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Turismo & tempo libero
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La Tuscia Romana I musei del territorio Il Museo Territoriale del Lavoro e dell'Industria della Tuscia Romana™ Il materiale originale in questa pagina è © Massimo Perugini e Gianni Gasperini (immagini) e Luciano Russo e Massimo Perugini (testi): la Redazione ringrazia gli autori per averne autorizzato la riproduzione, la rielaborazione, l'adattamento e la pubblicazione nel portale Pagina in costruzione: rinnovare volentieri la pagina con il browser per essere sicuri di visualizzarne la versione più recente |
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Il museo virtuale – Approfondimento |
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In questa pagina Catalogo preliminare del divenendo Piccolo Museo del Lavoro e dell'Industria Gli oggetti rurali della collezione privata di Massimo Perugini "00062-MP"
Approfondimento Verso un museo del lavoro e dell'industria Passo dopo passo - Il "Piccolo Museo"
Pagine correlate Gli arnesi della collezione privata di Massimo Perugini, Bracciano, Roma Gli stampi dei mostaccioli della collezione privata di Massimo Perugini Gli stampi dei mostaccioli – Le schede "Il vecchio e il nuovo frantoio di Bracciano" "Antonio Mollicone 'er bottaro'"
Massimo Perugini – Una presentazione Luciano Russo – Una presentazione
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Catalogo preliminare del divenendo Piccolo Museo del Lavoro e dell'Industria |
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Gli oggetti rurali della collezione privata di Massimo Perugini, Bracciano, Roma "00062-MP" |
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"Massimo Perugini custode di una Bracciano d'altri tempi" Dalla La Voce del Lago , Mensile di informazione e cultura del Lago di Bracciano, Numero 10, Dicembre 2002
"Nella sua cantina in via dell’Arazzaria dove raccoglie utensili di artigiani e contadini rivive una cultura “materiale” spesso dimenticata dai libri di storia
In una società come la nostra, così avvezza “all’usa e getta” di un’immensa mole di oggetti, in una spirale di bramosia seguita compulsivamente dal rifiuto-scarto dei medesimi, la figura di Massimo Perugini, braccianese doc, costituisce senz’altro una rarità.
Affascinato fin da bambino dal lavoro degli artigiani e dei contadini che osservava mentre erano intenti alle loro opere, divenuto adulto ha trasformato tutto ciò in passione da collezionista ricercando e acquisendo tutti i bellissimi oggetti adoperati fino a 30-40 anni fa per arare, seminare, dissodare, fare botti, pulire camini, insomma per svolgere tutte le attività dell'uomo.
Quella che Massimo Perugini ci mostra nel suo bel “basso” ubicato in via dell’Arazzaria una delle quattrocentesche vie del centro storico di Bracciano, è una raccolta iniziata 25 anni fa frugando nelle cantine di parenti, amici e compaesani e spintosi poi fin sui mercati specialistici, portata avanti con impegno e passione fino a mettere insieme una collezione di migliaia di pezzi, alcuni dei quali acquistati sui mercati italiani e stranieri. “Purtroppo ho iniziato tardi – ci confida Perugini – perché venticinque anni fa la maggior parte di questi utensili era già stata distrutta!”.
Guardando i pannelli tematici che raccolgono gli attrezzi di arrotini, bottai, spazzacamini e persino veterinari, ci fa una gran pena pensare che altri bellissimi oggetti come questi, testimonianza del lavoro e della cultura “materiale” dei nostri padri, inesorabilmente gettati nelle discariche.
Essi dipanano una tale magia che ci sentiamo per qualche attimo ritornare bambini, affascinati da quelle strane forme che ci fanno rivivere in un lampo atmosfere dimenticate, sepolte nella nostra memoria e che di colpo ci tornano di fronte agli occhi, vive e splendenti in tutta la loro bellezza: metalli luccicanti, marmi, legni, terrecotte, vimini, vetri; tutti materiali naturali oggi soppiantati dall’imperante dominio della plastica. Alcuni oggetti forse li abbiamo ammirati nei quadri dei Macchiaioli, altri sembrano appartenere a regni fiabeschi come il curioso sacco a doppio triangolo che i contadini si ponevano su una spalla per estrarne la semente che via via, procedendo sui solchi arati, spargevano sul terreno. E poi gioghi per buoi, erpici, roncole, ceste, vasi, aratri in un susseguirsi di incantesimi.
Alcuni di questi oggetti sono molti antichi e hanno forme
classiche, fedelmente riprodotte nei millenni sul modello romano e
addirittura etrusco, per la perfezione raggiunta già nell’antichità ai
fini dello scopo perseguito.
Possiamo ben dire di aver incontrato non soltanto un personaggio di Bracciano ma una persona alla quale dobbiamo dire grazie per aver preservato qualcosa del nostro passato, della sua cultura “materiale” spesso dimenticata dai nostri libri di storia.
Leggi volentieri di Massimo Perugini e delle sue iniziative nel sito Tuscia Romana - Cultura & società: Pinocchio e La cantina degli arnesi in Noi i bambini, Una diversa lezione di storia in Noi i ragazzi, "Per non dimenticare" in Noi la parola, Gli arnesi del mestiere, Gli stampi dei mostaccioli e Le fraschette in Le tradizioni e nel sito Tuscia Romana - Turismo & tempo libero Verso un museo del lavoro e dell'industria in I Musei del Territorio. |
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Gli oggetti |
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Oggetto # 00062-MP 001
"Capo-lavoro": squadra con incastro "a coda di rondine" smontabile, opera del Maestro d'ascia Piero Carradori (sua donazione)
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Oggetto # 00062-MP 002
Macinino a mano per caffè, orzo tostato e pepe
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Oggetto # 00062-MP 003
Fiocina per cefali dei Fratelli Borzetti, detti "Li Dentoni" (donazione di Luigi Cecchi, detto "Giggetto")
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Oggetto # 00062-MP 004
Fiocina per cefali dell'inizio del XX secolo di Sigfrido Marziali: in origine a cinque denti, mentre i due laterali sono stati aggiunti successivamente dal figlio Mariuccio
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Oggetto # 00062-MP 005
"Tricche-Tracche": tavola di legno munita di batacchio in ferro impugnata dalla fessura e suonata ruotando alternativamente il polso con decisi scatti, a sostituire il suono delle campane "legate" durante la Settimana Santa (vedi G. G. Belli)
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Oggetto # 00062-MP 006
"Raganella": alternativa alla "tricche-tracche", suonata ruotandola impugnandone il perno su cui sono montati una ruota dentata e un telaio con una tavoletta rigida ma flessibile che viene così colpita in rapida successione (vedi G. G. Belli)
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Oggetto # 00062-MP 007
Triplice trappola per topolini domestici a cappio metallico
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Oggetto # 00062-MP 008
Trappola per topi a tagliola di manifattura "casareccia"
