridionale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Oltre il limite

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

È dunque nella natura ambiziosa dell’uomo voler sfidare la vita, facendosi un paio d’ali che lo portino sempre più in alto: ma la cera di ali fittizie si scioglie, al pari di una fortuna che, troppo vertiginosa, rischia di finire miseramente e all’improvviso.

 

 

La navicella spaziale Icarus, Jan Rükr – 2002.

 

Questo il mito, eppure e nonostante – per nostra fortuna – campi del sapere ancora inesplorati ci attirano dagli albori della nostra esistenza umana, a sfidare anche le leggi stesse della natura: la semplice verità è che non può soddisfarci quel “volare nè alto nè basso”, ma solo l’imperativo spingerci sempre più oltre il possibile conosciuto, provato dal fatto che oggi neppure il cielo ci è più limite.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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1482 – Leonardo da Vinci, l’intuizione del genio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il primo teorico del volo umano è Leonardo da Vinci che, sponsorizzato da Ludovico il Moro della potente famiglia degli Sforza, dal 1482 vi lavora a Milano, in una cascina all’ombra del Duomo.

 

Intuisce, studia sistematicamente ed analizza i “meccanismi” del volo: pur non risolvendo di fatto alcun problema aerodinamico, gli appunti, i disegni ed i diagrammi del “Codice Atlantico” dimostrano tutta la rivoluzionaria modernità delle sue intuizioni.

 

Progetta, con quattro secoli di anticipo, macchine “volanti” e, con la tecnologia del tempo, cerca di mettere insieme apparecchiature come la macchina ad ala battente e l’aliante, che non si discostano molto da quelle poi realizzate tra fine ‘800 e inizi ‘900!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Leonardo da Vinci nel celebre autoritratto.

 

Il volo umano rimane un sogno irrealizzabile fino al Rinascimento, quando si sveglia nell’uomo un nuovo bisogno di conoscere e capire la natura: Leonardo rappresenta quel momento cruciale di passaggio, tra quanto finora fantasticato sul volo e tentativi sperimentali finalizzati a realizzare il volo umano.

 

Da Vinci, grande osservatore dei fenomeni naturali, applica un approccio scientifico al problema, analizzando il volo degli uccelli e conducendo veri e propri esperimenti sulla resistenza ed il controllo dell’aria – un presagio di quei metodi che nel 17° secolo verranno adottati con la grande rivoluzione scientifica dell’Illuminismo, soprattutto attraverso il lavoro di Galileo Galilei e Isaac Newton.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Alcune delle invenzioni aeronautiche di Leonardo: da sinistra, l’elicottero elicoidale, il paracadute piramidale, l’ala battente e l’aliante ad ala fissa, .

 

Leonardo non riesce mai a volare, ma precorre alla grande i tempi e molti dei suoi progetti non trovano immediata realizzazione per mancanza di tecnologie adeguate, di quei materiali “aeronautici” – altamente resistenti, in tutti i sensi adattabili ed ultraleggeri – capaci di supportarli, materiali che solo la tecnologia a noi contemporanea saprà creare: studiosi ed appassionati dei giorni nostri dimostrano la fatalità di questo anello mancante, costruendo oggi fedelissime riproduzioni delle sue macchine volanti, pienamente funzionali.

 

Occorrerà aspettare fino alla fine del 18° secolo, perché l’uomo riesca finalmente ad avverare il suo sogno di levarsi in volo: ma lo fa dapprima in una maniera molto più “povera” della sostentazione “dinamica” teorizzata da Leonardo, utilizzando cioè l’effetto della spinta “statica” dell’aria, in base al principio che Archimede già deduce nell’antichità dalle proprietà dell’acqua.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il “Codex Atlanticus”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un dettaglio dal Codice Atlantico sulla teoria del volo.

 

È la più grande raccolta di documenti autografi di Leonardo mai realizzata, a cura dallo scultore e collezionista italiano Pompeo Leoni nel 16° secolo:  contiene i più spettacolari disegni ed innovazioni tecnologiche, di armi e fortificazioni, di macchine idrauliche, navi e macchine volanti, con tanto di calcoli e la prima teoria del volo.

