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Vigna di Valle – Culla dell’Aviazione Italiana, luogo di memoria

Il materiale originale ed alcune immagini in queste pagine sono © o di proprietà di Luciano Russo: la Redazione ringrazia l'autore / il proprietario per averne autorizzato la riproduzione, la rielaborazione, l'adattamento e la pubblicazione nel portale

 

 

Vigna di Valle Approfondimento

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Pagina di origine

Pagina di ingresso

Pagina di copertina

Mappa di Turismo

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  In questa pagina 

La Seconda Guerra Mondiale

Lo scoppio delle ostilità

Le armi segrete di Vigna di Valle

La Motobomba "F.F.F."

L'attacco a Gibilterra

Il Cant Z 511

Vigna di Valle teatro sconosciuto dei tragici eventi del 1943

Mussolini destituito e arrestato

Mussolini trafugato via Vigna di Valle

Mussolini liberato

Nasce la Repubblica Sociale Italiana

L’Idroscalo occupato – parla prima tedesco e poi inglese

Il suicidio di Vigna di Valle

L'Italia si arrende

Statistiche di guerra della Regia Aeronautica

Produzione di velivoli per anno e totale fino all'Armistizio

Le operazioni belliche

Medaglie d'Onore attribuite a piloti della Regia

 

 

 

 

 

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La Seconda Guerra Mondiale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lo scoppio delle ostilità

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Negli anni del massimo splendore prende sede a Vigna di Valle un prestigioso Reparto di volo, che va ad aggiungersi ai già esistenti - l’88° Gruppo Autonomo Caccia Marittima, e nel 1940 è presente alla Base anche la 148ª Squadriglia da Ricognizione Marittima Lontana: l’Idroscalo viene classificato “Aeroporto Armato di 1ª Classe”!

 

 

Il Corriere della Sera nell’edizione speciale pomeridiana del 10 giugno 1940: “Vittorio Emanuele ai soldati: ‘Unito a voi come non mai, sono sicuro che il vostro valore e il patriottismo del popolo italiano sapranno ancora una volta assicurare la vittoria alle nostre armi gloriose’ – La parola d’ordine: Vincere”.

La storia dirà ben altro, sia sulla guerra che sul piccolo Re Imperatore…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le armi segrete di Vigna di Valle

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel corso della Seconda Guerra Mondiale Reparti e velivoli si avvicendano a Vigna di Valle, ma la Base continua la sua attività primaria di Centro Sperimentale: in modo particolare proseguono, anzi si intensificano, le sperimentazioni segrete sulle armi aero‑navali.

 

La popolazione civile della zona, ne fantastica basandosi sulle poche notizie che, nonostante tutto, riescono a trapelare dall’Idroscalo, riportate in confidenza dalle maestranze locali.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Motobomba "F.F.F."

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In effetti a Vigna di Valle, già sul finire degli anni Trenta, si sperimentano armi aero‑navali efficacissime.

 

Una delle più conosciute – la Motobomba “F.F.F.” o “3F” – che, pur ottenute brillantissime prestazioni e dimostrata con successo alla presenza del Re e di Mussolini nel 1939, non viene mai messa in produzione per una questioni di costi.

 

Poi venduta ai Tedeschi, questi la impiegheranno in azioni belliche con eccezionali risultati.

 

 

La Motobomba 3F durante le segretissime prove di collaudo nel Lago di Bracciano.

 

Viene presentata per la prima volta ai massimi Vertici politici ed aeronautici dell’epoca nel 1935 a Vigna di Valle: è un’arma innovativa, studiata specificatamente per affondare navi nemiche all’ancora nei porti, e si dimostra estremamente efficiente.

 

Si tratta di un siluro paracadutabile di 50 cm di diametro e del peso di 360 kg, dei quali circa 1/3 (120 kg) esplosivo, che può essere paracadutato da un bombardiere fra i 4.000 ed i 5.000 m: nei primi modelli ha la caduta viene frenata da un solo paracadute di circa 6 mq di superficie, agganciato alla parte centrale della bomba, il quale si apre automaticamente a circa 130 metri dall’acqua.

 

Nei modelli successivi la motobomba sarà perfezionata con l’aggiunta di un paracadute addizionale, cosiddetto “pilota”, di circa 1,5 mq di superficie, entrambi agganciati alla coda del siluro, che ne riducono la velocità di caduta fino a 100 m/s.