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Oggetto # 00062-MP 009
Trapano da "conciabrocche": antico trapano manuale cosiddetto "a pompa" o anche "a volano" (da non confondere con quello "a violino" che viene azionato con un archetto o posizionato di fianco o in cima all'asse, in questo caso imperniato) usato soprattutto per riparare oggetti in ceramica e terracotta |
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Oggetto # 00062-MP 010
Articoli per fumatori: pipe di terracotta e bocchino dell'inizio XX secolo |
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Oggetto # 00062-MP 011
Spazzola doppia da scarpe con manico, quella tonda per cospargere le scarpe con il lucido e la lunga per finirne la lucidatura, usata dallo sciuscià, termine napoletano del Secondo Dopoguerra ormai in disuso, una forma italianizzata dell'Inglese shoe-shine, ad indicare il lustrascarpe
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Oggetto # 00062-MP 012
Forma divaricabile da ciabattino in legno per calzature femminili
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Oggetto # 00062-MP 013
Gradina da scalpellino, utensile, detto anche "martellina", usato fin da epoca preistorica per ottenere "petroglifi" o incisioni rupestri, cioè solchi e superfici scavati nella roccia utilizzando tecniche di "picchiettatura", con figure formate da una fitta concentrazione di bucherelli detti "coppelle", ovvero di raschiatura a graffio, da cui il moderno "graffito"
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Oggetto # 00062-MP 014
Salvadanaio "anti-sorcio", cioè anti-topo, in lamiera per banconote
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Oggetto # 00062-MP 015
Misure per liquidi: da sinistra a destra il cosiddetto "contentino", o premio di produzione dato al mezzadro in olio per un'abbondante annata, due misure metriche bollate con sigillo di Stato, antica misura pluribollata di inizio XIX secolo
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Oggetto # 00062-MP 016
Doppio rastrello, ovvero normale rastrello modificato artigianalmente a doppia dentatura regolabile per "semenzaio", usato cioè per rastrellare più finemente il vivaio delle sementi durante il primo sviluppo dei semi di pianta per assicurarne le condizioni ottimali di germinazione
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Oggetto # 00062-MP 017
Paletta raccogli-cenere da forno a legna
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Oggetto # 00062-MP 018
Serratura artigianale di pregiata fattura a 5 riscontri con sigilli in piombo, la cui chiave è ricreata dall'artigiano Elia Valletti
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Oggetto # 00062-MP 019
Trappola per topi a ghigliottina di manifattura "casareccia" |
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Oggetto # 00062-MP 020
"Ruzziche" o ruzzole o ruzzoloni in acero completi di speciale cinghia con "nottolino" per il loro lancio, uno sport di antichissima tradizione praticato in in molte Regioni italiane e già dagli Etruschi (nella Tomba dell'Olimpiade di Tarquinia l'erroneamente chiamato "discobolo" sta lanciando in effetti una forma di formaggio pecorino stagionato, molto duro e resistente, come poi i pastori lungo i tratturi!) |
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Oggetto # 00062-MP 021
"Ruzziche" o ruzzole o ruzzoloni, particolare dell'impugnatura della cinghia (sul disco in legno duro di diametro variabile viene avvolto uno spago per lanciarlo trattenendone un capo in modo da imprimergli una veloce rotazione - vince chi lo fa arrivare il più lontano possibile con un singolo lancio ovvero raggiungere un traguardo con meno lanci)
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Oggetto # 00062-MP 022
Marchio a fuoco "C.G.V." che sta per "Collegio Germanico-Ungarico" (con la "U" latina a forma di "V"), il Pontificio Collegio già proprietario della Tenuta di Vicarello, Bracciano, Roma, purtroppo, come ben visibile, mancante della corona superiore segata probabilmente dopo la Prima Guerra Mondiale - donazione di Sandro Becchetti)
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Oggetto # 00062-MP 023
"Ebulliometro" o ebulloscopio di Malligand, strumento di misurazione del grado alcolemico di un vino, cioè la quantità in millilitri di etanolo contenuta in 100 ml di vino, basandosi sulla temperatura di ebollizione, la quale varia a seconda della pressione e dell'alcol presente nel campione (la temperatura di di riferimento di ebollizione dell'alcol è di 78,4 °C - metodo semplice, comodo ma approssimativo, per cui la misurazione "legale" è quella densimetrica)
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Oggetto # 00062-MP 024
Sigilli o "targhette di garanzia" applicati sulle forme di pecorino di qualità extra, stagionato almeno 6 mesi, dei marchi "Pascolo", "Latina", "Montagna", "Massaia", "Sabella", "Unico", "Progresso", "Alco", "Elmas", "Albano", "Macomer", "Urbis", "Aquila", "Lion", "Pastene", "Progresso", "Pasco", tutti prodotti dalla S. Albano & Co., Roma, per esportazione negli Stati Uniti d'America e Canada
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Oggetto # 00062-MP 025
Ferri da stiro a fusione piena di fine XIX secolo inizio XX secolo, molto simili ai primi attrezzi usati a questo fine del tipo a riscaldamento esterno risalenti a periodi antecedenti al III secolo aC
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Oggetto # 00062-MP 026
"Fornacella" a carbone in ghisa o piccola fornace metallica quadrangolare trasportabile, completa di cappetta conica e tubo tira-fumi per ravvivare in automatico la carbonella, comodamente asportabili con manicatura unica
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Oggetto # 00062-MP 027
Catena appendi-pentole da camino, forgiata e torta a mano con le diverse saldature effettuate sulla forgia in bella evidenza
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Oggetto # 00062-MP 028
Saldatore elettrico a stagno costruito con materiale di recupero da uno degli internati nel Campo di Concentramento di Vetralla, Località "Mazzocchio", Vetralla, Viterbo, destinato ai prigionieri di guerra inglesi catturati dalle Forze Armate del Governo Mussolini durante il Secondo Conflitto Mondiale, costruito dal Genio Militare nel 1942 per internare fino a 4 mila prigionieri, a pieno regime ne arriva a contenere oltre 3 mila, il terzo in Italia e il primo nel Lazio per numero di prigionieri di guerra
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Oggetto # 00062-MP 029
Pialletto per superfici curve in compensato marino (donazione di Piero Carradori) |
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Oggetto # 00062-MP 030
"Scolatora" o spersola con "cascina" o fascera e frangi-cagliata, cioè rispettivamente piccolo tavolo di legno, inclinato e scanalato, su cui viene collocata la cagliata in forma, detta "cascina" o fascera, per facilitarne la fuoriuscita del siero (qui fascera per produzione di caciottine) con bastone "frangicagliata" per la frantumazione della cagliata, un unico ramo, solitamente di pino, con dieci-venti diramazioni perpendicolari troncate ad una decina di centimetri |
