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La Tuscia Romana

I musei del territorio

Vigna di Valle – Culla dell’Aviazione Italiana, luogo di memoria

Il materiale originale ed alcune immagini in queste pagine sono © o di proprietà di Luciano Russo: la Redazione ringrazia l'autore / il proprietario per averne autorizzato la riproduzione, la rielaborazione, l'adattamento e la pubblicazione nel portale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Vigna di Valle Approfondimento

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  In questa pagina 

Eppur si vola!

1903 – Il primo volo al mondo con una macchina a motore

Il rapido sviluppo e la prima vittima

La prima specifica di un aereo

Il primo incidente aereo

La fine dei fratelli Wright

Le prime imprese

1909 – L’aeroplano raggiunge l’Italia

Wilbur Wright a Roma con il Flyer IV

L’Italia presto all’avanguardia

I primi moderni esperimenti Made in Italy

Il primi Centri Italiani di Aviazione

Non tardano neppure i primi impieghi bellici

 

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Eppur si vola!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1903 – Il primo volo al mondo con una macchina a motore

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il 17 dicembre 1903 il primo aeroplano a motore della storia – il “Flyer 1” – effettua 4 voli ed i suoi costruttori, i fratelli Wright, fino ad allora sconosciuti fabbricanti di biciclette, si alternano ai comandi – due voli ciascuno.

 

Il loro aereo pesa a vuoto 274 kg, 342 kg a pieno carico, ha un’apertura alare di 12,28 m, la sua superficie alare è di 47,38 mq, alto 2,8 m, con un motore da 12 hp a 1.020 giri/min, due eliche di legno, struttura “canard”, ossia a forma d’anatra, con gli impennaggi orizzontali oggi “di coda” davanti alle ali.

 

Alle 10,35 ora locale inizia Orville, che vola per poco più di 12 secondi percorrendo 36,5 metri ad un’altezza di circa 3 metri dal suolo e ad una velocità relativa di 48 km/h (effettiva 12 km/h, ma con un vento contrario di oltre 36 km/h).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A sinistra Orville e a destra Wilbur Wright.

 

Lo stesso giorno è già tempo di record: dopo altri 12 secondi di volo di Wilbur, Orville rimane in aria 15 secondi, poi, verso mezzogiorno, il salto di qualità – al quarto tentativo Wilbur riesce a rimanere staccato da terra per ben 59 secondi coprendo una distanza di 266 metri (alcuni diranno poi che si sarebbe trattato di quasi 2 chilometri…)!

 

Al quinto tentativo l'aereo viene preso da una raffica di vento più violenta, che lo capovolge danneggiandolo irrimediabilmente: e quel primo Flyer non volerà mai più.

 

La pista usata dai fratelli Wright è una spiaggia deserta sull’Oceano Atlantico, fa freddo e soffia un forte vento a raffiche: per far prendere all’aeromobile velocità sufficiente a sollevarlo sulla corta distanza, evitando che l’attrito della slitta sulla sabbia lo freni (non c’è ancora un “carrello” con ruote), i primi voli vengono effettuati partendo da una rampa a rotaie di alcune decine di metri, chiaramente visibile nella foto.

 

 

Lo storico evento: il primo volo in assoluto a propulsione autonoma del pilota Orville Wright sulla spiaggia di Kitty Hawk, in North Carolina (USA).

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Il primo giornale a dare notizia del successo dei fratelli Wright è lo sconosciuto quotidiano locale “Virginian Pilot”: il primo volo a motore è un piccolo segno, che naturalmente nessuno può ancora leggere per solo riuscire ad immaginare quale straordinario sviluppo tecnologico questa invenzione avrà e con quale profondo impatto sociale, militare e politico sulla vita degli uomini: soltanto trent’anni più tardi voleremo in formazione sugli oceani e, passati ancora trent’anni, già guarderemo il nostro pianeta da una navicella spaziale…

 

 

Una riproduzione del “Flyer IV” ed il motore “n. 4” dei fratelli Wright, oggi conservati al Museo Storico dell’Aeronautica Militare Italiana a Vigna di Valle.

 

L'unico esemplare originale del motore Wright-Flyer ancora esistente e funzionante (!) - il "n. 4" - è stato amorosamente restaurato in Italia da un gruppo di entusiasti amatori toscani e viene ora gelosamente custodito presso il Museo Storico dell'Aeronautica Militare Italiana di Vigna di Valle, Lago di Bracciano, Roma.