 

 

La motobomba, qui recuperata e “attraccata” presso la riva, mostra ancora l’asta dell’aggancio centrale del paracadute.

 

La Motobomba F.F.F. deve il suo nome alle iniziali dei suoi tre progettisti: il Tente Colonnello Freri, il Colonnello Fiore ed il Capo Disegnatore Filpa.

 

Una volta in acqua, si stabilizza alla profondità di circa 1 m, gli interruttori a mercurio ne attivano la propulsione elettrica ed inizia a compiere un percorso rotatorio a spirale crescente per 15-30 minuti (ma anche 45-60 minuti secondo fonti informate) alla velocità di circa 15-20 km/h, fino a centrare un qualsiasi bersaglio sulla sua rotta e la spoletta ad impatto la fa esplodere contro l’opera viva della nave.

 

Il tentativo di dotare la motobomba di una spoletta ad acciarino magnetico non ha esito felice: l’arma viene invece provvista di un sistema di autodistruzione, che entra in azione alla fine della corsa elicoidale o a 50 minuti dall’impatto con l’acqua.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Due immagini che illustrano l’impiego della motobomba: sopra un disegno riginale che mostra la versione migliorata della 3F, con il suo posizionamento verticale in caduta frenata, sotto il suo percorso preprogrammato, elicoidale dal punto di impatto con l’acqua, al centro, fino all’esplosione dell’ordigno, o per urto (successo) o per autodistruzione (fallimento). 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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L'attacco a Gibilterra

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I bombardieri italiani fanno la loro prima apparizione nei cieli di Gibilterra il 17 luglio 1940: gli attacchi si ripeteranno 5-6 volte, sia a luglio-agosto del 1940 che nel giugno del 1941, senza peraltro che i caccia britannici riescano a fermarli.

 

Il 17 luglio 1940 tre Savoia-Marchetti SM 82 “Marsupiale” sganciano ciascuno 4.250 kg di bombe ad alto potenziale esplosivo nelle acque del porto, ancora illuminato di notte, perché gli Inglesi non sono ancora a conoscenza delle capacità operative di questo trimotore (4.000 km di autonomia e 4 tonnellate di bombe!): negli attacchi viene impiegata con successo la nuova arma segreta.

 

Anche tra il 13 ed il 20 agosto 1941, sempre nel Porto di Gibilterra, la Motobomba FFF riesce ad affondare 2 navi mercantili di grossa stazza, adibite ai rifornimenti delle truppe alleate.

 

 

 

A sinistra, un SM 82 “Marsupiale” durante un rifornimento durante la Seconda Guerra Mondiale e, a destra, l’esemplare di SM 82 conservato nel Museo Storico dell’Aeronautica Militare di Vigna di Valle (Roma).

 

Purtroppo appartiene anche alla storia che, data la imprecisione e la precarietà dello sgancio con il paracadute, due FFF causano “danni collaterali”, si direbbe oggi: in un villaggio spagnolo provocano morti civili sulla terra ferma, erroneamente portate lì, alla deriva, dal vento.

 

 

La Domenica del Corriere enfatizza, con le sue drammatiche illustrazioni, i successi dell’Asse nei porti nemici del Mediterraneo.

 

La Motobomba FFF viene ceduta, come accennato sopra, o ne è comunque ceduto il diritto di utilizzo del brevetto, alla Germania Nazista: l’Alleato la produce in proprio, ribattezzandola “Siluro FLT 400”, e la impiega con grande successo in azioni di Ju 88 e Dornier 217 della Luftwaffe, tra l’altro contro i Porti di Tripoli, Bona e Algeri.

 

Ma la storia della 3F non termina qui: sopravvive infatti alle vicende della Seconda Guerra Mondiale ed è oggetto di nuova valutazione militare a Vigna di Valle addirittura nel 1954, in quanto ancora suscettibile di impiego operativo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il Cant Z 511

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nell’estate del 1943, quando le sorti del conflitto sono ormai segnate per l’Italia e il Gran Consiglio del Fascismo approva la relazione Grandi, anche Vigna di Valle vive gli ultimi giorni quale Base Aerea della Regia Aeronautica.

 

Fino alla fine un ultimo, quasi folle, progetto del Regime morente è ancora in allestimento presso il Centro Sperimentale di Vigna di Valle: la creazione di un grande quadrimotore – il Cant Z 511, un altro gioiello della tecnica costruttiva idrovolantistica.