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Oggetto # 00062-MP 031
Insaccatrice manuale a pistone per salsicce e salumi di inizio XIX secolo
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Oggetto # 00062-MP 032
"Roncio" o roncola braccianese con marchio del fabbro Pericle Pomponi, Bracciano, Roma
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Oggetto # 00062-MP 033
Piccone da scalpellino e per tracciare il profilo nello scavo di grotti
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Oggetto # 00062-MP 034
Affettatrice per pane raffermo tipo "acquacotta", cioè acqua bollente, pane "rifatto", olio di oliva e sale, piatto rustico "ricco di miseria e di sapore" lungo i sentieri della "transumanza", cioè lo spostamento stagionale delle greggi (la pecora non sopporta né troppo caldo né troppo freddo) iniziato per l'uomo in forma passiva circa 7.000 anni fa con il pastore che segue lo spostamento spontaneo degli animali, poi, a partire da 5.500 anni fa, da lui invece attivamente organizzato e quasi ritualmente fissato a settembre dalla montagna in pianura e viceversa a maggio (nell'Ottocento la transumanza arriva ad annumerare centinaia di migliaia di capi da una sola Regione, mentre oggi questo fenomeno - già di grandissima importanza socio-economico-culturale - è del tutto scomparso essendo ormai gli allevamenti stanziali)
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Oggetto # 00062-MP 035
"Pettine" mobile con impugnatura per cardatura o "scardassatura" di lino e canapa, con denti spesso a sezione rettangolare piuttosto che arrotondata (la "pettinatura" ad esempio della lana elimina le fibre corte ottenendo un filato compatto, di sole fibre lunghe orientate in un'unica direzione, mentre la cosiddetta "cardatura" - specialmente quella tradizionale a mano - dà un filato di fibre di tutte le dimensioni soffice e un po' peloso): l'operazione di apertura delle fibre compatte o ingarbugliate più primitiva è quella a mano, poi c'è quella a coppia di carde o "cardacci" a mano, per la lana dei materassi può con vantaggio essere usata una cardatrice detta "a bilico" e ne esiste anche una "a tamburo"
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Oggetto # 00062-MP 036
"Contropettine" fissato su tavola per cardatura o "scardassatura" di lino e canapa, operazione che segue la "battitura" delle fibre e ne precede la "filatura", fatta a mano con due tavolette di legno, di solito una fissa e una mobile, irte di chiodi, che, sfregando gli uni contro contro gli altri con in mezzo l'ammasso di fibre le liberano da impurità, districano, assottigliano, raddrizzano, stirano e parallelizzano: deve il nome al "cardo", pianta le cui infiorescenze coperte di aculei, seccate, vengono anticamente usate dai lanaioli proprio per questo lavoro
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Oggetto # 00062-MP 037
Mazzafionda o semplicemente "fionda" in olivo "a forcone", da "mazza" e "fionda", un'evoluzione della più antica "frombola", fionda da far ruotare e composta da una sacca di cuoio per il proiettile - ghiaia, "mentine" o tronchetti di tondino di ferro, "piombòli", piombo compattato col martello a forma di cubetto, argilla mista a cocci di vetro - con due lacci, uno dei quali con un cappio alla fine, in cui il movimento centrifugo che fornisce velocità al proiettile viene però sostituito con due strisce elastiche o "quadrelli" con a una estremità il rombo o rettangolo di cuoio per il proiettile fissate all'altra estremità ad una forcella di legno indurito a caldo, un'arma primitiva da caccia fai-da-te a basso costo molto popolare fra i ragazzi del Dopoguerra che anche Pier Paolo Pasolini cita nel suo "Uccellacci e uccellini": "... tira fuori la mazzafionda, si china a prendere un sassetto e prende la mira... (anni '50-'60 del secolo scorso, donazione di Bruno Silla)
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Oggetto # 00062-MP 038
Taglia-fieno da fienile, attrezzo formato da una piastra d’acciaio con manico in legno dotata di larga lama semplice a pala dal profilo appena concavo ovvero con duplice o anche triplice dentatura triangolare dai bordi taglienti,, per tagliare porzioni di cumuli di foraggi secchi: a sinistra tradizionale laziale e a destra emiliano-toscano-marchigiano
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Oggetto # 00062-MP 039
"Pistarino" o "pistarello" per uva, usato per pressare o schiacciare l'uva nei cosiddetti "bigonci", recipienti tradizionalmente a forma di tronco di cono rovesciato, piuttosto bassi, costruiti con la medesima tecnica delle botti in doghe di legno con prese a fessura ovvero con due delle doghe diametralmente opposte che ne vanno a superarne il bordo e forate in modo da potervi passari una pertica a facilitarne il trasporto (originariamente dalla Toscana, ma rinvenuto nelle campagne del Cervetrano) |
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Oggetto # 00062-MP 040
"Piccione cor botto" o colombo esplosivo, bersaglio da tiro a segno in ferro il quale, se centrato, cade pesantemente per gravità lungo l'asse verticale fino a battere con violenza in un piccolo fornello riempito di un miscuglio di clorato di potassio e zolfo facendolo esplodere con una detonazione assordante |
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Oggetto # 00062-MP 041
Accetta "da sfascio" a forma di scure (con taglio cioè parallelo al manico e quindi non "ascia", con cui viene spesso confusa, invece dal taglio perpendicolare!) per "sfacciare" le travi, renderle a sezione quadrangolare con facce piane partendo dal tondo originale del tronco ovvero dal tondeggiante del lavorato grezzo
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Oggetto # 00062-MP 042
Piccole incudini con base in legno da "carzolaro" o "scarparo" ovvero ciabattino o calzolaio, anche se queste due categorie artigianali tradizionali apparentemente simili - il calzolaio o scarpaio e il ciabattino - sono di fatto distinte, essendo il primo di preparazione ed abilità superiori, esclusivamente dedito alla fabbricazione di scarpe, stivali, scarponi, anfibi, mocassini, polacchini e sandali personalizzati (accettandone però anche la riparazione per clienti fedeli o in mancanza di ordini su misura, mentre il secondo di prerazione ed abilità inferiori, dedito esclusivamente al rattoppo, alla riparazione e alla risolatura delle scarpe, ma in grado di costruirne nuove
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Oggetto # 00062-MP 043
"Mazzabecco", grossa martello a doppio manico per la messa in posa di selci o "sampietrini" a formare il selciato, per millenni la pavimentazione tipica delle strade fino all'avvento dell'asfalto, una evoluzione dell'antica tecnica delle strata romane, l'arte di costruire le strade a sua volta ereditata dagli Etruschi e via via migliorata con l'acquisizione di idee da tecniche utilizzate in altre culture dell'Impero (da strata deriva anche la parola "street" in Inglese!)
