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La Tuscia Romana I musei del territorio Il Museo Territoriale del Lavoro e dell'Industria della Tuscia Romana™ Il materiale originale in questa pagina è © Bruno Panunzi e Luciano Russo: la Redazione ringrazia gli autori per averne autorizzato la riproduzione, la rielaborazione, l'adattamento e la pubblicazione nel portale Pagina in costruzione: rinnovare volentieri la pagina con il browser per essere sicuri di visualizzarne la versione più recente |
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La "Via delle Acque" |
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In questa pagina L'industrializzazione del Ducato di Bracciano La creazione di valore aggiunto
Pagine correlate Verso un museo del lavoro e dell'industria Passo dopo passo - Il "Piccolo Museo" Giuseppe Rossi - Pioniere, aviatore, imprenditore Bruno Panunzi – Una presentazione Luciano Russo – Una presentazione
Approfondimento L'acquedotto industriale del Ducato di Bracciano Attività produttive a Bracciano nel XVIII secolo
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L'industrializzazione del Ducato di Bracciano |
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Gli Odescalchi |
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A sinistra, lo Stemma degli Odescalchi in quello Pontificio di Innocenzo XI e, a destra, incastonato nell'aquila nera bicipite austriaca del Principato.
Nel 1600 gli Odescalchi sono una famiglia con notevoli interessi in attività sia commerciali che bancarie, originari di una zona, il comasco, dove le moderne attività industriali rappresentano già la realtà produttiva in più forte progresso.
Gli interessi della famiglia si spostano su Roma quando nel 1676 il Cardinale Benedetto Odescalchi viene eletto Papa con il nome di Innocenzo XI, la cui opera diplomatica tra 1677 e il 1686 riesce a coalizzare gli eserciti europei in una Lega Santa contro l’avanzata turca, culminata con la riuscita difesa di Vienna e di Buda dall’offensiva ottomana. |
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Livio I Odescalchi |
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Quando Livio Odescalchi arriva a Roma c'è crisi profonda in un'agricoltura malgestita dalle famiglie nobili locali e quindi in rapido declino: gli scarsi ricavati dei latifondi non riescono più a sostenere i costi della vita di lusso di altri tempi, con conseguenti svendite di interi feudi, tendenza pur contrastata dallo Stato della Chiesa.
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A sinistra, il ritratto di Benedetto Odescalchi, Papa Innocenzo XI, e, a destra, quello di un giovane "Livius Odescalcus"..
Livio, fatto Principe del Sacro Romano Impero dall’Imperatore Leopoldo I per i servizi resi nella guerra contro i Turchi, è nipote prediletto dello zio Papa, il quale però caratterizza i suoi 13 anni di pontificato combattendo il nepotismo (abolisce la carica di “cardinale-nepote”), condannando l’usura e il lusso, cercando di abolire il commercio degli schiavi, esortando alla carità e alla beneficenza, dando un personale esempio di ascetismo.
Il bassorilievo classicheggiante di Pierre-Etienne Monnot del Principe Livio che accoglie ed offre ospitalità a Marie-Casimir Sobieska, Regina di Polonia e vedova di Jean Sobieski, liberatore di Vienna dai Turchi, dal 1699 al 1702.
Coerentemente a Livio non vengono concessi privilegi papali: con proprio capitale, in parte frutto di cospicue eredità, inizia ad investire in importanti acquisti, come appunto il Ducato di Bracciano, messo all'asta per conto della famiglia Orsini, ormai gravata da debiti insolvibili (nel 1799 gli Odescalchi cederanno a loro volta ai Torlonia il Feudo, saccheggiato, al ritiro degli invasori francesi e la caduta della Repubblica Romana, esercitando poi nel 1848 il diritto di riscatto).
Alla fine del 1696 il Ducato gli costa 386.300 scudi e lui ne vuole rapidamente incrementare il reddito, migliorando l'agricoltura, ma soprattutto introducendovi delle nuove attività industriali.