 

La questione è… che dovrebbe bombardare New York, dimostrando agli Americani che l’Aviazione Italiana può colpirli in casa loro!

 

 

 

L’“Idro-Gigante” Cant Z 511, sopra sul tavolo dei progettisti e, sotto, ai primi collaudi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Vigna di Valle teatro sconosciuto dei tragici eventi del 1943

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Vigna di Valle conosce nel tempo moltissimi nomi prestigiosi, sia in ambito politico che aeronautico, personalità civili e militari italiane e straniere.

 

Un drammatico episodio della storia dell’Idroscalo, avvenuto proprio nei giorni che precedono la data cruciale dell’8 settembre 1943, è ai più probabilmente sconosciuto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mussolini destituito e arrestato

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La notte fra il 24 e il 25 luglio 1943 il Gran Consiglio Fascista destituisce il Duce da ogni incarico e riaffida al Re il Comando delle Forze Armate: caduto il Regime Fascista, il 25-26 luglio, lo stesso Mussolini viene arrestato e mandato al confino, prima a Ponza, poi, dal 7 agosto, in Sardegna sull’isola La Maddalena.

 

Il Maresciallo Badoglio riceve dal Re tutte le cariche già del Duce e, nonostante il 27 luglio il “Popolo d’Italia”, massimo organo di stampa fascista, annunci al paese che “La guerra continua – L’Italia mantiene fede alla parola data”, Badoglio, preso il potere, apre negoziati con gli Alleati.

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Maresciallo Badoglio a colloquio con il Re Vittorio Emanuele III.

 

Con Mussolini prigioniero a La Maddalena, c’è un rischio reale che i Tedeschi possano liberarlo con un colpo di mano: nasce così un piano per trafugarlo in gran segreto dall’isola sarda ad un luogo più sicuro, addirittura “imprendibile” (!), in Abruzzo, il rifugio di Campo Imperatore sul Gran Sasso d’Italia.

 

 

Benito Mussolini, ancora spavaldo, durante il suo confino a La Maddalena dal 7 al 27 agosto 1943.

 

In un primo momento si pensa di utilizzare il famoso “Jolly” – il Cant Z 506 dei Servizi Segreti di stanza a Vigna di Valle – poi, per timore che possa essere facilmente identificato, si ricorre ad un altro idrovolante sempre dello stesso tipo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Mussolini trafugato via Vigna di Valle

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il piano prevede il trasferimento in volo del Duce da La Maddalena all’Idroscalo di Vigna di Valle, per poi farlo proseguire in auto verso il Gran Sasso.

 

L’indomani, alle 6 di mattina, un bianco idrovolante della Croce Rossa, rimasto stazionato nella rada prospiciente Villa Webber, si alza in volo con Mussolini a bordo e rotta sul Lago di Bracciano.

 

All’Idroscalo solo il Comandante Tenente Colonnello Fisicaro e pochi uomini fidati sanno del piano: infatti c’è un Reparto di volo tedesco nella Base – potrebbero scoprire tutto e liberare Mussolini.

 

Nell’Hangar Badoni un’ambulanza e due vetture di scorta aspettano nascoste, poi Fiscicaro fa suonare le sirene d’allarme aereo e dagli altoparlanti ordina a tutto il personale di prendere immediato riparo.

 

Per rendere ancora più verosimile il falso attacco, fa aprire il fuoco alle batterie contraeree, e, ignari di quanto stia realmente accadendo, tutti – Italiani e Tedeschi – corrono ai rifugi.

 

Il Cant Z 506 può così avvicinarsi fino allo scivolo di fronte al Badoni e Mussolini viene consegnato a funzionari di polizia, che, in tutta fretta, lo caricano sull’ambulanza e partono per Campo Imperatore.

 

 

 

 

 

In alto, a sinistra, Villa Webber, utilizzata come prigione per la permanenza agli arresti del Duce sull’Isola La Maddalena, e, a destra, i due Cant Z 506 in attesa di ordini nel mare antistante Villa Webber..