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Oggetto # 00062-MP 044
Incudine da "callararo" o calderaio, usata anche dal "ramiere" o lattoniere
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Oggetto # 00062-MP 045
Piccola incudine con base in legno a treppiede da "carzolaro" o "scarparo" ovvero ciabattino o calzolaio, proveniente dal recentemente restaurato Palazzo Pagnotta, Rione Monti, Bracciano, Roma (donazione di Bruno Panunzi, Bracciano, Roma - per approdondimenti vedi in questa collezione l'Oggetto # 00062-MP042)
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Oggetto # 00062-MP 046
"Sporta" o borsa per la spesa, di elegante fattura con ritagli di cuoio nero lucido "intrecciati" a trama lineare tipo tessuto (donazione della Famiglia Ventura)
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Oggetto # 00062-MP 047
Picconi "da forma" usati per l'impianto di vigneti (donazione di Giovanni Vecchiotti, Bracciano, Roma)
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Oggetto # 00062-MP 048
"Gomera" o vomere per aratro in ferro forgiato, opera della Ferriera Pomponi, Bracciano, Roma
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Oggetto # 00062-MP 049
Tascapane braccianese in pelle a due "lacci", una tradizionale sacca a tracolla tipica del contadino e poi del soldato appunto per conservarvi la razione di pane giornaliera, una piccola borsa di cuoio, pelle o tela resistente più o meno impermeabile, di forma rettangolare con lembo della faccia posteriore a costituirne una superiore che ricoprire la faccia anteriore per permetterne la chiusura. Ad esso sono cucite due strisce di tessuto che all'estremo libero portano un rinforzo metallico che vengono bloccate da due fibbie in metallo. Una cinghia di stoffa permette di portarla su una spalla a tracolla. (donazione di Giovanni Vecchiotti, Bracciano, Roma) |
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Oggetto # 00062-MP 050
Stampo in legno per mostaccioli a due facce con bellissimo lavoro di incisione, del XVIII-XIX secolo, già appartenente alla famiglia D'Angelo, uno degli stampi della ricca collezione di Massimo Perugini, Bracciano, Roma (per approfondimenti visita volentieri in questo portale la scheda del singolo stampo, l'indice della raccolta degli stampi, la breve storia del mostacciolo o la pagina delle ricette)
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Oggetto # 00062-MP 051
Contenitore con doppio manico e becchuccio per olio e petrolio in lamiera zincata, Ferrovie dello Stato
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Oggetto # 00062-MP 052
Petardi e contenitori per segnalazione di emergenze sui binari, Ferrovie dello Stato
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Oggetto # 00062-MP 053
Lampada elettrica da segnalazione "tricolore", cioè con luce bianca e doppio fitro colorato, uno verde e uno rosso, per segnalazioni di tipo semaforico, con manico, delle Ferrovie dello Stato
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Oggetto # 00062-MP 054
Lampada elettrica da segnalazione "tricolore", cioè con luce bianca e doppio fitro colorato, uno verde e uno rosso, per segnalazioni di tipo semaforico, qui con gancio da cintura, delle Ferrovie dello Stato
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Oggetto # 00062-MP 055
Lampada "ad acetilene", una lanterna a fiamma protetta da vetro ed impugnatura superiore di forma ergonomica, per facilitarne sia utilizzo che trasporto, rivestita in legno ad isolare la mano dal calore prodotto dalla fiamma, classica lampada delle Ferrovie dello Stato anche chiamata lume o faro, in effetti più correttamente denominata lampada "a carburo", perché funzionante con gas l'acetilene generato da carburo di calcio (gas scoperto nel 1894 prodotto dalla rapida reazione chimica del carburo - qui contenuto nel serbatoio inferiore - al contatto di acqua - nel serbatoio superiore con rubunetto regolatore - insieme all'idrossido di calcio: l'acetilene così generato esce all'esterno attraverso un beccuccio dando una fiamma bianco vivissimo, intensamente luminosa e non facilmente spegnibile
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Oggetto # 00062-MP 056
Isolatore elettrico-termico per cavi scoperti in materiale ceramico porcellanico bianco-verde, chiodi segnaletici con indicazione dell'anno stampigliata sulla testa e marchio a fuoco "S.A. 43" - Sante Achilli Anno 1943 - per uso su tradizionali traverse ferroviarie lignee, Ferrovie dello Stato (donazione di Sante Lanari)
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Oggetto # 00062-MP 057
Trombetta in ottone da casellante, Ferrovie dello Stato, una volta anche utilizzata dagli scopini
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Oggetto # 00062-MP 058
Tessera ferroviaria delle Ferrovie dello Stato e pinzetta validatrice o "obliteratrice" per annullare o convalidare biglietti, tessere e permessi, con fori di differente sezione e a volte anche con matricola numerica di tipo sigillo a pressione su carta per poter identificare il controllore
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Oggetto # 00062-MP 059
Batteria di misure in vetro per liquidi, come vino, liquori e olio di oliva, originarie dello Stato Pontificio - Bando promulgato il 15 luglio 1588 dal Cardinale Camerlengo per ordine del Pontefice Sisto V autorizza tale (Meier) Maggino di Gabriele, israelita, alla produzione di olii speciali con "privativa" per 15 anni consecutivi al canone annuo di 500 scudi d'oro a favore dell'Ospedale dei Mendicanti di S. Sisto |
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Oggetto # 00062-MP 060
Coltello pieghevole o "a serra-manico" tradizionale romanesco con manico in corno, XVIII secolo, tipico da duello "alla romana"
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Oggetto # 00062-MP 061
Antica base di marmo per piccola pressa o torchietto manuale per miele spremi-"opercoli" - negli alveari i tappi di cera con cui le api sigillano le celle del favo dopo averle riempite di miele, per agevolare la separazione rapida del miele dalla cera: la tecnica, usata in ambito domestico in alternativa allo smielatore a centrifuga, consiste nel tagliare i favi e spremerli nel torchio, per cui vengono compressi liberando il miele che cade nella base e viene convogliato attraverso il becco dello scolo laterale in un contenitore sottostante
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Oggetto # 00062-MP 062
Tipico "banchetto" o tavolo basso da calzolaio in legno completo di attrezzi e materiali d'uso, primi fra tutti dagli inizi e fino a mezzo secolo fa le materie prime naturali cuoio e pelle (nell'ambiente contadino anche legno per zoccoli): su e intorno al deschetto, ottimizzato per separare ed avere a portata di mano i materiali di consumo, con piano di appoggio a piccoli scomparti (per tra gli altri semenze, chiodi a spillo e di legno, ganci per stringhe, "bullette" o borchiette, mezzelune di ferro, filo di spago di canapa e cerato, lacci, grasso di maiale o "sugna" per la "lesina" che fora il cuoio, cera d'api, pece, colle, tinture creme e lucidi) con alcuni degli attrezzi più adoperati posati al centro o altri appesi ad appositi ganci lungo i bordi (tavoletta di legno per taglio con trincetti, pezzi di vetro tagliente, sgorbia, raspa, lima, carta vetrata e pietra saponaria, forme di carta o cartoncino, martello da calzolaio, lastra di ferro per battere cuoio e pelle, punzoni e pinza perforante per occhielli, tenaglia, "pisulino" di legno di sorbo con due piccole scanalature alle estremità, "guardamano"..) e poi il corpo stesso del calzolaio completa la gamma degli arnesi (ad esempio per tagliare dalle pezze di pelle o cuoio le parti della scarpa appoggia sulle cosce la tavoletta come piano di contrasto, sempre sulle cosce appoggia la lastra di ferro per battere il cuoio, usa le ginocchia a mo' di morsa per trattenere le scarpe da rifinire, torce il filo per cucire facendone ruotare un capo fra mano e coscia, in bocca inumidisce con la saliva i capi dello spago da usare più tardi, tra le labbra stringe semenze, chiodini o bullette da passare una alla volta alla mano per inchiodarli nella suola o nel tacco) - ben 200 sono le operazioni che il tradizionale calzolaio compie dalla scelta delle pelli e del cuoio all'accurato inscatolamento delle scarpe lustre e pronte per la consegna avvolte e protette in un panno morbido o un foglio di carta velina!