 

1286 pagine e frammenti, di ogni tipo e dimensione, prodotti tra il 1478 e il 1518, testimonianza dell’incredibile spettro di conoscenza, sia scientifica che artistica, del genio universale di Leonardo da Vinci: dalle scienze meccaniche alla matematica, dall’astronomia alla geografia, botanica, chimica e astronomia, anatomia, prospettiva, disegno e pittura.

 

Gli studi del volo di Leonardo da Vinci vengono conosciuti solo a partire dal 1797 e i suoi appunti pubblicati solo nel 19° secolo: il Codice Atlantico è oggi conservato nella Biblioteca Ambrosiana di Milano.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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1670  – Francesco Lana Terzi, il concetto di “più leggero dell’aria”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Già Leonardo intuisce il potere ascensionale dell'aria calda e sia Benvenuto Cellini che Giorgio Vasari riferiscono di suoi esperimenti per far sollevare sottili vesciche riempite con il fiato, durante gli anni trascorsi a Roma. 

 

 

Una precisa illustrazione dell’aerovascello di Lana, tratta dalla sua pubblicazione.

 

Dopo Leonardo si ritorna al nulla di fatto, almeno fino a che il gesuita bresciano Padre Francesco Lana Terzi, professore di matematica a Ferrara, non presenta nel 1670 uno studio approfondito sul volo in pallone, in una pubblicazione dal titolo Prodromo: Overo, Saggio di alcune inventioni nuove premesso all'Arte maestra”.

 

Questo avviene più di un secolo prima della riuscita dimostrazione del pallone ad aria calda dei fratelli Montgolfier, anche se l’idea avanzata da Lana non è scientificamente corretta né praticamente realizzabile, dà nuovo impulso alla risoluzione della problematica del volo umano: partendo da precedenti studi sulla pressione atmosferica e sul vuoto, deduce che una navicella possa essere sollevata da 4 sfere di sottilissimo rame o di cuoio, da cui sia stata aspirata tutta l’aria.

 

Lana è universalmente riconosciuto come il vero precursore teorico dei principi dell'aerostatica.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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1783 – Joseph-Michel e Jacques-Etienne Montgolfier, il pallone aerostatico

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Risalgono al 5 giugno 1783 le prime ascensioni, effettuate dai fratelli francesi Joseph-Michel e Jacques-Etienne Montgolfier e, nello stesso anno, anche dall’italiano Vincenzo Lunari.

 

Per testare la possibilità di vita negli strati “superiori” dell’atmosfera, il 19 settembre 1783 a Versailles, alla presenza dei Reali di Francia Luigi XVI e Maria Antonietta, i fratelli Montgolfier mandano su un gallo, una pecora e una papera in un pallone ad aria calda di loro creazione: dopo aver superato i 500 m di altezza (!) tornano a terra vivi e vegeti due miglia più lontano – il primo esperimento di volo con animali (precursore, tra gli altri, del primo volo spaziale di un essere vivente, quello della cagnetta Laika, lanciata a bordo del satellite sovietico Sputnik II il 3 novembre 1957).

 

Da sinistra Etienne e Joseph Montgolfier.

 

Il primo volo umano della storia viene effettuato il 21 novembre 1783 dai volontari “aeronauti” Jean-François Pilâtre de Rozier (poi deceduto nel tentativo di attraversare la Manica in un aerostato) e del marchese D'Arlandes con uno dei palloni aerostatici costruiti dai fratelli Montgolfier.

 

 

Una vivace stampa contemporanea, colorata a mano, delle ascensioni dei fratelli Montgolfier: “Exprience Arostatique … Versailles Le 10 Sept 1783”.

 

Tra gli spettatori che testimoniano lo storico evento lo stesso Benjamin Franklin, il quale, in una lettera a Sir Joseph Banks, Presidente della Royal Society of London, osservando la totale mancanza di controllo della navigazione aerea, profetizza: “Queste macchine devono sempre… essere trasportate dai venti… Forse l’Arte Meccanica riuscirà un giorno a dar loro strumenti di mozione direzionale”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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1891 – Otto Lilienthal, il volo “a vela”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I primi importanti esperimenti “propedeutici” per la realizzazione dell’“aeroplano” vanno accreditati al tedesco Otto Lilienthal, il quale basa i suoi studi, proprio come Leonardo, sull’osservazione del volo degli uccelli e a lui si deve, fra l’altro, l’invenzione della moderna “cellula alare” dell’aeroplano.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La copertina originale de Der Vogelflug als Grundlage der Fliegekunst e il suo autore, Otto Lilienthal.

