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"Il Museo di Vigna di Valle – Un gioiello da valorizzare" di Enzo Merlina

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 In questa pagina 

Il Museo Storico dell’Aeronautica Militare Italiana

Un gioiello da riscoprire

Un gioiello da tutelare

Un gioiello da valorizzare

 

  Approfondimento 

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L'Aeroporto di Vigna di Valle oggi dall'alto, con il Centro Sportivo a sinistra e la zona museale a destra. (Foto di archivio)

 

 

Il Museo Storico dell’Aeronautica Militare Italiana

 

 

 

 

 

 

 

 

  Un gioiello da riscoprire
               

 

 

 

 

 

C’è un gioiello che tutta l’Europa appassionata di aviazione c’invidia, ma che noi Italiani, come il solito, non valorizziamo abbastanza.

 

Sto parlando del Museo Storico dell’Aeronautica Militare a Vigna di Valle.

A meno di cinquanta chilometri da Roma, sulle sponde di uno dei laghi più puliti d’Italia, in un luogo d’incomparabile bellezza e nello stesso tempo denso di storia e di storie aeronautiche, lascia a bocca aperta i visitatori che lo scoprono, per la ricchezza e la varietà del materiale in esso contenuto: dalla pioneristica dell’aviazione, ai Tornado; dalle rievocazioni delle imprese della I Guerra Mondiale con Francesco Baracca, all’epopea dei dirigibili del Generale Nobile; dai Macchi-Castoldi dei record di velocità per idrovolanti, ai Fiat G.91 della pattuglia acrobatica delle Frecce Tricolori.


Ognuno dei quattro hangar di cui si compone contiene velivoli e cimeli aeronautici di grande valore.

 

In totale oltre 60, su una superficie espositiva complessiva di circa 13.000 mq, che lo rendono uno dei più vasti e interessanti musei di questo tipo al mondo.


Inaugurato dall’allora Presidente della Repubblica Giovanni Leone nel 1977, il Museo è il risultato di una serie d’iniziative che datano addirittura dagli inizi del ‘900 per dare una sede dignitosa al materiale storico aeronautico, spesso abbandonato in varie parti del Paese.


Si diceva all’inizio del posto denso di storia e di storie.

 

Sì, perchè è proprio qui che nel 1904, agli albori dell’aviazione, fu impiantato il primo Cantiere Sperimentale Aeronautico e qui volò, nel 1908, il primo dirigibile militare italiano.

 

Negli anni Trenta, ai tempi dei grandi idrovolanti, sul Lago di Bracciano ammaravano i voli dell’Imperial Airways, nei pressi di quello che ancor oggi viene definito il “Molo degli Inglesi”.

 

Signore, diplomatici, ricchi uomini d’affari provenienti da Londra e diretti ad Alessandria d’Egitto, e successivamente in Oriente, facevano tappa qui.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il Grumman HU-16 che attende i visitatori all'ingresso del Museo. (Foto di archivio)

 

 

Un gioiello da tutelare

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Con questi presupposti, uno penserebbe che le Amministrazioni Locali si fregherebbero le mani dalla gioia di avere un simile valore aggiunto al turismo dell’area.

 

Sbagliato.

 

Nonostante il recente impegno del neonato Consorzio del Lago di Bracciano che almeno fa attraccare al Molo degli Inglesi la motonave Sabazia II, per gite programmate e intitolate per l’appunto “Sulla rotta delle Indie”, restano carenze paurose sul piano dei trasporti.

 

Visitatori dall’estero, ma anche da altre parti d’Italia, che arrivano a Roma sprovvisti di mezzo privato e che decidono di visitare il Museo, al massimo possono spingersi a Bracciano (e su un treno, quello sì d’altri tempi, sia per la durata della percorrenza che per il binario unico!).

 

Non c’è un autobus, una navetta di collegamento diretto con il Museo.

 

Eppure 60.000 visitatori l’anno di media non sono pochi.

 

Potrebbero diventare molti di più se il Museo venisse finalmente valorizzato e non tutti amano spostarsi in auto.

 

Altra carenza è rappresentata dallo scarso merchandising.

 

È vero che ci sono altri Musei in Europa che garantiscono l’entrata gratis (anche se io credo che sia giusto far pagare un biglietto, il cui importo serva allo sviluppo e al miglioramento delle strutture), ma all’estero ci vivono con la commercializzazione dei prodotti!

 

E se c’è un posto che invita a spendere è proprio un Museo Aeronautico.

 

Ma chi è quell’appassionato, quel ragazzino che non ha voglia di portarsi a casa il modellino d’aereo appena visto dal vero, lo stemma, la spilla, il DVD del simulatore e chi più ne ha più ne metta, al termine della visita?

 

C’è un negozietto a Vigna di Valle, all’interno [e seminascosto, Nota della Redazione].

 

Andatelo a vedere e poi ditemi se questo è valorizzazione del prodotto...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Un padiglione del Museo. (Foto di archivio)

 

 

Un gioiello da valorizzare

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Peccato, perché non manca l’impegno da parte del personale militare che, stando in un posto del genere, finisce inevitabilmente ad “affezionarsi” al Museo e a “combattere” per i miglioramenti, a partire dal Direttore, il Ten. Col. Massimo Mondini, tra l’altro braccianese DOC.

 

Con tempi da Forze Armate, quindi non rapidissimi, ma novità ce ne sono.

 

Da qualche mese è finalmente presente il sito web www.aeronautica.difesa.it/museovdv, inserito all'interno del portale dell'Aeronautica Militare, e, a breve, verrà introdotta anche una visita virtuale degli spazi museali.

 

Da pochissimo, è rientrato il velivolo Fiat G-46, restaurato dal 10° Reparto Manutenzione Velivoli a Galatina, in Provincia di Lecce.

 

E, molto importante, il Museo Storico ha organizzato dalla fine del 2009 i Corsi di Restauro Aeronautico.

 

L'iniziativa, novità assoluta nel mondo della museologia militare e civile in questo settore, è stato il primo passo per il riconoscimento ufficiale di una specialità appena sfiorata nel mondo accademico italiano e pone l'Aeronautica Militare come apripista per future iniziative culturali in questo campo.

 

Le lezioni teoriche e pratiche si sono svolte presso i laboratori di restauro del Museo (vicino agli hangar espositivi) e hanno coinvolto corsisti militari delle quattro Forze Armate, della Guardia di Finanza e personale civile del Ministero alla Difesa.

 

Attualmente, è in corso, per esempio, il restauro del velivolo RO-43, un ricognitore biplano, costruito negli Anni Trenta dalle Industrie Meccaniche Aeronautiche Meridionali (IMAM) presso Napoli.

 

E con quanta passione, il Maggiore Gennaro Del Franco del Genio Aeronautico mi ha descritto la ricerca minuziosa necessaria per essere sicuri di riportare l’aereo alle sue condizioni originali, ma sempre ed esclusivamente rispettando una metodologia e materiali dell’epoca.

 

Simile impegno meriterebbe di più.

 

Da parte di tutti.

 

 

 

Il Ro-43 attualmente in restauro. (Foto di archivio)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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