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Oggetto # 00062-MP 063
"Albo d'Onore" dei vincitori della "Gara del Solco", una antichissima tradizione con radici nella stessa cultura contadina che la esprime, un misto di sacro e profano, rivalità civica e affetto devozionale, ma soprattutto una gara di abilità contadina chiamata anche "Gara del solco diritto", poi trasformatasi in manifestazione folcloristica in alcuni paesi dell'Italia Centro-Meridionale, specialmente in Abruzzo, in cui i concorrenti con buoi e aratri di tipo tradizionale si cimentano nel tracciare ciascuno un solco nei campi fra una zona limitrofa al paese verso il suo abitato, vincente naturalmente chi, secondo una apposita giuria di esperti, riesca a tracciare il solco più lungo e più diritto, evento popolare anche fra gli agricoltori di Bracciano, almeno fino agli Anni Trenta del secolo scorso: elegante documento policromatico stilato a mano, abbellito con illustrazione del Castello Orsini-Odescalchi ed arricchito con motti della "Battaglia del Grano", una campagna lanciata durante il Regime Fascista da Benito Mussolini allo scopo di raggiungere l'autosufficienza produttiva di frumento dell'Italia (donazione di Giuliano Perugini)
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Oggetto # 00062-MP 064
"Uncinara" per appendere e conservare al sicuro da topi salsicce ed altri salumi, già della Famiglia Sbroscia, Bracciano, Roma (donazione di Barbara Perugini)
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Oggetto # 00062-MP 065
Scalda-letto detto "prete", di origine abruzzese
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Oggetto # 00062-MP 066
Scalda-letto in rame con protezione "a cappello da prete"
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Oggetto # 00062-MP 067
Scalda-mani in lamiera con manico
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Oggetto # 00062-MP 068
"Zappa" per miscelare la calce con la pozzolana nella preparazione della malta, una tecnica "legante" che risale al III Millennio aC in Egitto, ripresa dai Romani prima con calce aerea ma a partire dal I sec aC sostituendo la sabbia con "pozzolana" o pulvis puteolana oppure con il cocciopesto, una rivoluzione nelle opere murarie descritta da Vitruvio nel II Libro del "De Architectura", poi alla caduta dell'Impero Romano l'inesorabile declino fino a tutto il Medioevo con un risveglio umanistico dopo il XIV secolo che, rileggendo i testi latini di Plinio il Vecchio e di Vitruvio fanno riscoprire i segreti dell'arte edificatoria romana arricchendola anche di prodotti innovativi come la "calce nigra" e nella Gran Bretagna del Settecento la scoperta anch'essa rivoluzionaria della calce idraulica, che segna il passaggio dal calcestruzzo romano a quello moderno
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Oggetto # 00062-MP 069
Fiasca in lamiera zincata per "acquarolo"
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Oggetto # 00062-MP 070
"Imbottatore" o imbuto da cantina dalle eccezionali caratteristiche funzionali, fantasiosamente ottenuto riutilizzando un elmetto militare statunitense della Seconda Guerra Mondiale lasciato nelle campagne dalle Truppe Alleate nella loro avanzata verso Nord |
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Oggetto # 00062-MP 071
"Imbottatore" o imbuto da cantina, anche questo, al pari del precende Oggetto # 00062-MP070, dalle eccezionali caratteristiche funzionali, questa volta altrettando fantasiosamente ottenuto riutilizzando un elmetto militare tedesco della Seconda Guerra Mondiale lasciato nelle campagne dalle Truppe Naziste nella loro ritirata verso Nord
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Oggetto # 00062-MP 072
Piccolo metro piegevole in legno, da falegname, della lunghezza totale di un metro ed aste ciascuna di un decimetro
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Oggetto # 00062-MP 073
Pialla da cornice o da curvature con impugnatura a due mani (donazione di Liberto Brecciani, Blera)
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Oggetto # 00062-MP 074
"Spondarolo" marchiato "FERRETTI" numero "3" |
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Oggetto # 00062-MP 075
Pialletto con guida per incisioni parallele
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Oggetto # 00062-MP 076
Pialletto con incisore marchiato "E.O"
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Oggetto # 00062-MP 077
Strumenti da veterinario (in alto, lungo, il cosiddetto "bottone di fuoco" per distorsioni e fistole - donazione di Giulio Rubini), uno dei pannelli degli arnesi della ricca collezione di Massimo Perugini, Bracciano, Roma (per approfondimenti visita volentieri in questo sito la scheda del singolo pannello o la pagina dedicata alla catalogazione degli arnesi)
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Oggetto # 00062-MP 078
Multilame per la pulizia degli zoccoli e salassi primaverili degli equini originario di Maniago
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Oggetto # 00062-MP 079
Seghetto taglia- ossi per amputazioni |
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Oggetto # 00062-MP 080
"Castrichino" per animali di piccola taglia |
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Oggetto # 00062-MP 081
"Embrice" o tegola piana prodotta dalla Ditta Fratelli Giorgetti a Bracciano in Località Fornaci
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Oggetto # 00062-MP 082
Mattone prodotto dalla Ditta Fratelli Giorgetti a Bracciano in Località Fornaci
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Oggetto # 00062-MP 083
"Callaretto" in rame di elegnte forma con manico e coperchio, XIX secolo
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Oggetto # 00062-MP 084
Brocca smaltata rinvenuta nella Grotta Petrucci sotto Piazza Roma a Bracciano, Roma, e contenente circa 20 kg di marmellata di pesche ancora in ottimo stato (donazione di Pierluigi Petrucci)
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Oggetto # 00062-MP 085
Paiolo in bronzo di produzione friulana
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Oggetto # 00062-MP 086
Grosso calibro in legno per la misurazione dei tronchi proveniente dall'imposto di Sante Achilli (donazione di Sante Lanari)
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Oggetto # 00062-MP 087
Coltello "a petto" per la realizzazione di "piri" o pioli per scale
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Oggetto # 00062-MP 088
Piccola nassa da fosso o "nassetta" di canne, una piccola "trappola" o cesta per pescare, solitamente però costruita con vimini o filo metallico, di forma allungata, chiusa a un'estremità e con un'apertura a imbuto dall'altra, la quale, immersa nell'acqua ad una certa profondità, facilita l'ingresso del pesce che resta poi imprigionato nella parte stretta del cono, a volte anche con all'interno un'esca viva per attirare il pesce
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Oggetto # 00062-MP 089
"Colmatore" per botti con bocca in lamiera zincata e attacco sigillante in sughero, di evidente manifattura artigianale della fine del XIX secolo (donazione di Luigi Petrucci) |
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Oggetto # 00062-MP 090
Incisore di tipo pesante e di antica data (molto probabilmente fine del XVIII secolo o inizio del XIX secolo) usato nella costruzione di bottame - botti, barili, caratelli e tini - per le sedi "caprone" alle due aperture laterali per potervi alloggiare ed incastrare il o i coperchio/-i o fondo/-i (donazione del Maestro Bottaio Antonio Mollicone) |