 

 

 

 

"Un avvenimento unico al mondo", come sottolinea orgogliosamente il Direttore del Museo, il Tenente Colonnello Pilota Massimo Mondini: dopo la prima dimostrazione in assoluto del 2003 a restauro terminato, questa è la seconda pubblica accensione del motore Wright Flyer n. 4 del 1909, il 24 maggio 2007 al MUSAM di Vigna di Valle, in occasione del 30° Anniversario della sua inaugurazione (l'evento è stato videodocumentato dal personale del Museo).

 

 

 

(Abbi pazienza ed aspetta il caricamento del video:

dipende anche dalla qualità della tua connessione...)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il rapido sviluppo e la prima vittima

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nei due anni successivi al loro primo riuscito volo a motore, i fratelli Wright migliorano le qualità – funzionalità e manovrabilità – dei successivi Flyer, riuscendo a compiere le prime virate e, quindi, i primi voli in circuito.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La prima specifica di un aereo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Già il 4 ottobre 1904 Orville Wright supera la mezz’ora di volo e copre la ragguardevole distanza di 33,346 km.

 

L’aereo a motore interessa subito, più che l’industria, lo Stato Maggiore Militare degli Stati Uniti, il cui equivalente al nostro Genio Militare, il Signal Corps, responsabile delle applicazioni e degli sviluppi militari della nascenteaviazione, già è dotato di aerostati, mongolfiere e dirigibili, tutti mezzi ancora ed esclusivamente visti a puro sostegno delle forze armate di superficie.

 

 

Il Flyer originale esposto alla Smithsonian Institution, Washington D.C..

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Il Signal Corps codifica così la prima specifica tecnica per un aereo – deve:

 

- poter trasportare due persone,

- avanzare ad una velocità di almeno 40 miglia orarie (circa 65 km/h),

- garantire un’autonomia di almeno 2 ore,

- avere a bordo carburante sufficiente per raggiungere una distanza di 125 miglia (200 km circa),

- essere smontabile per permetterne il trasporto sui carri in dotazione (trainati da cavalli),

- richiedere massimo 1 ora per il suo reassemblaggio.

 

Il collaudo inizia il 3 settembre 1908 a Fort Myer, nella Virginia, ed il Flyer lo supera già 6 giorni dopo, volando per più di un’ora!

 

 

Una esatta riproduzione, datata 1955, del primo Flyer in versione militare del 1909, con motore, eliche ed altri pezzi originali dei Wright: si trova al National Museum of the United States Air Force, il più antico e più grande museo aeronautico militare del mondo, presso la Wright-Patterson Air Force Base, nell’Ohio.

 

Il Flyer viene acquistato per 30.000 $ il 2 agosto del 1909 e ridenominato “Signal Corps Airplane No. 1”, la prima macchina volante più pesante dell’aria adibita ad usi militari: serivirà all’addestramento dei primi piloti militari americani – il Tenente Frank P. Lahm ed il Tenente Frederic E. Humphreys nell’ottobre 1909 e nel 1910 il Tenente Benjamin D. Foulois, un autodidatta – ma sarà tolto dal servizio per motivi tecnici già nel 1911.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il primo incidente aereo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Volare non è mai stato privo di rischi, ma volare con una macchina più pesante dell’aria, parzialmente manovrabile ed inoltre propulsa da un motore, lo è ancora di più.

 

 

Orville Wright prima di un volo di addestramento con il pilota americano Thomas E. Selfridge, qui seduto a sinistra.

 

Il 17 settembre 1908 il primo incidente mortale: Orville rimane seriamente ferito e il Tenente Thomas E. Selfridge perde la vita – prima vittima della storia della moderna aviazione.

 

 

I resti del Flyer subito dopo la tragedia.

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Nonostante le forti reazioni della stampa in occasione del grave incidente, la nuova invenzione suscita in brevissimo tempo tanto apprezzamento, da diventare il business del momento.

 

I fratelli Wright ne attuano un vero tour promozionale in Europa ed il 31 dicembre 1908 Wilbur batte in Francia ogni record precedente: resta in aria per ben 2 ore e 18 minuti, raggiungendo una distanza di 123 km!