 

L’8 settembre 1943, quando gli Alleati rendono pubblico l’Armistizio firmato dall’Italia con gli Anglo-Americani, per paura di essere catturati dai Tedeschi, il Re e e più alte Cariche Militari, Badoglio in testa, fuggono da Roma a Brindisi, senza neppure trasmettere alle Forze Armate le disposizioni del caso, consegnando in pratica l’Italia in mano ai Nazisti: gli “alleati” Tedeschi, presenti su tutto il territorio nazionale, diventano di fatto Forze di occupazione, dando inizio ad una serie infinita di rappresaglie, saccheggi, distruzioni ed eccidi!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Mussolini liberato

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Creati dal Re e da Badoglio in fuga tutti i più nefasti presupposti per un’epica tragedia nazionale, da ora in poi gli eventi si susseguiranno con incredibile rapidità, ad aprire uno dei capitoli più oscuri, tristi e vergognosi della nostra storia.

 

A soli 4 giorni dalla proclamazione dell’Armistizio, il 12 settembre 1943 parà tedeschi, aiutati da Ufficiali fascisti dei Carabinieri, riescono a liberare Mussolini con un blitz.

 

 

 

 

 

 

 

A sinistra, ancora in abiti civili, Benito Mussolini posa con i suoi liberatori, stanco ma compiaciuto, davanti all’“imprendibile” rifugio di Campo Imperatore, e, a destra, il Duce, bavero tirato su, si avvia verso il velivolo, messogli a disposizione dagli incursori paracadutisti tedeschi, il quale lo porterà solo verso ancor peggiori destini.

 

Passano 3 giorni e il 15 settembre 1943 la radio fascista comunica che “Benito Mussolini ha ripreso oggi la suprema direzione del Fascismo in Italia”: perduto ormai il controllo delle Forze Armate, completamente allo sbando, viene dato ordine a tutte le Organizzazioni del Partito di appoggiare attivamente l’Esercito Germanico.

 

Mussolini, letteralmente nelle mani dei Tedeschi e ormai così lontano da potere, splendore e scenica di un tempo, è già in viaggio verso Monaco di Baviera, ospite di Hitler.

 

 

 

 

 

 

 

 

Mussolini con un Ufficiale della sua guardia del corpo tedesca.

 

Ancora 3 giorni dopo, il 18 settembre 1943, in un discorso radiofonico da Monaco, lo stesso Mussolini, annuncia la rinascita di uno Stato Fascista, esortando gli Italiani a “riprendere le armi al fianco della Germania” e del Giappone.

 

 

Un visibilmente provato e dimagrito Duce accoglie il Führer a Feltre.

 

Un nuovo tentativo, disperato questo, di onorare l’ormai infranto “Patto d’Acciaio”, l’Alleanza di “eterna solidarietà” tra Italia e Germania, solennemente sottoscritta da Galeazzo Ciano e Joachim von Ribbentrop il 22 maggio 1939 (cui però si oppone lo stesso firmatario Ciano!).

 

Il Patto è fondato sull’assunzione che la guerra non scoppierà fra prima di 3 anni, cioè nel 1942: quando la Germania la inizia di lì a 4 mesi, nel settembre 1939, l'Italia non è pronta a tener fede ai suoi impegni (entrerà in conflitto solo nel giugno 1940 e con una fallita invasione della Francia Meridionale…).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Nasce la Repubblica Sociale Italiana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il 23 settembre 1943 si costituisce così il nuovo Governo della Repubblica Sociale Italiana, con sede nel Comune di Salò (Brescia), e Mussolini si autoproclama Capo di Stato, di Governo e Duce del nuovo Partito Fascista Repubblicano.

 

 

 

 

 

 

 

A sinistra, l’atmosfera di euforia alla costituzione della Repubblica Sociale e, a destra, la bandiera del nuovo “Stato”.

 

Alessandro Pavolini, Segretario del neocostituito Partito Fascista, al Congresso di Verona il 14 novembre 1943 rilancia in grande stile lo “squadrismo” fascista degli anni ‘20 e esorta i “Repubblichini” a non avere pietà dei Partigiani.

 

Ma il Generale Rodolfo Graziani, il cui compito è riorganizzare l’Esercito con armi e istruttori tedeschi, di fatto in regime di occupazione militare, dei 180 mila giovani chiamati alla leva ne vede presentare solo 87 mila.

 

 

 

 

 

 

 

 

Mussolini e Graziani fotografati al Comando Generale nella “Repubblica di Salò”.