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Oggetto # 00062-MP 091
"Fiasca" per pallini di cartucce da caccia, in pelle e collo in acero tornito, XIX secolo
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Oggetto # 00062-MP 092
Cartuccera per cartucce di fucile ad avancarica, in pelle lavorata di finissima fattura, metà del XIX secolo (donazione di Giancarlo Arditi)
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Oggetto # 00062-MP 093
Incudine e martello "battifalce"
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Oggetto # 00062-MP 094
"Cerignolo" per la raccolta delle olive di fattura toscana in legno di olivo e vitabbia o "vitalba", nome botanico infatti Clematis vitalba, pianta selvatica lungo i viottoli di campagna, dove si arrampica su fusti di alberi di olivo e di castagno, germoglia in primavera comunissima in prossimità delle siepi di more, con germogli e parti meno legnose commestibili - comunemente chiamate gli asparagi dei poveri - e, in mancanza di sigarette, addirittura "fumabili" (!), mentre quelle più legnose a volte anche molto velenose (donazione da Licignano, Arezzo)
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Oggetto # 00062-MP 095
Ventola per fornacella ricavata riutilizzando pezzi di lamierina con la scritta "Pasteurized Processing Cheddar Cheese, by The United States of America", primi Anni Cinquanta, appartenente ad un barattolo di quel formaggio vitaminizzato, di colore arancione ed estremamente maleodorante, distribuito anche in Italia nell'ambito del cosiddetto "Piano Marshall", ufficialmente "European Recovery Program" o "E.R.P." ovvero "Piano per la Ripresa Europea, uno dei piani politico-economici statunitensi per la ricostruzione di un'Europa in ginocchio a seguito delle distruzioni della Seconda Guerra Mondiale, popolarmente denominato così solo alla sua attuazione, dopo l'annuncio pubblico datone dall'allora Segretario di Stato George Marshall il 5 giugno 1947
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Oggetto # 00062-MP 096
Gabbietta per uccellini canari di manifattura "casareccia"
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Oggetto # 00062-MP 097
Gabbia per uccellini canari di manifattura "casareccia"
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Oggetto # 00062-MP 098
Giocattoli per bambini: biglie o palline in terracotta colorate con vivaci tinte e in vetro colorato a spicchi, dette "vetrole", e "picchio" o piccolo in legno di acero con relativo cordino per imprimere alla trottolina una forte rotazione durante il lancio, del Secondo Dopoguerra: giochi universali da bambini fin dal XVIII fino al XX secolo, ma le biglie sono originariamente di marmo e per questo chiamate in Inglese "marbles", poi alla fine ne appaiono sul mercato anche lucidissime di acciao, creando subito così una scala di valore di scambio basata su materiale e dimensione (ad esempio una vetrola normale vale due o più biglie di terracotta, un "vetrolone" vale due o più vetrole e così via), ma a biglie si gioca già nell'Antico Egitto e nella Roma Imperiale prima dell’Era Cristiana, ed anche il piccolo è già conosciuto gli Egiziani 3.500 anni fa e prima di loro ai Babilonesi che ne fanno di terracotta, raffiguranti animali o persone, ed esiste pure nella Grecia Antica (ne parlano Platone ed Aristotele) dove lo chiamano stòbilos, cioè pigna, proprio per la forma a pigna della trottolina, la quale gira su una punta di acciaio conficcata al centro della sua parte affusolata ed appuntita, con scanalature per avvolgervi lo spago, e nella Roma classica lo cita anche Catone
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Oggetto # 00062-MP 099
"Fionda" o mazza-fionda con manico in acero dai corni piegati a mezzotondo, modello tipico dei ragazzi della generazione post-bellica nel Braccianese (per approfondimenti vedi sopra l'Oggetto # 00062-MP037) |
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Oggetto # 00062-MP 100
Trapano manuale "a biella-manovella" di antica fattura (erroneamente chiamato "a petto" o "a manovella", più correttamente denominato "menarola" o "menaruola" - se trapano! - o altrimenti "girabacchino" o "girabecchino" o "girabarchino"), strumento per produrre a mano un movimento rotatorio o di torsione sotto pressione, composto da un'asta con imperniato un pomello girevole piatto per esercitare pressione, allineato con all’altra estremità un mandrino per inserirvi diversi tipi di punte, perforanti o a cacciavite, e nel mezzo una manopola eccentrica ad U anch'essa con impugnatura rotante in legno: esercitando sul pomello centrale piatto forte pressione con il corpo, il palmo della mano o addirittura premendovi contro il petto, ed imprimendo simultaneamente all'asse un moto rotatorio - destrorso o sinistrorso - attraverso la manopola eccentrica sulla "manovella" con la forza della mano e del braccio in sinergia, questa assume la funzione di "biella" e l'asta compie una rotazione sotto forte o fortissima pressione, con applicazioni di succhiello, trapano e giravite: lo strumento acquista grandissima importanza fin dalla sua comparsa in Europa nella prima metà del 1400 (ai nostri giorni lo strumento trova nuove applicazioni, munito di una chiave "a bussola" per manovrare un cric manuale o i piedini regolabili di stazionamento della roulotte, con chiave esagonale per stringere i bulloni di uno pneumatico, con un gancio o snodo o altro ed un'asta più lunga per tra l'altro arrotolatore una tenda da sole avvolgibile |
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Oggetto # 00062-MP 101
"Capo-lavoro" in ferro: Pinocchietto equilibrista
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Oggetto # 00062-MP 102
Antichi strumenti in legno: squadra con bordi affinati e strettoio o "morsetto" rapido, strumento per comprimere in cui la pressione viene esercitata per avvitamento di un cilindro filettato, qui da falegname
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Oggetto # 00062-MP 103
Bottigliette di "estratti" aromatici per liquori da preparare a casa
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Oggetto # 00062-MP 104
Salvadanaio "Forziere del Risparmio" con chiave "comunella" (in Francese passe-partout e in Inglese master key o passkey o skeleton key), distribuito in dono ai figli dei clienti importanti dal Banco di Santo Spirito negli Anni Venti-Trenta del secolo scorso, restaurato dall'artigiano Elia Valletti
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Oggetto # 00062-MP 105
Monopattino "casareccio" con cuscinetti a sfera e piccolo manubrio a T, un classico giocattolo fai-da-te della generazione di ragazzi post-bellica, qui in una fedele ricostruzione firmata Massimo Perugini
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Oggetto # 00062-MP 106
"Carrozzetta" a 3 cuscinetti a sfera, 2 posteriori fissi ed uno centrale anteriore orientabile e manubrio basso con "briglie", mezzo di trasporto povero sia da lavoro che da gioco, originariamente di ideale leggerezza per lavori nei boschi, lì facilmente presa sotto braccio ma poi usata per trasporto su strada di legna, "fascine" (rami di piccole dimensioni, pezzi di radice o arbusti di sottobosco legati insieme per essere bruciati nel tradizionale forno a legna, ad esempio per la "porchetta") e "tacchie" (romanesco per "pezzo di legno", come nel proverbio "'Ggni botta 'na tacchia", nel senso di lasciare la propria impronta o aver successo in quello che si fa), successivamente anche oggetto di giochi da "ragazzacci" peri temerarie sfide a due e gare di gruppo, popolarissimi duelli "giù per la strada del lago [di Bracciano]" non di rado finiti in pazzeschi fuori-strada, capitomboli e cadute - qui in una fedele ricostruzione di Massimo Perugini