 

 

Il Dayton Journal, per esempio, da largo spazio all’incidente e con in prima pagina un titolo a tutto campo dai toni molto duri: “La macchina dei Wrigt uccide Ufficiale; Orville ferito”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La fine dei fratelli Wright

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Wilbur Wright rimarrà vittima di un'epidemia di tifo nel 1912, mentre il fratello Orville vivrà e vedrà il fantastico futuro della loro macchina, ma anche la sua crescente capacità di distruzione come strumento di guerra: morirà infatti dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, nel 1948.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Le prime imprese

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

- Nel luglio 1909 Louis Blériot per primo attraversa la Manica (con un motore di fabbricazione italiana).

 

- Il 28 marzo 1910 a Marsiglia (Francia) si alza in volo il primo idrovolante.

 

- Il 23 settembre 1910 il peruviano Geo Chavez compie la prima traversata delle Alpi, ma muore atterrando

a Domodossola.

 

- Nel 1911 il nuovo record di durata in volo raggiunge le 11 ore.

 

- Il 18 gennaio 1911 Eugene Ely effettua nella baia di San Francisco (USA) il primo atterraggio e la prima

partenza dal ponte di una nave, l’incrociatore “Pennsylvania”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1909 – L’aeroplano raggiunge l’Italia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’Italia è la seconda nazione europea dopo la Francia a ospitare i fratelli Wright.

 

Nell’estate del 1908 Wilbur Wright viene invitato in Francia per dimostrare le potenzialità del “Flyer”, una meravigliosa macchina già capace di volare autonomamente da 30 minuti a 1 ora (!), quando gli aeroplani francesi di Blériot, Voisin e Farman non rimangono in aria che per pochi minuti.

 

Agli inizi del 1909 anche l’Aeroclub Italiano/Club Aviatori di Roma e la Sezione Aeronautica della Brigata Specialisti del Geniola dell’Esercito, presieduti entrambi dal Maggiore Maurizio Mario Moris, invitano Wilbur Wright a Roma.

 

La visita dell’aviatore americano in aprile-maggio entra quindi a far parte del suo viaggio di promozione commerciale in Europa del Flyer.

 

 

Il ritaglio di un giornale d’epoca dove viene riportata la notizia dell’imminente arrivo di Wright a Roma  (l’annotazione a mano in alto sulla foto, probabilmente autografa di uno dei fratelli Wright, dice: “NY Herald 10 marzo 1909”).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Wilbur Wright a Roma con il Flyer IV

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In effetti Moris si reca personalmente oltralpe per acquistare il Flyer IV.

 

Gli Italiani si impegnano all’acquisto di un esemplare dell’aeroplano di Wright, ma nell’accordo ne richiedono anche l’addestramento dei piloti: pagheranno la macchina 25 mila lire (dell’epoca!), ed altrettanto verrà versato a Wilbur Wright, come compenso per le sue promesse sessioni in qualità di istruttore.

 

Wilbur Wright arriva a Roma il 1° aprile 1909.

 

Il 15 aprile iniziano sui prati di Centocelle, il futuro Aeroporto di Roma, alla presenza del Re Vittorio Emanuele III e della Regina Madre Margherita, i primi  voli di addestramento dei primi aviatori italiani: il Sottotenente di Vascello Mario Calderara e il Tenente del Genio Umberto Savoja diventano così i primi piloti italiani di aeroplano.

 

 

 

A sinistra Maurizio Mario Moris e, a destra, Umberto Savoja.

 

 

Uno dei 4 francobolli emessi dalle Poste Italiane in occasione del Centenario del Primo Volo a motore e dedicati ai pionieri dell’Aviazione Italiana, fra cui Mario Calderara.

 

Ma già nella primavera del 1911 la Scuola Romana di Volo di Centocelle perde il suo ruolo e sia allievi che aerei vengono trasferiti a due nuove scuole: quelle di Aviano e di Malpensa, le cui vicende saranno da allora legate alla storia dell’Aviazione Italiana.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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L’Italia presto all’avanguardia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'Italia si pone rapidamente all'avanguardia della nuova disciplina aviatoria, già dai primi sviluppi ed applicazioni e vi avrà un ruolo di assoluto primo piano fino allo scoppio della seconda guerra mondiale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I primi moderni esperimenti Made in Italy

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel giugno 1877 ad Alessandria l’Ingegnere Enrico Forlanini (che sperimenterà poi con successo una propria soluzione di idroplano) fa sollevare in aria un modello di “elicottero” quasi leonardesco di circa 3,5 kg, dotato di due eliche coassiali del diametro di 1,8 m azionate da un leggero e potente motore a vapore: in successivi esperimenti nel luglio dello steso anno ai Giardini Pubblici di Milano, la macchina riesce più volte ad alzarsi da terra per una ventina di secondi fino ad un’altezza di 13 m.