 

Gli altri scelgono la montagna e le Formazioni Partigiane: è l’inizio della resa dei conti, un decisivo e spietato conflitto fratricida, la cosiddetta “Guerra di Liberazione”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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L’Idroscalo occupato – parla prima tedesco e poi inglese

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il suicidio di Vigna di Valle

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dopo l’8 Settembre le truppe di occupazione tedesche da Viterbo scendono rapidamente lungo la Braccianese con la Divisione Corazzata “Göring.

 

Un Reparto di Pionieri Tedeschi occupa sia l’abitato di Bracciano che l’Idroscalo di Vigna di Valle.

 

All’arrivo dei Tedeschi la Base è deserta, evacuata alle prime concitate voci di possibili rappresaglie: la lasciano per ultimi il Comandante Fisicaro con alcuni degli Ufficiali e Sottufficiali , non prima di aver fatto affondare tutti gli aerei ancora efficienti.

 

 

 

 

 

 

 

A sinistra, le truppe corazzate tedesche seguono la Cassia fino al Lago di Bracciano senza incontrare resistenza,  e, a destra, le insegne della Fallschirm-Panzer-Division Hermann Göring.

 

L’unico idrovolante di Vigna di Valle, che tenta di raggiungere in volo le linee alleate al Sud, viene abbattuto in mare, al largo dell’isola di Capri il 14 Settembre 1943.

 

 

In primo piano un Cant Z 506 e, sullo sfondo, un Dornier Do 24 T1 della Germania Nazista, in una foto antecedente all’8 settembre 1943.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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L'Italia si arrende

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’occupazione tedesca dell’Idroscalo di Vigna di Valle si protrae per nove mesi, dal settembre 1943 fino al giugno 1944, quando le Truppe Alleate occupano Roma e incalzano i Tedeschi nella loro ritirata verso Nord.

 

 

La notizia a tutta pagina dell’Armistizio con l’Italia, annunciato dal Generale in Capo delle Truppe Anglo-Americane "Ike" Eisenhower, nei giornali americani: “L’Italia si arrende! Combatterà i Tedeschi!”.

 

Dopodiché per più di un anno, dal giugno 1944 all’ottobre 1945, il Centro rimane sotto il Comando delle truppe Inglesi.

 

 

Giovani partigiani, al seguito di un carro inglese, festeggiano l’arrivo delle truppe di “liberazione” – di fatto una nuova occupazione.

 

Solo il 21 ottobre 1945 la Base viene ufficialmente restituita alla Regia Aeronautica e ancora un capitolo si apre nella sua storia: l’era del Soccorso Aereo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Statistiche di guerra della Regia Aeronautica

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Produzione di velivoli per anno e totale fino all'Armistizio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Produzione 1940

 

 

 

 

 

3.257

 velivoli

 

 

Produzione 1941

 

 

 

 

 

3.503

 velivoli

 

 

Produzione 1942

 

 

 

 

 

2.818

 velivoli

 

 

Produzione 1943

 

 

 

 

 

1.930

 velivoli

 

 

Produzione totale

 

 

 

 

 

11.508

 velivoli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le operazioni belliche

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Numero di piloti della Regia caduti in azioni belliche

 

22.693

 piloti

 

 

Ore di volo effettive compiute dai velivoli della Regia

 

525.000

 ore

 

 

Distanza di volo coperta da velivoli della Regia

 

44.000.000

 km

 

 

Aerei nemici abbattuti in combattimento da velivoli della Regia

 

2.522

 aerei

 

 

Aerei nemici distrutti a terra da velivoli della Regia

 

398

 aerei

 

 

Navigli militari nemici affondati dalla Regia con il supporto della Luftwaffe

 

100

 navi

 

 

Navi mercantili nemiche affondate da velivoli della Regia

 

196

 navi

 

 

Voli di trasporto effettuati da velivoli della Regia

 

56.178

 voli

 

 

Persone trasportate da velivoli della Regia

 

518.962

 persone

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Medaglie d'Onore attribuite a piloti della Regia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Africa Orientale Italiana

 

26

 medaglie

 

 

Guerra Civile di Spagna

 

56

 medaglie

 

 

Seconda Guerra Mondiale - Periodo dal 1940 al 1943

 

140

 medaglie

 

 

Seconda Guerra Mondiale - Periodo dal 1943 al 1945 (Guerra di Liberazione)

 

26

 medaglie

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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