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Oggetto # 00062-MP 107
Pinocchio artigianale in legno di ciliegio e castagno, dell'altezza di un metro e mezzo, tipico regalo del nonno ai nipotini
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Oggetto # 00062-MP 108
Avvolgitore "quatrefoil" o "a quadrifoglio" per costruire cordame di canapa: termini come "trefoil" e "quatrefoil" sono presi in prestito dalla botanica, dove nell'aspetto etimologico significano in senso più proprio rispettivamente "a tre" e "a quattro foglie" a definire in generale il numero dei lobi di una foglia, ma usate in altri vari contesti indicano il numero degli elementi di cui è composto un oggetto, come ad esempio in architettura per generiche forme ripetute quattro volte e quasi sempre simmetricamente
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Oggetto # 00062-MP 109
Contenitori per vino, a destra del XIX secolo con il marchio "RP" (donazione di Giuseppe Ripa) |
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Oggetto # 00062-MP 110
Mastelletto e "barilozzo" o "cupelletto", un barilotto |
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Oggetto # 00062-MP 111
"Cavola" o cannella da botte in legno, un tubo leggermente conico con rubinetto terminale o otturato con uno zipolo o zaffo (dal longobardo "zippil", "estremità appuntita", un bastoncino anch'esso di legno con un'estremità leggermente a punta) che viene infilato ed assicurato con forte pressione nel "foro di spillatura" situato nella parte bassa del fondo anteriore di una botte o di un tino per appunto "spillarne" o estrarne poi il vino (l'altro foro rotondo con tappo di sughero in alto al centro della doga mediana per versarvi il vino si chiama cocchiume)
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Oggetto # 00062-MP 112
"Zinna" di protezione per il "cocchiume", il foro cioè in alto al centro della "pancia" della botte per poterla riempire di vino, una copertura provvisoria per impedire che corpi estranei vi cadano dentro però munita di forellini per lasciare via libera alla sfiatatura durante la fase di tumultuosa fermentazione del vino ("zinna" o mammella per la somiglianza morfologica con la stessa)
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Oggetto # 00062-MP 113
Fuciletto "Balilla"
"casareccio" successivamente convertito in balestra con "classico"
archetto di stecche di ombrello: Giovan Battista Perasso o Giambattista,
detto "Balilla", è un caro mito popolare creato su una figura storica,
pur dalla dubbia identità, di giovanissimo patriota della Genova del
Settecento, dalle cui gesta il 5 dicembre 1746 nel quartiere di Portoria
(raso a zero nella Seconda Guerra Mondiale) parte la rivolta contro le
occupanti truppe austriache dell'Impero Asburgico quando al grido di
"Che l'inse?", "La comincio?", scaglia la prima pietra innescando
quel moto che in soli cinque giorni libererà la città - durante il
Ventennio Fascista, dal '26 al '37, sciolte per legge tutte le altre
organizzazioni giovanili non fasciste, tra cui quelle scoutistiche ma ad
eccezione della sola Gioventù Italiana [di Azione] Cattolica (!),
l'"Opera Nazionale Balilla" diventa l'istituzione parascolastica per
accedere alla Gioventù Italiana del Littorio, G.I.L., sotto il rigido
comando del Partito Fascista Italiano che pianifica ed organizza non
solo attività di educazione cosiddetta spirituale, culturale e religiosa,
ma anche di istruzione premilitare, ginnico-sportiva e
tecnico-professionale per abituare i giovani "fascisti del domani" alla
disciplina militare e allo spirito nazionalista di "orgogliosa
italianità" oltre che gestire corsi formativi e post-scolastici per
adulti, di puericultura e di economia domestica per donne
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Oggetto # 00062-MP 114
Irroratore a spalla con pompa manuale utilizzato in giardinaggio, frutticoltura e viticoltura per applicare la cosiddetta "poltiglia bordolese" in sospensione, un fungicida rameico di contatto ad azione preventiva composto da solfato di rame e calcio, tra l'altro per combattere la peronospora, che attacca le foglie ed i grappoli dell'uva (in pratica una neutralizzazione del solfato rameico pentaidrato con idrossido di calcio, questo per rimediare alla fito-tossicità del solfato di rame puro, nella dose classica di 2 kg di solfato di rame pentaidrato ed 1,3 kg di calce per 100 litri di acqua): il trattamento della vite avviene in fasi da ripetersi in caso di pioggia, quando i germogli sono 5-8 centimetri, circa seconda settimana di aprile, poi quando le gettate sono diventate 15-20 centimetri, quindi ogni due settimane con l'ultimo non oltre la prima settimana di agosto
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Oggetto # 00062-MP 115
Carte da gioco "napoletane" e "lavagnette" da taverna e scuola, le carte con i classici semi della baraja española "Espadas", "Copas", "Oros" e "Bastos" - Spade, Coppe, Denari e Bastoni, comuni anche alle "piacentine", "siciliane", "romagnole" e "sarde", mentre le lavagne di piccole dimensioni, portatili, quella per gli alunni con un lato a righe ed uno a quadretti incisi sulla lastra di ardesia, materiale di colore nero, conosciuto anche come "pietra di Lavagna", su cui scrivere con bastoncini di solfato di calcio, detto "gesso", e quindi chiamati comunemente "gessetti", di una decina di centimetri e a sezione o quadrata o circolare, scritte facilmente cancellabili con un "cancellino" di feltro arrotolato o uno straccio o una spugna anche inumidita
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Oggetto # 00062-MP 116
Giogo per buoi di tipo maremmano, dorsale in legno con accessori in metallo e cuoio a forma di barra trasversale sagomata, attrezzo di antichissima origine che, applicato sul al collo e alla parte anteriore di una coppia di animali da tiro, come i buoi, scarica attraverso il tronco dei corpi la forza esercitata dalle zampe, rendendo più facile la loro sottomissione, più ergonomico l'attacco dell'asse di aggancio di carri ed aratri e più efficace la trazione: il termine estende tradizionalmente il suo significato alla stessa coppia di buoi, un "giogo", ma anche a forme di sudditanza, assoggettamento, oppressione, asservimento o schiavitù umani, valore simbolico questo che mantiene infatti intatto in araldica (donazione di Sandro Becchetti)
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Oggetto # 00062-MP 117
Cassetta porta-attrezzi da "stagnaro" o stagnino con diversi modelli di lampade a pompa per fiamma pressurizzata regolabile di pre-riscaldamente e fusione dei metalli e contenitore di petrolio
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Oggetto # 00062-MP 118
Coppo per misurazione volumetrica di "aridi", in doghe e fasce di legno con manico metallico a barra, antica unità di misura di capacità per i cosiddetti "aridi", vale a dire quelle sostanze solide incoerenti misurabili in modo analogo ai liquidi, come ad esempio il grano, usata in Italia prima dell'adozione del sistema metrico decimale con valori diversi nelle diverse Regioni e varianti anche locali (altre antiche misure di capacità per aridi il "moggio" o "modio romano" e lo "staio", questo ad esempio equivalente in Toscana a 24,36 litri, a Casale Monferrato 16,16, a Forlì 72,16, a Milano e Novara 18,27, a Parma 47,04 e a Venezia 83,31 litri...