 

 

Il modello costruito da un all’epoca neppure trentenne Ingegner Forlanini.

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Il 13 gennaio 1909 a Venaria Reale, alle porte di Torino, decolla il primo velivolo completamente realizzato in Italia: è un triplano con ali di tela, progettato dall'Ingegnere Aristide Faccioli e costruito artigianalmente (le ali vengono addirittura cucite a casa dalla moglie!).

 

 

Una rara fotooriginale del decollo del primo aereo tutto italiano – il Triplano Faccioli.

 

Faccioli ha le sue radici addirittura nelle origini della Fiat, quando cioè nel 1898 Giovanni Battista Ceirano, costruttore di biciclette (!) Welleyes in’officinetta contigua alla casa dell’industriale Giuseppe Lancia, ottiene l’appoggio di un gruppo di uomini di affari torinesi per realizzare un prototipo di automobile: la prima Welleyes viene progettata proprio da Aristide Faccioli e appare sul mercato nel marzo 1899.

 

Ma l’ingegnere Aristide Faccioli è anche uno dei più preparati e geniali pionieri italiani del volo: il suo libro sulle teorie aviatorie è di sostegno a molti studiosi e neocostruttori in tutto il mondo, tra i quali gli stessi fratelli Wright.

 

 

 

Due altrettanto rare foto del “Biplanino”, sopra a terra e sotto in volo.

 

Nel campo delle costruzioni aeronautiche il suo prodotto più ingegnoso rimane certamente il “Biplanino Faccioli”, del 1910: piccolo, leggero, maneggevole, a bordo del quale il figlio Mario compie notevoli esibizioni.

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A Cascina Malpensa, una zona militare di ben novemila ettari di “brughiera” a sud di Gallarate e Somma Lombardo (“malpensata” per coltivazioni agricole), arrivano nel 1909 i fratelli trentini Gianni e Federico Caproni, ispirati dalle esperienze di volo dei Wright.

 

 

Il Caproni Ca-1 immortalato prima dello storico decollo (sullo sfondo a sinistra la “Cascina”).

 

Così già il 27 maggio 1910, l’anno successivo, sulla brughiera – proprio dove sorgerà l'attuale Aeroporto Internazionale – i fratelli riescono a far alzare il loro primo “Caproni”: il Ca-1 vola ad un'altezza di 30 m e percorre circa 250 m

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il primi Centri Italiani di Aviazione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Uno dei centri di riferimento a livello europeo della nascente aviazione fino agli anni Venti è Brescia.

 

Il dall’8 al 20 settembre 1909 si tiene sulla piana di Montichiari, alla presenza del Re, il “I Circuito Aereo di Brescia”, il primo circuito aereo internazionale in Italia e prima grande manifestazione aviatoria italiana, simile a quella tenutasi il giugno dello stesso anno a Reims, in Francia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il manifesto del “I Circuito Aereo – Brescia”.

 

La partecipazione è alta, di ben 14 piloti – 7 italiani, tra cui Mario Calderara, 4 francesi e 1 americano, Glenn Curtiss: è proprio Calderara, primo pilota brevettato in Italia, a far provare sull'aereo del pioniere americano Curtiss l’ebbrezza del volo a Gabriele D’Annunzio, il quale da questo momento diverrà convinto sostenitore dell’aviazione.

 

Il Circuito Aereo di Brescia stimola notevolmente l’interesse per l’aviazione ed ispira a simili manifestazioni aeronautiche in tutte le più importanti città d’Italia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Altro manifesto d’epoca: quello della “1.a Esposizione Italiana di Aviazione”.