 

Raccoglie i risultati del suo lavoro in un volumetto, che pubblica a Berlino nel 1889, e, a partire dal 1891, dà inizio ad esperimenti pratici, lanciandosi spericolatamente, dall’alto di colline e di torri di legno appositamente costruite, con apparecchi di sua ideazione: sono costituiti da due ali ed una coda, ma senza propulsore – gli “alianti”.

 

Si tratta di voli “a vela” che sfruttano l’effetto del vento, sia di quello naturale, sia di quello “relativo”, prodotto cioè dalla forza di gravità sul velivolo: riesce con il tempo a coprire distanze fino a circa 350 m, modeste ma pur sempre significative.


Purtroppo i suoi promettenti esperimenti terminano improvvisamente il 10 agosto 1896, quando Lilienthal perde la vita in un incidente aereo nei pressi di Rhinow.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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1896 – Octave Chanute, l'“aero-plano”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’anziano entusiasta del volo Octave Canute.

 

Gli studi di Lilienthal vengono ripresi lo stesso anno dall’americano Octave Chanute, un ingegnere di Chicago di origine francese, che, sebbene già ultrasessantenne (!), nel triennio 1896-1899 porta felicemente a termine una lunga serie di voli a vela.

 

Chanute ha il merito di evolvere progressivamente, frutto dei suoi voli sperimentali, la concezione stessa dell’aero-plano, partendo da un “penta-plano”, che diventa prima un “tri-plano” e poi un “bi-plano” molto leggero e resistente: quest’ultimo è il prototipo finora più evoluto dell’aereo, tanto da costituirne il primo standard, e servirà come avanzato punto di partenza per il successivo, determinante lavoro dei fratelli Wright.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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1903 – Wilbur ed Orville Wright, il primo volo “a motore”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’ideale passaggio del testimone da un precursore all’altro, continua quindi quando il biplano di Chanute serve da modello all’apparecchio costruito da due giovani fabbricanti di biciclette di Dayton (Ohio, USA).

 

Wilbur ed Orville Wright cominciano ad interessarsi seriamente ai problemi del volo non a caso nel 1896, colpiti dalla tragedia di Lilienthal, e mostrano da subito un profondo e crescente interesse per gli esperimenti sia di Lilienthal che di Chanute, con il quale hanno dapprima una fitta corrispondenza e poi ripetuti incontri, proprio a Dayton, a partire dal 26 giugno 1901.

 

 

 

Da sinistra Orville e Wilbur Wright.

 

Finanziati dalla sorella, Orville malato di tifo, iniziano nel 1900 con tenacia, determinazione e in gran segreto i loro tentativi, sulla spiaggia di Kitty Hawk, nella Carolina del Nord, alternandosi ai comandi in più di 800 voli a vela pienamente riusciti.


Raggiungono un fondamentale primo salto di qualità nello sviluppo della loro macchina volante, quando risolvono i problemi dell’equilibrio laterale e longitudinale del velivolo (i due su tre assi ancora non controllabili) con lo “svergolamento” delle ali, che permette loro di riequilibrare prontamente ogni alterazione del suo assetto.

 

 

Una foto originale del primo aeroplano a motore – “The Flyer” dei fratelli Wright – sulla spiaggia di Kitty Hawk, in North Carolina (USA).

 

Tuttavia il passo decisivo lo compiono installando sull’apparecchio un leggero motore a scoppio – 6 cilindri e 16 hp – di costruzione propria: nasce il primo aero a motore della storia!

 

Il 17 dicembre 1903 riescono a far alzare per autopropulsione e mantenere in volo “The Flyer” (il Volatore) per 12 secondi, percorrendo una distanza di poco più di 36 metri: questo, all’apparenza modestissimo, evento è destinato a rivoluzionare in breve tempo la vita stessa dell’umanità.


Il primo velivolo a motore è conservato oggi alla “Smithsonian lnstitution” di Washington.