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Oggetto # 00062-MP 119
Coppo e sotto-coppo, misura doppia - grande e piccola - di "aridi", rispettivamente per la parte spettante al padrone e al contadino nel rapporto di mezzadria, un contratto agrario in cui il concedente proprietario di un fondo ed il mezzadro in proprio, capo di famiglia colonica, si "associano" per coltivare un podere e dividerne i prodotti e gli utili ricavati - a dire il vero non proprio "a metà", ma in quote diverse naturalmente a favore del padrone, da cui le due diverse misure |
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Oggetto # 00062-MP 120
"Capezza" o cavezza per cavallo con "spighetta", fune per tenere legato per la testa il cavallo, da cui espressioni come "tenere a cavezza una persona", nel senso di tenerla "a freno" o controllarla (donazione di Francesco Morbidelli) |
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Oggetto # 00062-MP 121
"Canestro" o cestino braccianese di vimini, ad esempio per la raccolta dei fagioli e dell'uva: il vìmine, dal latino vīmen a sua volta da viēre, annodare, intrecciare, è un ramo flessibile di salice, decorticato per macerazione in acqua corrente ed usato per lavori d'intreccio, come cesti, cestelli, panieri, stuoie, culle ed anche mobili da giardino
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Oggetto # 00062-MP 122
"Damigiana" o fiasca impagliata a mano, opera del nonno di certo Peruzzi, tradizionale recipiente di vetro a forma di vescica molto popolare per trasportare e conservare sia olio che vino, dal collo corto tappato a sughero e protetto originariamente con un intreccio di vimini (vedi accanto l'Oggetto # 00062-MP121) su fondo di legno, chiuso in alto con cono capovolto in corda e manicato con doppia presa, oggi sostituito da più moderni ed inalterabili rivestimenti di plastica (!) con capacità che normalmente varia dai 5 ai 50 litri (donazione di Antonio Brecciani, Blera)
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Oggetto # 00062-MP 123
Porta-fiaccola o lampione artistico da parete, in ferro battuto, della fine del XIX secolo
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Oggetto # 00062-MP 124
Pesante lanterna a carburo o "ad acetilene" proveniente da Katowice in Polacco, Katovice in Ceco e Kattowitz in Tedesco, capitale amministrativa e sede del Governo del Voivodato della Regione Slesia, ubicata nell'Alta Slesia, Polonia meridionale, non lontano da Cracovia sui fiumi Kłodnica e Rawa, ricca di giacimenti minierari e già importante centro industriale durante la cosiddetta "Rivoluzione Industriale" (per approfondimento vedi l'Oggetto # 00062-MP055)
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Oggetto # 00062-MP 125
Lampada a carburo o "ad acetilene" tradizionale delle nostre zone (per approfondimento vedi l'Oggetto # 00062-MP055)
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Oggetto # 00062-MP 126
Lampada stradale a petrolio
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Oggetto # 00062-MP 127
Lanterna a petrolio
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Oggetto # 00062-MP 128
"Fiaschi" originali di manifattura toscana impagliati con "scarsica", un contenitore di vetro soffiato sottile dalla forma panciuta e collo allungato normalmente protetto con un rivestimento di sala o di paglia intrecciata, con una robusta base ad anello, sempre in paglia, che permette al fragile contenitore di vetro a fondo tondo di essere posizionato verticalmente come una normale bottiglia e attutisce gli eventuali urti, un tempo molto diffuso a partire già dal XIV secolo, verso la cui metà Giovanni Boccaccio lo cita in ben due novelle del suo Decamerone come ideale a contener "vino vermiglio": dal punto di vista storico del lavoro e delle Arti e dei Mestieri il tradizionale fiasco è prodotto nei secoli da abili "Maestri Fiascai", cioè maestri vetrai "specializzati" e tenuti in alta considerazione nell'ambito delle vetrerie, i quali lo modellano velocemente del tutto a mano dal vetro fuso direttamente prelevato dal forno con il solo ausilio di una canna da soffio e senza stampi alcuni, quindi viene ricoperto con la cosiddetta "vesta" dalle "operaie fiascaie" che lo muniscono di strisce di erba sala verticali (erba di palude caratterizzata da foglie lunghe, chiamate insieme anche "garza" o "sgarza", usate come materiale d'intreccio e imballaggio, in passato anche come riempimento di materassi, ma soprattutto note appunto come rivestimento tradizionale dei fiaschi), copertura cosiddetta "uso Chianti", per "infiascarvi", cioè imbottigliarvi, vini da tavola (l'impagliatura dei fiaschi per famosi vini da esportazione della prima metà del Novecento e quelli destinati alle a quel tempo popolari esposizioni vinicole internazionali vengono impresiositi e contraddistinti con marcature colorate di quattro piccole bande verticali verdi e rosse ciascuna alternate a quelle naturali non colorate e distanziate regolarmente su tutta la circonferenza a ricordare il Tricolore (per approfondimento vedi l'Oggetto # 00062-MP055)
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Oggetto # 00062-MP 129
"Crivelli" o setacci , in cuoio per farina e metallici per grano e legumi: lo strumento serve a dividere materiale incoerente in frammenti o in polvere, un telaio con bordi il cui fondo è una rete solitamente metallica o da una lamiera perforata, la dimensione e la forma delle maglie o dei fori determinano il tipo di separazione degli elementi che ne possono passare le cavità da quelli che ne sono trattenuti |
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Oggetto # 00062-MP 130
"Crivello" o setaccio in paglia per cereali (vedi a lato l'Oggetto # 00062-MP129) |
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Oggetto # 00062-MP 131
Palette togli-cenere per forno a legna e "raschiatora" o radimadia, dal Latino radula, piccolo strumento di ferro a zappa con il quale si "rade", cioè raschia via, la pasta che rimane attaccata alla madia
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Oggetto # 00062-MP 132
Sega orizzontale da "segantino", per la produzione di tavolato: la generica figura del boscaiolo nel tempo si specializza in diverse categorie, tra le quali il "tagliabosco", il "mannese" o boscaiolo esperto, il "segantino" e quando il legno - specialmente quello di cerro - viene usato per fabbricare il carbone si crea anche il "carbonaio"
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Oggetto # 00062-MP 133
Sega a telaio a bilancere con tensione della lama regolabile attraverso una progressiva torsione della doppia corda e relativo blocco di sicurezza in legno
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Oggetto # 00062-MP 134
"Ragazzo, spazzola!" - attrezzatura da barbiere per uomo: spazzola per abiti, vaschetta per far schiumare il sapone da barba, classico rasoio piegevole "kèdakè" per barba ma anche contorno orecchio e nuca, immagini di donnine nude ancor prima delle famose riiviste settimanali, forbici, pennello da barba in setole di suino, tosatrice manuale con pettine e contropettine, fermaglio
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Oggetto # 00062-MP 135
Filatoi o "filarelli" per filo di lana, cioè l'insieme di fibre tenute assieme per torsione a formare un filo con con spire disposte a salire verso destra o sinistra: diverse tecniche si sviluppano nei millenni per ottenere questa torsione, a partire dal metodo più arcaico (ma ancora in uso in alcune aree rurali europee nella prima metà del XX secolo!) con il solo uso delle mani, facendo cioè rotolare il nastro di fibre con la pressione e il moto alternato del palmo della mano sulla coscia, poi già dal Neolitico queste tecniche si evolvono, migliorano e velocizzano con l'invenzione e l'uso di strumenti via via sempre più complessi, il fuso e la "conocchia" o rocca, dal Medioevo l'arcolaio a pedale, filerina o filarello, da ultimo con la cosidetta Rivoluzione Industriale la produzione di filati viene eseguita da macchinari più o meno automatizzati, filatoi intermittenti o selfacting o "mule" ovvero continui ad alette o anelli
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Oggetto # 00062-MP 136
Fuso in ferro battuto molto pesante, con rotella in legno, per la produzione di spago da calzolaio molto robusto, già usato da Vincenzo d'Agostino agli inizi del secolo scorso (donazione di Sante Amoni) |
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Oggetto # 00062-MP 137
Navetta per telaio a mano |
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Oggetto # 00062-MP 138
Sgabelli in legno rispettivamente, da sinistra a destra, da mungitore, da calzolaio e per bambini |
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(Continua) |
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