 

Nel novembre 1909 venne organizzata dalla Gazzetta dello Sport, nei saloni dell’Hotel Splendid Corso di Milano, la prima “Esposizione Italiana di Aviazione”: c’è una riproduzione del biplano Voisin, su cui aveva volato Delagrange, e costruito su licenza dalle officine bresciane AVIS Aeroplans Voisin Italie Settentrionnelle, ma vengono soprattutto espostie le novità dei progettisti e costruttori lombardi, come il biplano di Radici, il monoplano di Frumetti, della FIAM – Fabbrica Italiana Aeroplani Milano, il biplano di Bossi.

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I primi voli a motore in Italia vengono effettuati, non da Wright, ma dal francese Leone Delagrange che nel 1908 si esibisce a Roma, Milano e Torino, su invito dell'“Associazione Pro Torino”.

 

 

Delagrange sul suo Voisin, in Piazza d’Armi a Torino, prima del suo volo di esibizione, il primo assoluto con un aereo a motore in Italia, durato ben 12 min ad un’altezza di circa 4 metri, alla presenza di migliaia di persone.

 

Anche a Torino gli esordi della grande avventura del volo suscitano grande entusiasmo: si moltiplicano le scuole di pilotaggio e i club amatoriali, ma soprattutto la città conquisterà un ruolo fondamentale nel settore delle costruzioni motoristiche e aeronautiche, diventando in pochi anni leader nel settore della scienza e dell'industria aviatoria.

 

 

 

 

Un reparto per la costruzione delle eliche in una delle industrie aeronautiche torinesi dei primi anni del ‘900.

 

 

Una bella foto del “Campo di Volo di Mirafiori” a Torino invaso da una folla entusiasta ed incuriosita, in occasione di una delle numerose manifestazioni aeree all’inizio del secolo scorso.

 

 

 

È a Torino che nell’inverno 1910-1911 nasce l'Aerodromo di Mirafiori, destinato a divenire il più importante aeroporto d'Italia: i campi di Mirafiori e Venaria Reale, oltre a sede di scuole per il pilotaggio di aerei, diventano anche base operativa della “Società Aviatori ed Aeronauti di Torino”, che a tutto il 1912 produce 7 piloti civili ed 1 militare.

 

E sempre a Torino il 1° aprile 1926, presso l'idroscalo di Ponte Isabella, viene inaugurato il primo servizio passeggeri d'Italia che, gestito dalla SISA con idrovolanti Cant 10 ter, collega Torino a Trieste, facendo scali intermedi a Pavia e Venezia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Non tardano neppure i primi impieghi bellici

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Già nel luglio 1910 il Regio Parlamento Italiano vota favorevolmente allo stanziamento di 10 milioni di lire (somma davvero ragguardevole all’epoca!) per la immediata costruzione di 9 dirigibili, l’acquisto di 10 velivoli nonché la creazione ed il mantenimento in efficienza di tutti gli impianti necessari per la loro operatività.

 

Naturalmente i notevoli investimenti non avvengono per l’ammirata curiosità che queste nuove macchine volanti suscitano attraverso tutti gli strati sociali, ma per il loro potenziale impiego in azioni di guerra

 

Così la prima missione aerea di guerra della storia avviene a Tripoli, in Libia, nella guerra contro l’Impero ottomano, ovvero “Guerra di Libia”, proprio ad opera di un velivolo italiano pilotato dal Capitano Piazza: è il pomeriggio del 23 ottobre 1911.

 

 

Il Blériot del Capitano Piazza nella Campagna di Libia del 1911.

 

E il 1° novembre 1911 – sempre gli italiani e ancora in Libia – si inventano il primo bombardamento aereo della storia.

 

Il Tenente Giulio Gavotti del Battaglione Aviatori, lancia dall'abitacolo del suo Taube delle… granate a mano (“Haasen”, di fabbricazione danese!), prima ad Ain Zara e poi sull’Oasi di Tagiura: un avvenimento epico che tanto entusiasma Gabriele D’Annunzio, da “celebrarlo” nella sua “Canzone della Diana”:

 

"S’ode in cielo un sibilo di bombe
passa nel cielo un pallido avvoltoio
Giulio Gavotti porta le sue bombe…".
 

 

 

L’“innovativa” azione di Gavotti drammaticamente illustrata da un artista dell’epoca (riporta la mente alle successive prime pagine di Achille Beltrame!).

 

Il resto è triste storia!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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