 

 

I disegni originali del “Flyer”, allegati alla domanda di brevetto protocollata dai fratelli Wright il 23 marzo 1903: verrà loro concesso il 22 maggio 1906 (da notare che il senso di marcia della macchina è verso destra, dove si vedono posizionati gli stabilizzatori!).

 

 

 

 

L'unico esemplare originale del motore Wright-Flyer ancora esistente e funzionante (!) - il "n. 4" - è stato amorosamente restaurato in Italia da un gruppo di entusiasti amatori toscani e viene ora gelosamente custodito presso il Museo Storico dell'Aeronautica Militare Italiana di Vigna di Valle, Lago di Bracciano, Roma.

 

"Un avvenimento unico al mondo", come sottolinea orgogliosamente il Direttore del Museo, il Tenente Colonnello Pilota Massimo Mondini: dopo la prima dimostrazione in assoluto del 2003 a restauro terminato, questa è la seconda pubblica accensione del motore Wright Flyer n. 4 del 1909, il 24 maggio 2007 al MUSAM di Vigna di Valle, in occasione del 30° Anniversario della sua inaugurazione (l'evento è stato videodocumentato dal personale del Museo).

 

 

 

(Abbi pazienza ed aspetta il caricamento del video:

dipende anche dalla qualità della tua connessione...)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il testimone passa a Roma

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un esemplare del Flyer, il primo aereo a motore della storia, è anche il primo aereo dell’aviazione italiana.

 

In Italia la nascente passione per il volo moderno si concretizza nel 1909 nella costituzione del “Club Aviatori Romani”, i cui Soci – sia militari che civili – si autotassano per l’allora ingente somma di 4.000 Lire ciascuno, pur di istituire una propria Scuola di Aviazione.


Il Club prende in affitto un vasto appezzamento di terreno alle porte di Roma, in zona Centocelle, e lo attrezza opportunamente: diventa il primo aeroporto italiano per velivoli terrestri a motore.

 

 

La “Tessera di pilota” italiana numero 1, rilasciata dalla Federazione Aeronautica Internazionale a Mario Calderara, oggi conservata al Museo Caproni di Trento.

 

Determinante per il rapido avvio delle attività aviatorie di Centocelle, sono le trattative con Wilbur Wright, in quel periodo a Parigi, per una serie di esibizioni a Roma e l’addestramento dei primi due piloti italiani su un Flyer, il numero IV, che il Club acquisterà: sono il Sottotenente di Vascello Mario Calderara ed il Tenente del Genio Umberto Savoja.


Wilbur Wright arriva a Roma il 10 aprile 1909 dove compie ben 67 voli con la sua macchina volante, tra il 15 e il 26 dello stesso mese: una ventina di questi li effettua con passeggero, alcuni VIP e i due allievi.

 

Mario Calderaia a colloquio con il suo eccezionale istruttore di volo, Wilbur Wright in persona, sui prati di Centocelle (Roma) nell’aprile 1909.

 

Le esibizioni suscitano grande ammirazione negli innumerevoli spettatori: tra loro il Re d’Italia, già interessato al volo e positivamente impressionato dagli esperimenti con i dirigibili nella sua visita a Bracciano due anni prima.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Da qui in poi una storia molto italiana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’8 ed il 20 settembre 1909, con il Flyer, su cui viene però montato un motore italiano “Rebus”, Mario Calderara partecipa con successo alla prima grande manifestazione aviatoria italiana, il “1° Circuito Aereo Internazionale di Brescia”, classificandosi secondo.

 

 

“Calderara in volo” sull’aeroplano di Wright – Cartolina illustrata del 1909.

 

Il resto è storia e leggenda: la storia gloriosa, entusiasmante ed irripetibile dell’Aviazione Italiana.

 

Imponente la formazione degli S 55, in volo verso il Brasile nel 1930.

 

Per pura coincidenza, dovuta a circostanze di carattere meteorologico, 27 anni esatti dopo il primo volo a motore dei fratelli Wright, gli S 55 idrovolanti di Italo Balbo partiranno dall’Idroscalo di Orbetello per la prima Trasvolata Oceanica in massa, quella dell’Atlantico Meridionale: è il 17 dicembre 1930

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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