Una contemporanea "Veduta di Bracciano" - olio del pittore olandese Gaspar van Wittel, detto il Vanvitelli. |
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Il progetto |
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Il forte profilo di Livio Odescalchi I - l'imprenditore, su una moneta ed in incisione dell'epoca.
Presupposto fondamentale per questa "rivoluzione" le fonti di energia termica e meccanica: per quanto riguarda la prima il Ducato dispone di sufficienti boschi e macchie sia da legna che da carbone, ma la seconda è un problema in quanto il territorio non dispone di cascate naturali, come nelle valli dell'alta Lombardia da cui Livio proviene.
Tuttavia c'è una ricchezza di sorgenti minori che, se opportunamente raccolte e convogliate in un unico condotto, potrebbero rappresentare la soluzione al problema.
Di qui l'idea e lo studio di un acquedotto capace di sopperire ai fabbisogni sia di irrigazione per una produzione agricola "industrializzata", su larga scala, sia di forza meccanica necessaria alle pianificate industrie manifatturiere.
Livio si rivolge all'architetto romano Carlo Buratti: i primi studi vengono eseguiti già nel 1698, a solo due anni dall'acquisto del Ducato, e li conosciamo con certezza perché diligentemente annotati nella contabilità - "scudi 886 per l'acqua della Fiora".
Le sorgenti da esaminare e convogliare la Fiora, Matrice, Carestia ed altre minori, tutte confluenti nel Fosso della Fiora fino al cosiddetto "Bottino della Fiora", costruito dagli Orsini verso il confine con Manziana. |
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La gestione delle risorse |
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La questione della proprietà delle acque è da sempre considerata della massima importanza per la nostra zona, una delle risorse naturali alla vera base di ogni insediamento ed attività umana: vedi gli Etruschi, vedi i Romani, vedi agli inizi del 1600 il compenso di 25.000 scudi da Papa Pio V all'allora Duca Virginio Orsini, per le acque e gli avanzi dell'antico acquedotto Traiano a patto che tutte le altre acque presenti sul territorio del Ducato rimangano intoccate ed intoccabili, vedi l'attenta, restrittiva e fortemente formalizzata politica degli Odescalchi in tutte le loro concessioni, anche minime, di uso delle acque da parte di cittadini, Enti e Comune, concessioni sempre e comunque fatte "a titolo precario", riservandosi cioè il diritto di prolungarle o cessarle a loro piacimento.
... Altro che ACEA, che si succhia ad libitum la nostra acqua del Lago di Bracciano, mentre i tre veri Comuni lacustri di Anguillara Sabazia, Bracciano e Trevignano Romano soffrono di carenze d'acqua estive! |
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La creazione di valore aggiunto |
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Grazie all'acquedotto il Ducato di Bracciano diventa un fiorente distretto agricolo ed industriale, con grandi estensioni di orti ben irrigati, una cartiera, tra le più importanti dello Stato della Chiesa, un forno per la produzione del ferraccio, 5 ferriere ed un distendino, due mole per il grano e per le olive, cioè un mulino ed un frantoio.
Ancora oggi lungo quello che rimane dell'acquedotto è possibile leggere i metodi di costruzione ed i materiali usati: una costruzione "povera", fatta di materiali misti di origine locale, anche riciclati, dove però non mancano elementi architettonici curati ed addirittura decorativi.
L'acquedotto industriale del Ducato di
Bracciano è un'opera imponente, una
costruzione massiccia che ricorda quelle romane, a muro pieno, chilometro
dopo chilometro, con quasi un centinaio di pilastri e piloni, anche su più
livelli: il materiale utilizzato è
locale (migliaia di tonnellate di
pietre vulcaniche, pozzolana, calce, mattoni e legname), il
trasporto viene effettuato con carri (barrozze)
trainati da buoi, la copiosa manodopera
è armata di mezzi semplici
(picconi, zappe, pale) e la messa in
opera avviene con l'aiuto di argani
ad asse orizzontale (burbore) e verticale (verricelli) su impalcature
abbastanza rozze ... Inoltre l'esempio di Livio I Odescalchi sprona altri proprietari e famiglie ad dar vita a simili istallazioni attività industriali in tutta la Tuscia Romana. |
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